228 Visite

Rilanciamo di seguito alcuni esempi di organizzazioni popolari napoletane che, in vario modo, si stanno mobilitando per incalzare il governo M5S/Lega.

Il primo esempio viene dal Comitato San Gennaro, un’organizzazione popolare di cui varie volte abbiamo trattato nella nostra Agenzia Stampa, che sta conducendo una battaglia da circa due anni per non far chiudere l’ospedale come il piano regionale vorrebbe. La battaglia ha portato alla stesura di un cronoprogramma per l’apertura di una serie di reparti e ambulatori (circa 40 posti letto) sottoposto a controllo popolare.

Il comitato ha deciso di incalzare il “governo del cambiamento” studiando il contratto di governo e richiedendo dal basso che le parti più progressiste di tale contratto in tema di Sanità fossero applicate e, nel caso, di alimentare la mobilitazione dal basso affinchè alle promesse seguano fatti concreti e misure concrete.

L’azione concreta portata a termine è stata quella di occupare la direzione sanitaria dell’ospedale e inviare un messaggio diretto al Ministro della Salute, Giulia Grillo, inviando anche un messaggio di sostegno e incoraggiamento al Comitato cittadino in difesa del Paolo Merlo di Cagliari, altra esperienza di cittadini in occupazione all’interno di un ospedale per impedirne la chiusura.

Si tratta di una chiara operazione che rafforza la mobilitazione per allargare la breccia che le masse popolari hanno aperto il 4 marzo votando in massa Movimento 5 Stelle e Lega contro i partiti delle Larghe Intese (che fino ad oggi hanno mandato il paese in rovina attuando un programma di lacrime e sangue per le masse popolari). L’esempio del San Gennaro è utile per comprendere come M5S e Lega abbiano con questo contratto firmato una cambiale in bianco con le masse popolari del nostro paese cui devono dar seguito se non vogliono saltare per aria: questo è il punto debole del governo che bisogna far valere per alimentare, rafforzare e imporre il volere delle organizzazioni operaie e popolari di tutto il paese.

Il secondo esempio arriva dal collettivo Galleri@rt, un’organizzazione popolare che si occupa della partecipazione delle masse popolari alla gestione della vita culturale e aggregativa e dell’uso sociale e popolare del patrimonio pubblico e monumentale della città. La Galleria Principe di Napoli è il luogo che quest’organismo ha occupato ridandolo alla città e liberandolo dal degrado e dall’abbandono a cui le istituzioni lo hanno relegato per anni.

Negli ultimi mesi la Galleria Principe di Napoli ha subito dei crolli dovuti all’incuria e ai pessimi lavori di ristrutturazione portati avanti dall’Amministrazione Comunale. A causa di questi crolli l’unica risposta arrivata dalle istituzioni è stata la chiusura del bene monumentale lasciando fuori dal proprio spazio gli attivisti e i membri dell’organismo che l’hanno animata negli ultimi anni.

L’operazione messa in campo dall’organismo è stata quella di aprire i cancelli della Galleria, farvi ingresso e installare al suo interno uno striscione che intima la riapertura dello spazio. La forza di questa battaglia ha consentito anche di chiamare in causa il Movimento 5 Stelle, forza oggi al governo del paese, tanto che all’azione ha partecipato anche il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Matteo Brambilla, che ha sostenuto Galleri@rt e le ragioni di chi si batte sui territori per spazi di aggregazione e partecipazione popolare alla cultura. A seguire il video della giornata.

Gli esempi appena mostrati sono la dimostrazione pratica della vivacità e della tendenza crescente delle masse popolari a resistere alla crisi del sistema capitalista, sono esempi che smentiscono praticamente tutti i corvi e gli avvoltoi che fanno da cassa di risonanza alle tesi disfattiste della classe dominante: “le piazze sono vuote”, “siamo in un moderno fascismo”, “non ci resta che sperare in tempi migliori” ecc.

A noi comunisti interessa solo in seconda istanza se la classe operaia e le masse popolari si mobilitano per chiedere al governo M5S – Lega di mantenere le promesse, per chiedere misure urgenti per fare fronte alla crisi o si mobilitano per cacciare il governo da cui sono deluse o in cui non hanno mai avuto fiducia. L’aspetto decisivo è che la breccia che le masse popolari hanno aperto con le elezioni del 4 marzo sia allargata e che dalle urne arrivi nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri, nei paesi e nelle città. Così facendo la breccia si allargherà sempre di più e via via la parte più organizzata delle masse popolari inizierà a fare direttamente, ad attuare autonomamente, di sua iniziativa, senza più rivolgersi alle autorità e alle istituzioni, le misure che ritiene necessarie per fare fronte agli effetti della crisi, cominciando a porsi come organizzatrice di quella parte di masse che non è ancora organizzata.

Questo è il movimento che i comunisti devono sostenere e promuovere per fare dell’esperienza pratica quella scuola di comunismo attraverso cui la classe operaia e le masse popolari comprendono, aderiscono e imparano a combattere la guerra popolare rivoluzionaria e a vincere. Quanto più la mobilitazione delle masse popolari si innesta e si lega alla rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato, tanto più il carattere della loro mobilitazione cambia di senso: dalla difesa passa all’attacco.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata