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Né disfattismo né fiducia in bianco

Una premessa in quattro punti
Alla vigilia della campagna elettorale per le elezioni del 4 marzo affermavamo che per la borghesia imperialista le elezioni sono il modo per dare copertura e veste democratica a governi formati per mezzo di trattative, accordi e compromessi raggiunti fra le sue varie fazioni in salotti riservati e che tali governi sono lo strumento per attuare il programma che la classe dominante ha perseguito e persegue, prima con i governi di Centro-destra e Centro-sinistra che si alternavano (dal 1994 al 2012) e poi con i governi delle Larghe Intese (dal 2012 ad oggi). Ma i comunisti possono usare le elezioni borghesi – le abbiamo usate e le usiamo – per favorire le condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare:

“- per promuovere, sostenere e sviluppare la creazione di organizzazioni operaie e popolari, il rafforzamento di quelle esistenti e il loro coordinamento, per farle agire come le nuove autorità pubbliche che attuano misure a favore delle masse popolari (lavoro, diritti, salute, istruzione, sanità) iniziando da quelle previste dalla Costituzione, da sempre violate o eluse;

– per far agire da Comitato di Salvezza Nazionale di fatto (cioè già prima che venga formalmente costituito) quei personaggi e quegli aggregati che godono della fiducia delle masse popolari, ma oggi si attestano ancora a pretendere dal sistema politico della borghesia imperialista “onestà”, “il rispetto delle regole e dei principi democratici” (li definiamo “esponenti dei tre serbatoi”: esponenti della sinistra borghese non pregiudizialmente anticomunisti, i sinceri democratici delle amministrazioni locali e della società civile, i dirigenti dei sindacati alternativi e di base e della sinistra dei sindacati di regime);

– per alimentare l’ingovernabilità dall’alto del paese, rompere il fronte delle Larghe intese o, per lo meno, rendergli la vita difficile;

– per propagandare l’obiettivo del Governo di Blocco Popolare e spiegare in cosa consiste, per elevare la coscienza dei lavoratori e delle masse popolari che per porre fine al corso disastroso delle cose occorre instaurare il socialismo” – vedi Resistenza n. 1/2018.

Durante la campagna elettorale abbiamo operato nel senso che avevamo indicato, contrastando la tendenza alla concorrenza elettorale fra diverse liste e partiti con un programma progressista (da PaP al PC di Rizzo, al M5S) e per costruire fin da subito un ampio fronte contro le Larghe Intese; abbiamo promosso iniziative e mobilitazioni congiunte e abbiamo spinto le organizzazioni operaie e popolari a perseguire la stessa linea – vedi i numeri 2, 3 e 4/2018 di Resistenza.

Dopo il 4 marzo abbiamo affermato che qualunque governo fosse uscito dal groviglio di ricatti, veti, colpi di mano, l’aspetto decisivo sarebbe stata la mobilitazione delle masse popolari, sia per impedire i tentativi di ribaltamento dell’esito del voto, sia in qualità di forza decisiva per attuare il programma di un eventuale governo anti Larghe Intese. In particolare siamo intervenuti sui partiti e sulle liste di sinistra per far superare lo spirito concorrenziale verso il M5S (quello spirito che portava la sinistra borghese a indicare il M5S come “forza reazionaria” e il governo M5S-Lega “il governo più fascista e reazionario dal dopoguerra” – sic); sul M5S affinché superasse il legalitarismo che lo legava e lo sottometteva mani e piedi alle istituzioni e alle autorità dei vertici della Repubblica Pontificia, sulle organizzazioni operaie e popolari affinché prendessero iniziative autonome per fare fronte agli effetti della crisi senza confidare in un “prossimo governo” del cambiamento – vedi Resistenza n. 3, 4 e 5/2018.

Le nostre forze sono ancora esigue rispetto a quelle che la situazione richiede, ma la nostra linea è giusta e i fatti lo dimostrano. Non abbiamo la sfera di cristallo, ma elaboriamo la nostra analisi con il materialismo dialettico, cioè mettendo al centro le condizioni, le forme e i risultati della lotta fra le due classi principali per la direzione della società (la borghesia imperialista e la classe operaia). La giustezza dell’analisi ci consente oggi di rivolgerci a una più ampia fetta di elementi avanzati della classe operaia e delle masse popolari e contrastare l’attendismo e il disfattismo promossi a piene mani dalla sinistra borghese, affermando una linea di mobilitazione, organizzazione e lotta che valorizza le migliori aspirazioni e la mobilitazione spontanea che già caratterizza la resistenza delle masse popolari in questa fase (vedi l’articolo “”La crisi politica non è finita…” a pag. 1) e le orienta alla costruzione di un governo di emergenza delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare.

Le caratteristiche della situazione politica italiana di questa fase. Il golpe bianco dei vertici della Repubblica Pontificia promosso da Mattarella con il veto al governo M5S – Lega è momentaneamente fallito, ma la crisi politica e istituzionale è tutt’altro che conclusa. Il governo M5S – Lega, nella sua forma più presentabile ai poteri forti, è stato costituito. Il contenuto della sua opera, il suo ruolo nella lotta fra interessi dei poteri forti (UE, Nato, BCE, FMI) e interessi delle masse popolari dipende da un unico fattore: se e quanto farà ricorso ad una vasta mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari per bloccare la chiusura o delocalizzazione di aziende, per cancellare la riforma Fornero, per ridurre le speculazioni finanziare sul debito pubblico (blocco provvisorio del pagamento di parte degli interessi).

Il tentativo di ribaltare l’esito del voto del 4 marzo è fallito, essenzialmente per due motivi:

– la manovra di Mattarella, scimmiottando l’iniziativa analoga presa da Napolitano nel 2013 per impedire al M5S di andare al governo all’epoca, ha creato problemi più grandi di quelli che intendeva risolvere: in questo caso non esisteva una maggioranza delle Larghe Intese in Parlamento che avrebbe formalmente avallato l’installazione di un governo illegittimo (tentato con Cottarelli), come avvenne invece nel 2013 con Letta; le elezioni anticipate sarebbero state un palliativo perché avrebbero confermato la maggioranza a M5S e Lega e anzi ne avrebbero rafforzato l’immagine e il ruolo “antisistema” agli occhi delle ampie masse; le elezioni anticipate avrebbero alimentato la crisi politica e avrebbero costretto i vertici della Repubblica Pontificia a negare ancora il mandato di governo alla maggioranza uscita dalle elezioni, ma in un contesto in cui anche gli imbelli democratici dell’“io sto con Mattarella” sarebbero stati molto ridimensionati;

– a differenza del 2013, il livello complessivo di mobilitazione delle masse era in questo caso ben più dispiegato e la combinazione delle elezioni amministrative in quasi 800 comuni, la “sparata” dell’impeachment di Di Maio e la convocazione della mobilitazione nazionale per il 2 giugno da parte del M5S (che poi non c’è stata, se non come “festeggiamenti per l’insediamento del governo”) erano gli ingredienti che avrebbero innescato un processo di cui erano chiari i presupposti, ma di cui per nessuno erano chiari gli sviluppi e l’esito. Questa seconda causa è di gran lunga la principale.

Il governo M5S – Lega è estremamente debole e precario e ciò alimenta la crisi politica. Il Contratto di governo fra M5S e Lega era, già al momento della sua ratifica, sia un compromesso fra le due forze (il M5S, una forza di sinistra borghese animata dalla convinzione che per evitare gli effetti peggiori della crisi è sufficiente mandare al governo “persone oneste” e “di buona volontà”; la Lega, un partito che per i vertici della Repubblica Pontificia svolge il servizio di alimentare la mobilitazione reazionaria che gli stessi “poteri forti” promuovono su ampia scala e attuano per mezzo dei partiti delle Larghe Intese), sia un compromesso fra i due partiti e i vertici della Repubblica Pontificia (dal Contratto sono scomparsi l’abrogazione del Jobs Act, la revisione dei trattati europei, la rinegoziazione del debito e tanti altri “cavalli di battaglia” di entrambi i partiti nella campagna elettorale). Questo governo Conte è un ulteriore accrocchio che ha come principale contraddizione il voler tenere insieme capre e cavoli. E’ un governo:

– sotto assedio dei poteri forti, del sistema di informazione, dei grandi gruppi finanziari (agenzie di valutazione del debito, mercati, ecc.) più di quanto il M5S sia stato sotto assedio fino ad oggi, in ragione del fatto che il suo insediamento ha impedito l’installazione di un governo emanazione diretta dei vertici della Repubblica Pontificia ed espressa manifestazione dei loro interessi (sottomissione alla Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti, continuazione e approfondimento dell’attacco a tutto tondo dei diritti e delle conquiste delle masse popolari, ecc.). Le attenzioni particolari a cui è sottoposto sono il preludio a un intervento indiretto (spread, borse, debito) o diretto (colpi di mano, ricatti, ecc.) dei poteri forti sul suo operato per mandarlo a gambe all’aria e installarne uno che dia maggiori garanzie. E’ possibile che le maggiori garanzie siano anche solo sfumature (del resto Tria non è Savona e Savona non è Che Guevara), ma la governabilità dell’Italia è decisiva per la tenuta della UE e per le scorribande della NATO;

– per la sua natura, per le sue caratteristiche e per i motivi che hanno portato alla sua costituzione, è un governo estremamente permeabile e orientabile dalla mobilitazione delle masse popolari;

– è stato presentato dai suoi promotori come “il governo del cambiamento”, ma non è il governo di emergenza di cui la classe operaia e le masse popolari hanno bisogno per fare fronte alla situazione. Chi si illude che “possa cambiare le cose” in modo radicale, rimarrà deluso e, in un tempo più o meno breve, sarà costretto a cercare altre strade.

Il contenuto e la posta in gioco nello scontro politico in atto e gli schieramenti in campo. Il fulcro della crisi politica in atto non è “il rispetto della Costituzione e delle regole democratiche” e lo scontro non è tra M5S e Lega da una parte e Mattarella dall’altra. Questo è il fumo negli occhi che le Larghe Intese lanciano alle masse popolari e la costituzione del Fronte Repubblicano promosso dal PD (battezzato da Renzi fronte anti-sfascista) è parte di questa intossicazione: in quel fronte vi entrano e manovrano i fautori delle Larghe Intese, travestiti da “difensori della Costituzione, della stabilità e della democrazia”.

Lo scontro è tra masse popolari da una parte e vertici della Repubblica Pontificia dall’altra e la posta in gioco è quale governo del paese: o un governo frutto delle manovre eversive dei vertici della Repubblica Pontificia, che opera con il pilota automatico di Draghi e della BCE e promuove la mobilitazione reazionaria delle masse popolari (settori popolari contro altri settori popolari in base alla provenienza, alla religione, al colore della pelle, all’età, all’orientamento sessuale, al contratto di lavoro privato o pubblico, al sesso, ecc.), oppure un governo d’emergenza frutto della mobilitazione delle masse popolari organizzate che, coscientemente, rendono ingovernabile il paese alle autorità e alle istituzioni dei vertici della Repubblica Pontificia, un governo composto dagli esponenti (intellettuali, amministratori, politici) che già oggi godono della fiducia delle ampie masse (perché si sono distinti nell’opposizione alle Larghe Intese e al loro programma) e che opera traducendo caso per caso e zona per zona sei misure generali:

  1. assegnare a ogni azienda compiti produttivi secondo un piano nazionale: nessuna azienda deve essere chiusa!
  2. eliminare tutti quelle attività e produzioni inutili e dannosi per l’uomo e per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti: basta con gli avvelenatori, gli speculatori e gli squali!
  3. assegnare a ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli in cambio le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società: nessun lavoratore deve essere licenziato o emarginato!
  4. distribuire i prodotti alle aziende, alle famiglie, agli individui e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, conosciuti e democraticamente decisi: a ogni adulto un lavoro utile, a ogni individuo una vita dignitosa, a ogni azienda quanto serve per funzionare!
  5. stabilire relazioni di collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi,
  6. iniziare a riorganizzare le altre relazioni e attività sociali in conformità alla nuova base produttiva.

I due schieramenti in lotta fanno capo ai vertici della Repubblica Pontificia, da una parte, e alla classe operaia e alle masse popolari, dall’altra. Per queste ultime la collocazione partitica ed elettorale è secondaria (sono milioni i lavoratori e gli elementi delle masse popolari che hanno votato Lega contro le Larghe Intese), ciò che le divide e le contrappone alla classe dominante non è il voto o l’astensione, né il voto per chi, ma sono gli interessi della classe a cui appartengono contro gli interessi del capitale, della finanza, della Comunità Internazionale degli imperialisti, della Nato, della UE. Si tratta, in definitiva, di due schieramenti opposti e con interessi inconciliabili e antagonisti.

L’esito dello scontro fra queste due strade non dipende oggi, e non dipenderà in futuro, dalla volontà di questo o quell’esponente della classe dominante o da questo o quel “condottiero delle masse popolari”, ma dall’organizzazione e dalla mobilitazione delle masse popolari e dall’assunzione del ruolo di nuove autorità pubbliche da parte degli organismi operai e popolari, dal loro legame con il movimento comunista cosciente e organizzato.

Agire da comunisti nelle contraddizioni fra gruppi borghesi e sull’inconciliabilità di interessi fra classe dominante e masse popolari. Poste la debolezza e la precarietà del governo M5S-Lega, sia il lasciamoli lavorare che il cacciamoli sono una cambiale in bianco ai vertici della Repubblica Pontificia. Le organizzazioni operaie e le organizzazioni popolari, i movimenti sociali, le organizzazioni sindacali combattive e di base, la sinistra dei sindacati di regime possono (quindi devono) evitare di firmarla, possono e devono sfruttare le contraddizioni che il governo M5S-Lega crea fra fazioni dei poteri forti e le stesse contraddizioni esistenti fra M5S e Lega (che per la cronaca, si sono presentati alle elezioni in reciproca alternativa. Se sono finiti insieme si chieda conto “alla sinistra” delle banche, dei salotti, di Capalbio e del Jobs Act). In pratica significa

– mobilitarsi affinché il governo Lega-M5S attui le parti progressiste del Contratto di governo (in particolare abolizione della legge Fornero, abolizione di pensioni d’oro, vitalizi, stipendi d’oro per i funzionari di stato, introduzione del reddito di cittadinanza, blocco del TAV);

– mobilitarsi per impedire l’approvazione e l’attuazione delle parti più reazionarie del Contratto di governo (Flat tax, politiche razziste e discriminatorie, sgomberi degli occupanti per necessità).

Ma oltre a questo e più di questo, stanti debolezza e precarietà del governo, i lavoratori e le masse popolari hanno l’interesse e la possibilità di imporre al governo M5S-Lega alcune misure urgenti:

– che erano nei programmi elettorali di entrambe le forze che compongono il governo (in particolare abolizione del Jobs Act, salvataggio di ILVA e Alitalia);

– che non erano nei programmi elettorali, ma sono necessarie a fare fronte alle emergenze nazionali (piano per l’assegnazione di case, morti sul lavoro, disoccupazione galoppante, abbandono e degrado dei servizi pubblici, piano Marchionne e morte lenta delle aziende).

In questo modo, e solo in questo modo, le organizzazioni operaie e le organizzazioni popolari possono trarre il massimo vantaggio dalla situazione attuale.

Conclusioni

I vertici della Repubblica Pontifica non possono accettare un reale “governo del cambiamento” perché è contrario ai loro interessi e faranno letteralmente di tutto per impedirne la costituzione. Questo è il contesto reale in cui noi comunisti seguiamo la via della mobilitazione per imporre ai vertici della Repubblica Pontificia un governo delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare. Questo è l’obiettivo che il P.CARC persegue. Per questo obiettivo chiama a schierarsi gli operai, i lavoratori e le masse popolari che azienda per azienda, scuola per scuola, zona per zona si organizzano a difesa di loro interessi immediati, su obiettivi particolari, contro effetti particolari della crisi generale.

Indurre con la mobilitazione popolare i parlamentari del M5S e, al loro seguito, quelli della Lega (ma anche di LeU) a iniziare ad attuare le misure previste dal programma di governo (cancellazione della riforma Fornero, difesa delle aziende e sostegno alle famiglie, ecc.): hanno la maggioranza in parlamento, che la adoperino senza aspettare le prossime elezioni e ricominciare la giostra!

Avvalersi dello schieramento contro le Larghe Intese che anche esponenti della società civile e della sinistra borghese, delle organizzazioni sindacali e delle amministrazioni comunali (li chiamiamo i tre serbatoi) stanno assumendo, spingerli a costituirsi in Comitato di Salvezza Nazionale che si mette al servizio delle organizzazioni operaie e popolari e dell’attuazione delle misure che esse indicano.

Approfittare della crisi politica e istituzionale (ingovernabilità dall’alto)

– per formare organizzazioni operaie e popolari in ogni azienda capitalista e pubblica, scuola e quartiere, per coordinare quelle esistenti e rafforzare la loro azione (indipendentemente da cosa ha votato o non ha votato chi ne fa parte e le dirige), per portarle ad agire come nuove autorità pubbliche che indicano le misure necessarie per fare fronte agli effetti più gravi della crisi e mobilita le masse ad attuarle direttamente;

– per mobilitare le masse popolari in mille iniziative di base che rendano ingovernabile il paese ai vertici della Repubblica Pontificia, alle loro autorità e alle loro istituzioni fino a costringerli a ingoiare un governo di emergenza delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare.

Indirizziamo l’indignazione diffusa nel paese e le mobilitazioni del prossimo periodo verso questo obiettivo!

 

 

Gli insegnamenti da trarre dai 90 giorni di crisi di governo

Non è attraverso il voto che le masse popolari possono esercitare la “volontà del popolo” sancita nell’articolo 1 della Costituzione. Le elezioni vanno bene per far ratificare dal voto popolare la combinazione di governo su cui i vertici della Repubblica Pontificia si sono accordati per attuare il programma comune (il “pilota automatico” di Draghi) dettato dalla loro Comunità Internazionale. Se “gli italiani sbagliano a votare”, allora il discorso cambia: con buona pace dei cultori della “sacralità” delle regole della “democrazia” borghese, sono le stesse istituzioni e autorità “garanti” a violare le loro leggi e a ricorrere a ogni genere di manovra e intrigo. E’ il senso del discorso di Oettinger, Commissario europeo al bilancio “I mercati insegneranno agli italiani a votare”, che non ha per nulla esagerato nel dire ciò che pensa della democrazia borghese la borghesia. Peraltro senza inventarsi nulla di nuovo: Kissinger, Segretario di Stato degli USA che promossero il colpo di stato in Cile, commentò l’elezione di Allende dicendo “Non vedo alcuna ragione per cui ad un paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli”.

Non è possibile cambiare le cose in modo favorevole al grosso della popolazione e attuare le parti progressiste della Costituzione del 1948 senza rompere con la politica di austerità dell’Unione Europea e con la politica di guerra della NATO. Ma un governo che rompe con la UE e con la NATO, per non fare la fine del governo Tsipras in Grecia, deve essere deciso e capace di far funzionare le aziende del nostro paese nonostante i ricatti, le pressioni e le manovre della UE e della NATO e della loro “quinta colonna” nel paese. E le aziende le fanno funzionare o i capitalisti (con i risultati che tutti hanno sotto gli occhi!) o i lavoratori. Detto in altri termini, cambiare il corso delle cose a favore delle masse popolari è possibile solo facendo leva sull’organizzazione e sulla mobilitazione popolare. Questa è la principale lezione da trarre dagli sviluppi della crisi politica e dall’affossamento del governo M5S-Lega. Quanti sostengono che bisogna sottostare al mercato finanziario, alle imposizioni dell’Unione Europea e alla schiavitù del Debito Pubblico per salvare l’Italia, in definitiva dicono (che ne siano consapevoli o meno e indipendentemente dagli argomenti che adducono) che bisogna sacrificare la massa della popolazione ai privilegi e agli interessi di un pugno di grandi capitalisti e dei banchieri, della Corte Pontificia e delle organizzazioni criminali, la minoranza privilegiata della popolazione italiana (il cosiddetto “1%”). Noi comunisti sosteniamo che la massa della popolazione deve sacrificare gli interessi e i privilegi della minoranza di capitalisti, di banchieri, di prelati e di alti funzionari per liberarsi dalla crisi generale del capitalismo e riprendere la strada del progresso economico, ambientale, sociale, intellettuale e morale.

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