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Il 2 ottobre si è svolta al Tribunale del Lavoro di Milano la seconda udienza del processo per il reintegro di Luciano Pasetti, licenziato da GS Carrefour come rappresaglia per la sua attività di delegato sindacale (prima in CGIL, poi un USB e infine, attualmente, in SGB), con il pretesto di aver maltrattato un cliente.

L’udienza si è conclusa in modo da rendere ancora più evidente – è essa stessa dimostrazione – il carattere arbitrario, illegittimo e persecutorio del licenziamento di Luciano: dopo un primo passaggio il 17 luglio – fallito – per verificare la possibilità di conciliazione e due udienze in cui il Giudice De Carlo ha sentito i testimoni delle parti, la conclusione del Giudice è stata di invitare Luciano a valutare la proposta di conciliazione (che il Giudice ha stabilito in 24 mensilità, a fronte delle “due e mezzo” – 5000 euro – proposte da Carrefour in un primo momento), ma soprattutto ha proposto a Carrefour di valutare il pieno reintegro di Luciano con una sanzione disciplinare pari a una sospensione dal lavoro di 15 giorni. La prossima udienza – fissata per il 31 ottobre – ha lo scopo di verificare la possibilità di conciliazione fra le parti sulle posizioni sintetizzate dal Giudice. Siamo cioè tornati al punto di partenza, in condizioni processuali leggermente più favorevoli a Luciano.

L’udienza del 12 settembre ha avuto al centro la testimonianza di tre persone: una in favore di Luciano, una contro Luciano (il Responsabile di mercato) e una condivisa fra accusa e difesa. Tutte e tre le testimonianze sono state ritenute dal giudice insufficienti, motivo per cui ha disposto la successiva udienza del 2 ottobre.

Dentro l’aula, l’unica nota significativa attiene al fatto che il Responsabile di mercato, non essendo testimone oculare dei fatti che vengono contestati a Luciano, ha incentrato la sua testimonianza sui “misfatti” che Luciano avrebbe compiuto in passato (assenze ingiustificate, litigi con i preposti… tutte cose al limite fra il vero, il falso e il pretestuoso). Come dire: ti ho licenziato (punito) per un motivo, ma pretendo che nel caso in cui il motivo non fosse sufficiente, il tuo licenziamento venga confermato per altri motivi, indipendenti da quello per cui ti ho licenziato. Altro che giustizia sommaria!

Fuori dall’aula, è giunta da fonti che preferiscono rimanere anonime per paura di ritorsioni (alla faccia della libertà d’espressione) la notizia che l’azienda sta sistematicamente intervenendo sulle dirigenze sindacali per impedire che gli iscritti prendano permessi per partecipare alle iniziative di solidarietà con Luciano e ai presidi. Pressioni indebite che dimostrano sia il livello di ricatto e repressione che esiste in azienda, sia la complicità di chi queste pressioni e questi ricatti non li denuncia apertamente. E’ evidente che tali pressioni hanno raggiunto in certi casi l’obiettivo (o per lo meno, hanno ottenuto il risultato che molti lavoratori non si schierano apertamente a sostegno di Luciano, perché telefonate, messaggi, raccolta di fondi per la cassa di resistenza dimostrano invece vicinanza e solidarietà), ma è evidente anche che se questi sono gli strumenti che l’azienda è costretta a usare, si tratta di una segnale di estrema debolezza. Per questo insistiamo e ci rivolgiamo ai colleghi e alle colleghe di Luciano, ai lavoratori della Grande Distribuzione Organizzata a ribellarsi e ad affermare il libero e pieno esercizio delle libertà sindacali sancite dalla Costituzione. Ogni anello della catena di sopraffazione e ricatto che si spezza è un passo contro lo smantellamento dei diritti e delle tutele dei lavoratori.

L’udienza del 2 ottobre è stata fissata per sentire altri tre testimoni: uno presentato dai legali di Luciano e due presentati a difesa dell’azienda. Quello chiamato in causa dai legali di Luciano è un suo collega presente al momento del presunto “maltrattamento del cliente”, uno dei due chiamati in causa dai legali dell’azienda era, nientemeno, che il cliente “maltrattato”. Pertanto il Giudice ha confrontato le versioni dei due testimoni principali del comportamento contestato a Luciano e… entrambi hanno, in vari modi, smentito la versione dell’azienda. Il collega di Luciano (al quale, va detto per comprendere il valore della sua testimonianza, l’azienda ha richiesto nelle settimane successive al licenziamento e con molta insistenza una dichiarazione scritta di quanto successo da presentare come prova per incolpare Luciano, ma non è stata allegata gli atti) ha precisato che era intento a lavorare e non ha notato altro che una discussione fra Luciano e il cliente; il secondo ha affermato che non si sente in alcun modo di definire la discussione con Luciano “una mancanza di rispetto nei suoi confronti” e anzi di essere stato lui ad alzare la voce, non si è sentito né minacciato, né oltraggiato, né offeso dal comportamento di Luciano. Ricorda la discussione, ma esclude che sia stata un litigio ed esclude di esserne stato “vittima”. Flop. Le accuse di Carrefour contro Luciano sono crollate tutte quante, è emersa invece, con maggiore chiarezza, la natura persecutoria del provvedimento contro di lui e l’illegittimità del suo licenziamento e le manovre di Carrefour per imbastire un caso che non esiste.

A quel punto, essendo mancate TUTTE le testimonianze (persino quella della “vittima”) come verifica della contestazione fatta a Luciano, rimasta in piedi solo la pretesa del Gestore di magazzino di licenziare Luciano per altri motivi che non fossero quelli contestati, il Giudice non ha potuto che ripartire da dove aveva iniziato, con la proposta di conciliazione.

Voi accettereste 2 anni di stipendio come risarcimento di un licenziamento illegittimo, illegale, persecutorio che ha come unica ragione l’attivismo sindacale di Luciano? Chi lo accetterebbe? Perchè?

Il 31 ottobre ci sarà una nuova udienza, il Giudice dovrà verificare se Luciano accetterà di essere licenziato perché delegato sindacale e percepire in cambio 24 mensilità oppure se l’azienda tornerà sui suoi passi, anche alla luce dell’inefficacia di una maldestra quanto odiosa montatura per liquidare i lavoratori scomodi.

Due considerazioni

1. A chi diceva che “Luciano ha già perso la causa perché si è esposto troppo”, rispondiamo che se fosse dipeso dalla loro prudenza (o sottomissione e fiducia alla legalità borghese? O disfattismo? O cosa?) Luciano avrebbe certamente perso il ricorso contro il suo licenziamento. Nel periodo in cui viviamo, chi pensa che “basta fare il ricorso e sperare che il giudice lo accolga” è un illuso o un imbroglione: senza la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari, senza la decisione di voler usare tutte le contraddizioni esistenti, senza fare di ogni licenziamento un problema politico, possiamo solo imprecare contro quanto è ingiusto il Jobs Act e quanto sono cattivi i padroni. Se, dopo tre udienze, il processo si è “riaperto” – ma attenzione, l’esito è sempre incerto – è solo per la mobilitazione che è stata messa in campo, per la solidarietà raccolta, per le contraddizioni sollevate e usate.

2. Se la mobilitazione si è sviluppata in questi mesi è solo perché non ci siamo fatti demoralizzare dalla linea tenuta dalle organizzazioni sindacali. I sindacati di regime hanno avuto la faccia di affermare chiaramente che per Luciano non avrebbero mosso un dito (loro che criticano il Decreto Dignità di “essere troppo morbido”!!!), fra i sindacati di base… i più attivi sono stati quelli che hanno scritto un comunicato di solidarietà dopo settimane dal licenziamento. Ciò che ha sostenuto la mobilitazione e ha permesso che la battaglia per il reintegro di Luciano non finisse nel dimenticatoio, che ha consentito di allargare la mobilitazione oltre il licenziamento del singolo lavoratore e legarla alla lotta contro Jobs Act, legge Fornero, licenziamenti politici e la reintroduzione dell’articolo 18 sono stati il sostegno e il contributo che in vari modi, centinaia e centinaia di operai, lavoratori, pensionati, compagne e compagne hanno dato: dai picchetti con blocco dello scorso aprile alla raccolta di firma, dalle iniziative per raccogliere soldi per la cassa di resistenza ai presidi, decine e decine, di fronte ai GS Carrefour di Milano. Questa è la forza che ha consentito il risultato (momentaneo e parziale) per cui l’udienza di ieri non è stata la condanna di Luciano, ma una tappa per continuare a lottare.

Annunciamo con largo anticipo che il 31 ottobre si svolgerà sotto il Tribunale di Milano un presidio per il reintegro di Luciano e che parteciperemo alle manifestazioni politiche e sindacali previste per le prossime settimane con la proposta di rendere l’udienza del processo una occasione di mobilitazione unitaria di tutte quelle forze politiche, sociali e sindacali che vogliono avanzare nella lotta contro il jobs Act, la legge Fornero, i licenziamenti politici e per la reintroduzione dell’articolo 18.

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