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  • L’organizzazione e la lotta dei lavoratori immigrati e italiani cambieranno il corso delle cose, non le elemosine e la compassione di preti e benefattori né gli appelli alla fratellanza o le lacrime di coccodrillo versate da chi ha le mani macchiate del sangue di migliaia di lavoratori immigrati e italiani!
  • Mobilitare, organizzare e unire i lavoratori immigrati e italiani nella lotta per un lavoro utile e dignitosa, per prendere in mano in misura crescente la produzione di beni e servizi e la gestione della vita sociale fino a costituire un proprio governo d’emergenza e avanzare così vero l’instaurazione del socialismo, l’unica soluzione definitiva alla crisi del capitalismo e alla barbarie attuale!

Sostenere, aderire e partecipare

– il 6 e 7 giugno ai presidi organizzati dall’USB davanti alle Prefetture per affermare il diritto a lottare contro il caporalato, il lavoro nero, per la legalità e la dignità,

– il 16 giugno a Roma alla mobilitazione indetta dall’Asia USB contro le disuguaglianze sociali e i vincoli della UE,

– il 16 giugno a Roma all’assemblea “Per un Governo Costituzionale di Salute Pubblica. Per un Comitato di Liberazione Nazionale” promossa da Ugo Mattei, Alberto Lucarelli e altri,

– il 22 giugno allo sciopero del settore della logistica e il 23 giugno a Piacenza alla manifestazione nazionale contro la repressione proclamati dalla USB (leggi comunicato)

Nella notte fra il 2 e il 3 giugno, a San Ferdinando (in provincia di Reggio Calabria) è stato ucciso a colpi di arma da fuoco l’attivista dell’USB Soumaila Sacko e sono stati feriti due suoi compagni. Si è trattato di un’esecuzione, non di una “reazione a un furto” come hanno scritto i giornali borghesi, un’esecuzione di operai immigrati che lavorano, in condizioni al limite dell’umanità, nei campi della piana di Gioia Tauro.
Il P.CARC si unisce alla solidarietà con gli operai immigrati che lavorano nelle campagne del sud Italia, alla solidarietà con l’USB e con i braccianti di San Ferdinando, della Puglia e della Basilicata scesi in sciopero dopo l’assassinio di Soumaila, alla solidarietà con tutti gli immigrati mobilitati insieme ai lavoratori italiani contro sfruttamento legalizzato, brutalità, razzismo, esclusione sociale.

Di fronte all’omicidio di un operaio e attivista sindacale, gli imbelli della sinistra borghese non hanno perso occasione di fissare lo sguardo sul proprio ombelico e ripetere “ecco il primo morto di Salvini al governo”.
Nella società socialista per cui lottiamo personaggi come Salvini non esisterebbero e, se esistessero, troverebbero la giusta collocazione nei campi di rieducazione attraverso il lavoro che hanno riscattato intere generazioni di guardie bianche e controrivoluzionari in Unione Sovietica. Ma per lottare efficacemente affinché quella società sia instaurata, bisogna imparare a usare il cervello prima della lingua, bisogna imparare a combattere il nemico vero, non la sua rappresentazione nel teatrino della politica borghese come nel salotto di Barbara D’Urso.
Imputare a Salvini, appena insediato Ministro dell’Interno (deve ancora essere votata la fiducia), l’omicidio di Soumaila Sacko significa vivere in un paese fantastico, a tratti fiabesco, dove un unico “cattivo” è responsabile di ogni male e, una volta eliminato l’unico cattivo, pace, armonia e amore trionfano. Ma soprattutto significa nascondere responsabili e complici dell’omicidio di Soumaila Sacko e aiutarli a continuare la loro sporca opera. Significa rendere lo stesso servizio che la Lega di Salvini fa ai responsabili del corso miserabile delle cose nel nostro paese e nel resto del mondo: deviare le masse popolari dalla lotta di classe, Salvini evoca e promuove la lotta contro gli immigrati, la sinistra borghese si indigna contro i Salvini di turno.

Gli omicidi di immigrati sono avvenuti ben prima che Salvini fosse Ministro dell’Interno (dalla strage di Casseri a Firenze nel 2011 all’assassinio di Abd Elsalam nel 2016, passando per la strage di Lampedusa nel 2013: non ne facciamo qui il riepilogo) per mano dei caporali, delle organizzazioni criminali, delle forze dell’ordine borghese, della legge Turco-Napolitano, della Bossi-Fini e della Orlando-Minniti. Il nemico principale con cui la classe operaia (italiana e immigrata) ha a che fare non è un cialtrone che fa leva sull’insicurezza e sulla paura delle masse popolari per deviare la lotta di classe nella guerra tra poveri, ma sono padrini della Lega di Salvini, di Casa Pound, di Forza Nuova e degli altri scimmiottatori del fascismo del XX secolo: sono i vertici della Repubblica Pontificia (il Vaticano, la Confindustria e le altre organizzazioni padronali, la organizzazioni criminali, gli imperialisti USA, europei e sionisti) con i loro governi delle Larghe Intese, le loro istituzioni e leggi, le loro forze armate e i loro sindacati di regime, il loro sistema di informazione, intossicazione, corruzione, lusinghe e ricatti, la loro comunità internazionale di speculatori e guerrafondai.

L’immigrato che ruba lamiere” (che sia per riparasi dalla pioggia o per altro; che sia vero o sia una menzogna è secondario) è la narrazione confezionata dalla propaganda di regime e mantenere l’omicidio di Soumaila Sacko su questo terreno è il modo migliore per alimentare il distacco e la contrapposizione fra la classe operaia italiana e la classe operaia italiana proveniente da altri paesi. È stato ammazzato un operaio e un attivista sindacale. È stato ammazzato un sindacalista, come Nunzio Sansone (Palermo, 1947), Placido Rizzotto (Corleone, 1948), Pio La Torre (Palermo, 1982) e altre decine e decine, tutti nel sud Italia. Il colore della pelle non è l’aspetto principale. Ma era “un fratello immigrato” gridano i papa boys della sinistra, alimentando quella nefasta concezione per cui possano esistere fratelli e sorelle al posto di compagni e compagne, operai e operaie, lavoratori e lavoratrici. Il movimento operaio si è emancipato dal socialismo utopistico dei fratelli e delle sorelle grazie al socialismo scientifico (marxismo) già a metà del 1800, se ne è tenuto ben distante, nella pratica, fino alle grandi mobilitazioni che nel nostro paese hanno permesso alle masse popolari di conquistare il livello di civiltà e benessere e i diritti che oggi i padroni vogliono strappare (mai sentito dire a Mirafiori o alla Breda di Sesto San Giovanni negli anni ‘60 e ‘70 “solidarietà ai fratelli terroni”…). È stato ripescato ed è diventato oggi un armamentario del “pensiero debole” che la sinistra borghese ha mutuato dalla metafisica cattolica.

Quando i padroni ammazzano un operaio, le circostanze, le specificità, le particolarità sono questioni accessorie. È la lotta di classe che si dispiega ai tempi della fase terminale della seconda crisi generale del capitalismo. La soluzione non è scritta nel Vangelo o nell’Impero di Toni Negri. La soluzione l’hanno scritta ieri gli operai e gli altri lavoratori, di qualunque provenienza fossero, con la lotta guidata dal Partito comunista di Lenin che ha portato alla vittoria della Rivoluzione sovietica (1917) all’instaurazione dell’URSS dopo la “guerra civile” (1921). E la scrivono oggi gli operai e gli altri lavoratori, a partire da quelli con la falce e martello nel cuore, grazie all’ideale che li ispira e che li unisce ai comunisti di tutto il mondo, li lega all’esperienza storica del movimento comunista e della prima ondata della rivoluzione proletaria che nella prima parte del secolo scorso ha impresso in ogni angolo del mondo e in ogni campo un impulso potente al progresso dell’umanità.
L’omicidio di un operaio, sindacalista e immigrato non è il risultato dell’insediamento di Salvini al Ministero dell’Interno, ma la dimostrazione di dove i vertici della Repubblica Pontifica portano le masse popolari del nostro paese: lo sfruttamento più feroce si combina con la criminalità organizzata e la violenza vigliacca della polizia e dei fascisti, lo sfruttamento e la disoccupazione si combinano con il razzismo, la miseria, l’inquinamento e la guerra.
La riposta più efficace, l’unica che combina la contingente gravità di un omicidio con la prospettiva, è la più ampia mobilitazione possibile della classe operaia e del resto delle masse popolari contro il degrado generale delle condizioni di vita e di lavoro della popolazione tutta.

Nel contribuire a promuovere la risposta adeguata, il P.CARC userà tutti gli strumenti, le relazioni, i legami che ha disposizione. Che, realisticamente, sono poca cosa rispetto a quello che possono mettere in campo le organizzazioni sindacali, i movimenti, le associazioni, le reti che si oppongono all’attacco dei diritti, delle conquiste e delle condizioni materiali di vita e di lavoro delle masse popolari. È necessario che ogni organismo autorevole, i sindacati di base e la sinistra CGIL, gli esponenti dei partiti anti Larghe Intese, i sinceri democratici delle amministrazioni locali e della società civile si prendano la responsabilità di promuovere la mobilitazione della classe operaia del nostro paese.

Soumaila Sacko è stato ucciso nel nome del profitto. È caduto sotto i colpi di arma da fuoco del padronato come molti altri lavoratori cadono sotto altri colpi di armi dai nomi più neutri, ma che hanno lo stesso effetto: incidenti sul lavoro, malattie professionali, ricatti, debiti, esclusione sociale, miseria, malasanità. Nel nostro paese non sono esuberi solo gli immigrati, sono esuberi anche milioni di lavoratori, di giovani, di donne e di anziani nati in Italia. Questo è il vero problema. La produzione di beni e servizi è subordinata all’andamento degli affari dei grandi capitalisti e al gioco d’azzardo del mercato finanziario, quindi tutto quello che non produce profitti viene “tagliato”, chiuso, smantellato, distrutto… È questo che non consente una vita dignitosa neanche per le masse popolari italiane di nascita, è qui la fonte della miseria, della disoccupazione, della disgregazione sociale.

Integrazione dignitosa degli immigrati e creazione nel nostro paese di un sistema di relazioni economiche, politiche e sociali adeguato alla vita dignitosa delle masse popolari italiane sono la stessa cosa: è un obiettivo che solo l’organizzazione e la lotta comune dei lavoratori e delle masse popolari italiane e immigrate può realizzare.

Porteremo Soumaila Sacko in ogni fabbrica, in ogni azienda, in ogni sciopero, in ogni assemblea, in ogni picchetto, in ogni passo che la classe operaia farà nel nostro paese per rompere le catene dello sfruttamento. E il paese che costruiremo sarà anche il suo!

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Dalle Tesi sulla situazione politica del nostro paese e i compiti dei comunisti – P.CARC, aprile 2017: “I vertici della Repubblica Pontificia e la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti saccheggiano e devastano i paesi oppressi, distruggono le condizioni di vita esistenti (miniere, piantagioni, industrie delocalizzate, ecc.), rendono la vita impossibile e alimentano di conseguenza guerre a non finire, il tutto nel tentativo di far fronte alla crisi in corso del loro sistema capitalista e utilizzano e abusano degli immigrati come lavoratori nei paesi imperialisti, li costringono a condizioni di degrado, ultimi di una scala di degrado che comunque già coinvolge anche i lavoratori “autoctoni” dei paesi imperialisti.

In questo campo la sinistra borghese promuove principalmente la denuncia e le “manifestazioni antifasciste e antirazziste” (restringendo il campo dei nemici da contrastare agli “scimmiottatori del fascismo del XX secolo” che altro non sono che marionette della borghesia imperialista) oppure opere assistenziali. Ciò lascia campo libero alle manovre della borghesia imperialista e ai suoi tentativi di trasformare la contraddizione antagonista tra sé e le masse popolari in contraddizioni antagoniste in seno alle masse (“guerra tra poveri”).

I comunisti devono invece spingere principalmente sulla lotta contro la borghesia e le autorità della Repubblica Pontificia e contro il degrado generale di cui gli immigrati sono vittime e agenti. Nei paesi imperialisti bisogna prevenire la mobilitazione reazionaria con un’efficace e vasta campagna di denuncia e di lotte contro il degrado generale delle condizioni di vita e di lavoro della popolazione tutta (autoctona e immigrata): una situazione nella quale gli immigrati occupano i gradini inferiori in percentuali che sono di gran lunga superiori a quelle degli autoctoni e servono ad alimentare il degrado generale. Lavoro utile e dignitoso per tutti e un reddito conseguente per tutti quelli che lavorano devono essere al centro dell’agitazione per rompere con Euro, UE, NATO.

In questa campagna di denuncia e lotte dobbiamo sostenere e alimentare l’organizzazione e la mobilitazione degli immigrati, innanzitutto di quelli che lavorano nelle aziende capitaliste (in questo il SI Cobas costituisce un esempio da seguire e in ciò risiede la ragione politica dell’attacco repressivo di cui è oggetto) e creare un fronte comune con gli operai e i proletari autoctoni. Già oggi non è vero che non c’è lavoro per tutti! Se solo prendiamo la ricostruzione delle zone terremotate, la messa in sicurezza delle infrastrutture, la bonifica dei territori e l’assistenza agli anziani e ai disabili vediamo che il nostro paese ha bisogno di migliaia e migliaia di persone per essere rimesso in sesto. Non sono gli immigrati il problema, ma il processo di accumulazione e valorizzazione del capitale, il dominio della borghesia imperialista. È a causa di questo che questi lavori non si fanno “perché non ci sono i soldi” che invece ci sono e senza limiti 1. per rimborsare le banche depredate da signori e monsignori (coperti dall’anonimato come trent’anni fa lo furono i cinquecento della lista Sindona), 2. per il riarmo, per la NATO e per la guerra, 3. per le grandi opere della speculazione. Bisogna attaccare anche su questo punto (“di soldi ce ne sono quanti le autorità vogliono”), facendo leva sul senso comune per cui per fare le cose ci vogliono i soldi.

Il Governo di Blocco Popolare una volta insediato di per sé con la sua sola esistenza sconvolgerà il processo di ricolonizzazione che la Comunità Internazionale ha in corso e darà forza alle forze rivoluzionarie e progressiste dei paesi oppressi e d’altra parte accoglierà gli immigrati, li metterà tutti al lavoro come metterà al lavoro tutti i lavoratori autoctoni (questa è la lotta al degrado e alla delinquenza!) e armerà quelli disposti a ritornare a fare la rivoluzione nel loro paese d’origine. Inoltre instaurerà con tutti i paesi che si libereranno dal giogo dell’imperialismo relazioni di sostegno e solidarietà”.

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