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Comunicato della Segreteria Federale Campania

Basta con i piagnistei e l’attendismo

Mettiamo al centro gli interessi delle masse popolari

Costringiamo il governo M5S-Lega e rispettare le promesse!

Napoli, 26.10.18

Il 24 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il Decreto Salvini sulla sicurezza e l’immigrazione che, oltre ad eliminare il permesso di soggiorno per motivi umanitari favorendo così il mercato di schiavi a favore di padroni e padroncini nostrani, prevede l’inasprimento delle pene per il reato di occupazione abusiva (fino a 4 anni di carcere) e per il blocco stradale (fino a 6 anni di carcere). Chiara è la politica aspramente repressiva contro chi lotta per il diritto alla casa, per gli spazi di aggregazione popolare e, non ultimo, per la difesa dei posti di lavoro (decine e decine sono le fabbriche occupate e migliaia i blocchi stradali che si fanno ogni anno nel nostro Paese per rivendicare diritti e poteri).

Di fronte a questa situazione la sinistra borghese fa opera di denuncia e grida allo scandalo, come se i precedenti governi non avessero adottato anch’essi misure simili, quando non peggiori. Si lamenta del governo in carica additandolo come “moderno fascismo”, senza comprendere la breccia apertasi con il voto del 4 marzo scorso nello schieramento di istituzioni, organismi e uomini politici che va da Forza Italia al PD e ai rispettivi gruppi fiancheggiatori (le Larghe Intese) e che da quarant’anni a questa parte ha applicato in Italia il “programma comune” della borghesia imperialista; senza considerare la natura e il carattere provvisorio del governo M5S-Lega, dato da una parte dalla necessità di mantenere il consenso elettorale sul quale poggia e, quindi, al rispetto delle promesse progressiste fatte in campagna elettorale e, dall’altra, dalle pressioni cui dall’UE, dalla BCE e, più in generale, della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, statunitensi e sionisti e dei suoi affiliati e agenti in Italia che fanno e faranno di tutto distruggere il consenso elettorale che li ha costretti a venire a un accordo con il M5S e ad accettare il “governo del cambiamento”;  senza capire, in definitiva, che la lotta è in corso e attiene e dipende esattamente dalla mobilitazione delle masse popolari, in un verso oppure nell’altro, nel costringere questo governo ad osservare le promesse con le quali è stato eletto e rompere, così, con la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, statunitensi e sionisti o ad essere riassorbito nel quadro di quelle compatibilità e cadere. Abbaia al fascismo, la sinistra borghese. Senza distinguere provvedimenti favorevoli alle masse popolari che il governo è costretto a prendere per mantenere il suo consenso da quelli antipopolari e antisociali che lo stesso governo prende poiché vincolato dal compromesso con le Larghe intese con cui non si decide a rompere. Agita parole precise, la sinistra borghese, rendendole vuote di significato, inflazionate (“fascismo” significa un preciso modello di organizzazione produttiva, sociale e politica di un regime terroristico della borghesia). Fa sensazionalismo per raccattare qualche manciata di voti alle prossime elezioni, unico orizzonte che la sinistra borghese concepisce. Il rischio è quello dell’“A lupo! A lupo!”. Storiella di cui tutti conosciamo il finale triste.

La sinistra borghese nostrana, a Napoli, città laboratorio sociale nel bene e nel male, non fa eccezione. La maggioranza alla guida dell’Amministrazione Comunale di Napoli, composta da diverse anime, ha fatto e fa grandi proclami contro le politiche reazionarie di Salvini e schernisce, con battute e paradossi, Di Maio. Per la sinistra borghese M5S e Lega sono sullo stesso piano, fingendo di ignorarne storia, natura e seguito tra le masse popolari. Poi, però, ci sono i fatti. Che mettono a zero la parola. E nei fatti né De Magistris né la sua maggioranza affrontano il governo e le sue politiche che tanto criticano, di cui tanto dicono, che condannano o che scherniscono. Cosa sta facendo il nostro sindaco e la sua maggioranza progressista e illuminata per contrastare concretamente le misure reazionarie del governo come quelle contenute nel Decreto Salvini e nel Mille Proroghe? La domanda è retorica e risposta scontata. Tutti troppo impegnati, in questi giorni, nella canea dell’annunciato “rimpasto di giunta”. Scontri tutti interni alla maggioranza amministrativa che appaiono come “scontri personali” e vengono raccontati come tali: l’attacco della consigliera ex DemA Bismuto alla consigliera forse presto assessore DemA De Majo, la querela di una consigliera M5S a Giordano, dello staff della De Majo, con annessa e paradossale proposta di far chiudere il Consiglio Comunale al pubblico e via dicendo. Di tutto, pur di non mettere al corrente le masse popolari dei reali interessi e delle reali implicazioni che corrisponderanno al rimpasto di Giunta.

Nel frattempo, realtà sociali che, nel tempo, hanno dimostrato come potessero essere recuperati e restituiti all’uso pubblico a spese zero per il Comune spazi abbandonati ad un decadimento inaccettabile, stante l’incuria della Pubblica Amministrazione e l’assenza di qualsiasi progetto effettivo per la tutela ed il ripristino funzionale e, pertanto, esposti al rischio di speculazione ad uso privato di qualche facoltoso compratore di un patrimonio pubblico in odore di vendita e svendita per far fronte al dissesto finanziario delle casse comunali, si trovano, oggi, a dover fare i conti con fatti e situazioni ben lontani dai proclami e dagli impegni presi a chiacchiere dagli amministratori o a dover registrare l’imbarazzo del loro silenzio.

La Galleria Principe di Napoli, ad esempio, è chiusa ormai da mesi (perché i lavori fatti in precedenza si sono rivelati inefficaci nonostante i soldi spesi), creando una situazione in cui i privati assegnatari di spazi in quel contesto non solo non pagano affitti di sorta ma stanno accumulando crediti importanti verso l’Amministrazione sulla quale si rivarranno a ulteriore danno delle economie pubbliche, mentre gli attivisti sociali che, fin da 2013, avevano riqualificato la Galleria a titolo volontario e gratuito gli spazi, riabilitandola alla fruizione pubblica, sono all’oggi costretti fuori dei cancelli. L’occupazione ad uso abitativo del palazzo di Piazza Miraglia è sostanzialmente sotto sgombero, vanificando le trattative avviate dalla campagna per il diritto all’abitare “Magnammece ‘O Pesone” con il Comune di Napoli mesi fa in cui l’Amministrazione si era fatta garante di una soluzione per gli occupanti nella diatriba con la Curia e i privati che su quel palazzo avevano e hanno progetti di speculazione immobiliare. O, ancora, a Scampia, dove si è rischiato che saltasse il progetto di riqualificazione urbana studiato e varato dallo storico Comitato Vele assieme all’Amministrazione Comunale stessa, che dovrà comportare, a suon di lotta, l’inserimento al lavoro per centinaia di disoccupati del quartiere ricorrendo al dispositivo della cosiddetta “clausola sociale”.

I collettivi organizzati, le organizzazioni popolari che sono attive nella lotta per il diritto all’abitare e per gli spazi di aggregazione oggi incalzano ancora poco l’Amministrazione e molto poco gli esponenti del Governo o della maggioranza eletti nei nostri territori, se non con piccole azioni o manifestazioni di protesta. Certo che in un clima di crisi generale (economica, politica, sociale e ambientale) non è semplice orientarsi a dare battaglia, perché più forti sono anche i timori di perdere ciò che si è già conquistato con anni di lotte e sacrifici. Restare a guardare, però, come evolverà la situazione non potrà che peggiorare le cose. È una illusione credere che sia possibile salvaguardare solo il piccolo orticello senza retrocedere prima, franare poi. Le organizzazioni operaie e popolari o giocano d’attacco e riprendono l’iniziativa in mano oppure perderanno pezzi e saranno spinte ad affidarsi al politicante di turno per salvare qualcosa. Sono storie già viste e che non portano lontano. D’altro canto, se si indebolisce o ristagna il fronte delle organizzazioni operaie e popolari che si occupano della costruzione di un modello diverso di società, se queste non avanzano nell’imparare ad agire come Nuove Autorità Pubbliche che organizzano parti crescenti della vita sociale collettiva delle masse popolari, la riproduzione anche al loro interno di fenomeni di abbrutimento propri alla crisi della società borghese sarà inevitabile. È stato questo, ad esempio, il caso denunciato dal movimento Non Una di Meno in uno dei palazzi dove anche il Partito dei CARC ha una sede: una grave aggressione ai danni di una compagna, un tentativo di violenza. La mancanza di iniziativa politica complessiva in spazi occupati come la Schipa genera anche queste situazioni, perché questa mancanza significa non alimentare la costruzione di comunità politiche e sociali di segno diverso rispetto all’individualismo dilagante e alla violenza della sopraffazione che sono alla base della società borghese in cui viviamo. La mancanza di una progettualità collettiva che vada oltre la singola vertenza e la soddisfazione dei bisogni primari, che osa guardare alla costruzione di un futuro diverso e di una società fondata su principi economici, politici e sociali diversi, solidali, giusti, ebbene questa mancanza genera mostri e rigetta le contraddizioni del nemico di classe nel nostro campo.

Bisogna, dunque, alzare il livello di discussione e della lotta. La situazione generale in cui siamo immersi è favorevole alla trasformazione per cui ci battiamo, il superamento della società borghese. È questo, in definitiva, il compito che attiene ai comunisti.

È necessario maggiore coordinamento tra chi oggi lotta per il lavoro, chi lotta per la casa, chi lotta per gli spazi sociali di aggregazione. È necessario che ogni organismo, collettivo, movimento, organizzazione, esca dal proprio perimetro per confrontarsi con altri e ragionare di prospettive e azioni comuni, oltre che di solidarietà reciproca. Il Comitato Vele, in questo senso ed in trent’anni di lotta è stato ed è un’avanguardia che indica una strada a quanti vogliono riconquistare “tutto”: uscire da Scampia, portane l’esempio di organizzazione e lotta al resto della città, è la chiave per rafforzare l’organizzazione e la lotta a Scampia e a Napoli!

Bisogna prendere esempio dagli operai della Bekaert di Figline Valdarno (FI), che hanno tenuto aperta la fabbrica che i padroni volevano chiudere e chiamato in causa il vicepremier Di Maio costringendolo a prendere impegno nel reinserire la cassa integrazione per cessata attività che il Jobs Act aveva eliminato, oltre a impegnarsi a sostenere gli operai nella battaglia per tenere aperta l’azienda e trovare un nuovo compratore.

Bisogna fare come gli operai delle ex acciaierie Lucchini di Piombino che hanno “fatto irruzione” nella festa nazionale del M5S a Roma, lo scorso 20 e 21 ottobre, con l’obiettivo di incalzare direttamente gli esponenti del Governo perché rispettassero impegni presi pubblicamente consegnando loro propri documenti e lettere aperte.

O i lavoratori di Campania Ambiente e Servizi, proprio a Napoli, che hanno inchiodato Di Maio alle sue responsabilità di Ministro dello Sviluppo Economico affinché imponesse al Presidente della Regione Campania De Luca la ricapitalizzazione dell’azienda partecipata, oggi, così, salva.

Così come esempio migliore è arrivato forse proprio dal Comitato Vele e dal Cantiere 167 di Scampia, che più volte hanno chiamato in causa candidati ed eletti del M5S affinché prendessero concretamente impegno sulla riqualificazione del quartiere. L’hanno fatto con scioperi alla rovescia, un presidio/incontro direttamente con Di Maio, le tante assemblee al Cantiere 167. Un lavoro prezioso che mostra come sono le organizzazioni operaie e popolari che, quando si organizzano e si coordinano, possono imporre misure e provvedimenti e piegare le Istituzioni agli interessi generali delle masse popolari.

Bisogna fare come ha fatto il Comitato San Gennaro occupando la direzione sanitaria dell’ospedale e facendo un appello pubblico al Ministro della Salute, Grillo, a confrontarsi con i comitati popolari e applicare quello che il contratto di governo prevede rispetto alle assunzioni nell’ambito della Sanità e alla manutenzione dei presidi ospedalieri e ambulatoriali del nostro paese.

È quello che hanno fatto anche alcuni esponenti del Meetup di Bagnoli, lo scorso 21 ottobre, che, armati di lettera aperta al Ministro per il Sud Barbara Lezzi, megafono e volantini hanno pubblicamente chiesto spiegazioni a ministri, parlamentari e consiglieri locali su quale fosse il futuro di Bagnoli e quanto preoccupanti siano gli sviluppi emersi in merito all’incarico di commissariamento dato a Floro Flores.

È decisivo elaborare e sviluppare azioni di qualità che spingano questo governo a rispettare le promesse elettorali e che ribaltino le parti reazionarie del contratto di governo: azioni di lotta e picchetti sotto casa di Di Maio, Fico e degli altri esponenti del governo, organizzazione di momenti di bilancio della lotta per il diritto all’abitare all’interno degli spazi occupati a scopo abitativo come il convegno nazionale sulle occupazioni abitative che Comitato Vele punterà a organizzare nei prossimi mesi.

Non bisogna lasciarsi legare le mani dai veti incrociati di gruppi politici e sindacali, non bisogna lasciarsi legare le mani dagli interessi elettorali di questi o quelli, bisogna far schierare e muovere a favore dell’interesse delle masse popolari tutto e tutti. In questo senso, allargare la breccia apertasi nel sistema politico antipopolare delle Larghe intese con il voto del 4 marzo scorso.

A Napoli, gli eletti del M5S e gli eletti dell’Amministrazione Comunale devono essere chiamati in causa immediatamente. Non solo e non tanto a prendere posizione o esprimere “come la pensano su questo e quello”, ma ad agire concretamente secondo quanto in loro potere per contrastare le misure reazionarie in corso e favorire la mobilitazione popolare e la sua partecipazione alla gestione della cosa pubblica.  In questo senso, la solidarietà a Mimmo Lucano vive se chi ha mandato di amministrare ed è rappresentante delle Istituzioni ne segue l’esempio e lo replica anche in altri campi!

È possibile e necessario impugnare le misure reazionarie del decreto Salvini e del Mille Proroghe, ma non solo con proclami e manifestazioni di protesta. Bisogna rivalorizzare le esperienze di autorganizzazione sociale esistenti, promuovere nuove occupazioni e scioperi al contrario, violare in maniera più organizzata di quanto non siamo oggi capaci quelle misure, rendere inapplicabili i dispositivi di legge e le normative delle autorità costituite laddove non conformi agli interessi delle masse popolari, promuovere, espandere e riprodurre quelli favorevoli alle masse popolari.

Costruire nuove autorità pubbliche che diano forza e forma di legge ai provvedimenti di volta in volta assunti, caso per caso, situazione per situazione, dagli organismi operai e popolari.

Lavoro, casa, partecipazione sono temi agitati dagli eletti. Della città come in Parlamento. Temi su cui mobilitare lavoratori e masse popolari perché chiedano il conto. Temi che offrono appiglio e possibilità per imporre un vero “governo del cambiamento”, un Governo di Blocco Popolare e per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista nel nostro Paese. È per questo che le rivendicazioni di lavoro, casa, spazi sociali, se seriamente perseguite, devono tradursi non solo e non principalmente in richieste e pressioni alle Istituzioni, ma anzitutto nel favorire lo sviluppo e la moltiplicazione delle organizzazioni operaie e popolari che si occupano della salvaguardia delle aziende e del territorio e si coordinano con le altre per diventare le Nuove Autorità Pubbliche che prendono in mano le sorti delle aziende e del territorio. Questo è il compito che attiene a noi comunisti, ai lavoratori più generosi e combattivi, agli esponenti più coscienti e avanzati delle masse popolari: dettare e agire i tempi della lotta di classe.

 

La Segreteria federale Campania del Partito dei CARC

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