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Riportiamo di seguito una lettera di un insegnante contenente alcune riflessioni riguardanti “l’Amaca” scritta da Michele Serra e pubblicata su “Repubblica” il 20 aprile scorso a proposito degli ultimi episodi di bullismo succedutisi nelle scuole.
Si tratta della testimonianza viva di un insegnante progressista che costituisce un esempio prezioso e una fonte di insegnamenti per chi lotta per difendere ed ampliare la scuola pubblica e le conquiste strappate dalle masse popolari tramite dure lotte.
Una testimonianza di chi per anni ha vissuto la realtà di una scuola professionale, come quella contro cui Serra si accanisce con la sua propaganda razzista e intossicante contro i giovani delle masse popolari, descritti come abbrutiti, naturalmente portati al bullismo, all’ignoranza e alla delinquenza.
Ma al di là delle lamentazioni della sinistra borghese, della propaganda di guerra della borghesia e della sua stampa c’è una realtà che testimonia una sempre più vasta mobilitazione dei più avanzati e coscienti tra i giovani delle masse popolari. Basti pensare alle lotte contro l’alternanza scuola-lavoro condotte dagli studenti dei licei “Vittorio Emanuele” e “Garibaldi” di Napoli, o da quelli della Rete Studenti Milano, che costituiscono importanti esempi di organizzazione e di coordinamento dentro e fuori la scuola, in particolare con la classe operaia.
Alla guerra tra poveri tra studenti dei licei e studenti dei professionali, tra studenti e insegnanti si risponde con il protagonismo degli studenti e degli insegnanti nella lotta di classe, con la spinta ad organizzarsi qui ed ora per costruire una nuova scuola e una nuova società libera dal degrado, dallo sfruttamento, dal bullismo e in cui giovani e insegnanti non siano più esuberi, capitale in eccesso, carne da macello e da cannone.
Ogni giovane che non vuole arrendersi a questo stato di cose, abbandonarsi alla demoralizzazione e alla depressione, deve contribuire alla lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, alla rinascita del movimento comunista. All’interno del movimento comunista ognuno può avere il suo posto, trovare il senso della sua esistenza nel contribuire alla costruzione di una nuova e più giusta società, al progresso dell’umanità, all’emancipazione degli oppressi e degli sfruttati di tutto il mondo, impiegare le sue capacità ed energie in questa grande opera.

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Alcune settimane fa (se la memoria non mi inganna) Michele Serra col suo tono un po’ moggio moggio, più depresso del solito, giungeva ad una conclusione tra il sibillino e lo Zarathustra di nietzschiana memoria e cioè: “Dispiace dirlo, ma il bullismo e la maleducazione riguardano non i liceali, ma gli istituti professionali!”
Dispiace dirlo ma Michele Serra di scuola ne capisce poco.
Di fronte alla devastazione della buona scuola di Renzi e del suo Jobs act scolastico (lavoro gratuito e schiavizzato presso le industrie multinazionali che hanno sottoscritto la convenzione scuola-lavoro), il buon Michele Serra tace, ma tace perché forse non sa che i nuovi proletari della scuola, gli studenti professionali, che hanno per lo più papà operai, muratori, disoccupati, esodati, frequentano la scuola quando possono e fanno dalle 15 in poi (spesso fino alle 3 di notte) lavori massacranti per 25 -30 euro al giorno. Sono giovani impiegati nella ristorazione, come operai, come sguatteri, come baristi, come facchinaggio ed altri lavori molto molto precari. Quando ero ancora a scuola, in genere con occhiali scuri, la mattina dormivano esausti tra i banchi, stramorti di un lavoro malpagato e rompischiena, che credo Michele Serra, non abbia mai nemmeno sfiorato con lo sguardo.
Serra non sa nemmeno che il suo promoter Renzi e la Buona Scuola si sono accaniti negli ultimi anni a distruggere quel poco di democrazia ancora esistente nella scuola e ignora le odiose minacce contro i membri dei collettivi studenteschi, rei di essere di sinistra e di voler partecipare alla vita scolastica con coraggio e passione giovanile.
Al signor Serra non viene in mente che una delle cause dello scatenarsi del bullismo nelle scuole italiane (professionali o licei che siano) sia stato proprio questo voler negare gli spazi di aggregazione che dove ci sono favoriscono il dialogo, la conoscenza, lo scambio di idee e permettono agli studenti di occuparsi della scuola e dei suoi problemi? Che i presidi – sceriffo, cui è stata consegnata la delega anche all’intervento poliziesco, alla segnalazione dei cattivi di sinistra, ai processi sommari, alle bocciature politiche, alle espulsioni di sgraditi comunisti contestatori (in genere nella insonora, silenziosa codardia del corpo insegnante, pure esso minacciato negli organi collegiali, emarginato e terrorizzato dalla precarietà e dalla precarizzazione) hanno fatto di tutto per annullare quei pochi spazi di libertà e di dibattito, favorendo l’abbrutimento e l’indifferenza di molti giovani, già distrutti dall’emarginazione della società borghese, marginalizzati in casa e fuori? Di che parla Serra. Il collettivo scolastico degli studenti e degli insegnati e del personale Ata, laddove funziona e nella mia scuola spesso ha funzionato, garantisce promozione sociale, integrazione e soprattutto convivenza civile, e progresso nelle conoscenze.
Dunque alla provocazione un po’ qualunquista del Serra-pensiero noi invece rispondiamo promuovendo e sostenendo in tutte le scuole la formazione, la costruzione di organismi di massa dei giovani, il coordinamento degli insegnati democratici, il coordinamento del personale Ata, per la costruzione di una rete di solidarietà attiva di tutti gli organismi di massa nelle scuole e nelle fabbriche. La sola alternativa alla distruzione della gioventù da parte di una borghesia stupida e fallimentare, che non vede che i giovani sono la vera forza del cambiamento e la forza collettiva che cambierà il corso catastrofico delle cose. I giovani sono la speranza del futuro comunista del mondo.
Per tutto il secolo scorso sulla spinta della gloriosa vittoria della rivoluzione d’ottobre in tutto il mondo milioni di giovani proletari si lanciarono nell’impresa di spezzare le catene dell’oppressione, dedicando la vita alla causa del socialismo e del comunismo. Io ero tra questi. Auguro ai migliori tra tutti questi giovani di non rassegarsi ad una vita da precari e da esuberi ma di imparare dalle esperienze di chi li ha preceduti. A questi giovani, mi sento di dire che la soluzione non è abbassare la testa o farsela riempire di intossicazione e false idee, la soluzione è combattere! Io sono con loro.

Un insegnante in pensione

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