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Ne Il capitale Marx ha fatto un’analisi scientifica della storia dell’umanità (materialismo storico), dimostrando che essa è una sequenza di modi di produzione attraverso cui la produttività del lavoro è aumentata fino a giungere con il capitalismo alla fase in cui la lotta degli uomini per strappare alla natura quanto serviva per vivere è stata definitivamente superata.
Marx individua una svolta nel progresso umano con l’introduzione della divisione in classi della società: una classe dirigente che si dedicava al lavoro intellettuale e una classe di diretti costretta a quello manuale. Dall’introduzione della divisione della società in classi, la lotta contro la natura e la lotta di classe sono state il motore della storia e questa seconda è via via diventata l’aspetto dirigente del progresso umano.
Con il capitalismo l’umanità ha compiuto un salto epocale: la lotta per strappare alla natura quanto serviva per produrre e riprodurre le condizioni materiali dell’esistenza è stata definitivamente vinta, la lotta di classe ha preso il sopravvento in qualità di forza motrice della storia e ad essa si è aggiunta e combinata la lotta per per la conoscenza e l’uso delle leggi naturali e delle leggi sociali.
La base materiale di questo salto si racchiude in alcuni aspetti, decisivi.
1. Nella società capitalista tutto gira attorno al profitto di cui ogni capitalista gode in ragione del plusvalore estorto agli operai. Maggiore è il plusvalore estorto a ogni singolo operaio (e agli operai nel loro insieme) e maggiore è il profitto del capitalista. Ogni capitalista ha come obiettivo che ogni singolo operaio (e gli operai nel loro insieme) produca con il suo lavoro una merce dal valore più alto rispetto a quanto il capitalista paga l’operaio per lo svolgimento del suo lavoro. La differenza fra il valore della merce prodotta e il salario che l’operaio percepisce per il lavoro svolto è il plusvalore.
2. Aumentare costantemente la produttività del lavoro (produrre più merce) è un obiettivo di tutti i capitalisti. Ma la produttività del lavoro può aumentare solo in due modi (a parità di altre condizioni) o in una loro combinazione: o attraverso l’impiego di un numero maggiore di operai oppure attraverso l’impiego di macchine più efficienti.
Tolto il costo dell’investimento iniziale, il capitalista non paga salario alle macchine, inoltre le macchine gli garantiscono un grande aumento della produttività del lavoro, cioè un enorme vantaggio sulla concorrenza; il capitalista è pertanto spinto (equivale anche a costretto, poiché chi non si adegua chiude i battenti) ad aumentare progressivamente gli investimenti in macchinari e a ridurre il numero degli operai. Questa è una legge oggettiva del capitalismo.
3. Ma le macchine (i macchinari, gli impianti…) non producono plusvalore! Man mano che la percentuale di capitale sotto forma di macchine aumenta – e aumenta costantemente – diminuisce il profitto del capitalista. E’ questa la base materiale della caduta tendenziale del saggio di profitto.

Quanto fin qui detto, pur in sintesi estrema e per sommi capi:
– è la causa che sta alla base della crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale (cioè i capitalisti non riescono più a valorizzare tutto il capitale accumulato nella produzione di merci);
– è il motivo per cui nel modo di produzione capitalista la contraddizione fra capitale e lavoro ha assunto spesso, fin dalla comparsa nel movimento operaio del Luddismo (già alla fine del XVII secolo), e assume oggi (Piano Industria 4.0), la forma apparente di contraddizione fra macchine e operai.
Tuttavia, Marx ha dimostrato che la lotta degli operai non è contro le macchine e neppure si esaurisce nelle rivendicazioni di salari più alti e migliori condizioni di vita e di lavoro, la lotta di classe intesa come il principale motore della storia è lotta per rovesciare la borghesia e instaurare il socialismo, la società di transizione dal capitalismo al comunismo, con cui la classe operaia pone fine al dominio della borghesia e all’epoca della divisione in classi della società.
Il capitalismo ha soppiantato i modi di produzione precedenti, ha plasmato il mondo (gli uomini, la terra, il clima) ha creato i presupposti per il suo superamento e nel contempo ha creato le condizioni per cui è impossibile al genere umano tornare indietro. La costante e incondizionata corsa all’aumento della produttività (la corsa al profitto)
– ha sviluppato le forze produttive fino al massimo grado possibile stanti i rapporti di produzione capitalisti;
– ha trasformato la produzione in un processo articolato e composito (divisione e specializzazione del lavoro) che avviene in ogni angolo del mondo, a cui aziende diverse concorrono come in ogni singola azienda vi concorrono reparti diversi, un processo che per funzionare necessita del concorso ordinato e sincronizzato (disciplinato) di milioni di persone che altrimenti non avrebbero alcun legame;
– ha unificato il mondo in una rete di legami interdipendenti;
– ha creato, in sintesi, una rete mondiale funzionale e sottomessa al profitto.
Il limite raggiunto può essere superato solo dall’affermazione di un nuovo e superiore modo di produzione, il socialismo. La trasformazione dei rapporti di produzione, in particolare l’eliminazione della proprietà privata, consentirà alla classe operaia e alle masse popolari di disporre dei mezzi di produzione a seconda delle esigenze, degli interessi e del benessere della popolazione tutta (il passaggio dal regno delle necessità a quello delle libertà). Alcune ricadute pratiche di ciò saranno
– che tutte le più avanzate tecnologie e le scoperte scientifiche potranno essere impiegate per il benessere della popolazione, eliminando i vincoli, i segreti industriali e militari che sono invece essenziali per i capitalisti;
– che l’automazione della produzione non sarà più in contraddizione con le condizioni di vita e di lavoro degli operai dato che, decadendo il furto di plusvalore, tutto ciò che contribuirà all’aumento della produttività del lavoro sarà usato per ridurre il tempo che la popolazione deve impiegare alla produzione e riproduzione delle condizioni materiali dell’esistenza, dedicandosi alle attività specificamente umane (fra le quali, la principale è la partecipazione alla gestione e direzione della società).

In conclusione, le ombre, le preoccupazioni, le previsioni catastrofiste che accompagnano le “ondate” di innovazione tecnologica, l’automazione (il contenuto del Piano Industria 4.0, ad esempio) sono il riflesso della disperata rassegnazione con cui la borghesia assiste al tracollo del suo mondo. Per la classe operaia sono invece una dimostrazione pratica e potente che il comunismo è il futuro dell’umanità, che il capitalismo ha creato i presupposti del comunismo, che i germi di socialismo esistono già. E devono essere uno stimolo a guardare al futuro con la fiducia di chi sa che può vincere e con la combattività di chi vuole vincere.

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