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Negli ultimi due anni abbiamo a più riprese trattato della lotta dei comitati in difesa della sanità pubblica sul territorio di Napoli, a partire dall’occupazione dell’Ospedale San Gennaro per impedirne la chiusura fino alla creazione del Coordinamento Campano per la Salute e del Coordinamento Nazionale Sanità. Proprio queste mobilitazioni (sciopero del ticket e visite gratuite, inchiesta sullo “stato di cura” nei quartieri popolari, intervento su lavoratori e utenti, proposte di piani di risanamento e riapertura di ospedali chiusi, collegamento e sinergia con organismi e campagne nazionali, ecc.) hanno spinto il Sindaco di Napoli a emettere un decreto per la creazione di una Consulta Popolare per la salute, un organismo che ha l’obiettivo di dare strumenti (anche giuridici) ai comitati popolari. Il decreto sindacale con cui è stata costituita la Consulta Popolare Salute e Sanità è il frutto più maturo e di avanguardia prodotto dai comitati.
Dopo mesi di preparazione, il 14 Giugno c’è stato il primo incontro della Consulta Popolare Salute e Sanità in cui, oltre alla ricostruzione logica e storica del percorso che ha portato alla sua nascita, sono stati presentati i tavoli di lavoro, gli osservatori costituiti da utenti, familiari, operatori dei servizi sanitari, operatori sociali, rappresentanti di comitati popolari ed associazioni. I tavoli di lavoro sono i seguenti sei: salute mentale (infanzia, adolescenza, senescenza, solitudine, depressione, dipendenze, bullismo, ecc.); ambiente (terra dei fuochi, inquinamento, oncologia, oncologia pediatrica, ecc.); epidemiologia e sperimentazione farmacologica; rete ospedaliera; azioni sociali (confronto col terzo settore, con la rete dei movimenti e associazioni, individuazione bisogni, elaborazione proposte, mutualismo, salute e lavoro, contrasto alla povertà, ecc.); diritto alla salute senza frontiere (migranti, detenuti, donne, lavoratori, ecc.).
La Consulta avrà il potere di monitorare lo stato di salute in fabbriche, carceri, centri di accoglienza, convocare riunioni con i lavoratori, proporre misure operative per migliorare le condizioni e lo stato di salute con gli obiettivi di applicare l’articolo 32 della Costituzione e di promuovere l’autorganizzazione e la nascita di comitati lì dove ancora non esistono. All’incontro ha partecipato anche l’ex consigliera M5S del comune di Napoli Francesca Menna, che non solo ha aderito alla consulta, ma ha dichiarato di volersi fare promotrice di una Consulta nazionale, proponendo una raccolta firme da presentare al presidente della Camera Roberto Fico.
Dal dibattito sviluppatosi all’assemblea di costituzione sono ben emerse due linee (due concezioni di cosa debba essere e diventare la Consulta): una arretrata che vede la Consulta come un sostituto delle organizzazioni popolari e come subordinata all’Amministrazione Comunale e una seconda, la linea avanzata, che vede la Consulta come uno strumento per rafforzare le organizzazioni popolari, che attua le misure che esse indicano, indipendentemente dall’Amministrazione Comunale e che combina alla lotta per il diritto alla salute, quella per il diritto a un lavoro utile e dignitoso per tutti.
È quest’ultima la strada che la Consulta deve intraprendere se non vuole limitarsi ad essere un organo esclusivamente consultivo, formale, o al massimo un bacino di voti per questo o quel candidato; sono tanti gli esempi nella storia del nostro paese di organismi popolari che una volta “istituzionalizzati” hanno perso la loro efficacia. La battaglia, ora che la consulta è costituita, attiene al darsi i mezzi per superare la lotta rivendicativa e assumere il ruolo di nuova autorità pubblica, ossia un organismo che orienta e dirige le masse popolari nel mettere in pratica le soluzioni concrete ai problemi e i bisogni della popolazione.

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