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Lo scorso 9 giugno Articolo 1-Camping CIG aveva scritto una lettera aperta a Di Maio (vedi Resistenza n. 7-8/2018) in cui gli operai sollecitavano il neo ministro a fare visita a Piombino per discutere i tempi e i modi delle promesse fatte in campagna elettorale sia dal M5S che dalla Lega (a febbraio, lo stesso Salvini aveva annunciato durante un comizio elettorale l’intenzione di nazionalizzare la ex-Lucchini in caso di mancanza di un piano industriale serio da parte degli acquirenti) e in quella lettera indicavano alcune misure urgenti: “Signor Ministro, nell’esortarla ad accettare il nostro invito ci permettiamo di suggerire alcuni degli obiettivi che ci paiono ineludibili:

1) obbligare l’azienda (Jindal – colosso indiano – ndr) a fornire tempestivamente un completo e dettagliato piano industriale e finanziario da mettere a disposizione di tutte le componenti istituzionali, sindacali e associative in campo;

2) assicurare tempestivamente la Sua presenza in Piombino per un confronto ampio e partecipato sul piano industriale e sul successivo e conseguente Accordo di Programma;

3) verificare che negli accordi siano inserite clausole precise e cadenzate, efficaci e rigorose di penali cui l’imprenditore debba sottostare in caso di inadempienza agli accordi;

4) assicurare la prosecuzione della sorveglianza ministeriale per l’intero periodo necessario alla realizzazione del Piano, anche aumentando le quote di partecipazione pubblica al capitale, pronti anche alla temporanea gestione totalmente pubblica in caso di inadempienze gravi;

5) assicurare il mantenimento dei livelli occupazionali nel settore siderurgico piombinese e nel suo indotto, garantendo anche la prosecuzione degli ammortizzatori sociali con copertura economica pari a quella già in essere, per tutto il periodo necessario alla realizzazione dell’intero programma di rilancio”.

Quella lettera non ha avuto risposta, pertanto gli operai hanno deciso di andare a prendersi le risposte direttamente a Roma, al Ministero del Lavoro: hanno mobilitato il meet up locale del M5S per intercedere con il Senatore De Falco, eletto nella circoscrizione livornese e uno dei principali referenti nella zona, ma una volta appurato che il meet up non sarebbe andato oltre il procurare il numero, hanno contattato il Senatore e gli hanno comunicato la decisione di andare a Roma per l’incontro. La risposta di De Falco è stata che il governo era disponibile all’incontro, ma “a data da destinarsi”. Al che, giustamente, gli operai hanno ribadito: “Scendiamo a Roma il 10 luglio e pretendiamo di essere ricevuti, in caso contrario ci accampiamo fuori dal Ministero fino a che ciò non avviene”. De Falco si è attivato per “forzare i tempi della burocrazia”, assumendosi la responsabilità di realizzare l’incontro. Sicché, mentre una prima delegazione di operai piombinesi era in viaggio per Roma (senza aspettare la conferma dell’incontro, ma decisi ad aprire la strada alla mobilitazione che eventualmente sarebbe stata necessaria per ottenerlo), per via telefonica De Falco ha confermato che l’incontro si sarebbe svolto, come in effetti è stato, il 10 luglio, alla presenza di due Sottosegretari (uno era il leghista Galli) e un Vice Capo di Gabinetto, oltre allo stesso Senatore.

La settimana successiva, Camping CIG ha indetto un’assemblea cittadina in cui ha informato la popolazione piombinese dei risultati: l’incontro non è stato risolutivo, i problemi rimangono tutti sul piatto ed è necessario proseguire sulla via della mobilitazione, in particolare sono necessari gli sforzi per legare il destino delle acciaierie di Piombino al destino dell’intero apparato produttivo del paese e alla lotta per la sovranità nazionale (vedi l’articolo sulla Festa nazionale della riscossa Popolare), ma l’iniziativa “in tre atti” presa dagli operai di Camping CIG pone alcuni aspetti su cui ragionare, riflettere e prendere da esempio:

  1. le organizzazioni operaie e popolari non hanno bisogno di “una sponda politica” che le ascolti con comprensione, che dia loro una spalla su cui piangere quando falliscono i tentativi di mediazione e svaniscono le “soluzioni di buon senso”; hanno bisogno di comprendere il loro ruolo, di far valere la loro forza e di prendere in mano l’iniziativa; possono così imporre i loro interessi sopra le prassi, gli iter, le consuetudini e le burocrazie istituzionali;
  2. il governo M5S – Lega non è più amico degli operai di altri governi, non è più buono, ma si è insediato a seguito di precise promesse che ha fatto a milioni di lavoratori del nostro paese. Prima di concludere che “il governo del cambiamento non cambia niente”, “sono uguali agli altri”, ecc. è importante prendere qualunque iniziativa efficace per imporre il rispetto e il mantenimento delle promesse. L’esito di tale iniziativa ha solo due possibilità: o il governo mantiene le promesse che ha fatto (e questo significa che assume un ruolo positivo verso gli interessi dei lavoratori, ma ancora più importante, significa concretamente che si pone come promotore e sostenitore dell’organizzazione degli operai e delle masse popolari, altrimenti non può mantenere un bel niente…), oppure il governo e le forze che lo compongono si smascherano definitivamente (e valgono a poco i tentativi di Salvini di dare la colpa della crisi agli immigrati, al governo c’è lui, non gli immigrati!);
  3. se le organizzazioni operaie e popolari prendono l’iniziativa e usano a loro favore le contraddizioni che caratterizzano la fase politica, nonostante le difficoltà ad affrontare e risolvere lo specifico problema per cui si mobilitano, favoriscono il campo delle masse popolari. L’azione di Camping CIG ha avuto e ha un ruolo nell’infrangere il muro di gomma degli accordi segreti, delle trattative riservate, dei favori incrociati fra multinazionali, aziende private, circoli d’affari e governo. Nel particolare ha squarciato il velo che copriva la trattativa condotta dal governo Gentiloni (con Calenda) per la svendita della ex-Lucchini, ma si inserisce nel contesto più generale della lotta per la trasparenza (più in grande, la strage provocata dal crollo del ponte di Genova ha spinto il governo a rendere pubblici gli accordi sulla gestione di Autostrade e a chiarire i criteri, i principi e le condizioni delle privatizzazioni…), che è condizione essenziale per capire come il paese è gestito, negli interessi di chi.

Gli operai di Articolo 1–Camping CIG si confermano un esempio di combattività, continuità, intelligenza e intraprendenza e con  la loro esperienza rappresentano una punta avanzata del movimento operaio del nostro paese. I rapporti fra loro e il P.CARC sono stretti e anche il dibattito è ricco e serrato: esiste fra di loro la tendenza a “partire scoraggiati” di fronte al fatto che, secondo loro, “la grande maggioranza degli operai non si mobilita”; da parte nostra noi insistiamo sul fatto che la classe operaia ha grande bisogno di riprendere fiducia nella propria forza. La sintesi, per quanto parziale, è che gli operai di Camping-CIG sono un esempio, ma oltre ad essere ciò, devono diventare anche maestri di altri operai come loro. Questo, in definitiva, è ciò che differenzia gli operai combattivi dagli operai comunisti.  Questo è un ulteriore pezzo di strada che potremo fare insieme.

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