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Studiare e studiare

13 novembre 1922: Gramsci è a Mosca, al IV Congresso dell’Internazionale Comunista, dove Lenin spiega come e quanto lo studio serve per fare la rivoluzione socialista.

 

La Commissione Gramsci del Partito dei CARC prosegue nell’opera intrapresa a febbraio: seguirela vita di Antonio Gramsci e trovare cosa in ciascun mese dell’uno o l’altro anno fece o scrisse, cosa gli successe, cosa successe al Partito che aveva fondato.[1]

A novembre del 1922 Antonio Gramsci è a Mosca, al IV Congresso dell’Internazionale Comunista. Il 13 novembre Lenin parla ai delegati, e al termine del discorso si rivolge a tutti i delegati stranieri, tra i quali ci sono Gramsci e gli altri delegati del Partito comunista italiano. A loro parla, tra le altre cose, dello studiare.

Chi vuole fare la rivoluzione socialista deve studiare. Chi pensa che la rivoluzione è una cosa che si fa quando la condizione di miseria delle masse popolari è al massimo e deborda è fuori strada. È fuori strada chi pensa che la rivoluzione coincide con la lotta armata perché pensa solo all’atto finale della conquista del potere, che si fa con le armi. La rivoluzione socialista si costruisce, e per questo ci vuole scienza (come d’altra parte anche per fare la guerra ci vuole scienza). Non è il fatto che la miseria è insopportabile e nemmeno il fatto che vogliamo vincere ciò che ci fa vincere. Dobbiamo anche sapere come fare, e perciò Lenin, e noi con lui, sappiamo e diciamo che bisogna studiare, essere scienziati, oltre che capi di eserciti.

Lenin il 13 novembre del 1922 chiude il suo discorso parlando ai delegati stranieri di una risoluzione che tutti quanti loro hanno firmato ma, dice, proporre questa risoluzione a tutti gli stranieri probabilmente è stata una cattiva idea. Si tratta di una risoluzione fatta in base all’esperienza dei russi, e tutti l’hanno firmata per condiscendenza verso di loro, che sono quelli che la rivoluzione socialista l’hanno fatta e che sono i padroni di casa. Magari, sospetta l’hanno firmata senza nemmeno leggerla.

“…la risoluzione è stesa molto bene e sono disposto a mettere la firma sotto i suoi cinquanta e più paragrafi. Ma noi non abbiamo capito come si deve mettere la nostra esperienza russa alla portata degli stranieri. Tutto ciò che dice la risoluzione, è rimasto lettera morta. Se non comprenderemo questo, non potremo avanzare oltre. Ritengo che per noi tutti, tanto per i compagni russi che per i compagni stranieri, l’essenziale sia questo: dopo cinque anni di rivoluzione russa, dobbiamo studiare. Soltanto adesso abbiamo la possibilità di studiare. Non so per quanto tempo questa possibilità potrà durare. Non so per quanto tempo le potenze capitaliste ci lasceranno la possibilità di studiare tranquillamente. Ma ogni momento libero dalla lotta, dalla guerra, dobbiamo utilizzarlo per lo studio, e per di più ricominciando dal principio.

 

Tutto il partito e tutti gli strati della popolazione in Russia lo dimostrano con la loro sete di sapere. Questa aspirazione allo studio dimostra che oggi il compito più importante per noi è: studiare e studiare. Ma anche i compagni stranieri debbono studiare. Non come studiamo noi, cioè non per imparare a leggere, a scrivere e a comprendere ciò che si legge, della qual cosa noi abbiamo ancora bisogno. Si discute se ciò appartiene alla cultura borghese o alla cultura proletaria. Lascio la questione aperta. In ogni caso è indubitabile che, prima di tutto, abbiamo bisogno di imparare a leggere, a scrivere e comprendere ciò che si legge. Gli stranieri non ne hanno bisogno. Essi hanno già bisogno di qualche cosa di più elevato, intendendo con ciò, prima di tutto, anche la necessità di comprendere quel che noi abbiamo scritto sulla struttura organizzativa dei partiti comunisti e che i compagni stranieri hanno firmato senza leggere e senza comprendere. Questo deve essere il loro primo compito. È indispensabile applicare questa risoluzione. Ciò non può esser fatto in una notte. È assolutamente impossibile. La risoluzione è troppo russa: riflette l’esperienza russa e perciò è assolutamente incomprensibile agli stranieri, i quali non possono accontentarsi di appenderla in un angolo, come un’icona, e di pregare davanti ad essa. Così non si può ottenere nulla. I compagni stranieri debbono digerire un buon pezzo di esperienza russa. Come questo avverrà, non lo so. Forse i fascisti in Italia [da neanche un mese c’era stata la “marcia su Roma” – ndr], per esempio, ci renderanno grandi servizi mostrando agli italiani che non sono ancora abbastanza istruiti, che il loro paese non è ancora garantito contro i centoneri.[2]Forse questo sarà molto utile. Anche noi russi dobbiamo cercare i mezzi di spiegare agli stranieri le basi di questa risoluzione. Altrimenti essi non saranno assolutamente in grado di applicarla. Sono persuaso che a questo riguardo dobbiamo dire non soltanto ai compagni russi, ma anche ai compagni stranieri, che nel prossimo periodo l’essenziale è lo studio. Noi studiamo nel senso generale della parola. Essi invece debbono studiare in un senso particolare, per comprendere veramente l’organizzazione, la struttura, il metodo e il contenuto del lavoro rivoluzionario. Se questo sarà fatto, sono convinto che le prospettive della rivoluzione mondiale saranno non soltanto buone, ma eccellenti.[3]”

 

I comunisti stranieri, dunque, e tra loro quelli italiani, che Lenin chiama in causa, dovevano studiare “in un senso particolare, per comprendere veramente l’organizzazione, la struttura, il metodo e il contenuto del lavoro rivoluzionario”. Nel primo PCI (ma anche nei partiti comunisti degli altri paesi imperialisti) l’unico che seguì ciò che Lenin disse fu Gramsci, che però studiò in carcere, in condizioni particolarmente aspre, sotto gli occhi dei suoi aguzzini, e senza possibilità di scambio con il Partito e di sperimentazione di ciò che andava elaborando. È stato negli anni ’80 dello scorso secolo che un gruppo di organismi e singoli che prese poi il nome di “carovana del (nuovo)PCI” ha intrapreso un percorso in prima linea nella lotta di classe del nostro paese e contemporaneamente e immediatamente nella sua elaborazione scientifica, nel suo studio, in linea con le parole di Lenin. Il Partito dei CARC, che è componente di questa carovana con il suo Centro di Formazione conduce corsi sulla concezione che abbiamo elaborato, come quello che parte ora a Torino, che abbiamo presentato il 15 novembre scorso rileggendo insieme le parole di Lenin sopra riportate. Siamo all’opera per fare ciò che dice e siamo anche noi convinti che quanto più e meglio si farà in questo modo tanto più le prospettive della rivoluzione mondiale saranno non soltanto buone, ma eccellenti.

 

Commissione Gramsci del Partito dei CARC

17 novembre 2018

 

[1]Febbraio: La scuola nuova, in http://www.carc.it/wp-admin/post.php?post=13078&action=edit.

Marzo, Ottimismo della ragione e della volontà, in http://www.carc.it/2018/03/22/ottimismo-della-ragione-e-della-volonta/.

Aprile, Fiducia nella classe operaia, fiducia in noi stessi, in http://www.carc.it/2018/04/22/gli-anniversari-della-vita-di-antonio-gramsci-aprile/.

Maggio, Il nuovo partito di cui parla Gramsci un secolo dopo, un nuovo governo per le masse popolari italiane, un nuovo CLN!, in http://www.carc.it/2018/05/25/il-nuovo-partito-di-cui-parla-gramsci-un-secolo-dopo-un-nuovo-governo-per-le-masse-popolari-italiane-un-nuovo-cln/.

Giugno, Il fascismo, in http://www.carc.it/2018/06/23/il-fascismo/.

Luglio, Il partito che c’è, in http://www.carc.it/2018/07/26/il-partito-che-ce/.

Agosto, Pensare e non solo ricordare, in http://www.carc.it/2018/08/29/pensare-e-non-solo-ricordare/

Settembre, Agli operai e alle operaie di ieri e di oggi, in http://www.carc.it/2018/09/21/agli-operai-e-alle-operaie-di-ieri-e-di-oggi/.

Ottobre, Scoperchiamo le carceri, in http://www.carc.it/2018/10/25/scoperchiamo-le-carceri/.

[2]I centoneri, o Centurie Nere, erano gruppi terroristici di estrema destra sorti in Russia durante la rivoluzione del 1905. Ufficiosamente incoraggiati dal Governo, le Centurie nere vantavano nello zar Nicola II loro membro onorario, reclutavano le loro truppe tra i proprietari terrieri, i contadini ricchi (kulaki, coltivatori privati), la polizia e il clero: sostenevano l’autocrazia, la Chiesa ortodossa e il nazionalismo russo. Furono particolarmente attivi tra il 1905 e il 1911.

[3]Lenin,Cinque anni di rivoluzione russa e le prospettive della rivoluzione mondiale, Relazione al IV congresso dell’Internazionale Comunista, 13 novembre 1922, pubblicato su Pravda, n. 258, 15 novembre 1922

 

 

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