Rilanciamo il comunicato con cui il (n)PCI annuncia il rafforzamento del suo centro clandestino. Insieme al comunicato sono state diffuse le due lettere di dimissioni dal P. CARC dei dirigenti nazionali Angelo D’Arcangeli e Chiara De Marchis che hanno deciso di diventare membri del (n)PCI e di avanzare la propria candidatura a far parte del centro clandestino, assumendosi nuove responsabilità.

Il P. CARC augura loro buon lavoro, certi che il passo che la compagna e il compagno hanno intrapreso sia di rafforzamento per l’opera che stiamo conducendo.

Buona lettura.

W la Carovana del (n)PCI! Avanti nella rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato!

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Comunicato CC 1/2019 – 6 gennaio 2019

Nel XX anniversario della creazione della

Commissione Preparatoria del Congresso di fondazione del (nuovo) Partito comunista italiano,

rafforzato il Centro del Partito per accelerare la rinascita del movimento comunista e per cogliere le opportunità che la breccia aperta nel sistema politico della Repubblica Pontificia offre per far avanzare la rivoluzione che instaurerà in Italia il socialismo, prima fase del comunismo!

 

In Italia il 2018 è stato l’anno dell’apertura di una breccia nel sistema politico con cui la borghesia imperialista da quarant’anni a questa parte impone alle masse popolari il suo programma comune: l’insieme di misure con le quali essa prolunga l’agonia del suo sistema sociale benché sia nuovamente impantanata nella sovraccumulazione assoluta di capitale. I risultati delle elezioni politiche del 4 marzo hanno reso difficile se non impossibile ai vertici della Repubblica Pontificia formare ancora un governo basato sulla combinazione tra il PD e la coalizione radunata da Berlusconi. L’apertura della breccia nel sistema politico delle Larghe Intese è un evento di grande importanza.

L’importanza di questo avvenimento è sottovalutata da tutti quelli che mettono al centro della loro analisi l’opera del governo M5S-Lega: invece essa va valutata dalla possibilità che apre all’avanzamento della rivoluzione socialista, al successo di noi comunisti, non dall’opera del nuovo governo. Alla sottovalutazione concorrono non solo quelli che non vedono la rottura o comunque la negano, ma anche quelli che l’attribuiscono a macchinazioni degli imperialisti USA (Steve Bannon e altri che avrebbero “creato” il M5S e determinato la sua vittoria elettorale). Anche se l’operazione Bannon fosse vera, ciò non cambierebbe l’importanza dell’evento (nel corso delle cose Bannon sarebbe stato solo la mosca cocchiera).

Importante non è la qualità del nuovo governo: esso è provvisorio e impotente, cioè non in grado di fare quello che ha promesso. Importante è la rottura della continuità della successione di governi delle Larghe Intese. È come il rovesciamento di una dinastia. Cosa le succederà, è la posta in gioco della lotta di classe di questi mesi e dipende anche da noi comunisti. Noi puntiamo a che siano le masse popolari organizzate a prendere il potere, a costituire il loro governo d’emergenza indicato nel nostro piano d’azione che abbiamo anche recentemente illustrato nel n. 60 di La Voce (pagg. 20-25). Puntiamo a far avanzare la rivoluzione socialista approfittando degli appigli offerti dalla rottura della successione di governi delle Larghe Intese. Nel 2019 questo sarà la posta della battaglia che combatteremo.

A questo fine ci diamo i mezzi necessari a realizzare la nostra linea. Il rafforzamento del Centro clandestino del (n)PCI,

la struttura esecutiva delle decisioni del Comitato Centrale, dell’Ufficio Politico e del Segretario Generale del Partito, è uno di essi. Per questo tutto il (n)PCI saluta con entusiasmo e gioia i due dirigenti del P.CARC, Angelo D’Arcangeli e Chiara De Marchis, che hanno recentemente integrato il Centro del (n)PCI. In appendice pubblichiamo le lettere aperte con cui ognuno dei due compagni annuncia la sua dimissione dal P.CARC e l’avvenuta integrazione nel Centro clandestino del (n)PCI.

Il CC addita la decisione dei due compagni come esempio di dedizione alla causa della rivoluzione socialista. Il passaggio al comunismo è la trasformazione di cui l’umanità ha bisogno. La borghesia stessa ha creato tutte le premesse oggettive che la rendono un’impresa non solo necessaria, ma anche possibile per le masse popolari se i comunisti forniscono la direzione di cui esse hanno bisogno: Lenin ha ben insegnato che, stante le condizioni in cui sono relegate nella società borghese, le masse popolari per avanzare verso il comunismo hanno bisogno dell’opera dei comunisti. La borghesia imperialista e il suo clero contrastano questa impresa delle masse popolari e usano tutte le risorse della scienza e della tecnica per impedire che le masse popolari si dedichino ad essa. La larga opera di intossicazione delle coscienze e dei cuori delle masse popolari e di diversione ed evasione dalla realtà è il suo strumento più potente. Ma l’efficacia del suo strumento è limitata, contrariamente da quello che sostengono i propagandisti del “controllo sociale totale” della borghesia sulle masse popolari (alla Renato Curcio). Chi vede solo nero nella realtà attuale e nel futuro, è succube egli stesso della manipolazione della borghesia. In realtà l’esperienza del catastrofico corso delle cose imposto dalla borghesia e l’opera di mobilitazione e organizzazione condotta dai comunisti contribuiscono anch’esse a determinare l’attività delle masse popolari. Per questo diciamo non solo che sono gli uomini che fanno la loro storia, ma anche che l’avvenire dipende da noi comunisti. Il Partito tutto quindi saluta la scelta compiuta dai due compagni che con essa rafforzano il Centro clandestino del Partito e li addita ad esempio per le persone decise ad assumere con coscienza e scienza il compito di costruire il proprio futuro. Il consolidamento e rafforzamento del Partito clandestino per decisione indipendente dal nemico (quindi non a seguito di un attacco repressivo o a causa della messa fuorilegge dei comunisti), significa operare con autonomia ideologica e politica dalla borghesia: avere in mano l’iniziativa, essere tatticamente all’offensiva anche in una situazione di difensiva strategica, non farsi legare le mani dal legalitarismo.

La decisione dei due compagni di rafforzare il Centro clandestino poggia sulla comprensione e assimilazione della strategia della Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata ed è indice del buon lavoro di formazione, cura e trasformazione dei quadri (Riforma Intellettuale e Morale) condotto in questi anni dal Partito dei CARC, dal suo gruppo dirigente e dal suo Centro di Formazione. Questo lavoro di formazione dei quadri è componente fondamentale per la rinascita del movimento comunista del nostro paese e il P.CARC con l’orientamento tracciato per il suo V Congresso (diventare un “partito di quadri e di massa”, Risoluzione n. 2) certamente lo rafforzerà e svilupperà ulteriormente nel prossimo periodo.

Il (n)PCI tutto si impegna a ricambiare con il proprio accresciuto sostegno il partito fratello, il P.CARC, in modo che il passaggio dei suoi due quadri accresca le sue forze con l’entusiasmo e la coscienza che il loro esempio e la loro opera susciteranno nelle sue file e tra tutti quelli che guardano con fiducia alla rinascita del movimento comunista promossa dalla Carovana del (n)PCI. Lo svolgimento della campagna del suo V Congresso nazionale (che culminerà a Firenze nelle giornate del 26 e 27 gennaio) è il primo campo del nostro accresciuto sostegno al partito fratello.

I due partiti della Carovana collaborano strettamente nell’opera comune e si sostengono l’un l’altro nell’esecuzione della tappa della rivoluzione socialista che ha come obiettivo la costituzione del Governo di Blocco Popolare. I documenti del V Congresso nazionale del P.CARC confermano pienamente la nostra unità d’azione e i suoi fondamenti. Tutto il (n)PCI è impegnato a propagandarli e illustrarli sulla scala più ampia di cui è capace.

Avanti compagni, che ognuno prenda con forza e dignità il suo posto in questa lotta!

Avere fiducia nella vittoria della rivoluzione socialista! Se il presente ci sembra nero e il futuro incerto, significa che con i sentimenti e le idee siamo ancora chiusi nell’orizzonte che la borghesia imperialista e il suo clero impongono: dobbiamo liberarcene.

 

La celebrazione del centenario del Biennio Rosso e della fondazione (5 marzo 1919) della prima Internazionale Comunista offre mille occasioni di illustrare l’insegnamento che abbiamo tratto dalla prima ondata della rivoluzione proletaria per condurre con successo la lotta in corso.

 

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Per mettersi in contatto con il Centro del (n)PCI senza essere individuati e messi sotto controllo dalle Forze dell’Ordine borghese, una via consiste nell’usare TOR [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html ], aprire una casella email con TOR e inviare da essa a una delle caselle del Partito i messaggi criptati con PGP e con la chiave pubblica del Partito [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html ].

 

Appendice 1

Lettera aperta di Angelo D’Arcangeli ai membri e simpatizzanti del P.CARC

 

Care compagne e cari compagni,

nel nostro paese le elezioni del 4 marzo hanno messo in luce quanto sono cresciute nelle masse popolari l’insofferenza e l’ostilità verso i partiti delle Larghe Intese. Esse hanno indicato il livello raggiunto dalla resistenza spontanea (ossia che nasce e fino ad un certo punto cresce anche senza l’azione dei comunisti) che le masse popolari oppongono al procedere della seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale e al “programma comune” imposto dalla borghesia imperialista. Questa resistenza spontanea, così profonda, diffusa, magmatica e, anche, contraddittoria, ha creato una situazione estremamente fertile, favorevole per l’azione che la Carovana del (n)PCI deve condurre per moltiplicare le organizzazioni operaie e popolari, trasformarle in Nuove Autorità Pubbliche e arrivare a far ingoiare ai vertici della  Repubblica Pontificia il Governo di Blocco Popolare indicato nel nostro piano d’azione.

Il mondo sta cambiando e inevitabilmente cambierà. Sulla copertina de La Voce n. 59 il (n)PCI chiedeva “siamo nell’estate del 1914 o nel dicembre 1916?”: siamo cioè alle soglie della prima guerra mondiale o alla vigilia della vittoria della rivoluzione che portò all’instaurazione del socialismo in Russia e scatenò la prima ondata della rivoluzione proletaria in tutto il mondo? Non è una domanda retorica. Essa indica che quello che sono in gioco sono solo i tempi e le forme della inevitabile trasformazione della società.

A fronte di questa situazione ognuno di noi è chiamato a fare un passo avanti: assumersi nuovi compiti, svolgere meglio i compiti che già svolge e a questo fine migliorare la propria comprensione delle cose e della nostra linea, cimentarsi con maggiore scienza, iniziativa, creatività ed entusiasmo nell’applicazione della linea e nel suo sviluppo, correggersi, aiutare gli altri compagni a crescere e a contribuire meglio all’attuazione del nostro preciso piano d’azione, estendere la rete della Carovana del (n)PCI.

Siamo in un momento storico, compagni! La strada che la resistenza delle masse popolari prenderà nel prossimo periodo (mobilitazione rivoluzionaria o mobilitazione reazionaria) dipende da quello che noi facciamo, da come lavoriamo, da quanto e come ci cimentiamo nel moltiplicare le organizzazioni operaie e popolari e nel trasformarle in Nuove Autorità Pubbliche. Dipende da quanto ci porremo e agiremo da classe dirigente del processo rivoluzionario, da quanto cioè useremo la nostra scienza (il materialismo dialettico) in particolare per orientare, organizzare e mobilitare la classe operaia, i lavoratori delle aziende pubbliche e a seguire il resto delle masse popolari, per guidarli passo dopo passo, campagna dopo campagna, battaglia dopo battaglia, operazione tattica dopo operazione tattica ad avanzare nella via della rivoluzione socialista.

Compagni noi possiamo scrivere la storia del nostro paese. Possiamo guidare la classe operaia e il resto delle masse popolari a costruire un nuovo mondo, il socialismo, e avanzare verso il comunismo. La Carovana del (n)PCI ha tirato gli insegnamenti dalla prima ondata delle rivoluzione proletaria, ha elaborato un’analisi scientifica della situazione e tracciato il preciso piano d’azione per la costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese.

La vittoria è possibile, dipende solo da noi!

Lo sviluppo dell’azione della Carovana del (n)PCI è il frutto del rafforzamento dell’azione dei due partiti che la compongono attualmente e della loro combinazione: il (n)PCI e il P.CARC. Tra i due partiti esiste un legame speciale, frutto dell’unità ideologica e dei comuni obiettivi tattici e strategici (Governo di Blocco Popolare e socialismo). I due partiti sono distinti (diversa è la loro natura e diverse sono le loro funzioni, i loro compiti specifici) ma sono uniti dialetticamente tra loro: si rafforzano l’un l’altro nella comune lotta. 

Consapevole dalla fase storica che si è aperta a livello internazionale con la svolta politica e, nel nostro paese, con le elezioni del 4 marzo, delle possibilità che essa offre alla nostra impresa e profondamente convinto che un tassello fondamentale per affrontare questa fase positivamente è rafforzare entrambi i partiti, ho deciso di avanzare al Comitato Centrale del (n)PCI la mia candidatura per rafforzare la struttura centrale clandestina del (n)PCI. Rafforzare il Partito clandestino e, nel caso specifico, la sua struttura centrale non perché costretti da un attacco repressivo o dalla messa fuorilegge dei comunisti ma per decisione autonoma e indipendente dal nemico, è una traduzione pratica della strategia della Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata, dell’essere “tatticamente offensivi anche in una situazione di difensiva strategica”, dell’avere in mano l’iniziativa sul nemico, dell’operare senza farsi legare le mani dal legalitarismo e dalla fiducia nella borghesia.

La mia candidatura è stata accolta positivamente dal Comitato Centrale del (n)PCI e con profondo entusiasmo, determinazione e volontà di imparare ho preso posizione nella nuova postazione di lotta. Ce la metterò tutta per dare un buon contributo allo sviluppo del lavoro!

Presento quindi le mie dimissioni dal P.CARC e da tutti gli incarichi di direzione che in esso svolgo (Direzione Nazionale, Comitato Direttivo, segreteria del Comitato Direttivo, Responsabile Nazionale del Settore Organizzazione), certo che questa mia scelta avrà ricadute positive anche per il P.CARC.

Sono sicuro che le mie dimissioni non incideranno negativamente sul P.CARC che rinnoverà le sue istanze dirigenti nel V Congresso e definirà i nuovi responsabili nazionali di settore: numerose sono infatti le compagne e i compagni che hanno una buona dedizione alla causa, capacità di orientarsi e di orientare gli altri, che hanno fatto una scelta di vita chiara, che si cimentano con serietà e impegno nella loro trasformazione (Riforma Intellettuale e Morale) e che contribuiscono senza risparmio di energie alla lotta per il Governo di Blocco Popolare e il socialismo.

Per quanto riguarda poi nello specifico il Settore Organizzazione, con il lavoro fatto dal IV Congresso (2015) fino ad oggi abbiamo via via costituito una squadra di compagne e compagni che hanno “testa e cuore” nel settore e che operano con impegno, dedizione e “ottica da scienziati” allo sviluppo organizzativo del P.CARC: essi sono garanzia di continuità e di evoluzione del lavoro di costruzione del Partito. A loro va un mio pensiero particolare, date le numerose battaglie ed esperienze che abbiamo affrontato assieme, le rettifiche e gli sviluppi, le sperimentazioni e le scoperte: tutto questo è stato per me una grande scuola politica e umana, i cui insegnamenti porto con me nella nuova postazione di lotta assieme a tanti bei ricordi. 

Avanti compagni nella costruzione del Nuovo Potere: nella costruzione del “partito di quadri e di massa” per quanto riguarda il P.CARC, di Comitati di Partito clandestini a livello regionale, cittadino, di quartiere, di scuola e soprattutto di azienda per quanto riguarda il (n)PCI e nella moltiplicazione di organizzazioni operaie e popolari e nella loro trasformazione in Nuove Autorità Pubbliche per quanto riguarda entrambi i partiti!

Un forte abbraccio a voi tutti, compagne e compagni!

Auguri per il V Congresso del P.CARC!

Avanti nella lotta per il Governo di Blocco Popolare e il socialismo!

Viva la Carovana del (n)PCI!

Vinceremo!

Angelo D’Arcangeli

Appendice 2

Lettera aperta di Chiara De Marchis ai membri e simpatizzanti del P.CARC

 

Carissime compagne e carissimi compagni,

la situazione politica del nostro paese, in particolare la fase che si è aperta con le elezioni  politiche del 4 marzo 2018 e con la costituzione del governo M5S-Lega, spingono ognuno di noi compagni della Carovana del (n)PCI a fare passi avanti come comunisti, ad entrare via via più nel concreto della lotta che conduciamo per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, liberandola definitivamente dalle catene della borghesia imperialista e del Vaticano.

Siamo spinti a fare passi avanti nella comprensione di dove la borghesia imperialista sta trascinando il mondo. Vediamo  bene la ferocia con cui opprime le masse popolari di ogni paese: la borghesia non ha pietà verso i proletari, la nostra classe. Siamo spinti a fare passi avanti nella comprensione di come oggi le masse popolari cercano di difendersi dall’aggressione della borghesia e di come, spontaneamente, si organizzano per farvi fronte con gli strumenti che hanno a disposizione: l’organizzazione della lotta, di mille lotte tante quanti sono gli attacchi che ricevono e i campi in cui essi sono sferrati. La difesa dei posti di lavoro, la difesa dei servizi pubblici (la sanità, l’istruzione, i trasporti, ecc.), la difesa dell’ambiente, la difesa dei diritti civili (contro la criminalizzazione degli immigrati e la discriminazione delle categorie sociali più deboli: donne, bambini, giovani, anziani) sono già le principali attività in cui le masse popolari del nostro paese sono impegnate. Sotto questo punto di vista, il nostro paese è un paese in lotta. La nostra classe, il proletariato, resiste. Lo fa con i mezzi e gli strumenti che ha e, data la debolezza del movimento comunista, lo fa ancora senza la guida di un partito comunista che punta dritto alla vittoria e che arruola nelle proprie fila  il meglio della classe operaia e del resto delle masse popolari. Differentemente dalla sinistra borghese di vecchio tipo, che con i suoi lamenti e piagnistei contribuisce ad affliggere le masse popolari e differentemente dalla sinistra borghese di nuovo tipo (come il M5S), che spera inutilmente di correggere il capitalismo eliminando a colpi di leggi e riforme le sue parti più aberranti e criminali, noi della Carovana del (n)PCI sappiamo bene che l’unico modo per porre fine al capitalismo e alla sua barbarie è la costruzione della rivoluzione socialista e che la garanzia della vittoria è il Partito Comunista. Questo ci ha insegnato la Rivoluzione d’Ottobre! Questo ci ha insegnato la Resistenza e la vittoria contro il nazi–fascismo nel nostro paese!

La situazione attuale ci spinge  quindi ad adeguare sempre più  la nostra militanza alle necessità della situazione, a dare alla nostra vita un senso che sia coerente con le aspirazioni di riscossa che abbiamo, a far emergere la nostra aspirazione al comunismo e la dedizione alla causa in ogni ambito e principalmente da quello che facciamo (dalle nostre azioni, operazioni e battaglie) anziché da quello che diciamo, trasformare il meglio di ciò che siamo nel meglio di ciò che facciamo e possiamo imparare a fare. 

Per questo motivo, ho deciso di contribuire a rafforzare il Centro clandestino del (n)PCI, rafforzando il campo decisivo per fare del nostro paese un paese socialista. Mi dimetto quindi dal P.CARC e dall’incarico di direzione che qui avevo (Responsabile Nazionale del Settore Amministrazioni Locali di Emergenza), cimentandomi in questa nuova impresa con determinazione ed entusiasmo.

La maturazione di questa mia scelta, che condivido con Angelo D’Arcangeli, mio compagno di vita e di lotta, è stata lunga e affatto semplice, perché essa implica una trasformazione radicale della mia vita, delle mie relazioni e del mio ruolo sociale.

Ho dovuto fare una seria riflessione sul senso della mia vita e sulla mia “scelta di campo”. Ho dovuto misurarmi con le cose che studio, che conosco e che scopro. Ho dovuto interrogarmi seriamente sulla mia fiducia nella possibilità di costruire la rivoluzione socialista, mi sono chiesta fino in fondo “a cosa sono disposta” per la causa del socialismo, fin dove sono disposta ad arrivare.  Ho affrontato la questione con serietà e questo mi ha portato a dare un senso nuovo, più profondo e cosciente al “dipende da noi”.

La militanza in clandestinità è sempre stato un elemento di discussione e ragionamento nella coppia che io e Angelo abbiamo costruito, sin dall’inizio. Un elemento di coscienza molto forte per Angelo e un elemento di ragionamento per me. Il fatto che io sono una donna e che provengo dal proletariato, ha avuto come conseguenza che anche in questo caso io ho dovuto rompere il doppio delle catene. Ho dovuto misurarmi con la concezione da classe oppressa (che in definitiva  ti porta ad aspettare che qualcuno un giorno ti liberi) ed essendo donna mi sono misurata e mi misurerò anche con compagni che pensano che la mia è una scelta passiva. Così è già avvenuto per la decisione di non avere figli. Molti  l’hanno considerata una decisione di Angelo che io avrei subito, mentre in realtà è stata una decisione che abbiamo preso proprio in vista dell’entrata in clandestinità. D’altra parte è ancora diffusa la tendenza a considerare una compagna in relazione alle azioni del suo compagno, specialmente se questo svolge ruoli dirigenti superiori (come nel caso mio e di Angelo). In verità la prima cosa che ho capito nel corso di questi mesi è che non avrei retto ad una trasformazione così radicale della mia vita e della mia militanza solo per amore di coppia: era necessario un mio salto di qualità ideologico.

Allo stesso tempo, essere parte attiva e cosciente di un progetto, di una decisione (quindi non “oggetto passivo”, che subisce o esegue una decisione presa da altri) non significa negare il principio dialettico “chi è più avanti insegna a chi è più indietro e chi è più indietro si impegna a migliorare e ad avanzare”: in una coppia di comunisti, come in ogni collettivo di comunisti, c’è chi è più avanti su un punto e chi è più avanti su un altro punto. Chi è più avanti deve aiutare a crescere chi su quell’aspetto è più indietro, educarlo, formarlo. Emancipazione, non significa negazione di questo principio (non significa “siamo tutti uguali”) o contrapposizione uomo-donna nella coppia (antagonismo), ma il suo utilizzo cosciente perché l’individuo e la coppia si sviluppino coerentemente con i compiti che la situazione pone. Chi è più avanti non usa il suo ruolo per opprimere ma per alimentare il processo di crescita ed emancipazione dell’altro, anche portandolo a fare cose che spontaneamente (da solo) non farebbe.

Un pensiero lo rivolgo in particolare a tutte le compagne, con cui in questi anni ho condiviso tante discussioni e riflessioni sul ruolo della donna, su cosa significa e comporta essere una donna delle masse popolari e contemporaneamente su cosa significa e comporta essere una donna comunista.

Compagne! La strada della nostra emancipazione è doppiamente complicata. La borghesia non ha pietà verso le donne delle masse popolari e il ruolo che il Vaticano svolge nel nostro paese ci intossica e ci mortifica. Noi donne in questa società siamo carne da macello, oggetto sessuale, oggetto di proprietà (moglie di, madre di, figlia di, …). Siamo inoltre educate ad avere un “senso di responsabilità” principalmente rivolto all’individuo (al marito, ai figli, ai genitori) anziché alla nostra classe. Siamo educate a misurare costantemente le nostre scelte di vita e le nostre scelte politiche principalmente in relazione ad altri individui, anziché in funzione della nostra classe. Per questo, oltre che per la debolezza del movimento comunista, il movimento di resistenza delle donne nel nostro paese, che cresce costantemente, oggi è completamente egemonizzato dalla sinistra borghese e si scaglia contro l’individuo (l’uomo) anziché contro la borghesia (la classe) e il Vaticano con la sua chiesa.

Per quanto mi riguarda, la riflessione sulla condizione della donna e la volontà di porre fine a questa barbarie, ha inciso molto nella decisione di militare nella struttura clandestina del (n)PCI. È un passo per rafforzare l’offensiva, passare all’attacco, darci i mezzi per combattere questa guerra e per vincerla. È quanto ho imparato da Teresa Noce, dai partigiani e da tutti i combattenti e le combattenti del movimento comunista: chi vuole trasformare la società intera, non deve porre limiti alla propria capacità di trasformazione e al proprio impegno nella lotta rivoluzionaria!

Auguro ad ogni compagna del P.CARC di essere in prima linea nel reclutare altre donne, di usare la scienza rivoluzionaria che ognuna acquisisce nel Partito, per organizzare e mobilitare le donne delle masse popolari perché leghino la strada della propria emancipazione al movimento comunista che rinasce e di cui tutte noi siamo già espressione.

Auguro ad ogni compagna di avanzare nella trasformazione in dirigenti comuniste e di essere soggetti sempre più attivi nella costruzione del Nuovo Potere. Lo stesso farò io, nella nuova posizione che assumo nel (n)PCI, certa che il ruolo che qui svolgerò non indebolirà ma, al contrario, rafforzerà il lavoro per la costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese, che ha una importanza mondiale: l’Italia è un paese imperialista ed è la sede del Vaticano. Ogni passo avanti che qui muove il movimento comunista, è un passo avanti per la rinascita del movimento comunista a livello internazionale. 

Carissimi compagni e compagne, augurandovi di svolgere al meglio il  V Congresso del P.CARC vi abbraccio forte, vi saluto a pugno chiuso e dedico ad ognuno di voi questa poesia, che per me è sempre stata molto importante e significativa:

“O tutti o nessuno

O tu o la tua classe

O la tua famiglia o tutto il popolo

O i tuoi figli o i figli di tutti gli operai

O l’abitudine o l’amore

O la paura o la dignità

O il tradimento o il Partito

O la schiavitù o la rivoluzione.

Uno solo non può salvarsi”

(Josè Balmon Castel, operaio comunista militante del PCE(r) in carcere in Spagna)

Osare sognare, osare vincere!

Faremo dell’Italia un nuovo paese socialista!

Chiara De Marchis

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