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Il 4 marzo è arrivata una sonora batosta al sistema delle Larghe Intese, l’accordo di governo della Pontificia Repubblica Italiana tra le varie anime della borghesia che regge il paese da decenni e che lo ha ridotto in questo stato e sempre più peggiora le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari del paese, le rapina dei diritti e conquiste, saccheggia e distrugge l’ambiente.

Ma mentre si svolgono i vari atti del teatrino della politica le Larghe Intese ancora operano attraverso Gentiloni che, dietro il paravento degli “affari correnti”, senza rendere conto a nessun altro che non siano i vertici della Repubblica Pontificia e la Comunità Internazionale dei pescecani della finanza, ha messo in atto decisioni che non hanno nulla a che fare con gli “affari correnti”: dall’espulsione dei diplomatici russi, alla messa a disposizione di basi e strutture di sostegno per l’attacco alla Siria; dagli accordi sui migranti con il governo sionista di Israele, all’approvazione del Taser per la polizia italiana (un’arma “non letale” che provoca invece decine di vittime ogni anno); dall’avvallo dell’espulsione di più di 40mila maestri dal sistema scolastico, alle trattative per la svendita delle aziende siderurgiche, all’avallo della morte lenta degli stabilimenti FCA a opera di Marchionne e via di questo passo.

Cacciare al più presto Gentiloni e le Larghe Intese che continuano a governare su mandato dei poteri forti italiani e internazionali

Rompere gli indugi e assumere la responsabilità di governare secondo il mandato del voto è quello che deve fare il M5S ed è quello che i suoi elettori, la sua base e tutti coloro che già si stanno mobilitando contro le Larghe Intese, devono obbligarlo a fare. Gli elettori del M5S e più in generale tutti coloro che si sono schierati contro le Larghe Intese devono mobilitarsi per smascherare le manovre di palazzo che ribaltano l’esito elettorale per pretendere che sia formato un governo che attua il programma votato il 4 marzo

via subito il Jobs Act e la Legge Fornero, via lo Sblocca Italia e la Buona Scuola, reddito di cittadinanza e, soprattutto, misure per difendere i posti di lavoro esistenti e per crearne di nuovi

► Un governo che non realizza questi punti è un ribaltamento dell’esito del voto del 4 marzo

Le mobilitazioni degli operai in corso alla Tenaris contro l’applicazione degli aspetti negativi del CCNL sulla flessibilità, l’accordo imposto alla SAME sulla riduzione dell’orario di lavoro, le lotte contro i licenziamenti nella logistica, alla MediaWorld, alla Nicotra, ecc., mostrano il terreno per la soluzione di alcuni effetti della crisi in corso: licenziamenti e chiusure, aumento dello sfruttamento, precariato, aumento dell’orario di lavoro, riduzione dei salari, infortuni e morti bianche. La mobilitazione operaia mette al centro la difesa e la creazione di posti di lavoro e la salute degli operai! Questo è l’uso delle nuove tecnologie nei cicli produttivi da parte degli operai: riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, assunzioni e stabilizzazione dei precari!

Da due mesi stiamo mantenendo 900 parlamentari che non operano per realizzare gli esiti del voto di marzo quando in una notte il pinocchio Renzi ha trovato e approvato con decreto 20 miliardi per salvare i suoi amici banchieri! Certo che è difficile realizzare questo programma di governo, ma la forza c’è: non si trova certo nel beneplacito dei poteri forti (che non ci sarà mai), ma nei milioni di elettori che il 4 marzo hanno dato un segnale chiaro ai vertici della Repubblica Pontificia. È quella delle organizzazioni operaie che già si mobilitano contro gli effetti di Jobs Act e legge Fornero, che lottano per difendere i posti di lavoro. Per formare un governo all’altezza di tale compito devono chiedere la forza alle organizzazioni popolari che già lottano contro gli effetti dello Sblocca Italia, contro la devastazione ambientale e la speculazione. Devono chiamarle alla mobilitazione, alla vigilanza, alla partecipazione diretta. Di Maio deve fare oggi quello che Beppe Grillo ha avuto il coraggio di iniziare, ma non di portare fino in fondo, quando nel 2013 aveva chiamato le masse popolari ad assediare Roma contro il golpe bianco di Napolitano.

Di Maio e il gruppo dirigente del M5S, per avanzare, dovranno basare le loro forze sulla spinta della base, altrimenti faranno la fine ingloriosa che ha fatto Tsipras in Grecia: da paladino dei diritti a principale esecutore dei diktat della Troika e della svendita del paese.

Ognuno di coloro che ha un seguito e un riconoscimento fra le masse popolari deve attivarsi da subito. Questo è il compito immediato del fronte contro le Larghe Intese che già spontaneamente esiste.

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