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Sul numero 7-8/2018 di Resistenza abbiamo pubblicato una intervista al Segretario Nazionale del P.CARC, Pietro Vangeli, in cui veniva presentato il V Congresso del P.CARC e fissata la data all’1 e 2 dicembre. I sommovimenti politici di questi mesi hanno spinto il Partito a rimandare il Congresso al 26 e 27 gennaio 2019 e ad approfondirne il contenuto, in particolare sul ruolo dei comunisti per allargare la breccia che le masse popolari hanno aperto nel sistema politico con le elezioni del 4 marzo scorso. Pubblichiamo una nuova intervista al compagno Pietro Vangeli, raccolta durante un incontro con la Redazione di Resistenza: si tratta di una “intervista collettiva” in cui le domande sono la sintesi delle questioni poste dai redattori e vengono esposte sotto forma di argomenti trattati.

Il contesto in cui si svolge il Congresso e il motivo del suo spostamento.
La Carovana del (nuovo)PCI ha costantemente analizzato il movimento politico che si è manifestato con una serie di eventi di grande o piccola portata e che presi uno staccato dall’altro sembrano casuali, accidentali: a livello internazionale l’elezione di Trump negli USA e di Macron in Francia, nel nostro paese l’esito delle elezioni amministrative dal 2012 in poi, l’esito dei referendum sull’acqua pubblica nel 2011 e sulla Costituzione nel 2016, l’esito delle elezioni politiche nel 2013 e nel 2018 e ne ha tratto una sintesi: sono tutte manifestazioni, quale che sia “il colore” che prevale momentaneamente, del distacco, dell’insofferenza e della ribellione delle ampie masse verso la classe dominante e il sistema di potere vigente. Un distacco e una ribellione che si “consumano” nel campo in cui dominava la classe dominante (elezioni assemblee elettive, referendum) con i collaudati riti e prassi della democrazia borghese, il teatrino della politica borghese, e che si aggiungono alle mille altre forme della resistenza spontanea delle masse popolari al corso della crisi generale del capitalismo e all’attuazione del programma comune della borghesia imperialista (la resistenza diffusa individuale e collettiva, al corso disastroso delle cose).
E’ un passaggio “storico”, la svolta della situazione politica in Italia come in ogni altro paese imperialista, non è una parentesi che si concluderà a breve e dopo cui “tutto tornerà come prima”, è una svolta nella relazione fra le due classi della società borghese, la borghesia imperialista e le masse popolari.
Prendendo atto di questo, ci siamo interrogati a fondo, grazie anche al prezioso contributo del (n)PCI, sulla natura della svolta politica in atto e dei suoi sviluppi. Abbiamo individuato e compreso la novità costituita dalla formazione del governo M5S-Lega, le potenzialità che la situazione offre ai fini dell’attuazione delle linea del Governo di Blocco Popolare (GBP). Adesso si tratta di individuare e comprendere altrettanto chiaramente il nostro ruolo di comunisti e la linea particolare che dobbiamo seguire. Mi concentro sulla situazione del nostro paese.
Abbiamo subito capito che il governo M5S-Lega non era e non è un “normale governo borghese”, anche se le forze che lo compongono sono forze borghesi, perché è il frutto della svolta politica in atto: è un governo che non ha la volontà e non si dà i mezzi per rompere con i vertici della Repubblica Pontificia e con la loro Comunità Internazionale, ma che se vuole anche solo provare a mantenere le promesse che i partiti che lo compongono hanno fatto e che sono in parte sintetizzate nel Contratto di governo, dovrà non solo entrare in collisione con “i poteri forti”, come vediamo in questi giorni rispetto alla legge finanziaria, ma anche chiamare le masse popolari alla mobilitazione per attuare quelle misure, perché altrimenti non ne avrà la forza. Abbiamo quindi capito che si tratta di un governo provvisorio, proprio perché per sua natura non può mantenere quello che ha promesso se non suscita la mobilitazione delle masse popolari. La sua azione in ogni caso è e sarà di spinta per l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari e spianerà la strada alla costituzione del GBP: se rientrerà nei ranghi dei vertici della Repubblica Pontificia, mostrerà alle masse popolari che non è possibile conciliari interessi antagonisti, quelli tra lavoratori e padroni, tra masse popolari e borghesia, tra ambiente e capitalismo e la spinta delle masse popolari che ha aperto la breccia il 4 marzo cercherà e troverà altre forme e strade per manifestarsi; se avanzerà nello scontro con i vertici della Repubblica Pontificia, dovrà farsi promotore su ampia scala della mobilitazione e organizzazione delle masse popolari. In ogni caso, è certo che non esistono le condizioni per cui i vertici della Repubblica Pontificia possano ritornare “a prima del 4 marzo”.
Ci siamo dunque interrogati su come dovessimo concretamente operare in questa fase. Fare quelli che “aspettano il governo al varco” per dimostrare che non è il governo di cui le masse popolari hanno bisogno oggi, ci avrebbe relegato all’attendismo e ci avrebbe impedito di intervenire sul movimento reale in atto; fare la parte di quelli che si pongono di principio contro il governo perché c’è Salvini o perché “non fa abbastanza di quello che ha promesso”, avrebbe portato anche noi comunisti, di fatto, sotto l’ombrello delle Larghe Intese e saremmo finiti, più a “sinistra”, al carro dei vari Bersani, Calenda, Fassino, Renzi, Berlusconi, ecc. ecc…. Tutti “campioni degli interessi delle masse popolari” adesso che sono all’opposizione, ma principali promotori dell’attuazione del programma comune della borghesia nei lunghi anni in cui si sono alternati al governo e negli anni in cui hanno governato insieme. Il nostro ruolo non poteva neppure limitarsi al sostegno incondizionato al governo M5S-Lega per l’attuazione delle misure progressiste che hanno promesso: avrebbe significato mentire alle masse popolari sulla sua natura contraddittoria e sul suo effettivo ruolo, avremmo seminato illusioni e in definitiva avremmo favorito quella mobilitazione reazionaria di cui Salvini è promotore (badate, è promotore, ma senza inventarsi niente… le sparate reazionarie di Salvini sono solo la prosecuzione del programma comune attuato da PD e Forza Italia con le anime belle della sinistra borghese che chiudevano ora uno e ora tutti e due gli occhi…). Abbiamo capito da subito che avremmo dovuto usare la formazione e l’azione del governo Di Maio-Salvini per promuovere e sostenere la mobilitazione delle masse popolari per pretendere e imporre al governo l’attuazione delle misure a loro favorevoli e per contrastare, impedire, violare le misure che invece sono favorevoli ai capitalisti e ai ricchi, le misure reazionarie. In questi ultimi mesi abbiamo fatto un passo ulteriore: abbiamo capito che dobbiamo seguire con maggiore dettaglio quello che il governo fa o non fa, confrontarlo con le misure previste dal Contratto di governo e usare l’opera del governo per spingere avanti l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari. Abbiamo cercato e trovato la strada per “andare più a fondo” nell’intervento con gli eletti del M5S, con la base di attivisti e militanti di M5S e Lega e con le masse popolari che li hanno votati, distinguendo queste ultime, in particolari gli operai delle grandi aziende, dai militanti ed esponenti politici, distinguendo i militanti del M5S da quelli della Lega. Le settimane passate sono state ricche di sperimentazioni, di scoperte e di conferme, di esperienze condotte “da comunisti” su singoli individui e settori popolari con cui abbiamo imparato a trattare a partire dal loro ruolo e valore oggettivo. A titolo di esempio: il 20 ottobre eravamo in piazza a Roma con Potere al Popolo e USB per le nazionalizzazioni, ma eravamo anche a Italia a 5 Stelle per portare e sostenere gli esponenti delle organizzazioni operaie e popolari sulle vertenze aziendali (FCA, exLucchini) o sulle questioni della sanità pubblica, dei morti per l’uranio impoverito; siamo presenti alle molte manifestazioni antirazziste degli ultimi mesi e interveniamo contemporaneamente in quegli ambiti in cui la Lega chiama a raccolta le masse popolari che l’hanno votata.
In questo sommovimento oggettivo (la situazione politica, la svolta, la breccia) e soggettivo (la sperimentazione che abbiamo fatto noi, l’assunzione del ruolo di comunisti che sono agenti della trasformazione e non “grilli parlanti” che giudicano cosa è buono e cosa no o se ne stanno alla finestra ad aspettare o a imprecare) abbiamo anche deciso di spostare la data del V congresso al 26 e 27 gennaio. Principalmente per coinvolgere tutto il corpo del Partito nella comprensione della particolarità ed eccezionalità della svolta politica in corso e dell’importanza che ha per avanzare nella lotta per il GBP e per il socialismo. Il Partito doveva e deve discutere apertamente e approfonditamente, affrontare i dubbi e le incertezze per consolidare l’unità ideologica e per dare gambe più solide alla discussione congressuale.
Voglio precisare un aspetto. I lavori del V Congresso sono inquadrati alla luce della situazione corrente, ma non derivano da essa. Tutto il ragionamento (analisi, linea, compiti) sul governo M5S-Lega attiene alla tattica, ma noi distinguiamo la tattica dalla strategia. Mi spiego meglio: la linea tattica della Carovana del (nuovo)PCI, costituire il GBP come tappa per avanzare nella rivoluzione socialista, si inserisce nella strategia della Guerra Popolare Rivoluzionaria. La strategia rimane ferma, la tattica cambia, e deve cambiare, a seconda della fase politica e delle sue caratteristiche: la tattica deve essere al servizio della strategia. Oggi la tattica considera la formazione, l’installazione e l’opera del governo M5S-Lega ai fini della creazione delle condizioni per la costituzione del GBP. Se il governo M5S-Lega dovesse cadere nelle prossime settimane o se dovesse cambiare natura e ruolo, la nostra tattica dovrà cambiare e adeguarsi all’evoluzione della situazione politica. Noi siamo molto diversi dal M5S e siamo in netto antagonismo con la Lega di Salvini, legata da mille fili al sistema di potere della Repubblica Pontificia e che ha partecipato assieme a Berlusconi all’attuazione del programma comune della borghesia (e partecipa ancora in diverse regioni e amministrazioni locali). Non siamo sostenitori o avversari di questo governo “per partito preso”, ci rapportiamo ad esso come a un “dato di fatto” da cui trarre il massimo vantaggio per il GBP, sfruttando ogni appiglio che questa situazione offre. Può essere, è nella natura delle cose, che la situazione politica cambi drasticamente e che la borghesia imperialista riesca davvero a mobilitare in senso reazionario la parte più attiva delle masse popolari: in quel caso anche la tattica del GBP sarebbe superata dai fatti e noi comunisti dovremo considerare la via per la rivoluzione socialista alla luce della nuova situazione. Per il momento la borghesia imperialista è in grave difficoltà e il governo M5S-Lega ne è una manifestazione, altro che “moderno fascismo”. Per il momento, ragioniamo su questi fatti e su come i comunisti possono giovarsene per promuovere l’organizzazione e la mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari, per costituire il GBP e per avanzare nella rivoluzione socialista.

I contenuti del Congresso.
Quelli che già avevamo individuato come i temi principali del Congresso sono confermati e anzi l’esperienza di queste ultime settimane ci permette di capire meglio che essi sono i temi principali su cui arrivare a una sintesi e definire le linee di sviluppo. Il Congresso, i documenti congressuali e lo Statuto non sono “un fine”, ma uno strumento per l’azione: ci siamo presi il tempo necessario per dare ulteriore contenuto ai lavori congressuali e in effetti tutto il corpo del Partito, a vari livelli, sta facendo un’esperienza che arricchirà la discussione e permetterà di andare più in profondità. Ci concentriamo su tre aspetti:

1. La centralità del lavoro sulle organizzazioni operaie e popolari come il centro del consolidamento, del rafforzamento e dello sviluppo del nuovo potere delle masse popolari organizzate nel nostro paese. A quanto ho già detto rispetto alla breccia che le masse popolari hanno aperto nel sistema politico della borghesia imperialista, va aggiunto l’aspetto soggettivo. Cito qui l’analisi del (nuovo)PCI che afferma “Nel nostro paese ci sono già oggi due poteri. Uno è il potere dei capitalisti. (…) L’altro è il potere delle masse popolari organizzate e in qualche misura già aggregate attorno al partito comunista. È un potere che esiste solo dove il Partito è già abbastanza radicato. Esiste a macchie di leopardo, in punti territorialmente isolati ma che operano secondo una linea e un piano comuni. Ma la resistenza delle masse popolari al potere dei capitalisti, il terreno da cui far nascere il nostro potere, è dovunque.” (vedi editoriale – ndr).
Ebbene il nostro compito è l’individuazione di embrioni di organizzazioni operaie e popolari (sono il lavoratori e gli elementi avanzati delle masse popolari che vogliono o sono alla ricerca di una collocazione nella lotta di classe in corso), la costruzione di organizzazioni operaie e popolari, il rafforzamento di quelle esistenti, la formazione e la direzione su di esse affinché agiscano da nuove autorità pubbliche, cioè si occupino delle sorte delle aziende, del territorio, delle scuole, della cultura e via via allarghino la loro azione, si colleghino con altri organismi che si mobilitano, che costringano il governo e le amministrazioni locali a prendere misure concrete e che le attuino direttamente.
Dobbiamo diventare esperti nel padroneggiare il materialismo dialettico: partire dal ruolo sociale che le organizzazioni operaie e popolari oggettivamente hanno, vedere quello che sono già e quello che non sono ancora, ma possono diventare grazie alla nostra opera. Dobbiamo imparare a diventare insegnanti e promotori di una visione di insieme che apre a ogni organismo la strada per intervenire a 360 gradi, oltre la specifica causa per cui esso si è costituito e su cui opera. Abbiamo fatto molta strada negli scorsi anni, in particolare dal IV Congresso (2015), abbiamo imparato a vedere la realtà oltre ciò che appare alla lente deformata della concezione della borghesia (il suo sistema di intossicazione e diversione delle mente e dei cuori) e della sinistra borghese (“non si muove niente, nessuno si mobilita, non ci sono spunti”) e abbiamo imparato a “mettere le mani in pasta”. Il passo che dobbiamo compiere riguarda il saper individuare, caso per caso e contesto per contesto, i passi concreti che dobbiamo far compiere agli embrioni e agli organismi di organizzazione operaia o popolare che già esistono. Gli esempi sono davvero tanti, in questo senso, e ne faccio solo uno: il GTA di Gratosoglio, a Milano. Mi si chiede se è già una nuova autorità pubblica, perché prende autonomamente iniziativa per mobilitare i disoccupati e bonificare il quartiere dall’amianto, o se non lo è ancora, perché in questa attività non riesce a coinvolgere le ampie masse… La risposta è che in parte è già nuova autorità pubblica (occupa e gestisce uno spazio, prende misure direttamente, ecc). Quindi il “non è ancora, ma può diventare” non dipende dalla spontanea spinta o dalla spontanea comprensione della situazione dei singoli promotori di GTA, ma dall’intervento che facciamo noi comunisti per portare GTA a occuparsi non solo dell’amianto, ma del degrado del quartiere più in generale, dell’abbandono delle periferie, del degrado materiale e anche morale a cui questo abbandono condanna gli abitanti, dell’intervento che facciamo noi comunisti per legarlo ad altre esperienze cittadine, regionali e nazionali, per fargli assumere un ruolo rispetto ai milioni di proletari che hanno votato M5S e Lega affinché non “aspettino e sperino”, ma si organizzino e si mobilitino, verso l’amministrazione comunale di “sinistra” di Sala&C, verso il consiglio di municipio, ecc. Guardate: non è in discussione che GTA debba diventare in un mese il “grande organismo che tutto fa e a tutto pensa”, questo sarebbe irrealistico… ma un passo avanti per GTA, uno per la Casa Rossa Rossa di Sesto San Giovanni (MI), uno per il Comitato Vele di Scampia (NA), uno per il Comitato Salute Pubblica di Massa e di Piombino, uno per la Consulta per la Salute di Napoli, uno per il Comitato contro l’allargamento di Camp Derby, uno per l’organismo operaio della Piaggio di Pontedera, della ex Lucchini di Piombino, dei lavoratori Trenord, ecc, ecc. Un passo avanti che possiamo portare ognuno di essi a fare dal livello a cui sono oggi, questo mette in moto un processo di ampia portata, vasto, profondo che contribuisce alla costruzione del nuovo potere nel nostro paese. Il passo più semplice (ma anche di prospettiva, grazie all’azione di noi comunisti) è il collegare e sviluppare il coordinamento di queste esperienze, diverse per contenuto, ma unite dalla spinta a costruire un sistema diverso di vita e di gestione della società, questo è la base del nuovo potere delle masse popolari che avanza. In tutto questo l’aspetto decisivo è il coinvolgimento della classe operaia.

2. La costruzione del P.CARC come partito di quadri e di massa. Il centro della questione è che per svolgere efficacemente il compito di promuovere la costituzione del GBP, il P.CARC ha bisogno di combinare due movimenti: il primo è allargare le relazioni fra il movimento comunista cosciente e organizzato e la classe operaia e le masse popolari; il secondo è elevare la qualità dei suoi dirigenti e quadri affinché siano maggiormente in grado di dirigere, orientare, educare e organizzare i membri del Partito, i collaboratori e i simpatizzanti e, via via, il vasto campo degli operai, dei lavoratori e degli elementi avanzati delle masse popolari, che sono il tramite verso le ampie masse. Fra i due movimenti che sono dialetticamente legati, questo secondo è quello principale e dipende interamente da noi. Non ha senso ed è profondamente sbagliato che i comunisti imprechino contro l’arretratezza o la scarsa combattività delle masse. Quando un comunista sostiene queste tesi maschera il suo opportunismo o il suo basso livello di adesione alla causa del comunismo). Solo se si eleva il livello intellettuale e morale dei quadri il Partito può allargarsi e andare verso le ampie masse. L’esigenza dell’allargamento del Partito attiene anche alla situazione oggettiva: ci sono molti compagni e molte compagne che hanno “la bandiera rossa nel cuore” che, delusi e frustrati dalle esperienze nei pariti della sinistra borghese, cercano una collocazione e un ambito a cui portare il loro contribuito e contrastare il disfattismo che li spinge a ritirarsi a vita privata. Allo stesso modo, ci sono molti elementi avanzati, operai, lavoratori, donne e giovani delle masse popolari che pur non avendo un legame ideale con il vecchio movimento comunista, sono preoccupati o indignati per il corso delle cose, si rendono conto della necessità di trasformare la società e sono propensi a impegnarsi. Incontriamo in questi mesi molti individui del primo e del secondo tipo. Ma incontrarli non è sufficiente: occorre che impariamo a dare loro risposte in termini intellettuali, morali e pratici, che impariamo a coinvolgerli, a capire quale contributo possono già dare e da dove partire, impariamo a vedere quello che sono e quello che ancora non sono, ma possono diventare grazie al legame con la Carovana del (n)PCI. La politica attiva di allargamento del Partito che abbiamo sperimentato e il cui bilancio e sviluppo portiamo al Congresso ci dimostra anche una cosa estremamente importante: come la società capitalista marcia oggettivamente verso il socialismo, così gli elementi più avanzati delle masse popolari cercano una collocazione in questo processo oggettivo. Incontriamo e abbiamo a che fare con persone molto diverse da noi, da quello che siamo oggi e a maggior ragione da quello che siamo stati in passato. Quindi sì, a ognuno di loro il Partito propone una trasformazione intellettuale e morale, che in genere inizia dalla pratica, ma l’aspetto principale è che i dirigenti del Partito si trasformino come comunisti per essere adeguati educatori, formatori e organizzatori capaci di raccogliere e dirigere questo processo. Per i quadri del Partito è richiesto un processo di riforma intellettuale e morale per contrastare l’influenza della classe dominante fra le nostre file e le tre trappole con cui la borghesia cerca di impedire che le masse popolari dedichino le loro risorse e le loro migliori forze alla lotta di classe e alla rivoluzione socialista (1. la cultura dell’evasione dalla realtà, la confusione e l’intossicazione delle coscienze; 2. le attività correnti con cui viene saturato il tempo libero; 3. il mondo virtuale di immagini, attività, parole, suoni giochi e chiacchiere su tutto e su niente e soprattutto senza conclusione, disponibile via Internet e alla portata di ogni individuo). Le tre trappole riguardano tutte le masse popolari, ma la lotta contro di esse riguarda in primo luogo i comunisti.

3. La propaganda del socialismo. Tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora e la linea stessa del GBP, sarebbero riassumibili nei bei sogni del riformismo piccolo borghese se non fossero strettamente legati alla rivoluzione socialista che è in corso e all’instaurazione del socialismo. Su questo due precisazioni: la prima riguarda il fatto che la rivoluzione socialista non è una volontà dei comunisti, ma è l’azione pratica che essi svolgono per liberare dagli ostacoli il movimento oggettivo della società, che va già verso il socialismo, ma che senza l’azione cosciente del partito comunista che dirige la classe operaia e le masse popolari non può evolversi. Spontaneamente il capitalismo produce le condizioni per il socialismo e su quella via spinge la società intera, ma senza rivoluzione socialista il socialismo non si afferma, non cade dal cielo. La seconda precisazione riguarda cosa si intende per socialismo: non un generico miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari, non un governo della direzione della politica sull’economia, non la redistribuzione della ricchezza. Socialismo è la combinazione di tre aspetti: la dittatura del proletariato, la gestione collettiva delle aziende che oggi sono capitaliste, la crescente partecipazione delle masse popolari nella gestione della società e del paese. O noi comunisti impariamo a fare una efficace propaganda del socialismo o la nostra azione si confonde, si scioglie e si mescola alla confusione prodotta dalla sinistra borghese e dalla stessa borghesia imperialista. In tanti oggi parlano di “rivoluzione”, ma quale rivoluzione? La Rivoluzione Civile di Ingoria? La Rivoluzione del Mezzogiorno di De Magistris? La Rivoluzione fiscale degli autonomisti? La Rivoluzione etnica dei suprematisti razziali? La rivoluzione industriale 4.0 dei capitalisti? Noi costruiamo la rivoluzione socialista e la facciamo avanzare fino all’instaurazione del socialismo. Non è una questione di parole, ma di contenuto, di indirizzo, di orientamento e di prospettiva.
Questi sono in estrema sintesi i temi principali del V Congresso del P.CARC. Poi ci sono altre questioni connesse, anch’esse importanti.

La sovranità nazionale.
La rivoluzione socialista è strettamente legata alla sovranità nazionale. Chiariamo il concetto: chi parla di sovranità nazionale senza legarla alla rivoluzione socialista o in alternativa alla rivoluzione socialista è un ignorante o è un imbroglione. Non esiste alcuna possibilità di vera sovranità nazionale senza la dittatura del proletariato, ogni tentativo di affermare la sovranità nazionale senza la dittatura del proletariato è in realtà, o finisce con l’essere nella pratica, infeudamento del paese a uno o all’altro dei gruppi imperialisti internazionali. Seconda questione: chi parla di rivoluzione internazionale (in nome di una deformazione dell’internazionalismo proletario) e tralascia la questione della sovranità nazionale o addirittura affibbia il titolo di “nazionalista e reazionario” a chi la promuove, sta in verità cercando una strada o una scusa per non fare la rivoluzione socialista nel proprio paese, per nascondere il proprio opportunismo dietro al fatto che la rivoluzione è mondiale o non è. La rivoluzione mondiale è esistita ed esiste solo nelle fantasticherie dei trotzkisti. Quello che è esistito ed esiste la rivoluzione socialista nazionale e l’internazionalismo proletario. Questa non è solo la posizione del P.CARC e più in generale della Carovana del (nuovo)PCI, questo è un insegnamento che deriva direttamente dall’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale su cui non ci sono spazi di messa discussione o di chiacchiere inutili.
Il 2019 ricorre il Centenario dell’Internazionale Comunista (1919-1943): la sua opera chiarisce per intero e senza alcun dubbio la relazione fra il patriottismo rivoluzionario proprio del movimento comunista, che ha animano il Partito Bolscevico, il Partito Comunista Cinese e la miriade di partiti e organizzazioni che hanno lottato per l’indipendenza e l’autodeterminazione nazionale in tutto il mondo, e l’internazionalismo proletario; allo stesso modo chiarisce il carattere controrivoluzionario e borghese delle teorie sulla rivoluzione permanente e sulla rivoluzione internazionale.
Noi comunisti italiani abbiamo un compito: fare la rivoluzione socialista in Italia. E spezzare così la catena della Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti, del Vaticano e delle Organizzazioni Criminali. In questa opera e nell’opera di edificazione del socialismo in un paese imperialista siamo indissolubilmente uniti con i milioni di proletari che vivono e lavorano in Italia, quale sia la loro provenienza ed etnia. E in questa opera offriamo il più alto contributo di solidarietà proletaria internazionale alle masse popolari di tutti i paesi imperialisti e di tutti i paesi oppressi. In definitiva, e concludo, chi non si occupa del proprio paese non può o non vuole occuparsi delle cose del mondo.

Distinzione e combinazione fra i due partiti comunisti fratelli della Carovana del (nuovo)PCI.
La Carovana ha scritto molto in proposito, in particolare negli ultimi 3 anni, e nel P.CARC abbiamo sperimentato la traduzione dei criteri e dei principi generali in varie forme. Qui non aggiungo particolari elementi che riguardano gli aspetti teorici, mi limito a riportare una sintesi esposta da Ulisse, il Segretario generale del Comitato Centrale del (nuovo)PCI: Il P.CARC e il (nuovo) PCI lavorano entrambi a rafforzare la costruzione del nuovo potere. Il P.CARC partendo dalla resistenza delle masse popolari alle malefatte dei padroni; Il (n)PCI partendo dall’alto, dalla concezione comunista del mondo e dal movimento comunista internazionale. Credo che questa sintesi spieghi bene che, partendo da punti diversi, P.CARC e (nuovo)PCI operano per lo stesso obiettivo e si rafforzano a vicenda nel perseguirlo.

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