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Rilanciamo un comunicato diffuso dal (nuovo) Partito Comunista Italiano in merito all’anniversario di morte di Stefano Cucchi e agli ultimi sviluppi della battaglia che Ilaria, sua sorella, e il resto della sua famiglia stanno conducendo da anni. Il testo è particolarmente importante per la spinta a tirare degli insegnamenti da tale vicenda, inserendoli nel contesto politico attuale. Invitiamo tutti i lettori e le lettrici della Staffetta Rossa a leggere, studiare, usare e diffondere questo testo. Buona lettura!
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20 ottobre 2018
Tre lezioni dalla lotta della famiglia Cucchi
L’uccisione di Stefano Cucchi, arrestato dai carabinieri il 15 e morto il 22 ottobre 2009, è diventato ufficialmente un altro omicidio di Stato. Dopo la deposizione fatta davanti a un pubblico ministero dal carabiniere Riccardo Casamassima il 30 giugno 2015, la magistratura ha aperto un secondo processo. Finora già 4 carabinieri (Riccardo Casamassima, Maria Rosati, Francesco Tedesco e Francesco Di Sano) hanno deposto davanti a magistrati contro gli assassini e contro i funzionari e dirigenti dell’Arma che hanno coperto gli assassini, depistato le indagini e guidato il primo processo durante i governi Berlusconi, Monti e Letta. Nell’ambito della breccia aperta nel sistema politico delle Larghe Intese, il Ministro della Difesa del governo M5S-Lega, Elisabetta Trenta, ha indotto il Comandante Generale dell’Arma, Giovanni Nistri, a partecipare mercoledì 17 ottobre a un incontro con Ilaria Cucchi (sorella di Stefano) chiuso con una conferenza stampa in cui ha parlato solo la Ministra che ha esaltato l’incontro e il ruolo positivo dell’Arma e della magistratura nella “ricerca della verità”. In realtà successivamente Ilaria Cucchi ha rivelato che nell’incontro il gen. Nistri non ha lodato i CC che dopo anni di complicità avevano rotto l’omertà, ma ha ripetuto minacce contro “tutti gli agenti che non osservano le regole”. Stante che in tutti gli anni trascorsi dall’omicidio all’apertura del secondo processo nel 2015 e fino ad oggi l’Arma non ha preso misure contro gli assassini ma dopo il 2015 ha perseguitato quelli che hanno deposto contro di loro, a buon intenditor poche parole: il gen. Nistri, installato alla testa dell’Arma dal governo Gentiloni nel gennaio 2018, minaccia chi implicherà ancora ufficiali e magistrati responsabili della copertura degli assassini.
Lo smascheramento degli assassini di Stefano Cucchi e dei loro complici carabinieri e magistrati è uno squarcio aperto sull’apparato dello Stato della Repubblica Pontificia e ci dà alcune lezioni importanti per la lotta che conduciamo per costituire il Governo di Blocco Popolare e far avanzare la rivoluzione socialista. Ne indico solo tre.
1. Lo smascheramento è il risultato nella lotta per “la verità e la giustizia” che i familiari di Stefano Cucchi stanno conducendo da nove anni, aggregando intorno a sé sinceri democratici, organismi popolari, esponenti della società civile e della sinistra borghese e spingendo con il loro esempio anche altri parenti delle vittime di Stato a lottare, a non accettare passivamente l’omicidio di un loro caro per mano di agenti, a non chinare la testa davanti allo Stato e a non lasciarsi scoraggiare dal “muro di omertà”, dalla Magistratura complice, dai depistaggi sistematici, dalla stampa di regime puntualmente denigratoria.
La famiglia Cucchi con la sua determinata lotta sta oggettivamente contribuendo ad allargare e approfondire il distacco che esiste tra le masse popolari e il sistema politico delle Larghe Intese: i partiti di centro-destra e centro-sinistra – da Berlusconi al PD di Prodi e di Renzi – che per quarant’anni hanno governato il nostro paese operando con unità di indirizzo e attuando un programma comune di “lacrime e sangue” per le masse popolari: smantellamento dei diritti conquistati sotto la guida del movimento comunista, aumento della repressione, attacco agli immigrati, politiche di aggressione dei paesi oppressi.
Che la famiglia Cucchi sia cosciente o meno di tutto questo è secondario: oggettivamente con la sua azione sta dando un importante contributo al distacco delle masse popolari dal sistema politico delle Larghe Intese e all’opera tesa ad “allargare la breccia” aperta il 4 marzo con l’affermazione del governo M5S-Lega. Essa giova alla nostra opera e allo stesso tempo solo noi comunisti possiamo far sì che non si fermi alla denuncia e alla lotta contro la singola “mela marcia”, che da lotta di difesa diventi una lotta offensiva che contribuisce alla creazione delle condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare.
2. La vicenda Cucchi mette in luce anche un altro aspetto che è necessario fissare per inquadrare bene il “campo di battaglia” in cui operiamo, le sue contraddizioni e gli appigli che possiamo usare in particolare in quello che chiamiamo il quarto campo del lavoro esterno del Partito [http://www.nuovopci.it/voce/voce59/nel4camp.html] . Essa conferma, che per quanto grande sia lo sforzo della borghesia e dei suoi alti funzionari di creare Forze dell’Ordine e Forze Armate fatte di “mercenari affidabili”, in esse ci sono tanti “piccoli Snowden”.
Queste istituzioni non sono un “blocco unico” e un discorso analogo vale anche per la Magistratura: ci sono pubblici ministeri come Enrico Zucca pubblicamente schierato contro la tortura e criminali abbrutiti; ci sono i Gianni Tonelli [http://www.nuovopci.it/dfa/avvnav79/avvnav79.html ] (ora parlamentare della Lega di Salvini) che inneggiava ai poliziotti che uccisero Federico Aldovrandi e ci sono poliziotti e carabinieri che recalcitrano a eseguire operazioni antipopolari; ci sono reparti formati e addestrati al lavoro sporco, come il VII Reparto Mobile di Bologna [http://www.nuovopci.it/dfa/avvnav78/avvnav78.html ] e reparti di orientamento diverso. Nella classe dominante stessa e negli apparati di mercenari che essa forma per controllare e reprimere le masse popolari, c’è sempre una destra, un centro e una sinistra: persone influenzate dal legame personale con elementi delle masse popolari, dal ruolo progressista svolto dalla borghesia nella sua fase di ascesa, dalla crisi generale del capitalismo e dal lascito della prima ondata della rivoluziona proletaria che ha scosso e sconvolto il mondo nel secolo scorso. Il carattere clandestino del (n)PCI permette ai suoi membri e organismi di arrivare dappertutto e far contribuire alla rivoluzione socialista tutti gli individui che per un qualche motivo sono contro il catastrofico corso delle cose e i suoi promotori.
3. Infine una lezione per il governo M5S-Lega e per il futuro Governo di Blocco Popolare. La posizione assunta dal generale Nistri e prima di lui dal gen. Tullio Del Sette e prima ancora dal gen. Gianfrancesco Siazzu alla testa dell’Arma rispettivamente dal 2015 e dal 2009 si aggiunge a quella di Tino Boeri, degli alti funzionari del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di Ignazio Visco governatore di Banca d’Italia e di altri, a quella dei magistrati protettori degli assassini di Falcone e di Borsellino (anche loro fermi alle dichiarazioni pilatesche “che chi sa, parli”), a quella dei magistrati protettori degli autori dell’accordo Stato-Mafia degli anni ’90 (Napolitano, Berlusconi & soci) e a quelle di molti altri. Confermano che il futuro Governo di Blocco Popolare e già ora, se non rinuncia subito ai propositi dichiarati, il governo M5S-Lega devono favorire la mobilitazione e organizzazione dei dipendenti pubblici civili e militari e dei magistrati che vogliono instaurare l’ordine indicato dalla Costituzione del 1948 o che sono indignati e preoccupati per il catastrofico corso delle cose imposto dal sistema finanziario internazionale alle masse popolari italiane. Devono invece liberarsi, senza riguardi, convenevoli e scrupoli legalitari, dei dirigenti e dei magistrati succubi e agenti del sistema delle Larghe Intese, sabotatori dell’opera di rinnovamento e futura “quinta colonna” della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti.
Usiamo tutti i rivoli della lotta di classe per arrivare alla costituzione del Governo di Blocco Popolare!
Allarghiamo la breccia aperta il 4 marzo nel sistema delle Larghe Intese!
Franco d’Avola

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