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Lettera aperta a proposito de La guerra dei Mimmo – Sulla lettera-appello lanciato da alcuni operai della FCA di Melfi (PZ)

Da qualche giorno sta girando in rete una lettera-appello di solidarietà a Mimmo Lucano, Sindaco di Riace, agli arresti domiciliari per aver disobbedito a leggi antipopolari in materia di accoglienza ai migranti e Mimmo Mignano, licenziato politico della FCA di Pomigliano. È una dichiarazione lanciata innanzitutto da alcuni operai della FCA di Melfi (PZ) e che sta raccogliendo firme e consensi. È La guerra dei Mimmo, due icone della disobbedienza quale atti di responsabilità civile e politica, in questo momento.

Il Partito dei CARC ha sostenuto e sostiene Mimmo Mignano e ha sostenuto e sostiene Mimmo Lucano. I due Mimmo, però, sebbene entrambi oggi icone “resistenti”, hanno oggettivamente ruoli sociali diversi, poiché appartenenti a gruppi sociali differenti e tanto concorreranno a un comune obiettivo se e solo se ognuno dei due eserciterà il suo specifico ruolo.

L’esperienza di Lucano insegna che un sindaco, in quanto primo cittadino che svolge il suo mandato nel rispetto dei principi costituzionali, può scegliere da che parte stare e come superare il bivio in cui si trovano tutti gli amministratori locali nella gestione del proprio territorio e delle principali problematiche che il governo centrale scarica nelle loro mani. Dimostra che un sindaco può e deve assumersi la responsabilità di trovare soluzioni alternative a quelle imposte dal governo centrale, dalla sua Pubblica Amministrazione e dalle sue leggi, appannaggio della classe dominante sul resto delle classi oppresse; dimostra, altresì, che, nell’avanzare della crisi della società borghese, gli amministratori progressisti sempre più si troveranno a violare la legalità borghese o ad applicarla contro gli interessi della borghesia e dei capitalisti. L’esperienza di Lucano, però, dimostra anche che l’iniziativa singola di un sindaco può arrivare solo fino a un certo punto. L’elemento decisivo per cambiare effettivamente lo stato di cose presente è il protagonismo della classe operaia e delle masse popolari del nostro Paese, la loro organizzazione in comitati e organismi che costruiscano sui territori (a partire dai luoghi di lavoro) un nuovo potere, una rete di nuove autorità finalizzate alla trasformazione complessiva dell’ordinamento sociale vigente.

È questo il ruolo sociale dirimente di operai come Mignano, operaio d’avanguardia e non a caso licenziato politico. È questo il ruolo storico della classe operaia tutta. Non una migliore amministrazione dell’esistente, ma il suo rivoluzionamento. Non la rappresentanza nelle istituzioni della politica borghese, ma la sua autonomia ideologica, politica e organizzativa da istituzioni, enti e agenzie della classe dominante. Non un sistema economico “più equo e giusto”, ma un altro sistema economico e di organizzazione sociale, pianificato e realizzato negli interessi delle masse popolari e perciò equo e giusto.

Tutti gli esponenti delle istituzioni, del mondo sindacale, politico, intellettuale, accademico e culturale del nostro Paese che si pongono in rottura con i governi della classe dominante e, in questo momento specifico della vita politica del nostro Paese, con i governi espressione delle Larghe Intese hanno un ruolo importante nel sostenere, fomentare e affiancare la mobilitazione, l’organizzazione e il coordinamento della classe operaia e delle masse popolari. Il ruolo decisivo, però, quello determinante, quello della trasformazione rivoluzionaria della società, resta alla classe operaia e al resto delle masse popolari.

È essenziale comprendere e distinguere il ruolo della classe operaia e, quindi, di ogni singolo operaio, dal ruolo dei sinceri democratici delle amministrazioni locali e della società civile, dei dirigenti della sinistra sindacale, di quelli della sinistra borghese non ciecamente anticomunisti. È essenziale comprendere e distinguere il ruolo dei Lucano da quelli dei Mignano al fine di rafforzarli a vicenda, più che ricondurne l’uno all’altro o confonderli addirittura.

La lettera-appello lanciata da alcuni operai della FCA di Melfi ha il grande pregio di prendere posizione pubblica e puntare ad assumere un ruolo sociale collettivamente, come classe, su fatti che sono anche casi della cronaca politica di questi giorni ed è, in questo senso, una lettera che “esce dalla fabbrica”, una giusta linea di tendenza. Fa, però, un parallelismo sbagliato, quello dei “due Mimmo”, come se fossero entrambi espressione dello stesso contesto e gruppo sociale, con le stesse funzioni, ruoli e compiti.

Lucano, indipendentemente dalla classe sociale da cui individualmente proviene, da amministratore ha svolto e svolge la funzione che oggi, nella situazione politica attuale, un sindaco può e deve svolgere per contribuire alla trasformazione necessaria della società: ha creato di fatto quella che chiamiamo una “amministrazione locale di emergenza” (si veda: Riace: Un’amministrazione locale d’emergenza, la sicurezza degli uomini e delle donne e la manutenzione del territorio). La sinistra borghese, che è forte nel sistema della comunicazione, dell’intossicazione e della diversione dell’informazione, usa e userà Lucano per recuperare posizioni in termini elettorali. Cosa che, invece, non può fare e non farà con Mignano, operaio licenziato politico che non si arrende alla legalità borghese, alle sue istituzioni e rappresentanze. È questo il motivo per cui il sistema di comunicazione, intossicazione e diversione proprietà della borghesia non dà a Mignano lo stesso rilievo che dà a Lucano. Ed è anche per questo che è fuorviante rivendicare un pari rilievo.

Gli operai diventano una forza sociale, attori della trasformazione sociale oggi necessaria (l’instaurazione del socialismo), se e solo se si aggregano e si organizzano; se e solo se cominciano ad esercitare un ruolo di direzione verso tutte le masse popolari; se e solo se influenzano, così, quegli esponenti delle amministrazioni locali e della società civile alla Lucano, quelli della sinistra sindacale, i cosiddetti sinceri democratici non accecati dall’anticomunismo portandoli a mettersi al servizio della classe operaia, e non li considerano invece come propri referenti. Se gli operai non fanno questo, anche le generose gesta di avanguardie come Mignano, nel migliore dei casi restano azioni sensazionali e isolate e, perciò, la forza della classe operaia resta marginale.

Come Partito dei CARC non firmeremo la dichiarazione lanciata dagli operai della FCA di Melfi e da altri lavoratori perché La guerra dei Mimmo scambia e confonde i due.

Sosteniamo, invece, anche con la critica, il passo fatto dagli operai della FCA di Melfi di “uscire dalla fabbrica” e assumere un ruolo nella società. Esortiamo, così, tutti gli operai a non assumere il ruolo di consiglieri, critici e denunciatori della sinistra borghese, ma a svolgere il ruolo sociale che solo gli operai possono svolgere in quanto membri dell’unica classe che può prendere la direzione della trasformazione di cui la società attuale ha bisogno, l’instaurazione del socialismo.

 

la Segreteria Federale Campania

1 risposta

  1. Armando Bonomi

    Vorrei sapere come è andata l’assemblea di Potere al Popolo, in quanto ho letto che Rinfondazione Comunista è uscita sbattendo la porta. Qualcosa sarà successo e da Comunista non posso essere che rammaricato da questa cosa, e l’Unita della Sinistra dipendeva un po’ anche da questo, ma nessuno si aspettava una cosa simile. IO sono del PCI ma non mi va di vedere Compagni frustrati perché hanno perso la loro identità e magari da Comunisti. Forse è giusto ribadire che non tutti possono comandare o avere posti di comando, a chi non farebbe comodo, ma a volte è meglio starsene a lato e fare i Comunisti sempre, altre cose ci attendono sulla distanza i migliori escono fuori, magari con esperienze diverse ma altrettanto importanti ci sono ancora i lavoratori che hanno bisogno di noi. Anche perché le morti sul lavoro sembrano non finire e le voci che si spengono devono avere una testimonianza di Cordoglio ma non solo, battersi affinché cessi questo inutile stillicidio: di intelligenze, di sentimenti, di rapporti personali, che si interrompono bruscamente e lasciano spazi vuoti. Ecco spazi da riempire con chi si sente Comunista o come si diceva un tempo” Socialisti dalle tasche buche” Perché sempre vanno riempite una volta che si svuotano. Questa è la Resistenza che ci hanno insegnato i nostri padri ed ora giriamo attorno a non so cosa: ” Forse il Consenso a tutti i costi come se la verità fosse solo nostra prerogativa avere”, ma quello che bisogna portare attorno alla Verità sono invece: fatti, confutazioni, ragioni ragionevoli, azioni che diano esempi da seguire, perché in fin dei conti quello che dobbiamo raggiungere non è una Rivoluzione a tutti i costi, ma la preparazione di questa Rivoluzione che già sarebbe bello vederla realizzata nel rispetto della Costituzione Italiana. Proprio nel fatto che non abbiamo voluto che il PD ne stravolgesse il suo significato e abbiamo votato per la sua abrograzione di mille clausole che ne blindavano la stessa funzionalità. La lotta per la dignità del lavoro non è uno scherzo: tutti i lavoratori sono uguali in fabbrica, sono uguali nel sindacato anche senza tessera, sono uguali perché lo dice la Carta Costituzionale che sono uguali tutti i cittadini ed IL lavoro è garantito dallo Stato Governo. A me piace questa distinzione tra Stato e Stato Governo ( Lo Stato sono i cittadini di un territorio, che hanno interessi comuni affinché vi sia prosperità per tutti.) IL Governo è dato dai rappresentanti di questi cittadini ed applicaranno le leggi in base alla Carta Costituzionale, nel rispetto di tutti. Questa è la Rivoluzione a cui voglio arrivare. Oppure fatemi vedere se già avete voi una Carta Costituzionale che si possa applicare per questo Stato di Diritto. Lo Stato di Diritto implica anche obblighi. Obblighi da parte di coloro che avendo più mezzi economici di altri sono e devono contribuire di più. Per cui non si ruba a nessuno, ma in questo paese è diventato legale portare all’estero denaro e lavoro, come se questo diritto li possa rendere intoccabili dallo sfruttare altre persone e sottrarre risorse al pianeta. Per cui chiamo attorno quei Compagni che si sentono oltraggiati degradati dalla condizione economica di questo paese che vede in chiaro oggi Ricchi contro Poveri con qualsiasi mezzo e qualsiasi ricatto. Parlo di quelle aziende che hanno a capo consigli di amministrazione fondato da Multinazionali che mirano solo al profitto sfruttando ed Impoverendo il Pianeta delle sue risorse ma che poi trova sconveniente i Lavoratori che reclamano i loro diritti: diritto alla salute, diritto alla casa, alla scuola, al riposo settimanale, le ferie. Ma sempre con salari da fame. Allora vanno in luoghi dove i diritti non ci sono e possono permettersi il bello e cattivo tempo a piacimento. Investono sui debiti degli stati, si inventano investimenti derivati con alti profitti ma chi ci prova a voler diventare ricco se non figlio di papà o figlia di buona famiglia, non passa l’esame. Scusate ma il sindacato specie la CGIL oggi ha dato una mano a questi speculatori, inventandosi cose che la Responsabilità era della Classe Lavoratrice. IL Sindacato è tuo ci dicevano e funzionari si sono comperati pezzi dell’Apparato Sindacale si sono comperati le Segreterie affinché potessero essere votati coloro che avevano gli esami a posto magari collusi con questi governi che si sono succeduti fino adesso ancora troviamo il PD in prima linea, a dettare la pace sociale firmando accordi capestro e licenziamenti a valanga. Gli imprenditori ringraziano e vanno all’estero a farsi le ossa, importando poi regole contrarie alla gestione del Sindacato, CISL e UIL ringraziano fanno i leccapiedi di questo sfacelo. Intanto cresce la paura della povertà chi è povero non ha più diritti se non quello di essere recluso in classi degradate, e questo degrado non vogliono capire che è la loro di responsabilità da chi ha voluto essere eletto. Ecco perché la Responsabilità Comunista è assai più ampia di un’assemblea che vota questo o quello. Siamo responsabili verso una classe che è quella degli sfruttati, disoccupati, persone senza diritti, senza una terra su cui stare, ma di questa Terra noi siamo i nuovi contadini, siamo i nuovi allevatori, siamo i nuovi Costruttori di Ponti di Solidarietà alla quale da qualche tempo siamo stati disabituati ad esserlo. IL degrado quindi avviene quando le strutture ed infrastrutture giaccioni abbandonate al loro destino senza che i Comuni possano rientrare in possesso di queste Cattedrali nel Deserto, una volta invece erano il centro di aggregazione per Uomini e Donne che hanno fondato la nostra Società. Questo dovrebbe uscire dalle Assemblee, Riunioni, dal Sindacato ai Partiti che si dichiarano Comunisti. La strada da fare è tanta, ma non impossibile da scavalcare ostacoli, solo che dovremo stare il più Uniti possibile per cui la casa di coloro che vogliono impegnarsi in questo: è il P.C.I e fino a quando avrò voce e vita sarò Comunista morto io il P.C.I. sarà vostro, non muore mai l’albero che ha piantato profonde radici, e ne viene strappata la cima. HLVS Hasta la Victoria, Siempre

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