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I quasi 11 milioni di voti raccolti dal M5S e più di 5 milioni raccolti dalla Lega alle elezioni del 4 marzo fanno un totale di 16 milioni di persone: la maggioranza di queste non è (non può essere) parte dei poteri forti, dei grandi capitalisti, dei padroni, ma appartiene a quei settori che per vivere devono lavorare, cioè a quei settori di riferimento di tutti coloro che vogliono “cambiare il corso delle cose”.

Per cambiare realmente il corso delle cose dobbiamo mobilitarci in prima persona

Il Contratto di governo fra M5S e Lega era, già al momento della sua ratifica, sia un compromesso fra le forze (il M5S, una forza di sinistra borghese convinta che per evitare gli effetti peggiori della crisi sia sufficiente mandare al governo persone oneste e di buona volontà; la Lega, un partito che, per i vertici della Repubblica Pontificia, svolge il servizio di alimentare la mobilitazione reazionaria che però gli stessi poteri forti promuovono su ampia scala e attuano per mezzo dei partiti delle Larghe Intese), sia un compromesso fra i due partiti e i vertici della Repubblica Pontificia (dal Contratto sono scomparsi l’abrogazione del Jobs Act, la revisione dei trattati, la negoziazione del debito e altri “cavalli di battaglia” della campagna elettorale di entrambi i partiti).

Lo chiamano governo del cambiamento, ma non è il governo d’emergenza di cui i lavoratori e le masse popolari hanno bisogno! Non è nemmeno il governo amico dei lavoratori e delle masse popolari. Può però contribuire a creare le condizioni (alimentare la coscienza e l’organizzazione dei lavoratori che è possibile prendere in mano il destino del paese) affinché il prossimo governo sia un vero governo di emergenza popolare. Esiste un governo borghese amico dei lavoratori e delle masse popolari, un governo che può affermare i nostri interessi senza rompere con risolutezza e duramente con i poteri forti? NO, perché il potere politico dello Stato borghese non è che un comitato, il quale amministra gli affari comuni di tutta quanta la classe borghese.

Ma per la sua natura, per le sue caratteristiche e per i motivi che hanno portato alla sua costituzione quello giallo-verde è un governo estremamente permeabile e orientabile dalla mobilitazione delle masse popolari.

I lavoratori e le masse popolari hanno l’interesse immediato e di prospettiva

di mobilitarsi affinché il governo Lega-M5S attui le parti più progressiste del Contratto di governo: in particolare l’abolizione della legge Fornero, l’abolizione di pensioni d’oro, vitalizi, stipendi d’oro per i funzionari di stato, l’introduzione del reddito di cittadinanza, il blocco della TAV in val Susa);

di impedire l’approvazione e l’attuazione delle parti più reazionarie del Contratto di governo (Flat tax, politiche razziste e discriminatorie, sgomberi degli occupanti-casa per necessità).

Ma oltre a questo e più di questo, stanti debolezza e precarietà del governo, i lavoratori e le masse popolari hanno l’interesse e la possibilità di imporre al governo M5S-Lega alcune misure urgenti:

che erano nei programmi elettorali di entrambe le forze che compongono il governo, in particolare l’abolizione del Jobs Act, il salvataggio di ILVA e Alitalia);

che non erano nei programmi elettorali, ma che sono necessarie a fare fronte alle emergenze nazionali: un piano per l’assegnazione di case, contro i morti sul lavoro, la disoccupazione galoppante, l’abbandono e il degrado dei servizi pubblici, il piano Marchionne e la morte lenta delle aziende).

L’aspetto principale di questa mobilitazione non è cacciare il governo che, senza un’alternativa dal basso apre le porte a un altro governo più reazionario dal dopoguerra, ma promuovere la creazione, il coordinamento, la mobilitazione di Organizzazioni Operaie e Popolari che agiscono direttamente per attuare le misure necessarie a fare fronte agli effetti peggiori della crisi, azienda per azienda, scuola per scuola, quartiere per quartiere. Questa mobilitazione è la base per imporre ai poteri forti del nostro paese un governo di emergenza basato sugli interessi dei lavoratori e delle masse popolari, l’unico governo che può davvero rompere con la UE, la BCE e la NATO.

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