Premessa. Su Resistenza trattiamo spesso della situazione di Napoli perché è la città in cui si manifestano più chiaramente le potenzialità che la situazione offre per la costituzione del Governo di Blocco Popolare e le contraddizioni che occorre superare.

In tutti i numeri del 2018 abbiamo trattato delle attività e delle iniziative delle organizzazioni operaie e popolari (il Comitato Vele e il Cantiere 167 di Scampia, il Comitato San Gennaro e il Coordinamento campano per la sanità pubblica, il movimento dei disoccupati e GalleryArt, i lavoratori ANM), delle contraddizioni e delle iniziative positive dell’Amministrazione Comunale, abbiamo trattato meno sistematicamente del ruolo dei comunisti, del P.CARC, in questo sommovimento. Ma è necessario farlo, dato che, insieme alle organizzazioni operaie e popolari e i tre serbatoi (chiamiamo “tre serbatoi” i dirigenti della sinistra dei sindacati di regime e dei sindacati alternativi e di base, i sinceri democratici delle amministrazioni locali e della società civile, gli esponenti della sinistra borghese non anticomunisti), sono i protagonisti della mobilitazione per il Governo di Blocco Popolare e, più precisamente, ne sono gli agenti decisivi dato che perseguono coscientemente la sua costituzione.

In questo articolo prendiamo come riferimento la giornata del 14 aprile che è stata un importante combinazione di iniziative: il presidio “contro il debito ingiusto” promosso dal Sindaco De Magistris e l’assemblea del Coordinamento Nazionale Sanità che in quella data si è formalmente costituito (approvazione dello Statuto e del Manifesto Programmatico). Poniamo quella giornata come punto di arrivo e di rilancio di un percorso, ma soprattutto ci soffermiamo sulle dinamiche e sui processi che in quella giornata si sono intrecciati in modo da rendere evidente la combinazione dei “tre agenti” della costruzione della nuova governabilità dal basso del paese: le organizzazioni operaie e popolari, gli elementi dei “tre serbatoi” e i comunisti.

Partiamo dalla fine: l’assemblea di Piazza Municipio. Hanno aderito sindacati, movimenti e organismi popolari, numerosi gli interventi dal palco che hanno denunciato gli effetti del debito (drastici tagli ai servizi, anche quelli essenziali) e che hanno posto al centro della discussione, con varie sfumature, l’adesione alla mobilitazione popolare per ottenerne l’annullamento. De Magistris il 16 aprile commenta l’iniziativa con le seguenti parole: “Napoli è stata la prima Città nella storia della repubblica italiana che ha indetto una manifestazione in piazza contro il debito ingiusto, odioso e illegale che la Città non ha mai contratto e anzi è vittima reiterata di quel debito. Diciamo No al debito che lo Stato ha contratto per il terremoto e per l’emergenza rifiuti. Ci volete distruggere nuovamente, dopo le calamità naturali, politiche e istituzionali. Ma quante volte dobbiamo pagare!? Siamo stanchi delle vostre ingiustizie e della vostra violenza. La Città e il suo popolo si sono rialzati da 7 anni e si stanno ribellando ad ogni forma di ingiustizia. Lotteremo per vincere anche questa battaglia assai difficile e così profondamente giusta e doverosa (…)”.

La questione principale da mettere in evidenza e su cui soffermarci è il ruolo che l’Amministrazione di Napoli ha assunto contro i vertici della Repubblica Pontificia, le loro prassi e i loro ricatti. Napoli è una delle capitali della Repubblica Pontificia e la ribellione della sua Amministrazione è una spina nel fianco del governo centrale, sia per il giro di interessi e relazioni di cui è centro, sia per il ruolo autorevole che l’Amministrazione ha e ha via via assunto nel corso degli ultimi anni rispetto ad altre Amministrazioni di comuni minori.

In Italia, dal nord al sud, i Comuni in pre-dissesto finanziario a causa del debito con il governo centrale sono 350, Napoli è il più grande e autorevole, ma soprattutto è quello la cui Amministrazione è scesa sulla via della mobilitazione e prosegue in questa direzione: ricordiamo la manifestazione sotto Montecitorio del 21 febbraio, organizzata da De Magistris, sempre per protestare contro il debito. A proposito di quella manifestazione e dell’annuncio della mobilitazione del 14 aprile scrivevamo nel numero 4/2018 di Resistenza: “le mobilitazioni e dichiarazioni di De Magistris, sicuramente positive, non cadono dal cielo e vanno contestualizzate. Considerare ciò che dice, ma soprattutto ciò che fa, come fosse esclusivamente farina del suo sacco sarebbe ingenuo: il 20 Febbraio, il giorno preceente alla mobilitazione a Roma, (…) a Scampia si è tenuta un’assemblea in cui vari organismi popolari hanno preso una netta posizione contro la privatizzazione di ANM schierandosi dalla parte dei lavoratori; il 15 Marzo negli spazi del Cantiere 167 si è tenuta un’assemblea pubblica: “Costruiamo un fronte contro le Larghe Intese” alla quale hanno partecipato Comitato San Gennaro, Comitato Vele di Scampia, Cantiere 167, Coordinamento Campano per la Salute, Movimento Meridionale Lavoro, Disoccupati Organizzati 7 novembre, GalleriArt e P.CARC: (…) dall’assemblea è emersa l’esigenza di far fronte alle larghe intese, non costruendo un “nuovo soggetto politico” per le prossime elezioni, ma partendo dai posti di lavoro, dai quartieri, dagli ospeali, dalle scuole, iniziando a organizzarsi sin da subito per far fronte agli effetti della crisi. (…) Il 23 Marzo alla FCA di Pomigliano, c’è stata la mobilitazione dei lavoratori contro il piano Marchionne e le minacce di chiusura dello stabilimento. Il 24 Marzo le masse popolari hanno manifestato (…) contro il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, responsabile per conto dei suoi mandanti dello smantellamento di sanità, trasporti, istruzione”.

Oltre a ciò, parallelamente, si è sviluppata la mobilitazione in difesa della sanità pubblica, un percorso che, ponendo come simbolico punto di partenza la mobilitazione del Comitato San Gennaro contro la chiusura dell’ospeale (a fine 2016) si è sviluppato con la nascita di altri organismi popolari che intervengono contro la chiusura degli ospeali prevista dal piano regionale, con la costruzione di una rete cittadina e, soprattutto, con la costituzione del Coordinamento Campano Sanità che, in collaborazione con altri comitati regionali (Molise e Toscana, soprattutto) ha dato vita al Coordinamento Nazionale Sanità che proprio il 14 aprile ha tenuto a Napoli l’assemblea in cui si è costituito anche formalmente, oltre che operare sostanzialmente da vari mesi.

Una prima conclusione: dove le organizzazioni operaie e popolari prendono l’iniziativa, non si lasciano legare le mani da vincoli, leggi e prassi stabilite dal nemico, si creano due movimenti convergenti: 1. la mobilitazione si estende, nascono nuove organizzazioni operaie e popolari, si sviluppa il coordinamento e la mobilitazione travalica il singolo tema o la singola battaglia per cui la mobilitazione è nata (un esempio per tutti: lotta al degrado e alla disoccupazione a Scampia si sono tradotte anche nei corsi di alfabetizzazione, di scrittura creativa, di musica – vei Resistenza n. 1/2018); 2. la parte più sana e progressista dei tre serbatoi è spinta, se non costretta, ad assumere un ruolo di rottura con i vertici della Repubblica Pontificia per non perdere seguito e prestigio. In questo senso, è utile precisare una questione di ordine generale: il grado di mobilitazione popolare che esiste oggi a Napoli non è il frutto della presenza di un’Amministrazione come quella di Luigi De Magistris che “rende più facili le cose”, al contrario è la presenza di Luigi De Magistris che è la manifestazione del livello di mobilitazione delle masse popolari. Senza di esse nessun “Sindaco ribelle” avrebbe la forza di stare in sella e sarebbe invece facile prea dei tranelli, dei colpi di mano e dei ricatti del governo centrale. A Napoli emerge bene che l’aspetto decisivo sono l’orientamento, l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari. Serva questo esempio per ogni tipo di ragionamento sul governo del paese: non bastano i “buoni eletti”, “gli onesti” o i “coraggiosi progressisti” per attuare un programma di rottura politica con i poteri forti e la Comunità Internazionale degli imperialisti: senza la mobilitazione delle masse popolari ogni proposito di cambiamento rimane velleitario.

Nella relazione fra la mobilitazione delle masse popolari organizzate e il Sindaco e la sua Giunta, si inscrive il Decreto Sindacale di De Magistris per l’istituzione della “Consulta Popolare sulla salute e sanità della Città di Napoli” (presentato ufficialmente il 14 aprile alla riunione del Coordinamento Nazionale Sanità). Il decreto è un’iniziativa importante per vari motivi:

– riconosce ai comitati un ruolo e la possibilità di intervento (con le infelici e interpretabili formule “monitora”, “propone”, ecc.) equiparato a quello dell’Amministrazione Comunale;

– scioglie come neve al sole le scuse dietro cui si parano Sindaci e Amministratori locali (“il sindaco ha le mani legate”, “non ha i poteri”, “non è un argomento di sua competenza”, “non ha la possibilità”) ogni volta che traccheggiano o rifiutano di prendere misure a favore delle masse popolari: la Consulta è stata istituita per decreto del Sindaco, una proceura che permette di scavalcare sia il Consiglio Comunale che la Giunta e è immeiatamente operativa;

– è un esempio che apre la strada ad altre iniziative simili in ogni comune in cui esistono comitati e movimenti che devono rompere il muro di gomma e le coperture che si prestano reciprocamente istituzioni e ASL per ostacolare il controllo e l’iniziativa popolare in tema di sanità e salute pubblica.

Il ruolo dei comunisti. Ai fini della mobilitazione rivoluzionaria, ai fini della lotta per imporre ai vertici della Repubblica Pontificia il Governo di Blocco Popolare e avanzare nella rivoluzione socialista, i comunisti sono il motore della trasformazione e le masse popolari organizzate sono la forza. Nelle particolari condizioni del nostro paese e dato il ruolo che ancora ricopre la sinistra borghese, i tre serbatoi hanno anch’essi un ruolo che può essere positivo e importante, benchè ausiliario, ai fini della mobilitazione rivoluzionaria.

Nella situazione di effervescenza e attivismo del movimento popolare di Napoli, il P.CARC ha operato e opera su tre livelli dipendenti: 1. rafforzare le organizzazioni operaie e popolari già esistenti, cioè elevando la loro capacità organizzativa, sostenendole e spingendole a intervenire in ambiti più ampi rispetto al tema per cui si sono formate, spingendole a coordinarsi fra loro, a livello territoriale, e a “uscire da Napoli” per coordinarsi con altre organizzazioni operaie e popolari di altre zone, per creare una rete nazionale; 2. Promuovere la discussione, la formazione politica e ideologica, promuovendo iniziative attraverso le quali le organizzazioni operaie e popolari prendono coscienza del loro ruolo attuale, della loro forza, del ruolo che possono assumere (di nuove autorità pubbliche) e prendono fiducia in loro stesse; 3. operare per costituire un ampio fronte di forze che, basato sul protagonismo delle organizzazioni operaie e delle organizzazioni popolari, includa movimenti, partiti, esponenti dell’Amministrazione, deputati e senatori, dirigenti sindacali, elementi della società civile (i tre serbatoi, in sostanza) per dare vita al fronte anti Larghe Intese. Se questo processo è compreso e anzi sostenuto dalle organizzazioni operaie e popolari, sono ancora mille le contraddizioni poste dagli elementi dei tre serbatoi, si tratta, per noi, di imparare a unire quello che elettoralismo, spirito di concorrenza, logica della “cura del proprio orticello” dividono.

Esempi di questo intervento sono stati la promozione di svariate iniziative di formazione politica e ideologica a Scampia e l’organizzazione di iniziative fuori Napoli con la partecipazione del Comitato Vele e del Cantiere 167 (come l’’assemblea “Costituzione nessuno escluso” del 17 febbraio a Sesto San Giovanni con Casa Rossa Rossa, Unione Inquilini e Attuare la Costituzione), la promozione dell’Amministrazione di Napoli all’assemblea di Torino del 18 aprile, per arricchire vicendevolmente le esperienze dei promotori e dare slancio nazionale alla costruzione del fronte anti Larghe Intese, la partecipazione alle assemblee del M5S a Napoli per affermare una linea di unità e di cooperazione, contro l’elettoralismo e la concorrenza, per farli confluire da protagonisti nella costruzione del fronte anti Larghe intese attraverso la partecipazione all’assemblea del 14 aprile in Piazza Municipio, l’iniziativa sui sindaci NO TAP affinché partecipassero all’assemblea del 14 aprile, dato che De Magistris non li aveva invitati nonostante la loro manifestazione di interesse per l’assemblea.

L’elenco, ovviamente, sarebbe ancora lungo, ma sono già presenti gli elementi per affermare un altro principio: il movimento spontaneo delle masse popolari e dei tre serbatoi può svilupparsi solo fino a un certo punto, entro un limite stabilito dal senso comune. Per andare oltre, occorre la concezione comunista del mondo, occorre avere una strategia, una tattica e una linea. Questo è, in definitiva, il ruolo dei comunisti.

Decreto del Sindaco De Magistris sulla Consulta / commissione Sanità e Salute di Napoli (stralci)

Gabinetto del Sindaco

Decreto Sindacale

OGGETTO: Istituzione di una Consulta Popolare sulla salute e sanità della Città di Napoli

IL SINDACO

Premesso che (…).

Considerato che (…)

DECRETA

Istituire una Consulta Popolare sulla salute e sanità della Città di Napoli quale luogo di confronto e di collaborazione tra associazioni, comitati, gruppi di persone e cittadini al fine di:

  • incentivare la più ampia e reale partecipazione delle persone intorno ai temi della salute, dando rappresentanza collettiva alle associazioni che operano nel campo della tutela della salute;
  • sviluppare la capacità di comprendere il valore della salute come bene comune, focalizzando l’attenzione sullo studio, approfondimento e documentazione in materia di sanità sia territoriale che ospealiera, su cui proporre soluzioni all’Autorità comunale competente;

Precisare che nel perseguimento di dette finalità il Tavolo possa:

  • facilitare la comunicazione e il coordinamento tra le realtà che a vario titolo si occupano delle problematiche della salute, favorendo la costruzione di una rete di collegamento tra le varie agenzie sanitarie, sociali e eucative;
  • esprimere pareri e considerazioni su piani, programmi, regolamenti inerenti le problematiche della salute e ogni altro parere che fosse richiesto dall’Amministrazione Comunale;
  • esaminare l’evolversi delle condizioni di vita delle persone con patologie fisiche o disagio mentale e delle loro famiglie, della loro situazione sociale e economica, e delle esigenze della popolazione portatrice di sofferenze e disagi;
  • monitorare il rispetto integrale dei diritti delle persone sofferenti (visibilità dei servizi territoriali e della rete ospealiera, accesso rapido e non selettivo alle cure, rapidità della presa in carico, efficacia del segmento socio-sanitario, sostegno pieno e convinto a politiche di sostegno delle famiglie delle persone sofferenti) chieendo di acceere ai dati, ai documenti e alle informazioni secondo quanto disciplinato dal D.Lgs 33/2013, così come modificato dal D.Lgs. 97/2016 e di poter effettuare eventuali sopralluoghi;
  • monitorare le azioni di collegamento in rete tra agenzie sanitarie, agenzie sociali, mondo del lavoro, mondo della scuola per la lotta allo stigma, per la prevenzione del disagio psicologico, per l’inclusione lavorativa non assistenziale dei sofferenti psichici;
  • monitorare il grado di soddisfacimento degli utenti per il funzionamento dei servizi integrati e per il grado di coinvolgimento attivo negli interventi che li riguardano;
  • proporre prassi alternative che veano i sofferenti protagonisti della lotta per l’ottenimento dei loro diritti;
  • organizzare convegni, seminari, focus-group sui diversi temi riguardanti la salute;

Stabilire altresì che il Tavolo, per esaminare i problemi da risolvere e decidere gli interventi da proporre, possa articolarsi in specifici gruppi di lavoro costituiti per le seguenti aree tematiche:

  1. a) salute mentale (infanzia, adolescenza, senescenza, solitudine, dipendenze, bullismo, spazi sociali etc.);
  2. b) rete ospealiera e punti di crisi;
  3. c) ambiente (terra dei fuochi, oncologia, oncologia peiatrica, epidemiologia, elettrosmog, Bagnoli, diritto al mare, porto, area est, etc.);
  4. d) diritto alla salute senza frontiere (migranti, detenuti, donne, lavoratori etc.);
  5. e) azioni sociali (individuazione bisogni, elaborazione proposte, mutualismo, rete movimenti e onlus, salute e lavoro, ambiente e opportunità, contrasto alla povertà, etc.) -Destinatari: bambini, anziani, adolescenti, donne, migranti, detenuti, sofferenti, senza dimora, disoccupati;
  6. f) epidemiologia e sperimentazione farmacologica;

Possono partecipare ai singoli gruppi di lavoro gli utenti, i sofferenti, i loro familiari, gli operatori dei servizi sanitari, i rappresentanti di comitati e associazioni operanti nel territorio del comune di Napoli, studiosi esperti e singoli cittadini.

Sottoscritto digitalmente

Il Sindaco

Luigi de Magistris

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