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La borghesia imperialista non riesce più a governare la società e ogni singolo paese imperialista con le forme, i modi, gli istituti e le leggi con cui lo ha governato dal 1945 ad oggi (sistema democratico borghese e regime di controrivoluzione preventiva); la svolta politica in atto nei paesi imperialisti ne è una dimostrazione: essa ha le basi nella crisi economica e a sua volta alimenta il marasma generale in cui è sprofondata la società intera.

Di fronte al marasma, la sinistra borghese è incapace di comprendere il corso delle cose e ha completamente perso l’orientamento: chiama la classe operaia e le masse popolari ad accodarsi ai promotori e fautori del sistema delle Larghe Intese (naturalmente nella versione di “sinistra” dei governi alla Prodi, D’Alema, Letta, Renzi e Gentiloni che assieme alla banda Berlusconi hanno governato negli ultimi decenni) per “salvare il paese dalla deriva”. Essa si agita scompostamente, lancia anatemi contro “la svolta a destra e la fascistizzazione della società” e propone come modello (rimpiange) il “capitalismo dal volto umano” degli anni 1950-70, incurante del fatto che non ve ne siano più le condizioni: esso è stato una parentesi determinata dalla forza del movimento comunista a livello internazionale (il campo dei primi paesi socialisti), dal dispiegamento delle mobilitazioni operaie e popolari in Italia e dalla situazione di ripresa del capitalismo (ripresa dell’accumulazione del capitale, dopo le immani distruzioni della Seconda Guerra Mondiale).

Le preoccupazioni della sinistra borghese risiedono principalmente nel fatto che, a fronte dell’avanzamento della crisi economica, politica e ambientale e della debolezza del movimento comunista cosciente e organizzato, le masse popolari si mobilitano, ma in modo spontaneo, contraddittorio, disordinato e senza una direzione capace di valorizzare, incanalare e orientare nella lotta politica rivoluzionaria con l’obiettivo di instaurare il socialismo la loro sana e legittima, giusta, resistenza di fronte agli sconvolgimenti prodotti dall’avanzare della crisi. Questo compito la sinistra borghese non lo può assolvere e, benché suoi esponenti e portavoce ereditino dal passato seguito e prestigio fra le masse popolari, essi si attestano sulla denuncia del cattivo presente e si fanno promotori del disfattismo (“o si torna indietro o può andare solo peggio”).

In verità, la crisi generale spinge la società intera verso un bivio inevitabile: o la mobilitazione delle masse popolari viene diretta dalla classe dominante e incanalata in senso reazionario (lotta tra diversi settori delle masse e tra popoli), oppure viene diretta dal movimento comunista cosciente e organizzato (partito comunista e le organizzazioni di massa ad esso collegate) già esistente e diventa mobilitazione rivoluzionaria. Entrambe le strade sono aperte e rimarranno aperte e in concorrenza finché una non prevarrà sull’altra.

E’ certamente vero che il movimento comunista cosciente e organizzato  è oggi ancora troppo debole per essere lo stato maggiore della classe operaia nella lotta politica rivoluzionaria e il punto di riferimento delle ampie masse, ma è altrettanto vero che la borghesia imperialista non ha strumenti e margini per conquistare a sé, intruppare e mobilitare, una parte importante delle masse popolari, poiché non ha nulla di positivo da proporre loro, solo sacrifici,  guerra fra poveri e guerra fra stati e paesi. Fra i due campi, il movimento comunista cosciente e organizzato può crescere e svilupparsi (e lo farà), a condizione che i suoi promotori e membri siano guidati da una giusta concezione del mondo (vedi “Presentazione del n. 59 de La Voce del (nuovo)PCI” a pag. 8) e si diano i mezzi per la loro politica. La borghesia imperialista ha invece di fronte una grossa incognita: quando chiama le masse popolari a mobilitarsi “sa come inizia, ma non sa come finisce”, non riesce a controllarle completamente e per un periodo dalla durata indeterminata, non riesce a sottometterle del tutto, non può suscitarne la mobilitazione a comando e poi, a comando, sedarla. E’ quello che è successo con il fascismo e con il nazismo: una mobilitazione su ampia scala delle masse popolari contro il pericolo rosso incarnato dalla Rivoluzione d’Ottobre che si propagava in tutta Europa, con la borghesia e il clero che materialmente offrivano qualcosa (bonifiche, guerre coloniali, opere pubbliche) a milioni di poveri che letteralmente soffrivano la fame, una “avventura” terminata però con i promotori del fascismo e del nazismo che hanno rischiato di perdere tutto e di vedere i loro “sacri imperi” trasformati in repubbliche sovietiche.

La via della mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari è incarnata oggi dalla linea della costituzione del Governo di Blocco Popolare (GBP) attraverso la mobilitazione delle masse popolari organizzate che lo impongono ai vertici della Repubblica Pontificia. Il GBP non è il governo sovietico, ma grazie all’azione dei comunisti può creare il rapporto di forza più favorevole alle masse popolari a cui è possibile arrivare (cioè, di cui vi sono già le condizioni, stante la debolezza del movimento comunista), è il processo pratico che fa compiere alle masse popolari organizzate una scuola di comunismo su ampia scala per passare da classe oppressa e sottomessa alla borghesia a classe dirigente della società, è, infine, la via più rapida per la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato nel nostro paese, perché educa gli operai avanzati e gli elementi avanzati della masse popolari a diventare protagonisti del loro futuro (basta delega e sottomissione alla sinistra borghese) e li spinge a legarsi ai comunisti. La Carovana del (nuovo)PCI ha elaborato la linea del GBP a fronte del fatto che nel 2008 la crisi generale è entrata nella fase acuta e terminale e lo scontro fra mobilitazione reazionaria e mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari si è fatto più acuto.

I primi passi della Carovana del (nuovo)PCI sono stati mossi, negli anni ‘80 del secolo scorso, in direzione di comprendere la realtà alla luce della concezione comunista del mondo (modo di produzione capitalista e sue evoluzioni, bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, analisi del sistema politico dei paesi imperialisti, natura e caratteristiche del partito comunista adeguato al compito storico di dirigere la rivoluzione socialista in un paese imperialista). Nel 1992, al Convegno di Viareggio, furono fondati i CARC su un’analisi della situazione che poggiava su due pilastri (vedi La resistenza delle masse popolari al precedere della crisi del sistema capitalista…. Edizioni Rapporti Sociali):

  1. la borghesia imperialista stava attuando il “programma comune” (eliminazione delle conquiste di civiltà e benessere, guerre e devastazione del pianeta) con cui cercava di far fronte alla seconda crisi generale del capitalismo che si era aperta a metà degli anni ’70 del secolo scorso;
  2. le masse popolari spontaneamente resistevano e avrebbero spontaneamente resistito alla sua attuazione .

Compito dei comunisti, che noi ci assumevamo e su cui ci basavamo per la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato, era appoggiare questa resistenza e trasformarla in rivoluzione socialista fino all’instaurazione del socialismo. Obiettivo dei CARC era la ricostruzione del partito comunista, raggiunto in parte con la costituzione della Commissione Preparatoria nel 1999 e poi completato nel 2004 con la fondazione del (nuovo)PCI che si dotò di un Piano Generale di Lavoro in quattro fronti per sviluppare la Guerra Popolare Rivoluzionaria di cui è alla testa. Su uno dei quattro fronti, per la precisione il secondo (la mobilitazione delle masse popolari nella lotta politica borghese), operavano i CARC che, per assolvere al meglio il compito, nel 2005 sono diventati Partito dei CARC.

La Carovana del (nuovo)PCI aveva quindi definito alcune linee strategiche per avanzare nella rivoluzione socialista (natura e decorso della seconda crisi generale, Guerra Popolare Rivoluzionaria, costruzione del nuovo potere, clandestinità del partito comunista) in base a leggi generali scoperte con il bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale e su questa elaborazione ha proceduto fino al 2008, quando è iniziata la fase acuta e terminale della crisi. Il suo inizio era nell’ordine delle cose (cioè incombeva, allo stesso modo in cui incombeva la Prima Guerra Mondiale all’inizio del secolo scorso), ma non era possibile stabilire dove e quando sarebbe iniziata ufficialmente.

L’analisi del corso generale delle cose nel nostro paese e nel mondo ha imposto un adeguamento alle condizioni concrete, caratterizzate:

“– dal precipitare della crisi generale del capitalismo nella sua fase acuta e terminale,

– dallo sgretolamento dei pilastri su cui si fondava il regime di controrivoluzione preventiva instaurato dalla borghesia imperialista dopo la Seconda guerra mondiale per mantenere il proprio dominio sulle masse popolari e per far fronte al movimento comunista,

– dalla persistente debolezza del movimento comunista conseguente all’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria,

– dalla presenza di un gran numero di dirigenti della sinistra sindacale, di sinceri democratici della società civile e delle amministrazioni locali, di esponenti della sinistra borghese non ciecamente anticomunisti (i tre serbatoi) che hanno seguito e influenza tra le masse popolari” (dalla Dichiarazione Generale approvata dal IV Congresso del P.CARC, giugno 2015).

Per adeguarsi alla situazione concreta, la Carovana del (nuovo)PCI ha elaborato la linea del GBP, un governo d’emergenza che gli operai organizzati e il resto delle masse popolari organizzate costituiscono chiamando a farne parte come ministri gli esponenti di loro fiducia dei tre serbatoi e facendolo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia come governo del paese. Un governo che poggia sulla mobilitazione e la partecipazione attiva delle masse popolari organizzate all’attuazione delle misure di emergenza e alla resistenza agli attacchi della borghesia imperialista e le sue istituzioni internazionali e nazionali.

Mentre lavoravamo a creare le condizioni necessarie alla costituzione del GBP, a causa

– della nostra lentezza e della nostra poca capacità di costruire organizzazioni operaie e popolari che agiscono come nuove autorità pubbliche;

– del rafforzarsi della resistenza spontanea delle masse popolari (insofferenza e indignazione) su cui influisce anche il fatto che sulle masse popolari dei paesi imperialisti si sono riversati non solo gli effetti dell’attuazione del “programma comune” nei rispettivi paesi, ma anche gli effetti dell’attuazione del “programma comune” nei paesi oppressi (ad esempio la “questione immigrazione”: 60 milioni di immigrati classificati come “rifugiati politici” dall’ONU, un milione dei quali sono protesi a venire a ogni costo in Europa),

– dell’aggravarsi delle contraddizioni inter-imperialiste,

è avvenuta una svolta nella politica mondiale (vedi “La strada che abbiamo di fronte” a pag. 1) che in Italia si è tradotta nell’esito delle elezioni del 4 marzo e nella formazione del governo Di Maio-Salvini. Questo è il punto in cui ci troviamo oggi. Dobbiamo seriamente e responsabilmente domandarci se dobbiamo cambiare tattica perché la linea del GBP non è più valida in quanto è stata superata dal prevalere della mobilitazione reazionaria delle masse popolari, perché siamo difronte ad una svolta reazionaria con l’insediamento di un governo terroristico della borghesia (di tipo fascista). Se prendessimo per buoni i piagnistei, le paure e gli anatemi della sinistra borghese, dovremmo dare per conclusa e persa una lotta tra mobilitazione reazionaria e mobilitazione rivoluzionaria che invece è ancora in corso ed è tutta da combattatere.

La logica della storia umana scoperta da Marx indica che l’instaurazione del socialismo è l’unico possibile, e quindi necessario, obiettivo della storia che gli uomini stanno facendo. Chi non la condivide, non la capisce o la rifiuta, non capisce il corso delle cose, il senso della svolta nella politica mondiale iniziata nel 2016 e pensa o che non è successo niente o che le cose sono andate di male in peggio. Usando la concezione comunista del mondo, imparando dagli avvenimenti e correggendo i nostri errori e i limiti che via via scoprivamo, nei 26 anni trascorsi dal Convegno di Viareggio abbiamo progressivamente reso concreto il percorso che le masse popolari dovevano fare ed elevata la nostra comprensione e quindi la nostra capacità di dirigere le masse a fare la loro storia. Un processo pratico a cui chiamiamo ogni operaio, ogni lavoratore, ogni elemento delle masse popolari che vuole farla finita con il capitalismo e con il corso catastrofico delle cose che esso genera.

L’1 e il 2 dicembre si svolgerà il V Congresso del P.CARC e i lavori non si basano sulla possibilità che si debba cambiare tattica, ma sui passi che dobbiamo compiere per imparare a fare meglio:

– attuare concretamente ogni linea particolare che nel frattempo abbiamo scoperto grazie all’esperienza pratica;

– approfittare e avvalerci in ogni circostanza delle contraddizioni, delle crepe e degli appigli che la situazione offre per attuare il nostro piano (GBP e socialismo);

– fare in ogni zona un’efficace azione per promuovere la costituzione di organizzazioni operaie nelle aziende capitaliste e di organizzazioni popolari (nelle aziende pubbliche, nelle scuole) ed elevare il loro coordinamento e la loro azione per occuparsi del futuro delle aziende, dei territori e del Paese;

– raccogliere nuove forze (reclutamento e formazione) rivoluzionarie nel P.CARC e a rafforzare la collaborazione con il (n)PCI .

A questa opera chiamiamo a partecipare coscientemente e con determinazione gli operai e la parte più avanzata delle masse popolari.

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