Trasmettiamo il comunicato di un Comitato di Partito del (n)PCI che giunge a noi, che riguarda la lotta dei lavoratori Bekaert contro la chiusura dell’azienda.

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Tenere la posizione alla Bekaert di Figline Valdarno

 

E’ previsto che la produzione alla Bekaert continui fino a 31 dicembre, e poi che la fabbrica chiuda. Gli operai e le operaie della fabbrica hanno condotto una lotta che ha garantito loro la cassa integrazione per un anno entro cui è stato promesso loro di realizzare un piano di reindustrializzazione che tenga insieme tutti gli attuali lavoratori dell’azienda. Si può credere a questa promessa? C’è ragione di diffidare, visto che di piani di reindustrializzazione si parla sempre ma non se ne vede uno, nè all’Alitalia, nè per le aziende ex FIAT, nè per la Piaggio di Pontedera, nè per la Richard Ginori di Sesto, nè a Piombino nè altrove. Nei fatti, la deindustrializzazione procede e questo sì lo si vede.

Contro la classe operaia e contro il resto delle masse popolari del nostro paese è in atto una guerra non dichiarata. Nell’ultimo decennio il 25 % del patrimonio produttivo nazionale è passato in mano a proprietari stranieri, una percentuale superata e di poco solo nella Seconda Guerra Mondiale. Rimanda agli anni di quella guerra la fuga dei padroni della Bekaert quando ne annunciarono la chiusura: ricorda la fuga del re e dei suoi complici che lasciarono il paese in mano ai nazisti l’8 settembre del 1943, e iniziò la Resistenza, diretta dalla classe operaia e dal suo Partito comunista. Anche gli operai della Bekaert hanno riconosciuto che quella in atto è una guerra, e che quella vinta è stata una battaglia di quella guerra.

Se di guerra si tratta, è giusto diffidare delle promesse di chi non mostra nella pratica essere dal nostro lato della barricata. Amici dei lavoratori ce ne sono a decine di migliaia e anche più, in Italia e altrove, ma non s’è visto mai negli ultimi anni alcun soggetto economico, politico, sindacale ad alcun livello essere capace di difendere i diritti di chi lavora, di fare piani industriali, di impedire la devastazione progressiva del territorio sul piano della produzione, della vita politica e culturale e dell’ambiente. Tanti soggetti politici, sindacali e intellettuali e scienziati di ogni genere si lamentano di come le cose vanno male e che dovrebbero andare meglio, e denunciano le cattiverie di chi comanda, si chiami Berlusconi, Renzi o Bekaert, ma lamentarsi e denunciare non basta. Nessuno porta l’auto guasta dal meccanico per sentire i suoi lamenti o perchè dichiari a gran voce che l’auto è guasta. I vari soggetti che nella società hanno un ruolo dirigente nei suoi vari campi, nella gestione dell’economia, della politica, della cultura e in tutti gli altri campi o aggiustano ciò che non va o se ne vanno, e dirige qualcun altro.

Fino a che non si vedono risultati, non bisogna lasciare la posizione. Quando i padroni della Rational di Massa hanno detto di voler chiudere l’azienda gli operai hanno intrapreso una lunga lotta che ha fatto scendere in campo i dirigenti politici della città e della regione, i sindacati, soggetti istituzionali che sono stati ai vertici delle istituzioni, come Paolo Maddalena, e giuristi come Ugo Mattei, quello cha ha promosso il referendum sull’acqua pubblica. La loro lotta ha dato tantissimi insegnamenti (vedi al riguardo www.nuovopci.it/voce58/rational.html) e uno di questi è che quando il padrone vuole chiudere gli operai devono restare nella fabbrica. Se escono, i cancelli si chiudono e crescono le erbacce, mentre la fabbrica deve restare aperta, deve mantenersi come centro produttivo, come centro politico, come centro culturale così come gli operai e le operaie in lotta hanno fatto essere la Bekaert da quando il padrone si è dato alla fuga. Questo è illegale? Aspettiamo a dirlo. Che dicono gli scienziati del diritto: è giusto lasciare marcire un bene essenziale per il territorio? Che dice il ministro del Lavoro: è giusto o no restare in attesa del piano industriale dentro la fabbrica anzichè fuori? Vediamo se in questa occasione il diritto dei padroni verrà sancito con uno sgombero poliziesco o con le ruspe che piacciono al ministro degli Interni. A provare non ci si perde nulla. Se invece si lascia questo nostro terreno si apre la via a quelli che si stanno già attrezzando a trattare la questione in trecento modi uno diverso dall’altro, ma ci rimetteranno tutti.

L’unità è mantenere la posizione, e continuare a essere punto di riferimento per tutti i lavoratori della fabbrica e non solo, per tutte le masse popolari della zona e non solo, a essere centro di solidarietà a fronte della devastazione e dell’imbarbarimento che la classe dominante impone. Occupare la fabbrica è contrario a ciò che abbiamo sempre pensato e fatto? Ciò che abbiamo sempre pensato e fatto però non ha garantito nè noi nè nessuno contro la guerra che la borghesia imperialista conduce contro le masse popolari nel nostro paese e nel resto del mondo. Occupare la fabbrica comporta che verremo attaccati da forze più potenti di noi? Non sono così potenti. Le masse popolari non votano più come loro ordinano, scendono nelle piazze, non accettano più lo stato di cose esistente.

Occupate, e se nella prima parte della vostra lotta avete trovato solidarietà e attenzione, queste indubbiamente si moltiplicheranno e si estenderanno. Non siete l’ultima pattuglia di un esercito sconfitto, ma i primi di un esercito alla riscossa. Confidate in voi stessi. Da voi dipende il mantenervi uniti e combattere insieme. La reazione immediata di voi operai e operaie alle malefatte dei Bekaert è stata spontanea, ma immediatamente avete preso in mano gli strumenti giusti per muovere verso la prima vittoria, il legame con i lavoratori di altre aziende, il legame con le masse popolari della zona, la direzione su sindacati, istituzioni locali, regionali, nazionali. Non è stato questo, forse, segno della vostra intelligenza e della vostra forza, contro il senso comune esteso anche a tanti che addirittura si dichiarano comunisti, secondo i quali gli operai sono in gran parte stupidi e ciascuno interessato al suo orto? Queste qualità sono il vostro fattore di unità. Il (nuovo)Partito comunista italiano vi incita a farlo. Seguite il suo appello.

Nessuna fabbrica deve essere chiusa, smembrata, ridotta o venduta a gruppo stranieri

Prima di un piano industriale serve un piano di guerra, un piano, come disse Lenin, di “combattimenti accuratamente preparati” grazie ai quali “la vittoria sarà assicurata (Lettera ai comunisti, 14 agosto 1921, in www.nuovopci.it/classic/lenin/letcomted.html) e non importa quanto forte è il nemico e quanto ampio è il suo piano di devastazione e guerra, di liquidazione dell’apparato produttivo con la morte lenta delle aziende, di degrado sociale e ambientale, di miseria ed emarginazione, di abbrutimento intellettuale e morale. Pensate in particolare alla ultima vostra esperienza di lotta: in ciò trovate tutti i valori che sono fonte della elevazione intellettuale e morale che, a partire dalla classe operaia, saranno pilastri della società futura e sono, qui e ora, momenti della costruzione di una rivoluzione che è già in atto, perche la rivoluzione si costruisce, passo dopo passo, battaglia dopo battaglia, campagna dopo campagna.

Per pianificare i combattimenti futuri e per trarre gli insegnamenti da quelli finora condotti ci si unisce insieme in una organizzazione operaia. Voi la costituite. L’unità cui ambite è a vostra portata di mano. Restare uniti, rafforzare l’unità dipende da voi, dalla vostra fiducia, dalla vostra determinazione nel tracciare una nuova linea di pensiero e di azione, come ci vuole quando si decide di non arretrare più e di restare nella fabbrica.

Costituite la vostra organizzazione operaia, unitevi alle organizzazioni operaie e popolari ciascuna delle quali agisce come nuova autorità popolare ciascuna nel suo territorio, fondamento e alimento per il nuovo governo che serve al paese, Lavoratori, mobilitiamoci e organizziamoci contro il degrado materiale, intellettuale e morale e contro la distruzione dell’apparato produttivo dell’Italia. Combattiamo ogni forma di disperazione, di rassegnazione e di disfattismo nelle file delle masse popolari! Arruolatevi nel (nuovo)Partito comunista italiano! Con il socialismo nessuna donna e nessun uomo è un esubero! Con il socialismo c’è posto per tutti quelli che sono disposti a fare la loro parte dei compiti di cui la società ha bisogno! Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese! Rafforziamo il movimento comunista cosciente e organizzato! Il futuro è nelle nostre mani!

Comitato Aurora del (nuovo)Partito comunista italiano

Per informazioni, vedi il sito del (nuovo)Partito comunista italiano in

www.nuovopci.it                      Mail: delegazionecpnpci@yahoo.it

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