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Con questo articolo non solo raccogliamo e rilanciamo la nota stampa dei Lavoratori Rational (http://www.carc.it/2018/04/09/massa-riaprire-le-fabbriche-gli-operai-organizzati-possono-tutto/) che tratta dell’ultima operazione vittoriosa promossa dai Lavoratori Rational a Massa e che crea ulteriori condizioni favorevoli per riaprire la fabbrica. Con quest’articolo vogliamo anche spiegare perché scriviamo della battaglia Rational e spesso rilanciamo l’esempio dei lavoratori Rational tramite la nostra agenzia stampa o su Resistenza:

http://www.carc.it/2017/04/04/gli-operai-della-rational-si-oppongono-alla-chiusura-della-fabbrica-occupandola/

http://www.carc.it/2018/04/04/vincere-alla-rational-per-aprire-una-strada/

La spiegazione è ben illustrata in un articolo di La Voce 58 del (nuovo)Partito comunista italiano: Lettera sulla Rational (Massa)”  http://www.nuovopci.it/voce/voce58/rational.html .

Qui di seguito riportiamo integralmente l’articolo perché ogni lettore possa raccogliere gli insegnamenti di questa battaglia e riversarli nel contesto in cui agisce.

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La voce 58 del (nuovo) Partito Comunista Italiano

Lettera sulla Rational (Massa)

Cari compagni,

dal mese di marzo dell’anno scorso il Partito dei CARC, come sicuramente sapete, sta appoggiando la lotta contro la chiusura della fabbrica condotta dagli operai della Rational di Massa, una piccola azienda con 23 dipendenti (di cui 6 impiegati e 2 tecnici) che produceva lavatrici e asciugatrici: è quella che chiamiamo un’esperienza-tipo.

Sono una compagna del P.CARC e vi scrivo perché da questa lotta noi del P.CARC stiamo capendo e imparando cose che certamente sono utili anche a voi: in particolare al lavoro dei Comitati di Partito per “promuovere la costituzione di organizzazioni operaie in ogni azienda capitalista e di organizzazioni popolari in ogni azienda pubblica, in ogni istituzione addetta a fornire servizi pubblici, in ogni zona d’abitazione”, come scrivete alla fine dei vostri comunicati. Il criterio è che la lotta non è solo di chi la conduce e l’appoggia, ma di tutti quelli che sono, a qualche titolo, mobilitati a cambiare il corso disastroso delle cose.

Per la battaglia della Rational, noi del P.CARC abbiamo preso spunto da una situazione concreta e l’abbiamo sviluppata come battaglia politica (nel senso che coinvolge le autorità e le istituzioni della zona) e con un retroterra ideologico: l’abbiamo inquadrata nella prospettiva del socialismo e nel piano d’azione per costituire il GBP, nella linea che le conquiste sono possibili anche in una fase di crisi, ma sono limitate e precarie e la borghesia, quando è costretta a concederle, le usa per mettere lavoratori contro lavoratori, che due campi contrapposti si scontrano, ecc.

Prima di tutto, vi espongo la ricostruzione sintetica delle principali tappe della battaglia Rational servendomi di una lettera di uno degli operai protagonisti della lotta.

Origini. La Rational srl era un’azienda del comune di Massa produttrice di lavatrici e asciugatrici industriali commercializzate con il marchio AGA.

Le origini di questa azienda risalgono al 1956 quando Enzo Ciaponi fonda la Style Italiana che produce mobili per ufficio, commercializzati con il marchio Rational. Negli anni ‘60 la famiglia Ciaponi apre nel comune di Carrara un’altra azienda, la AGA, che produce lavatrici e asciugatrici industriali.

A seguito di varie ristrutturazioni, a fine anni ’90 la Style italiana fallisce e viene aperta nello stesso sito la Rational. Pochi anni più tardi lo stabilimento carrarese AGA viene chiuso e l’azienda AGA trasferita nel sito Rational di Massa.

A meta anni 2000 la AGA viene chiusa e i dipendenti entrano nella Rational che si mette a produrre e commercializzare lavatrici e asciugatrici industriali con il marchio AGA.

Crisi e fallimento. Dal 2009 al 2013 la Rational attraversa un periodo di CIG (cassa integrazione guadagni) ordinaria a rotazione che, sbagliando, noi operai abbiamo subito passivamente. Nel maggio del 2013 l’azienda da una parte apre un concordato in continuità con il tribunale di Massa e dall’altra mette i lavoratori in contratto di solidarietà al cinquanta per cento, contratto rinnovato nel maggio del 2015 con scadenza nel maggio del 2017.

Il 10 marzo 2017 l’amministratore unico Adriano Ciaponi comunica ai lavoratori che l’azienda sarebbe fallita entro pochi giorni in quanto Banca Intesa, nell’ambito del piano concordatario, aveva presentato istanza di fallimento per un insoluto di circa 300 mila euro.

La lotta. A seguito della notizia del fallimento, i lavoratori avviano una vasta mobilitazione a 360 gradi in difesa del proprio posto di lavoro. Per ragioni di sintesi la divido in quattro fasi.

1° fase: riaprire la Rational. Lobiettivo di questa prima fase è riaprire la Rational così com’era. I lavoratori lanciano la parola d’ordine “la banca non muore di fame, i lavoratori sì” e mettono al centro della loro mobilitazione il ritiro dell’istanza di fallimento. A seguito del grande clamore che la lotta suscita, nel giro di breve tempo presso l’unità di crisi della Regione Toscana viene convocato un tavolo a cui partecipano istituzioni locali e regionali, sindacati e Banca Intesa. Da questo tavolo emerge che Banca Intesa è disposta a ritirare l’istanza di fallimento sulla base di un piano di rientro del debito e che è possibile usufruire di ulteriori ammortizzatori sociali (contratto di solidarietà) per continuare la produzione. Dopo quello regionale, si svolge un tavolo locale tra proprietari, sindacati e istituzioni: da esso emerge che i padroni non hanno alcuna intenzione di seguire il percorso prospettato dal tavolo regionale. A questo punto è chiaro che la proprietà ha promosso il fallimento:

1) c’è una lotta intestina tra i fratelli Ciaponi (Adriano, l’amministratore unico, e gli altri tre fratelli, soci) e Adriano Ciaponi vuole chiudere la Rational per riaprire tramite il figlio una nuova società commerciale (cosa che poi effettivamente farà);

2) ci sono delle mire sul fabbricato Rational che è ubicato al confine tra zona produttiva e zona commerciale di Massa. Per fare un buon affare basterebbe acquistare il fabbricato in regime di fallimento e fare in modo che qualche “amico” ne cambi la destinazione d’uso. Per chi conosce l’ambiente, sono molti gli indizi in questa direzione a partire dalle figure “professionali” che compaiono in questa vicenda, figure assai note in loco come intrallazzatori.

2° fase: la cooperativa di produzione. Di fronte alla manifesta volontà dei padroni, il gruppo di lavoratori che è alla testa della battaglia decide di indirizzare la lotta verso la costituzione di una cooperativa. Il percorso che i lavoratori immaginano è il seguente:

1) allungamento dell’esercizio provvisorio (a seguito del fallimento, infatti, è iniziato l’esercizio provvisorio del tribunale) per un periodo di tempo che vada oltre quello necessario a esaurire le poche commesse in corso, per rilanciare l’azienda e acquisire nuove commesse;

2) costituzione della cooperativa e affitto del ramo d’azienda.

Per fare questo percorso era necessario che il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) concedesse la CIG all’esercizio provvisorio, il quale non può fare debiti. Stante però il regime di fallimento e il periodo estivo alle porte (siamo infatti a fine maggio 2017), sarebbero dovuti trascorrere dai 6 agli 8 mesi prima che i lavoratori incassassero la CIG; inoltre i lavoratori avrebbero dovuto firmare una liberatoria nella quale si impegnavano a non rivalersi sulla curatela se il MISE non concedeva la CIG. A questo punto buona parte dei lavoratori rinuncia a chiedere la CIG preferendo andare in NASPI (nuova assicurazione per l’impiego). Restano solo 7 lavoratori (di cui 2 prossimi alla pensione) e anche questi alla fine decidono di non chiedere la CIG perché convinti che il MISE nelle nuove condizioni non l’avrebbe concessa.

3° fase: la lavanderia industriale. Nel gruppo dei 7 lavoratori rimasti è però viva la volontà di continuare la battaglia per il lavoro unendosi ad altri disoccupati della zona espulsi dal ciclo produttivo a seguito di licenziamenti collettivi. Nello specifico, siamo a giugno 2017, decidono di dare battaglia per costituire una lavanderia industriale (mancano in zona impianti per lavare vestiti da lavoro) che occupi lavoratori ex Rational ed ex Eaton (una multinazionale statunitense di punterie per auto che nel 2009 ha chiuso lo stabilimento di Massa). Con l’adesione di alcuni lavoratori ex Eaton arrivano a formare un gruppo di 16 lavoratori. Il loro progetto prevede:

1) acquisire il capannone ex Rational utilizzando un fondo già stanziato dalla Regione Toscana per la reindustrializzazione dell’area ex Eaton e finalizzato all’acquisto di fabbricati,

2) ricercare finanziamenti per acquistare i macchinari necessari alla lavanderia industriale.

Legacoop nel frattempo ha iniziato a seguire i lavoratori e stende un piano industriale che prevede 1,5 milioni di euro per acquisto dei macchinari, adeguamento del capannone, ecc. Nel tavolo svolto il 20 ottobre 2017 presso l’unità di crisi della Regione Toscana viene confermato che la cooperativa potrebbe usare il fondo legato all’ex Eaton per acquistare il fabbricato, ma emerge che le possibilità di avere altri finanziamenti sono scarsissime (“zainetti” da 8 mila euro e poco più per ogni membro della cooperativa). Questo ha determinato un periodo di oscillazioni e discussioni sul da farsi che si è protratto fino alla fine di dicembre 2017. A questa data il progetto della lavanderia industriale viene abbandonato.

4° fase: un nuovo progetto produttivo. A partire dal mese di gennaio 2018 alcuni lavoratori si adoperano per mettere a punto un progetto produttivo sul quale rilanciare la battaglia.

L’idea di fondo a livello politico è la stessa: un gruppo di lavoratori espulsi dal ciclo produttivo che si mettono insieme per produrre dando battaglia affinché sindacati e istituzioni facciano la loro parte per realizzare il progetto. L’idea di fondo a livello industriale è quella di utilizzare il fabbricato e i macchinari ex Rational per produrre manufatti e semilavorati in metallo con i quali inserirsi nel mercato per piccole produzioni e lavorazione lamiere conto terzi.

A questo fine i lavoratori stanno svolgendo incontri con persone di loro fiducia, competenti e interessate a contribuire a questo progetto. In particolare: 1) esperti nel campo produttivo (ingegneri, ecc.), 2) esperti nel campo commerciale, 3) esperti di diritto fallimentare e creazione cooperative, 4) esperti in materia di finanziamenti”.

A questa ricostruzione, aggiungo stralci di una lettera che il P.CARC ha scritto il 24 ottobre 2017 (nel pieno della 3° fase) agli operai Rational  per mettere in luce i risultati politici della loro lotta e i problemi che poneva la continuazione della battaglia.

Con l’azione fin qui condotta i lavoratori della Rational, in collegamento con il P.CARC e con il vasto sostegno popolare che hanno raccolto a Massa, nel resto del paese e anche all’estero (dalla Piaggio di Pontedera alla GKN di Firenze, dalla ex Lucchini di Piombino alla Perini di Lucca, dalla FCA di Melfi e Pomigliano, dalla Megaride di Napoli alla Mancoop di Castelforte (Latina), dal Consolato Venezuelano di Napoli alla Kazova di Istanbul),

1. hanno indotto gli esponenti dei sindacati, delle istituzioni e dei partiti borghesi a darsi da fare. In particolare hanno fatto sì che Mdp-Art. 1 non si è limitato alla “pacca sulla spalla” ai lavoratori (“vi siamo vicini”, “comprendiamo la vostra situazione”, ecc.), ma si è mobilitato in prima persona nella costituzione della cooperativa, contando in questo modo di:

– ricavare consensi e voti, visto che dietro l’angolo ci sono le elezioni comunali a Massa (e la vittoria del M5S alle elezioni del 2017 a Carrara e del 2014 a Livorno sono un monito) e le elezioni politiche,

– staccare i lavoratori dal P.CARC (“è con noi e non con i comunisti che salvate il posto di lavoro”) e alimentare nei lavoratori della Rational e di altre aziende la condiscendenza verso i partiti delle Larghe Intese, i sindacati di regime e le istituzioni borghesi anziché la fiducia in se stessi,

– fare in modo che si formi una cooperativa “senza troppi grilli per la testa”;

2. hanno rimesso in moto una parte degli operai della ex Eaton, lasciati per strada nel 2009 dalla multinazionale americana e che erano dati per “spacciati”;

3. hanno favorito, in qualche modo e a un certo livello che si tratta ora di sviluppare, il collegamento tra organismi della zona;

4. hanno acceso in alcuni e rafforzato in altri operai e lavoratori a Massa, in Toscana e nel resto del paese l’idea che non è vero che non c’è alternativa al subire le pretese dei padroni e delle loro autorità.

Adesso la lotta iniziata più di sei mesi fa è a un passaggio cruciale. I lavoratori della Rational si trovano di fronte al dilemma se, per costituire la cooperativa, affidarsi alla benevolenza, alle promesse, ai tavoli degli esponenti sindacali, delle istituzioni e dei partiti borghesi oppure far leva sulle proprie forze, sulla forza dei lavoratori organizzati e coalizzati e sul legame con i comunisti.

È lo stesso problema con cui, in un modo o nell’altro, fanno i conti tutti i lavoratori: ribellarsi o subire le pretese dei padroni perché “c’è la crisi”, perché “altrimenti si rischia il posto di lavoro”, perché “ho da pensare alla famiglia”? Su questo soffiano sindacalisti complici e politicanti borghesi: “non bisogna avere troppe pretese, perché altrimenti…”, mentre i capitalisti alla Marchionne predicano l’unità di lavoratori e padroni “nella guerra tra noi e il resto del mondo” a braccetto con i razzisti e fascisti del “prima gli italiani” e del “padroni a casa nostra”. E non a caso! Per vincere la guerra in corso, che è guerra tra da una parte i lavoratori e il resto delle masse popolari e dall’altra i capitalisti, le loro autorità e il loro clero, e le singole battaglie di cui si compone, un ingrediente indispensabile è la fiducia dei lavoratori in se stessi e nella vittoria, cioè nella loro capacità di costruire un nuovo sistema di relazioni sociali che sia contemporaneamente corrispondente alle esigenze delle masse popolari, democratico, ecocompatibile, adeguato alle forze produttive materiali e intellettuali oggi esistenti, corrispondente ai sentimenti e alle concezioni più avanzate.

Il motto dei lavoratori della Rational è stato fin dall’inizio “vincere alla Rational per aprire una strada”. Oggi significa che i lavoratori devono continuare a tenere il pallino in mano e dotarsi di un piano di lotta. Contrariamente a quanto ha detto la segretaria della FIOM al dibattito del 14.08.17 alla Festa della Riscossa Popolare (“il sindacato è indispensabile perché i lavoratori quando c’è in ballo il posto di lavoro ragionano di pancia, mentre il sindacato ci mette la testa, i progetti, le relazioni”), è l’esistenza di un gruppo di operai decisi e ben orientati che ha fatto la differenza e che ha costretto anche il sindacato e i partiti borghesi a darsi da fare! Se la Rational non ha fatto la fine della Eaton e anzi ha riacceso la speranza e rimesso in moto gli operai della ex Eaton, ha costretto il sindacato a fare quello che non ha fatto alla Eaton, è proprio perché c’era un gruppo di operai decisi e ben orientati.

Da dove vengono decisione e orientamento? Dal legame con il movimento comunista. È questo che ha indotto anche sindacati, istituzioni e partiti borghesi a muoversi e a fare quello che non hanno fatto alla Eaton e in tutte le altre aziende che in questi anni sono state smantellate o ridotte. Il legame tra operai e comunisti fa paura ai padroni e ai suoi agenti. È il legame tra comunisti e operai (e contadini) che cent’anni fa ha portato alla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre, alla creazione dell’URSS e alla prima ondata della rivoluzione proletaria in tutto il mondo. È il legame tra comunisti e operai che ha portato alla vittoria contro i nazifascisti nel 1945. È il legame tra operai e comunisti e la forza del movimento comunista nel mondo che hanno portato alle conquiste di civiltà e benessere strappate nel secolo scorso nei paesi imperialisti.

La forza dei lavoratori della Rational sta, oltre che nel legame con i comunisti, nel legame con altri operai e il resto delle masse popolari, nel fuoco che hanno acceso in altri lavoratori, cioè nel ruolo di orientamento e di spinta a organizzarsi e mobilitarsi che hanno assunto verso altri operai e il resto delle masse popolari. Per vincere la lotta per la costituzione della cooperativa, bisogna condurla in modo da rafforzare questo legame e contribuire a vincere la guerra.

Ora siamo nel pieno della 4° fase. Ad oggi i principali insegnamenti che noi del P.CARC abbiamo tratto dalla battaglia Rational applicando il materialismo dialettico (cosa che non abbiamo fatto fin dall’inizio) sono i seguenti.

1) Quando un gruppo anche molto piccolo di operai si organizzano, prendono in mano l’iniziativa e scendono in lotta, trascinano anche il resto delle masse popolari e costringono gli esponenti dei sindacati, delle istituzioni e dei partiti borghesi a rincorrerli e a mobilitarsi in loro sostegno (chi per non perdere o per cercare di guadagnare seguito e voti tra le masse, chi per timore che “l’incendio si propaghi”, chi per regolare i conti o fare le scarpe ai concorrenti, chi perché è sinceramente preoccupato e indignato di come vanno le cose e aspira a che vadano meglio). È un insegnamento che va portato con forza agli operai che vogliono reagire alla morte lenta, alla chiusura, ecc. e che sono intralciati dalla sfiducia di poterlo fare. È una lezione utile anche con gli esponenti di Rete dei Comunisti, di Potere al Popolo e altri che vanno dicendo che gli operai italiani non sono combattivi perché in Italia prevalgono le piccole e medie aziende (e che la rivoluzione socialista non è possibile perché non ci sono più le aziende con decine di migliaia di operai e la classe operaia è frammentata): è vero che non ci sono quasi più in Italia aziende che concentrano in uno stesso stabilimento decine di migliaia di operai, ma la battaglia Rational dimostra che se ben orientato anche uno sparuto gruppo di operai può diventare, in una situazione di crisi come quella odierna in cui il fuoco cova sotto la cenere e lo scontento e il malessere sono generalizzati, un focolaio di incendio. Quindi dei comunisti degni di questo nome si occupano di come farle diventare tali, non vanno in giro a lagnarsi che non ci sono più aziende di decine di migliaia di lavoratori.

2. Quanto prima gli operai si organizzano (formano una OO), tanto più possono prevenire o comunque far fronte alle decisioni del padrone di ridurre, avviare a morte lenta o chiudere: organizzarsi a ridosso della chiusura o a chiusura dichiarata è un elemento di debolezza.

3. Fin dall’inizio bisogna tenere le posizioni in azienda, cosa meno difficile se da tempo esiste già una OO. Alla Rational è stato uno grave errore abbandonare locali e piazzale, non tenere in funzione gli impianti e gli allacciamenti, non dare continuità alla produzione (eventualmente producendo a ritmo ridotto): la continuità della produzione è un elemento di forza per i lavoratori e di pressione e mobilitazione su istituzioni, sindacati, ecc.

4. Ogni lotta per gli interessi immediati ha un fronte esterno, che comprende 1. gli alleati (sia fidati sia oscillanti) nel campo delle masse popolari, 2. gli esponenti dei sindacati di regime, delle istituzioni e dei partiti borghesi che gli operai costringono a mobilitarsi in loro sostegno, 3. i nemici di classe, e un fronte interno, che comprende 1. il gruppo operaio che si mette alla testa della lotta, 2. i loro familiari, 3. gli altri lavoratori dell’azienda. Ognuno di essi va curato e sviluppato con iniziative persistenti adeguate, concatenate e sinergiche, che variano a seconda della fase della lotta.

5. Preparare a ogni tappa le condizioni soggettive per la tappa successiva e, se prevalgono comunque linee arretrate, portare gli operai a tirare il bilancio dell’esperienza per definire come avanzare. Quando dopo i primi tre mesi la battaglia Rational ha imboccato la strada della creazione di una cooperativa che riavviasse la produzione (partendo con una lavanderia sociale), i lavoratori si sono trovati di fronte al dilemma se, per costituire la cooperativa,  affidarsi alla benevolenza, alle promesse, ai tavoli degli esponenti sindacali, delle istituzioni e dei partiti borghesi oppure far leva sulle proprie forze, sulla forza dei lavoratori organizzati e coalizzati e sul legame con i comunisti. Tra gli operai ha prevalso la linea di delegare ai sindacati di regime, alle istituzioni locali, agli esponenti dei partiti borghesi, a Legacoop (che si erano impegnati pubblicamente in tal senso) ed è stato necessario che gli operai verificassero per esperienza diretta che a lasciare in mano l’iniziativa a Legacoop & C. non andavano da nessuna parte e anzi si disperdevano le forze e le posizioni conquistate.

6. È sbagliato lasciar morire una lotta di morte lenta. Una battaglia capita di perderla, ma in questo caso bisogna ritirarsi per tempo e in buon ordine, valorizzando le forze che abbiamo raccolto, spiegando a sé e agli interessati perché ci ritiriamo. Non aspettare che ognuno si disperda per conto suo, cercando ognuno una soluzione individuale per conto suo. Sarebbe demoralizzante. Dirigere significa saper vincere. Ma bisogna dirigere anche quando si perde, bisogna anche saper perdere: in una lunga guerra imparare a perdere una battaglia salvaguardando le forze è importante quanto imparare a sfruttare ogni vittoria, raccogliere le forze e rilanciare. Con questo orientamento, abbiamo condotto un’inchiesta per capire se c’erano le condizioni per mantenere l’obiettivo della cooperativa o se passare all’obiettivo del ricollocamento

7. La lotta contro la chiusura di un’azienda ha un lato politico e un lato tecnico che vanno combinati sulla base dell’obiettivo concreto che la lotta prende. Nella battaglia Rational avevamo fissato chiaramente che la costituzione della cooperativa era ed è una lotta, cioè una questione di rapporti di forza che instauriamo (gli operai coinvolti e noi del P.CARC rispetto alle autorità, ai sindacati, a Legacoop, MdP, ecc.), che Legacoop & C. bisogna metterli a contribuzione, ma non affidarsi a loro. Questo è il lato politico della costituzione della cooperativa. È il campo in cui noi siamo più forti, in termini di elaborazione teorica e di esperienza. Non avevamo però fissato con sufficiente chiarezza e non abbiamo curato bene che avanzasse anche il lato tecnico della battaglia Rational quando essa ha imboccato la strada della costituzione della cooperativa. Siccome tra subentro di un nuovo padrone e costituzione di una cooperativa, la battaglia aveva imboccato la strada della cooperativa, ci voleva qualcuno che sviluppasse bene il lato tecnico della cooperativa: l’aspetto produttivo (organico: quanti lavoratori la cooperativa può impiegare da subito e quanti può arrivare a impiegarne, orari e turni di lavoro, macchinari, locali, ecc.), commerciale (quali clienti, quali fornitori), finanziario (soldi necessari per avviare l’operazione, dove e come reperirli, ecc.). Aver trascurato il lato tecnico (che in un caso di questo genere da un certo momento in poi è fondamentale) è diventato l’elemento frenante del tutto perché senza parte tecnica non si tiene in piedi un’azienda, tanto meno si mette in piedi una cooperativa. Certo, a occuparsi del lato tecnico c’è il pericolo di fare una cooperativa nicchia o clientelare, però chi non risica non rosica: anche i comunisti russi hanno corso dei rischi mettendo a contribuzione i tecnici borghesi nelle aziende sovietiche o gli ufficiali zaristi nell’Armata Rossa, ma se non avessero osato correre questi rischi, i comunisti russi non avrebbero ricostruito il paese dopo la prima guerra mondiale e la guerra civile né avrebbero fermato e poi sconfitto i nazisti!

8. Se gli operai tengono l’iniziativa in mano, possono avvalersi del supporto, dell’aiuto e della solidarietà di numerosi tecnici esperti in campi diversi: mobilitano e dirigono, raccolgono forze e risorse. Nella fase di ripresa della battaglia Rational, gli operai hanno toccato con mano che, come scriveva tempo fare il (n)PCI, esistono molte “persone di buona volontà (delle classi intermedie e della stessa borghesia) professionalmente preparate che di fronte allo sfascio della società attuale sono disposte a mettersi al servizio delle OO e delle OP (e in generale della rivoluzione socialista). Già oggi ci sono nel nostro paese decine di migliaia, probabilmente centinaia di migliaia di persone con un alto livello professionale nei campi più svariati, che sarebbero felici di svolgere bene il loro lavoro per uno scopo socialmente utile e per le quali è secondaria la quantità di denaro che ne ricavano, una volta che abbiano quanto necessario per una vita dignitosa”.

La battaglia Rational è tuttora in corso e non è ancora deciso se si concluderà con il riavvio della produzione attraverso la creazione di una cooperativa di operai o nel ricollocamento degli operai in altre aziende (capitaliste o pubbliche) della zona e nell’erogazione di ammortizzatori sociali. Ci sono numerose iniziative e appoggi possibili e aver preso in mano il lato tecnico ha rafforzato l’iniziativa anche sul terreno politico, ma il successo dell’obiettivo della cooperativa

– è reso difficile dal fatto che da alcuni mesi l’attività di macchinari e le relazioni con clienti e fornitori sono interrotte e gli allacciamenti (elettricità, telefoni, ecc.) sono stati staccati, dal fatto che da alcuni mesi gli operai sono estromessi dai locali e dal terreno e il collettivo di lavoratori si è disperso, dall’incertezza su cosa produrre;

– è reso impossibile dall’esiguità dei lavoratori attualmente mobilitati sul progetto cooperativa. Quindi o riusciamo ad allargare e rafforzare il gruppo di operai oppure bisogna cambiare l’obiettivo economico e definire come farlo.

Dobbiamo essere coscienti che ogni caso concreto ha il suo risultato concreto e limitato. L’esperienza concreta dirà quale è il risultato concreto del caso particolare. Ma ogni lotta concreta mette in moto altri casi concreti e la quantità farà la qualità. Nessun caso particolare risolve il problema generale. Ma il problema generale è composto di tanti problemi concreti particolari. Nella battaglia Rational ci sono alcuni passaggi (come il riallaccio della corrente elettrica che abbiamo lasciato staccare, il rioccupazione dello spiazzo e dei locali da cui ci siamo lasciati estromettere, ecc.) che possono condizionare l’esito della battaglia concreta. Attaccando sui vari fronti aperti (i singoli aspetti tecnici, l’azione sul consiglio comunale, la raccolta di adesioni, ecc.) e che via via apriamo, vedremo l’esito complessivo a cui arriviamo in questa battaglia particolare. Da ogni battaglia data, quale che sia l’esito impareremo a combattere. Ognuno che parteciperà e ognuno che la studierà, imparerà a combattere.

Certa che la nostra esperienza vi sarà utile, saluti comunisti,

una compagna del P.CARC

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