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Abbiamo parlato nel numero 9 / 2018 di Resistenza della lotta degli operai della Bekaert di Figline Valdarno (FI) come esempio di una vertenza che diventa un caso politico e, fra gli altri aspetti, abbiamo evidenziato il fatto che grazie alla chiarezza degli obiettivi, della decisione a combattere “fino in fondo” e al legame che hanno costruito con la popolazione del territorio fossero riusciti a mettere in moto la “filiera PD” al servizio della loro mobilitazione. Riprendiamo questo aspetto perché è una importante dimostrazione di quello che intendiamo quando diciamo “usare le contraddizioni generate dalla situazione politica del paese”.

La “trasformazione” di Enrico Rossi, governatore della Toscana e di Daniele Calosi, Segretario Generale FIOM Toscana. Il primo, promotore dello smantellamento della sanità pubblica in Toscana in favore di quella privata, il principale promotore della repressione delle mobilitazioni per il diritto alla salute e per il diritto alla casa, il promotore dell’attacco al diritto allo studio (con l’introduzione della stretta sottomissione delle detrazioni e delle borse di studio universitarie all’ISEE) si è dovuto schierare in prima fila con gli operai e si è ritrovato ad accompagnare il corteo degli operai Bekaert a Milano, sotto la sede di Pirelli, il 15 settembre scorso. E non solo l’ha accompagnato, ma microfono alla mano incitava gli animi degli operai parlando di diritto al lavoro e ha protestato quando, facendosi un baffo tanto dei suoi ex operai che delle istituzioni, Pirelli ha chiuso i cancelli in faccia alla delegazione che chiedeva audizione, alla cui testa c’era proprio Rossi. Il secondo, Calosi, ha basato la sua carriera sulla concertazione, che tradotto in lingua corrente vuol dire trovare la strada per non opporsi efficacemente alle scelte dei vertici aziendali che disponevano chiusure e delocalizzazioni, da sempre in prima fila nella “caccia ai dissidenti” nella FIOM Toscana. Non solo la FIOM ha sostenuto tutte le iniziative degli operai (occupazione dello stabilimento, partecipazione a molte iniziative di dibattito e solidarietà organizzate all’infuori dal sindacato), ma si è messa alla testa della ricerca di un acquirente dell’azienda.

Ci soffermiamo sulla trasformazione di due personaggi che nella loro carriera, senza giri di parole, si sono distinti più per le misure e le iniziative che hanno preso contro la mobilitazione e l’organizzazione degli operai e delle masse popolari che per le misure in loro favore. La questione è che gli operai Bekaert hanno saputo sfruttare la concorrenza fra le forze delle Larghe Intese e il governo M5S-Lega, il bisogno di trovare una collocazione che permettesse a questi personaggi di ritrovare visibilità e prestigio agli occhi delle masse popolari, hanno saputo metterli a contribuzione per la loro lotta. Ci sono decine e centinaia di situazioni, ne troviamo davvero tante quando parliamo con gli operai durante i volantinaggi e le iniziative, in cui sentiamo dire che “qui da noi la FIOM è del tutto compromessa”, “qui da noi le istituzioni locali sono promotrici delle misure antipopolari”… la verità è che le situazioni in cui la FIOM non è compromessa e le istituzioni locali hanno un ruolo positivo nella resistenza alle misure contro le masse popolari sono rare. La questione decisiva, dunque, non è quanto siano favorevoli alla mobilitazione i sindacati di regime e le istituzioni locali, ma quanto gli operai si mettono in testa di usarli ai loro fini.

Se la notizia sarà confermata, gli operai di Figline Valdarno hanno ottenuto una prima vittoria: nel Decreto per Genova il governo ha inserito la proroga della cassa integrazione per cessata attività per altri 12 mesi. Era una rivendicazione immediata che, oltre agli operai Bekaert, riguarda altri 140mila operai. Un obiettivo che sembrava “impossibile e disperato” e che oggi riapre la partita. Dicevano qualche settimana fa gli operai Bekaert: “La nostra “guerra” sarà finita solo quando sarà messo a punto un solido piano di reindustrializzazione per noi e per tutti gli altri stabilimenti a rischio come il nostro; solo quando in questo paese tornerà ad esserci una politica industriale che permetta davvero a questo nostro paese di essere una repubblica fondata sul lavoro”. Quindi, la lotta continua!

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