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Editoriale

Un salto epocale. L’umanità si trova di fronte alla necessità di compiere un salto evolutivo similare, ma di portata superiore, a quello che ha compiuto con il passaggio dalla società feudale alla società borghese che ha avuto luogo nel corso del XIX secolo. All’epoca, per quanto attiene al campo economico-sociale, si è trattato di passare dalla situazione in cui “l’umanità viveva principalmente grazie a una moltitudine di lavoratori individuali ognuno dei quali produceva quello che gli serviva per vivere e proteggersi dalle intemperie e quanto altro le relazioni familiari e di vicinato e le classi dominanti gli chiedevano o imponevano di produrre. Ogni lavoratore faceva questo lavorando per conto suo, con le sue mani o al massimo con un attrezzo manuale che di regola si era lui stesso costruito, quello che trovava in natura. (…) In larga misura la divisione del lavoro esisteva principalmente a livello familiare o di vicinato” alla situazione attuale in cui “già oggi, e ancora più lo sarà in prospettiva, la produzione dei beni e servizi che l’umanità impiega è affidata a un unico sistema produttivo mondiale (che solo in una certa misura è ancora articolato in sistemi produttivi nazionali). La produttività (cosa produce e quanto in termini di beni e servizi) è potenzialmente illimitata e dipende principalmente dall’applicazione alla produzione del patrimonio conoscitivo generale dell’umanità. Questo sistema però funziona solo grazie all’opera, combinata secondo regole e leggi ben definite, di molti individui che fanno ognuno la propria parte e tutti possono fare la loro parte solo se ogni individuo fa la sua parte. D’altra parte ogni individuo ha quello che lui usa per vivere (anche quello di cui ha strettamente bisogno per soddisfare i più essenziali bisogni animali: mangiare, ecc.) solo se chi dirige l’intero sistema produttivo assegna a quell’individuo un ruolo nel sistema, un “posto di lavoro” – da “Il salto epocale in campo economico-sociale che l’umanità deve compiere” – La Voce n. 56.

Il passaggio, il salto, dalla società feudale alla società borghese è stato tutt’altro che lineare, pacifico e indolore; è stato invece il risultato di un periodo di guerre e di rivoluzioni in cui la borghesia ha soppiantato le vecchie classi feudali diventando la classe dirigente della società.

“Con il capitalismo l’umanità ha già compiuto in larga misura nel campo dell’economia un cambiamento che rende l’instaurazione del socialismo condizione indispensabile per ogni ulteriore progresso, per la conservazione dell’ambiente e con tutta evidenza persino per la sopravvivenza dell’umanità: perché la specie umana gestisca su grande scala se stessa con quell’intelligenza che i capitalisti hanno fatto emergere nel campo della produzione di beni e servizi e che per loro natura devono limitare ad essa con gli effetti catastrofici che già affliggono l’umanità. È la trasformazione che Marx aveva previsto nel capitolo Capitale fisso e sviluppo delle forze produttive della società dei suoi Lineamenti fondamentali (Grundrisse) della critica dell’economia politica scritti nel 1858 (in Marx-Engels, Opere Complete vol. 30 – Editori Riuniti 1986, pagg. 79-100)” (ibidem).

Il socialismo, la fase di transizione dal capitalismo al comunismo, è nell’ordine delle cose poichè è il capitalismo stesso che ne crea i presupposti, ma senza la rivoluzione socialista esso non si afferma. Le condizioni per la rivoluzione socialista e l’instaurazione del socialismo nei principali paesi capitalisti esistono dalla fine del XIX secolo, solo le arretratezze del movimento comunista cosciente e organizzato hanno consentito alla borghesia imperialista di mantenere il potere in quei paesi approfittando dell’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, a cui la rivoluzione d’ottobre diede il via nel 1917, e del crollo dei primi paesi socialisti e del disfacimento dei vecchi partiti comunisti sotto la direzione dei revisionisti moderni che avevano preso il potere tra il 1956 (XX Congresso del PCUS) e il 1976 (fine della Rivoluzione Culturale in Cina).

La combinazione fra le condizioni economiche e sociali oggettivamente mature per l’instaurazione del socialismo e le difficoltà di portare alla vittoria la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti (che avrebbe determinato un corso diverso delle cose per il rafforzamento che avrebbe impresso al campo socialista già esistente e alla rivoluzione proletaria mondiale) è causa del marasma in cui versa oggi il mondo intero: come un parto travagliato, l’umanità vive negli spasmi del vecchio che non è ancora morto e del nuovo che non è ancora riuscito a nascere.

La svolta politica in atto a livello mondiale. La base materiale di questo travaglio risiede nel sistema economico (che nel capitalismo coincide con la valorizzazione del capitale: finché l’economia è nelle mani dei capitalisti, finché l’iniziativa economica è riservata ai capitalisti, finché la gestione delle aziende è fatta dai capitalisti, ogni capitalista e ogni gruppo di capitalisti lotta con le unghie e con i denti per valorizzare il suo capitale e mantenere l’attuale assetto assetto sociale) e da esso si propaga a tutti gli aspetti della società. Sua emanazione è la crisi politica a livello internazionale (crisi del sistema politico dei paesi imperialisti) e di ogni singolo paese (crescente ingovernabilità). Dal 2016, otto anni dopo l’inizio della fase acuta e terminale della crisi, è in corso una svolta politica in tutti i principali paesi imperialisti. Essa consiste nel fatto che i partiti e gli esponenti del sistema delle Larghe Intese che negli ultimi quarant’anni hanno promosso e gestito l’attuazione del “programma comune” della borghesia imperialista (eliminazione delle conquiste di civiltà e benessere per le masse popolari dei paesi imperialisti; ricolonizzazione dei paesi e popoli oppressi: guerre, devastazioni e cacciata della popolazione; repressione del movimento di resistenza delle masse popolari), sono scomparsi o sono stati messi in grosse difficoltà o addirittura sono stati scalzati dal governo da avventurieri alla Trump e alla Macron o da persone di “buoni propositi” alla Di Maio e alla Tsipras.

“Due sono i fenomeni decisivi:

– l’avvento alla presidenza degli USA nel novembre 2016 di Donald Trump, un personaggio estraneo alle due combinazioni (Partito Democratico e Partito Repubblicano) che da sempre si succedono alla testa del governo federale;

– i rivolgimenti politici dei più importanti paesi dell’UE:

– la Francia (11 milioni di persone classificate ufficialmente come povere) con l’avvento alla presidenza nel maggio 2017 di Emmanuel Macron estraneo alle due formazioni politiche che dalla fondazione della V Repubblica nel 1958 si succedono alla presidenza,

– la Germania (16 milioni di persone classificate ufficialmente come povere) con le elezioni politiche del settembre 2017 che hanno creato una situazione nella quale solo nel marzo 2018 Angela Merkel è riuscita a formare il suo nuovo governo,

– l’Italia (18 milioni di persone classificate ufficialmente come povere) con le elezioni politiche del 4 marzo 2018 e la formazione del governo M5S-Lega solo il 1° giugno 2018,

– la Gran Bretagna con il gran fiasco di David Cameron caduto sul referendum della Brexit nel giugno 2016 che ha aperto nell’UE e in Gran Bretagna una crisi che dura ancora,

– la Spagna con la crisi politica iniziata con le elezioni del giugno 2016 da cui è uscito l’instabile governo di Mariano Rajoy caduto nel giugno 2018” – da La Voce n. 59.

Una situazione rivoluzionaria in sviluppo. La svolta nel sistema politico dei paesi imperialisti è una manifestazione del livello raggiunto dalla resistenza delle masse popolari al programma comune con cui la borghesia imperialista cerca di perpetuare il suo dominio e il suo sistema che sono superati, stante il salto epocale di cui l’umanità ha bisogno e che nasce dai presupposti creati dal capitalismo stesso. Fra i due aspetti, il salto epocale che l’umanità deve compiere è quello dirigente, ma noi comunisti dobbiamo condurre le masse popolari a compierlo alle condizioni dettate dalla crisi economica e dalla crisi politica (condizioni oggettive) che, combinate con le loro conseguenze (effetti della crisi), qualificano il contesto di questa fase storica. Quella in cui viviamo non è “il periodo più buio della storia”, ma una situazione rivoluzionaria che per sfociare nel mondo nuovo di cui è portatrice ha bisogno dell’opera cosciente e organizzata dei comunisti, che guidano le masse popolari a compierla.

Guardare solo alla svolta politica in atto nei paesi imperialisti, senza considerare il quanto e il come essa favorisce l’azione dei comunisti ai fini della rivoluzione socialista, lascia campo libero alle concezioni della borghesia, alla rassegnazione, al disfattismo e, alla lunga, favorisce la mobilitazione reazionaria delle masse popolari (è l’approccio di larga parte della sinistra borghese che non crede che la rivoluzione socialista sia necessaria e possibile e si illude che è possibile ritornare ad un “capitalismo dal volto umano”).

Guardare solo al salto epocale che l’umanità può e deve compiere (la rivoluzione socialista e l’instaurazione del socialismo) senza considerare il contesto e le condizioni oggettive, porta a concepire la rivoluzione socialista come qualcosa che scoppia spontaneamente e che “va atteso” (è la concezione, appunto, degli attendisti e dei dogmatici), ma alla lunga alimenta il disfattismo perché disarma ideologicamente e organizzativamente i comunisti e gli operai avanzati, perché non indica una strada e l’azione che già oggi le masse popolari possono fare per invertire il corso disastroso delle cose impresso dalla borghesia imperialista (è una concezione che alimenta adesione identitaria, nega il darsi i mezzi della propria politica e finisce con alimentare sfiducia e demoralizzazione).

Nel nostro paese. Il governo M5S-Lega è una crepa nel sistema politico dei vertici della Repubblica Pontificia (vedi Resistenza n. 7-8/2018), manifestazione particolare della svolta politica in corso nei paesi imperialisti. Esso è sia il risultato dell’insofferenza e dell’indignazione delle masse popolari verso le Larghe Intese e il programma di lacrime e sangue che esse hanno attuato negli ultimi decenni, sia il risultato di una mediazione, di un accordo tra i dirigenti del M5S e della Lega e i gruppi d’interesse e le istituzioni italiane e internazionali del sistema politico delle Larghe Intese. Il governo Di Maio-Salvini “è buono o cattivo?”. Un comunista si pone il problema di come può approfittarne per far avanzare la rivoluzione socialista, di quali appigli gli offre per far avanzare la rivoluzione socialista, non se il governo è buono o cattivo.

Quale alternativa. Parlare di costruzione dell’alternativa allo stato di cose presenti (anticapitalismo) senza dire chiaramente che l’unica alternativa possibile al marasma provocato dal capitalismo è il socialismo è una forma di opportunismo tipico dei benpensanti della sinistra borghese; parlare di socialismo, ma senza indicare i passi per avanzare nella rivoluzione socialista e praticarli è retorica inconcludente. La rivoluzione socialista va costruita passo dopo passo, fase dopo fase, alle condizioni concrete determinate dagli effetti della crisi (in campo economico, politico, culturale, ambientale) facendo leva sulle contraddizioni che la crisi stessa produce, sulla mobilitazione spontanea delle masse popolari, sull’indignazione e sul malcontento, sulla necessità di trovare soluzioni pratiche ai problemi e alle contraddizioni che le vecchie autorità borghesi non possono o non vogliono affrontare e risolvere. La rivoluzione socialista è la costruzione del nuovo potere delle masse popolari organizzate attorno al partito comunista, quel processo che rende oggi già possibile, nonostante la debolezza del movimento comunista cosciente e organizzato, la costituzione di un governo di emergenza delle organizzazioni operaie e popolari. Attraverso la lotta per la costituzione del Governo di Blocco Popolare, la mobilitazione per il suo funzionamento e per la difesa della sua esistenza dalle manovre che la borghesia imperialista nazionale e internazionale impiegherà per affossarlo, le masse popolari impareranno, con la classe operaia alla loro testa e con la direzione dei comunisti, ad essere classe dirigente della società.

A questi argomenti è dedicato questo numero di Resistenza.

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