Leggiamo che la CGIL sostiene il presidio dei lavoratori Pernigotti per Natale, dato che nonostante le promesse e le parate non ci sono stati sviluppi “istituzionali” nella lotta contro la delocalizzazione in Turchia.

Il sostegno dei sindacati non si deve fermare a una festa comandata e lasciare che si richiudano i cancelli e si fermino i macchinari; devono promuovere l’occupazione delle fabbriche per tutto l’anno proprio, come diceva così spesso (e a ragione) il prossimo segretario generale Landini a ogni autunno. È anche un passo concreto in opposizione al giustamente infamato decreto Sicurezza, è una sfida a Salvini che dice di tutelare “prima gli italiani” per poi invece caricarli di denunce e botte della polizia, lasciandoli senza lavoro per tutelare, in questo caso, un padrone turco. Altro che “prima gli italiani”!

I sindacati si devono impegnare soprattutto a mandare avanti le fabbriche che si recuperano trovando materiale, commissioni e anche nuovi padroni (in ultima istanza), e spingere i governi di ogni razza e colore ad assumersene il carico politico: impedendo gli sgomberi, con la fornitura di luce e acqua, azzerando le tasse. Gli operai della Bekaert di Figline sono stati esemplari in questo senso e hanno spinto la CGIL, il PD e il governo M5S-Lega a occuparsi della loro delocalizzazione: tutto il resto sono chiacchiere e funerali!

Il buon La Pira diceva a Teresa Noce, di fronte ai licenziamenti, che non restava che “piangere e pregare” ma noi la pensiamo in modo diametralmente opposto. È necessario che gli operai si riprendano le aziende e cacciare i padroni che le vogliono chiudere, mandarle avanti lo stesso e imporre al governo di sostenerli: e se non vogliono farlo devono essere cacciati a loro volta, senza aspettare reindustrializzazioni che non arrivano, e imporre un governo che faccia realmente i loro interessi senza fermarsi davanti a leggi e regole fatte da chi tutelava interessi opposti: o si cambiano o si violano!

Avanti classe operaia, per un 2019 di riscossa e di riappropriazione delle fabbriche, per porre le basi di un nuovo Biennio Rosso, per avanzare verso il socialismo!

 

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Natale in fabbrica alla Pernigotti

18 dicembre 2018

Gli operai presidieranno lo stabilimento di Novi Ligure per protestare contro l’assenza di notizie sul futuro. Di Maio aveva promesso una convocazione mai arrivata. Flai: “Attendiamo che alle parole seguano i fatti”

Natale è alle porte ma, sulla vicenda Pernigotti non arriva ancora nessun segnale dal governo. Da giorni i sindacati attendono infatti di essere convocati come promesso dal ministro del lavoro Di Maio, per aggiornamenti sulla difficile situazione dello stabilimento di Novi Ligure.

La Flai-Cgil, tra l’atro, fa sapere di non aver avuto “alcun riscontro neanche sulla promessa individuazione dell’Advisor che dovrebbe trovare soluzioni per la reindustrializzazione del sito di Novi Ligure”. “Nulla di nulla”, quindi.

Per questo il sindacato comunica al ministro del lavoro che i lavoratori della Pernigotti passeranno il Natale a presidiare la loro fabbrica, “simbolo del nostro made in Italy alimentare”, in attesa che “alle parole seguano i fatti”.

Il 30 novembre scorso l’esito dell’incontro presso il ministero del Lavoro per la procedura di attivazione della cassa integrazione straordinaria per cessazione era stato negativo. I sindacati, il sindaco di Novi Ligure e l’assessore regionale al lavoro avevano ribadito che l’unico percorso praticabile era quello della cassa interrogazione straordinaria per reindustrializzazione. L’azienda aveva quindi annunciato il conferimento a una società specializzata la ricerca di un soggetto imprenditoriale per terziarizzare la produzione. Al termine dell’incontro si è deciso di prorogare il rinvio della procedura di cassa integrazione all’8 gennaio. Da allora non c’è stata nessuna nuova notizia.

Trovare una soluzione per lo storico cioccolati ciò appare piuttosto complicata. L’attuale proprietà turca (la famiglia Toksoz che ha acquisito nel 2013 dagli Averna) ha infatti deciso di chiudere, lasciando senza lavoro centinaia di persone, e insiste nel non voler vendere il marchio. Senza il brand Pernigotti, però, appare difficile trovare un player industriale in

grado di continuare la produzione. A Novi Ligure, nel frattempo, c’è stata una grande manifestazione cittadina il 1° dicembre “per dire no alla chiusura, ai licenziamenti e alla rassegnazione”.

In campo resterebbe ancora l’ipotesi di un intervento della Regione Piemonte che si è offerta di acquistare il marchio tramite una società partecipata per poi rimetterlo sul mercato e quindi legarlo al territorio. Ma ovviamente, per fare questo, la proprietà turca deve essere d’accordo e al momento nulla fa pensare che si possa andare in questa direzione. Le altre produzioni alimentari d’eccellenza in zona, tra l’altro, vanno a gonfie vele. Servirebbero però investimenti e saper usare tutte le conoscenze e l’esperienza dei lavoratori.

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