Martedì 8 gennaio alle 12:15 si terrà, presso il Tribunale di Reggio Emilia, la prossima tappa del teorema inscenato dal PM Maria Rita Pantani contro gli antifascisti che il 25 aprile 2014, insieme a decine di compagni, lavoratori, giovani, donne, immigrati scesero in piazza e impedirono la provocazione razzista e reazionaria di Matteo Salvini (Lega Nord) che proprio in quella data aveva deciso di tenere una tappa del suo “NO Euro tour”. Il motivo di quella manifestazione è chiaro: oggi come allora, nessuno spazio a chi soffia sulla mobilitazione reazionaria delle masse popolari e sulla guerra tra poveri.

Per aver fronteggiato il dispositivo di “sicurezza” del tour leghista, 16 compagni furono dapprima sottoposti a misure cautelari (obbligo di firma) e poi processati: 14 compagni, scegliendo il rito abbreviato e ricevendo prime condanne (con pena sospesa, ora aspettano l’avvio dell’Appello), si sono visti arrivare a metà dicembre scorso la richiesta di risarcimento danni “per lesioni patite” dall’agente, testimone dell’accusa, M. Contino del VII Reparto Mobile di Bologna di 1800 e rotti euro (per una microfrattura ad una falange di un dito della mano!): segno che l’attacco repressivo procede.

Infatti, altri due, il compagno Mattia Cavatorti (dirigente del Partito dei CARC) e Gianmarco De Pieri del TPO di Bologna, sono ancora sotto processo: all’udienza del 6 marzo scorso (qui il comunicato), tenuta dal giudice Simone Medioli Devoto, è stato facile appurare non solo l’inconsistenza delle prove con cui il PM Pantani pretende di condurre il procedimento giudiziario, ma anche come questo sia un processo politico a tutti gli effetti, atto a colpire le avanguardie di lotta e chi oggi alimenta la resistenza spontanea delle masse popolari al procedere della crisi: una resistenza che risulta essere l’elemento politico centrale della fase attuale. Infatti, le masse popolari hanno aperto una breccia nel sistema politico delle Larghe Intese e del loro “programma comune” di abbattimento di diritti e conquiste. In generale, tutti i paesi europei sono attraversati da grandi mobilitazioni delle masse popolari, le cui forme sono diverse da paese a paese: da noi è la formazione del governo M5S – Lega.

Questo processo si inserisce in una fase politica nuova e ricca di sommovimenti (la Lega oggi è partito di governo) e quindi è necessario ragionare sugli insegnamenti del 4 marzo per poterne approfittare: essi sono molteplici e su tutti ricordiamo l’utilità di usare la formazione e l’azione del governo Di Maio-Salvini per promuovere e sostenere la mobilitazione delle masse popolari per pretendere e imporre al governo l’attuazione delle misure a loro favorevoli e per contrastare, impedire, violare quelle reazionarie e favorevoli ai capitalisti e ai ricchi. Un passo ulteriore: bisogna seguire con maggiore dettaglio quello che il governo fa o non fa, confrontarlo con le misure previste dal “Contratto di governo” e usare la sua opera per spingere avanti l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari (per approfondire sul sito www.carc.it trovate i documenti e le tesi del V Congresso del Partito dei CARC, Firenze, 26-27 gennaio).

Per questo, il processo contro gli antifascisti nostrani è occasione per dimostrare la natura contraddittoria di questo governo e della Lega stessa e la necessità di non attestarsi alla propaganda e non rimanere a guardare cosa fa o non fa: l’unica efficace risposta a chi soffia su mobilitazione reazionaria e guerra tra poveri è quella di mettere al centro la lotta per un lavoro utile e dignitoso per tutti, a partire dalle esigenze del nostro territorio, quali sono, ad esempio, la situazione del mondo cooperativo, pregno di precariato e di poche prospettive o il degrado in cui immigrati e non sono costretti a vivere in zona stazione! Non è murando cantine e appartamenti (soluzione del sindaco Vecchi), né con rastrellamenti con decine e decine di poliziotti (soluzione della Questura), né con la pietà che si risolveranno questi problemi! Solo l’orizzonte della lotta di classe dà respiro e soluzioni: non limitiamoci ad essere contro ma ribaltiamo le misure reazionarie, come quella sulla Sicurezza, fino a renderle fonti per i nostri interessi!

Prendiamo esempio da Napoli dove una delegazione di comitati popolari sta sviluppando una mobilitazione cittadina (presidi, incontri al Comune, conferenze stampa, ecc.) per affrontare i temi inerenti alla “sicurezza popolare” del territorio, quale risposta al varo parlamentare del “Decreto Salvini”. Un esempio di mobilitazione cosciente e organizzata, oltre i piagnistei. Questa “sicurezza popolare” significa innanzitutto lavoro utile e dignitoso, Sanità pubblica, gratuita e di qualità, scuole sicure, trasporti pubblici e garantiti, diritto alla casa, sana aggregazione culturale e tutto quanto è conforme agli interessi sociali collettivi delle masse popolari. Questo è un esempio concreto di mobilitazione per ribaltare le misure più reazionarie e ostili agli interessi popolari che questo governo vorrebbe attuare. A Reggio Emilia, mille gli appigli per sviluppare una mobilitazione simile, a partire dalla particolarità del territorio, da via Turri fino all’impianto biogas di Gavassa, passando per la gestione dell’Accoglienza e il precariato nel sistema cooperativo fino alle speculazioni finanziarie che stanno cementificando quanto resta del verde.

In una città come Reggio Emilia, medaglia d’oro della Resistenza, c’è ancora chi, come la PM Pantani, pensa di affossare a suon di denunce e processi i valori e le conquiste che centinaia di migliaia di partigiani hanno affermato con la Resistenza antifascista: libertà di espressione e di organizzazione delle masse popolari, le conquiste di civiltà e benessere (che oggi sono in via di sgretolamento: stante la crisi generale, in tutti i paesi “civili e democratici” il degrado sociale, morale, culturale e materiale della società intera è inevitabile) esistono perché i comunisti hanno guidato la classe operaia nella lotta vittoriosa contro il nazifascismo. L’iniziativa per cui gli antifascisti sono scesi in piazza quel 25 aprile è stata legittima. E se chi dovrebbe applicare la Costituzione non solo non lo fa, ma tollera, sostiene, quando non foraggia e protegge i fascisti, la loro propaganda xenofoba, le prove di fascismo e razzismo, allora ben vengano le mille iniziative di base volte a ostacolare e impedire derive reazionarie!

Che gli elettori in città del M5S e della Lega e che gli eletti progressisti prendano posizione a fianco di chi difende e applica la Costituzione: attuarla non è reato!

Non ci faremo intimidire dalla repressione in corso. Risponderemo colpo su colpo alle provocazioni e agli attacchi repressivi e per questo, in occasione della nuova udienza (a cui parteciperemo), invitiamo tutti i solidali con gli antifascisti che il 25 aprile 2014 impedirono le gazzarre della Lega al

PRESIDIO SOLIDALE CON MATTIA E GIANMARCO

MARTEDÌ 8 GENNAIO – ORE 10.00

PIAZZA DEL MONTE – REGGIO EMILIA

La solidarietà ha mille forme, anche quella del sostegno economico! Invia una sottoscrizione per le spese legali a:

Postepay n. 5333 1710 0024 1535 – intestata a Gemmi Renzo.

Informa, diffondi, partecipa, sostieni!

Partito dei CARC – Sezione “Lidia Lanzi” Reggio Emilia (FB: Lidia Lanzi – 339.4497224)

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