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Riportiamo due iniziative che hanno avuto poco o nessun risalto sulla stampa borghese. Gli operai FCA di Melfi, con la loro lettera, rappresentano bene ciò che intendiamo con “uscire dall’azienda e occuparsi dei problemi del paese” e sono in questo senso un esempio. La FIOM di Genova entra a gamba tesa nella trattativa sull’ILVA, dimostrando in modo inequivocabile dove sta “il centro dello scontro” nella crisi politica e istituzionale in corso e facendo valere il peso e il ruolo della classe operaia. Anche questo è un esempio. Se combiniamo i due esempi, e questo è l’obiettivo di questo breve articolo, e ci si ragiona su, diventa chiarissimo quali sono i principali schieramenti nello scontro politico di questa fase.

Fare il tifo per questo o contro quello degli attori politici (come allo stadio) è l’essenza della politica borghese per la classe operaia e le masse popolari. Costruire, sostenere, favorire la mobilitazione e l’organizzazione autonoma della classe operaia e delle masse popolari è parte della politica rivoluzionaria.

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Una lettera degli operai FCA di Melfi

Buongiorno.
Come lavoratrici e lavoratori della Fca di Melfi abbiamo deciso di scrivere una lettera aperta per esprimere il nostro dissenso contro la decisione del Presidente della Repubblica di provare a imporre un Presidente del Consiglio voluto dall’alta finanza internazionale. In poche ore abbiamo raccolto un centinaio di adesioni tra i colleghi dello stabilimento automobilistico lucano, come potrete constatare, e altre ne continuano ad arrivare. Vi chiediamo di pubblicare sul vostro giornale la lettera, grazie.

Quando il governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato anche con mazze e pietre (Sandro Pertini)
Quanto deciso dal Presidente della Repubblica è inaccettabile e viola il più elementare principio di democrazia, quello espresso dal popolo al momento del voto.
È gravissimo che il governo italiano venga deciso dalle banche europee, ma è ancor più grave che il Presidente Mattarella accetti i diktat dell’alta finanza come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Non stiamo difendendo l’alleanza M5S – Lega, stiamo difendendo i valori costituzionali per cui migliaia di italiani persero la vita pur di affermarli.
È inaudito quanto sta avvenendo in queste ore, senza che nessuno faccia nulla, anzi, si cerca di addolcire la pillola in nome dell’unità nazionale messa in discussione proprio dalla figura istituzionale più autorevole.
Che senso ha andare a votare se a fronte della decisione presa da milioni di persone prevale la volontà di pochi ricchissimi e potentissimi personaggi? Personaggi che, va ricordato, hanno distrutto lo stato sociale.
Le lavoratrici e i lavoratori della Fca di Melfi esprimono totale disapprovazione per questo che sembra essere un vero e proprio atto autoritario e lesivo per la democrazia.

Nessuno può chiedere al popolo italiano di accettare un Presidente del Consiglio imposto dalle banche e non dai cittadini.
Lo spread fa paura agli investitori perché abbiamo accettato di essere schiavi dell’alta finanza, perché si sono barattati i valori e la storia di un popolo con gli interessi economici di quattro banchieri senza scrupoli.

29 Maggio 2018
Le lavoratrici e i lavoratori della Fca di Melfi

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La dichiarazione del Segretario FIOM di Genova, Manganaro

“Mittal ha un impegno strappato furbescamente al precedente governo che si è dimostrato supino e servile nei confronti della multinazionale, ma il sindacato è un’altra cosa e rivendichiamo il rispetto dei lavoratori e delle leggi che li tutelano” (…) “il passaggio ad altra azienda avviene in continuità di tutti i lavoratori mantenendo lo stesso reddito e diritti e l’accordo di programma per Genova va integralmente rispettato”. All’affermazione di Arcelor Mittal di voler subentrare nella gestione degli stabilimenti in base a un accordo con il governo Gentiloni non sottoscritto dai sindacati, afferma “non devono provarci perché resisteremo, per entrare senza accordo dovranno chiedere al nuovo governo, e in particolare ai vicepresidenti del consiglio, di attivare il ministero degli interni e della difesa e schierare l’esercito” (1 giugno 2018).

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