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“La sinistra borghese è costituita dall’insieme di partiti, organismi e personaggi che concretamente, nella loro attività politica, nei loro programmi, nelle loro iniziative e proposte politiche, non vedono altra società possibile che quella basata sull’iniziativa economica dei capitalisti, sulla proprietà dei capitalisti, sulle aziende che devono produrre profitti, sulle relazioni mercantili (di compra-vendita). Non concepiscono o rifiutano il socialismo. Non concepiscono o considerano impossibile la proprietà pubblica delle aziende, che le aziende siano destinate a produrre beni e servizi per soddisfare i bisogni della popolazione, che compiano ognuna la lavorazione loro affidata grossomodo come oggi nell’ambito di una grande azienda capitalista un reparto compie la lavorazione per cui è attrezzato ricevendo quando gli è necessario e consegnando i suoi prodotti al reparto successivo, senza né contrattare e comperare i primi né contrattare e vendere i secondi. Esula dal loro orizzonte, per limiti mentali o per rifiuto consapevole non importa, che l’attività economica di tutti i membri della società e di tutte le sue unità produttive (aziende) sia organizzata e gestita secondo un piano unitario e razionale, grosso modo come già oggi avviene ad esempio all’interno di una grande azienda o di una grande istituzione pubblica, che ha molte unità produttive. Ovviamente ancora meno concepiscono o ancora più rifiutano che l’insieme delle altre attività (culturali, politiche, ecc.) siano organizzate e gestite dalla massa dei lavoratori organizzati, che gli interessi pubblici e gli affari politici siano trattati e decisi dai lavoratori organizzati, che ogni persona abile debba fare la sua parte nel lavoro di cui la società ha bisogno e che questo sia per tutti l’unico titolo per cui ha diritto ad avere la parte del prodotto sociale necessaria a soddisfare le sue necessità individuali, ecc. Insomma non concepiscono o rifiutano il socialismo. Ma nello stesso tempo vorrebbero (supponiamo pure sinceramente) che tutti i membri della società avessero una vita decente. In concreto che l’avessero anche i proletari, i nullatenenti, che sono quelli a cui nella società borghese è negata o che per averla devono arrabattarsi ogni momento della loro vita, sperando sempre di trovare un padrone, che non sia troppo esoso, che gli affari del loro padrone vadano bene. Vorrebbero salari decenti, pensioni decenti, un lavoro assicurato per tutti i proletari. Insomma vorrebbero il capitalismo, una società borghese (cioè fondata sulla proprietà e sull’iniziativa economica dei capitalisti), ma senza “i mali del capitalismo”, che provocano disordini e ribellioni, scioperi e dimostrazioni, ruberie ed evasione fiscale e che, in definitiva, inciampano con crisi e sproporzioni il funzionamento della stessa economia capitalista. Vogliono il capitalismo senza gli inconvenienti del capitalismo” (da La crisi della sinistra borghese, La Voce n.27 – novembre 2007).

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