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Sul numero 5/2018 di Resistenza abbiamo trattato della mobilitazione del 14 Aprile promossa dal sindaco di Napoli contro il debito ingiusto, del ruolo fondamentale della mobilitazione delle organizzazioni operaie e popolari nella costruzione di un fronte anti Larghe Intese e del ruolo che noi comunisti dobbiamo assumere nella costruzione di questo fronte.

Dopo quella mobilitazione i comitati popolari del territorio napoletano (Cantiere 167, Comitato NO alla chiusura dell’ospedale San Gennaro, Comitato Vele, Comitato lavoratori ARPAC Multiservizi, Disoccupati Cantiere 167, Galleri@rt, Movimento Meridionale Lavoro) hanno emesso un comunicato in cui sottolineano l’importanza di dare continuità alla giornata del 14. Quella giornata, come emerge dall’appello, avrà senso solo se concepita come un tassello nella costruzione dal basso di un fronte che veda i comuni e le masse popolari unite nella battaglia contro lo strozzamento degli enti locali e la politica di lacrime e sangue dei governi delle Larghe Intese. Riportiamo di seguito il comunicato:

“La mobilitazione popolare è l’unica arma contro il debito ingiusto e le Larghe Intese
(…) Siamo tra le associazioni, comitati e realtà di base che hanno aderito a quell’iniziativa per difendere la città dalle prevaricazioni del governo centrale che da anni lavora per far pagare a lavoratori, disoccupati, studenti, pensionati i costi della crisi. Abbiamo risposto all’appello del sindaco di Napoli perché è giusto unirsi e fare fronte contro le politiche dei governi delle Larghe Intese. Ciò è decisivo specie in una fase in cui i poteri forti e i loro partiti cercano di mettere in campo mille manovre per ribaltare l’esito del voto del 4 marzo con cui la stragrande maggioranza della popolazione italiana si è espressa contro i Poteri Forti, i loro governi delle Larghe Intese e i partiti che in questi anni li hanno portati avanti.

La partecipazione delle realtà di base e di tutti quegli organismi che dal basso costruiscono la nuova governabilità dei territori è il principale elemento positivo della giornata del 14 aprile. Gli interventi fatti dalle organizzazioni popolari hanno dato un contenuto politico di alto livello al presidio (anche facendo valere la propria legittimità a intervenire e farsi inserire in scaletta).

Questo dimostra il fatto che sono le masse popolari l’ago della bilancia per determinare non solo l’esito della battaglia contro lo strangolamento delle amministrazioni locali, ma anche l’agire del prossimo governo indipendentemente da come andranno le trattative in corso!

Dopo la fiammata del 14 aprile non abbiamo saputo più nulla su cosa il sindaco intende fare per non pagare il debito “odioso” e per unire i sindaci delle altre città in pre-dissesto (a partire dai sindaci NO TAP che hanno aderito al suo appello). La Napoli Ribelle descritta in questi anni non sarebbe tale senza l’azione popolare di chi si organizza su questo territorio. (…)

I neo eletti in Parlamento devono scendere in campo e assumersi la responsabilità di prendere posizione, schierarsi, agire non solo per risolvere i problemi ma anche per sostenere le organizzazioni di base che nei fatti sono il baluardo contro malaffare e mafia, per un lavoro utile e dignitoso, contro degrado sociale e devastazione ambientale! Senza il sostegno di chi lotta per applicare le parti progressiste della Costituzione non andranno da nessuna parte e presto si scoprirà che eliminazione di Legge Fornero, Jobs ACT, Buona Scuola, Sblocca Italia, Fiscal Compact sono state solo belle promesse elettorali.

Il palco del 14 aprile e in generale tutti quanti si organizzano dal basso per far fronte agli effetti più odiosi della crisi, rappresentano le principali forze che possono e devono liberare il paese dai Poteri Forti e i loro servi politici, che vanno combattuti come vere e proprie forze occupanti. Per dare seguito alla battaglia contro il “debito ingiusto” e per far rispettare l’esito del voto anti Larghe Intese serve farne una questione di mobilitazione nazionale! Vanno sostenute tutte le iniziative che vanno in questa direzione come l’appello lanciato da Mattei e Lucarelli (vedi l’articolo “Sull’assemblea del 16 giugno a Roma” a pag. 3) e altri esponenti della società civile per la costruzione di un percorso che conduca ad estendere e rafforzare il fronte anti Larghe Intese! Per fare questo occorre scavalcare concorrenze elettorali e piccoli orticelli. Solo le organizzazioni operaie e popolari possono spingere i sindaci, i sindacati di base e il resto della popolazione a muoversi in questa direzione.

Le possibilità di vincere sono legate a quanto avanzeremo nell’autorganizzazione dal basso per decidere dal basso il futuro della città e del paese; a quanto moltiplicheremo le azioni di lotta contro il pagamento del debito (ticket sociale per visite mediche e trasporti, scioperi alla rovescia e altre azioni esemplari) valorizzando lo studio fatto ad esempio dal Comitato cittadino per l’Audit; a quanto ci mobiliteremo contro le manovre del governatore De Luca (garante dei Poteri e delle Larghe Intese sul nostro territorio); a quanto sapremo approfittare della situazione di maggiore ingovernabilità in cui si trova l’Italia dopo il 4 marzo, per alimentare lo scontro con i Poteri Forti e avanzare nell’opera di liberazione del paese! (…)”

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