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Tresmettiamo la lettera che alcuni studenti del liceo A. Volta di Colle Val d’Elsa (SI) hanno inviato al governo M5S-Lega.

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Siamo un gruppo studenti del liceo classico A. Volta di Colle Val d’Elsa, in provincia di Siena.

Da qualche anno abbiamo cominciato ad interessarci al nostro istituto e ai suoi problemi, che ci siamo resi conto essere comuni a tutte le scuole del Paese. Così ci siamo impegnati a promuovere iniziative per poterci confrontare sulle riforme e sui provvedimenti che finora ci hanno visto recitare il ruolo di protagonisti passivi delle manovre dei governi.

Noi studenti abbiamo a cuore la nostra scuola perché è lo strumento con cui piantiamo le radici del nostro futuro e siamo stanchi di vederla piegarsi sotto i colpi dei decreti che ratificano tagli e politiche del risparmio.

Crediamo, come recita il contratto di governo, che in questi anni le riforme che hanno coinvolto il mondo della scuola siano state insufficienti oltre che inadeguate. Malgrado il cambio di rotta promesso, nessun provvedimento è stato ancora adottato e i problemi permangono, anzi, si aggravano.

Per quanto ne sappiamo l’iter per il superamento della tanto discussa Buona Scuola non è stato avviato. Ancora continuiamo a subire le conseguenze di un sistema che attribuisce sempre più importanza alle valutazioni numeriche a scapito del percorso reale che ogni studente affronta per raggiungerle. Siamo imbrigliati in un sistema che ci ha ridotto a voti utili per stilare “classifiche” degli istituti migliori, rendendo la scuola sempre più competitiva.

A questo contribuiscono le prove INVALSI, prove scritte con domande a risposta multipla su diverse materie che servirebbero a valutare i livelli di apprendimento degli studenti, permettendo al Miur di formulare dati generali sul sistema formativo italiano.

Benché non rappresentino requisito di accesso all’esame di stato, anche noi delle classi quinte dovremo sostenere queste prove, che affrontiamo con grande stress. Nulla a che vedere con la serenità che dovrebbe caratterizzare l’ambiente scolastico. Ci sentiamo traghettati verso il mondo della specializzazione, della flessibilità, il cui obiettivo è quello di renderci macchine perfette, programmate a crocettare risposte in tempi record.

Pensiamo che queste prove legittimino lo smantellamento della nostra capacità di analisi critica, di pensare… insomma del diritto di ogni studente a ragionare in maniera libera e autonoma, perché non tengono conto delle specificità dei ragazzi, né delle difficoltà che alcuni di loro potrebbero incontrare nel proprio percorso scolastico. Contribuiscono ad aumentare in noi studenti il senso di inadeguatezza e la competizione.

La promessa di finanziamenti agli istituti migliori ha trasformato le ore del programma scolastico, solitamente dedicate ad approfondimenti, recuperi e ad altre attività formative, in una palestra per quiz.

Tutto questo come se fosse corretto e possibile applicare lo stesso parametro di giudizio ad ogni scuola d’Italia e ogni istituto fosse allo stesso livello degli altri, senza tener conto, scientemente, delle differenze economico sociali esistenti.

Noi studenti non abbiamo bisogno di una scuola che addestri automi, in un sistema tutt’altro che inclusivo, dove non esiste cura alcuna per i diversi gradi e modi di apprendimento di ciascuno, DSA compresi, ed ignora completamente l’esistenza degli alunni con disabilità. Noi studenti abbiamo bisogno di una scuola che valorizzi i nostri aspetti positivi e ci fornisca gli strumenti per superare i nostri limiti e le nostre difficoltà.

Anche sull’alternanza scuola – lavoro, per alcuni importante esperienza formativa che avvia i giovani al mondo del lavoro, c’è bisogno di intervenire.

Al contrario di quanto vogliono farci credere, l’alternanza scuola – lavoro non è altro che una misura didattica che piega il rapporto tra scuola e mondo del lavoro alla logica dello sfruttamento.

Abitua fin da subito noi studenti a diventare flessibili, a lavorare gratis perché non c’è retribuzione migliore che non sia arricchire la nostra esperienza grazie a progetti formativi che dicono essere studiati a posta per noi.

Il Miur ha stipulato accordi con numerose multinazionali come Mc Donald’s, Zara, Eni ecc. per garantire agli studenti la partecipazione all’alternanza ma, di contro, lavoratori salariati sono stati licenziati per far spazio alla manodopera gratuita.

L’obbligatorietà dell’alternanza scuola – lavoro comporta inoltre un costo anche per le famiglie degli studenti. Infatti, indipendentemente dalla loro condizione economica, devono sobbarcarsi le spese per il trasporto, i pasti e le altre spese accessorie per permettere ai propri figli di tamponare i buchi causati dai licenziamenti.

Nel nostro liceo ad esempio, all’alternanza scuola – lavoro si è provato a sostituire progetti formativi come gite ed esperienze culturali, ma non sono rari i casi in cui gli studenti si sono feriti durante le ore di alternanza, come è accaduto l’anno scorso a La Spezia, dove un ragazzo di 17 anni si è fratturato la tibia a seguito del ribaltamento del muletto che stava guidando senza patentino.

Noi crediamo che l’alternanza scuola – lavoro necessiti di essere superata per permettere agli studenti di riprendere le ore che questo progetto sottrae allo studio. Abbiamo il diritto di vivere con serenità il rapporto con i nostri insegnanti che talvolta, malgrado l’obbligo di alternanza, devono procedere con interrogazioni e compiti in classe per non disattendere i loro programmi. Abbiamo bisogno di sfruttare il tempo in base alle nostre attitudini e alle nostre necessita, non per gli interessi delle aziende.

C’è poi un dato che ci spaventa. Sono tanti, troppi, i crolli che negli ultimi anni hanno interessato gli edifici scolastici. Si tratta di un dato destinato ad aumentare se il governo continua ad investire quanto promesso per rimettere in sesto gli edifici, in misure che mettono le scuole al sicuro dalla droga, ma non dai terremoti, dagli incendi, dall’amianto ecc.

Non crediamo più a chi giustifica i rischi che gli studenti corrono, frequentando istituti con tetti e solai pericolanti, con la mancanza di fondi da destinare alla manutenzione degli edifici. Non crediamo che la priorità di questo governo debba essere quella di investire per incrementare i blitz antidroga nelle scuole, legittimando perquisizioni di studenti terrorizzati davanti ai propri insegnanti, come è accaduto in un istituto di Siena qualche settimana fa.

Abbiamo bisogno che il progetto “Scuole sicure” abbia ad oggetto le misure che servono per garantire la nostra incolumità e la messa in sicurezza degli edifici, esigenza sempre più avvertita anche per arginare il fenomeno del sovraffollamento che anche noi viviamo.

La contraddizione tra l’elevato numero di studenti iscritti ai vari indirizzi di studio e l’esiguità delle aule disponibili per svolgere le lezioni, fa sì che le classi del liceo sportivo siano composte da quasi 30 studenti. Si tratta di quelle che lo stesso contratto di governo definisce “classi pollaio” e nelle quali gli insegnanti non riescono a tener conto dei differenti tempi e modi di apprendimento dei ragazzi, negando dunque a quelli con maggiori difficoltà la possibilità di raggiungere o avvicinarsi al livello degli altri.

Nella nostra scuola, “scaldarsi con la legna che c’è”, per dirla con le parole del Ministro dell’Istruzione Busetti, significa riabilitare aule scomode, ritenute finora inagibili. Significa imporre agli studenti del liceo sportivo rientri pomeridiani, poiché le due palestre, condivise con altri istituti, non permettono di esaurire lo svolgimento delle lezioni pratiche nelle ore mattutine.

Senza alcun investimento sull’edilizia scolastica il problema degli spazi si aggraverà ancora l’anno prossimo: è previsto infatti che le classi quinte, che a giugno sosterranno la maturità, verranno sostituite a settembre da un numero maggiore di classi prime, inoltre, l’attivazione dell’indirizzo biomedico renderà necessario reperire ulteriori spazi che attualmente non ci sono.

La mancanza di spazio per svolgere le attività didattiche non è l’unico aspetto. Infatti noi studenti ci sentiamo privati anche del diritto ad un luogo dove svolgere mensilmente le assemblee d’istituto, visto che la nostra scuola è sprovvista di un’aula abbastanza capiente da contenere tutti gli studenti. Per ritagliarci questo spazio ci siamo rivolti al Comune di Colle Val d’Elsa, che avrebbe dovuto garantirci una soluzione, ma l’unica cosa che siamo riusciti ad ottenere è stato l’utilizzo del Teatro del paese al costo di 3 euro a studente. Noi però abbiamo il diritto a che ci venga concesso l’uso gratuito di uno spazio. Vogliamo che i momenti di aggregazione e dibattito tra studenti continuino ad essere uno degli strumenti fondamentali per la crescita personale dell’individuo, oltre che lo strumento principale volto a trovare proposte per far fronte ai problemi della scuola, perché siamo noi, insieme ai nostri insegnanti, a viverla ogni giorno.

Siamo stanchi di essere etichettati come fannulloni o eversivi, come ragazzi che cercano di sottrarsi allo studio “perdendo tempo” a lottare per i propri diritti, gli stessi che il governo ha promesso di ridarci, ma di cui ancora non si vede nemmeno l’ombra.

Secondo noi il Governo M5S – Lega deve cominciare a guadagnarsi la qualifica di governo del cambiamento, deve mettere in campo misure concrete che vadano negli interessi degli studenti e delle loro famiglie, ma anche degli insegnanti e può cominciare dirottando le somme stanziate per le grandi opere, come il TAV o il TAP, sull’utilità dei quali il dibattito è ancora aperto, per destinarle al risanamento dell’istruzione sotto ogni aspetto.

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