136 Visite

Vnerdi 08novembre siamo andati davanti allo stabilimento GE (ex Pignone) di Firenze a diffondere un volantino (che mettiamo in allegato) con cui incitiamo gli operai a organizzarsi per contrastare la morte lenta a cui è avviata la più grande azienda della città, un vero e proprio patrimonio nazionale di tecnologia e conoscenze che è a rischio al pari della Piaggio, delle acciaierie di Piombino, di tante altre aziende minacciate di chiusura, delocalizzazione e ridimensionamenti in tutto il paese. Sono gli effetti della crisi da sovrapproduzione assoluta di capitale che attanaglia inesorabilmente la società capitalista, e che i padroni di ogni tipo “risolvono” a modo loro. Il gruppo americano proprietario dell’ex Pignone ha messo sul piatto 300 licenziamenti a Firenze e 1100 in tutto il gruppo, i primi effetti si vedono già da alcuni mesi in particolare nello stabilimento di Massa con numerosi licenziamenti nelle aziende dell’indotto: il primo settore che in generale viene investito.

Negli ultimi due giorni si è svolto il referendum interno con cui si “chiede” ai lavoratori se accettare o meno le procedure di mobilità, condite da buonuscite e indirizzate verso quadri e figure vicine alla pensione, con la solita promessa di riassumere dei giovani al posto di chi esce. Di sicuro al momento ci sono solo i licenziamenti e i sindacati fanno fatica a indorare l’ennesima pillola amara.

Al volantinaggio si sono uniti i compagni della USB, che cominciano a mobilitarsi in vista del rinnovo del CCNL dei metalmeccanici e per propagandare la loro organizzazione, e tutti i presenti sono stati identificati dalla Digos; è la prima volta che la polizia politica interviene durante una nostra diffusione davanti alla fabbrica, dove andiamo regolarmente ormai da otto mesi. Siamo convinti che ciò sia dovuto all’argomento che abbiamo trattato nel volantino, che è stato accolto con interesse misto a preoccupazione dai lavoratori: nessuno deve disturbare il manovratore, tanto meno se è americano, del maggiore gruppo imperialista mondiale!

La nostra esperienza, che discende dalla propaganda costante che facciamo davanti alle aziende capitaliste, dice che il livello di repressione sta aumentando con sempre più parcheggi interni per le auto (in modo che non ci sia contatto con chi viene a fare propaganda), telecamere, guardiani e spioni vari. Si tenta di tenere la classe operaia lontana dai comunisti e dalla loro propaganda del socialismo, per fargli subire lo sfruttamento che aumenta ogni giorno di più come alla Vivaldi e Cardino, che in GE a Firenze si occupa di pulizie ed è passata in poco più di quattro anni da 100 lavoratori a un organico dimezzato: naturalmente, il carico di lavoro è il solito (se non è aumentato).

Denunciamo questo episodio con cui si vuole intimidire coloro che lottano per costruire una società nuova e incitano i lavoratori a fare altrettanto cominciando a organizzarsi per prevenire le mosse dei padroni; la lenta riduzione di organico non è un fattore di forza ma di debolezza dei padroni, non possono permettersi di chiudere in un colpo solo aziende come l’ex Pignone perché susciterebbero la reazione della classe operaia e delle masse popolari (la vendita del 1994 fu accompagnata da una quantità di manifestazioni e prese di posizione dei lavoratori e dei sindacati, che ancora non erano sprofondati nel pantano della concertazione). Questo è quanto sta accadendo all’ex Pignone di Firenze che vedrà ridotta la propria forza lavoro del 10% circa, è quanto succede nello stabilimento di Massa dove la produzione è ai minimi storici, in un contesto che vede l’intero settore oil&gas in vendita e che probabilmente attirerà gli appetiti di fondi come quello che ha recentemente acquisito il gruppo GKN. Torneremo davanti ai cancelli a ribadirlo e a spingere la classe operaia perché prenda il suo posto nella costruzione della rivoluzione socialista, oggi come cento anni fa in Russia, come 70 anni durante la Resistenza.

Continueremo a tornare davanti alla fabbrica a incitare i lavoratori a costruire organizzazioni operaie in ogni reparto e che si occupino di preservarla, di allertare la popolazione nel caso si accorgano di simili manovre, che escano dalla fabbrica per unirsi alle altre organizzazioni operaie e popolari del territorio che resistono ai peggiori effetti della crisi; è decisivo unirsi a tutti coloro che intendono costruire dal basso la nuova governabilità, dagli studenti ai precari e disoccupati, ai lavoratori di altri settori e categorie. Serve un governo di emergenza di loro espressione che impedisca lo smantellamento o la delocalizzazione dei reparti, una prassi abituale alla Piaggio dove i pezzi sono prodotti in Vietnam e tornano in Italia per essere timbrati, per non disperdere l’enorme patrimonio tecnologico e di conoscenza e difendere salari e diritti degli operai; questo per noi significa “prima gli italiani”, significa tutelare chi lavora e non i padroni di qualunque nazione essi siano, significa difendere il tessuto produttivo che fa del nostro un paese industrialmente avanzato!

Invitiamo ad andare davanti ai cancelli le forze politiche e gli organismi che si dicono comunisti – da PC Rizzo a Potere al Popolo, il PRC e il PCL.. – e che hanno a cuore le sorti dell’azienda “dei fiorentini” e intendono difenderla senza farsi impressionare dalla repressione poliziesca e aziendale. Invitiamo a fare altrettanto al M5S e alla Lega, per dare seguito alle promesse di lotta alla delocalizzazione con cui hanno raccolto numerosi voti il 4 marzo: ora che sono forza di governo devono dare seguito a quanto detto e essere conseguenti nella pratica, se non vogliono perdere il seguito accumulato!

La sezione di Rifredi del P.CAR

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata