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Pensare e non solo ricordare

Gli anniversari della vita di Gramsci e i seminari sul marxismo alla Festa nazionale della Riscossa Popolare (14-17 agosto 2018, Massa)

La Commissione Gramsci del Partito dei CARC prosegue nell’opera intrapresa a febbraio: segue la vita di Antonio Gramsci e va a trovare cosa in ciascun mese dell’uno o l’altro anno fece o scrisse, cosa gli successe, cosa successe al Partito che aveva fondato.[1]

Nel mese di agosto del 1920, 98 anni fa, Gramsci scrisse l’articolo Il programma dell’”Ordine nuovo”. L’Ordine nuovo è la rivista fondata, tra gli altri, da Gramsci e da Angelo Tasca. La rivista seguì ed elaborò l’esperienza dei Consigli di Fabbrica e dell’occupazione delle fabbriche nel 1920 e fu guida per l’azione per la lotta degli operai. L’articolo parte come una polemica di Gramsci contro Tasca. L’idea di Tasca nel fondare la rivista era di mettere insieme articoli di dirigenti sindacali, di politici e di intellettuali che servissero a dare alla classe operaia una cultura. Gramsci scrive: “Cosa intendeva il compagno Tasca per  «cultura», e, dico, cosa intendeva concretamente, non astrattamente? Intendeva «ricordare», non intendeva «pensare»”.

Tasca, che sarà uno dei fondatori del primo PCI, vuole dare agli operai una cultura che è ricordo, descrizione di quello che è successo, del passato, e non pensiero del futuro che la classe operaia vuole costruire. Questo fa pensare a quello che ha detto un giovane intervenuto ai seminari sul marxismo che il Partito dei CARC ha tenuto a Massa alla Festa nazionale della Riscossa Popolare, il 14 agosto: secondo il giovane il marxismo non si può chiamare una scienza perché non si limita a descrivere le cose, che è quello che secondo lui una scienza deve fare, ma indica “una prospettiva”. Al giovane, che studia scienze politiche all’università di Torino, insegnano che le scienze sociali devono limitarsi a descrivere la realtà e non spiegare come trasformarla. Questo è un pregiudizio che non vale per le scienze in generale: le scienze naturali indagano la realtà per trasformarla: la scienza medica diagnostica una malattia, ma lo fa per guarire che ne è affetto, e quindi non si limita a descrivere il male, ma opera con la prospettiva di toglierlo. Tutti vanno dal medico non solo per farsi descrivere la malattia ma soprattutto perché la curi, e nemmeno dal meccanico si va per sentirsi dire che l’auto è guasta, ma perché la ripari. È tuttavia un pregiudizio diffuso[2], e anche antico: Gramsci lo riscontra in Tasca, lo combatte, e rende l’Ordine nuovo una rivista per la classe operaia, una rivista che gli operai amano. Scrive

Gli operai amarono l’”Ordine Nuovo” (questo possiamo affermarlo con intima soddisfazione), e perché gli operai amarono ”Ordine Nuovo”? Perché negli articoli del giornale ritrovavano una parte di se stessi, la parte migliore di se stessi; perché sentivano gli articoli ”Ordine Nuovo” pervasi dallo stesso loro spirito di ricerca interiore: come possiamo diventar liberi? Come possiamo diventare noi stessi?” Perché gli articoli dell’”Ordine Nuovo” non erano fredde architetture intellettuali, ma sgorgavano dalla discussione nostra con gli operai migliori, elaboravano sentimenti, volontà, passioni reali della classe operaia torinese, che erano state da noi saggiate e provocate, perché gli articoli dell’”Ordine Nuovo” erano quasi un “prendere atto” di avvenimenti reali, visti come momenti di un processo di intima liberazione ed espressione di se stessa da parte della classe operaia. Ecco perché gli operai amarono l’”Ordine Nuovo” ed ecco come si “formò”, l’idea ”Ordine Nuovo”.[3]

Ai seminari che il Partito dei CARC ha tenuto a Massa hanno partecipato vari operai, molti anche da Torino (oltre a molti giovani e giovanissimi, e donne (anche una dell’ex Unione Sovietica, e una dagli USA,)). Tutti quelli che hanno partecipato hanno “amato” questa esperienza, come gli operai torinesi amarono l’Ordine Nuovo? Può essere, a giudicare dalle prime dichiarazioni. I seminari erano momenti di una festa a cui massima parte dei partecipanti ha dichiarato di avere partecipato con passione ed entusiasmo a tutte le varie attività, che sono state tante. I partecipanti ai seminari quindi magari hanno amato questa esperienza, anche se in modo differente da come gli operai torinesi amarono L’Ordine Nuovo, con tutte le esitazioni comprensibili dopo cento anni di storia, in cui il movimento comunista è diventato grandissimo e poi ha subito grandi sconfitte ed è arretrato fino alle condizioni di poco tempo fa. Oggi rinasce, e la passione di chi a esso si dedica nella sostanza è la stessa, ma diversa come quella di chi riprende un cammino ma con maggiore esperienza, in modo più critico e più avanzato, e quindi con scienza maggiore, maggiore trasparenza e quindi maggiore fiducia di raggiungere il successo, cosa che alla fine non solo ci restituisce la passione antica, ma la supera.

Commissione Gramsci del Partito dei CARC

Agosto 2018

[1]

[2]È diffuso dalla classe dominante, che spende energie enormi per fare credere alle masse popolari che la società è quella che è e non si può trasformare, cioè non si può migliorare tramite una azione condotta con metodo scientifico.

[3]Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, Einaudi, 1954, p. 149.

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