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L’esito delle ultime elezioni ha generato un terreno fertile, una situazione “eccellente per l’opera dei comunisti e delle masse popolari che si organizzano sui territori.”[1] È stata una vittoria delle masse popolari, una “terza vittoria”, dopo quelle del referendum sull’acqua pubblica del 2012 e quella del NO al referendum sulla Costituzione del dicembre 2016. Questo giudizio è stato espresso lo scorso sabato 17 marzo sul Fatto Quotidiano da Ugo Mattei e Alberto Lucarelli, analisti che hanno avuto un ruolo nella vita politica del nostro paese particolarmente quando, insieme a Stefano Rodotà, elaborarono formule e promossero l’impresa che portò alla vittoria referendaria perché l’acqua tornasse a essere bene comune. Le due vittorie dei referendum sono state ottenute grazie a una mobilitazione capillare ed estesa di singoli e organismi delle masse popolari che si organizzarono per la raccolta delle firme, mentre quella presente esprime piuttosto un rifiuto che non risulta da un lavoro organizzato. Quelle due, però, affermarono principi che la classe dominante non ha rispettato né intende rispettare (pubblicizzazione dell’acqua, attuazione della Costituzione). A questa, che sconfigge il progetto di un governo delle Larghe Intese, può seguire un lavoro di organizzazioni operaie e popolari che impedisca la perpetuazione degli intenti della classe dominante. Possono crescere le condizioni per un governo d’emergenza, quello che abbiamo chiamato Governo di Blocco Popolare.

L’articolo di Mattei e Lucarelli è Oggi le priorità definiscono la coalizione, parla della creazione di un Governo Costituzionale di Salute Pubblica, e l’Agenzia Stampa del Partito dei CARC lo pubblica in http://www.carc.it/2018/03/20/italia-alimentare-il-fronte-anti-larghe-intese-la-presa-di-posizione-di-ugo-mattei-e-alberto-lucarelli-e-il-protagonismo-delle-masse-popolari-organizzate/. L’articolo indica la prospettiva praticabile dopo la vittoria contro il progetto di infliggere alle masse popolari l’ennesimo governo delle Larghe Intese, una vittoria, quindi, contro i centri di potere economico, politico che hanno investito tante risorse per realizzare questo governo, e contro anche un centro di potere “spirituale” come il Papato.[2] È un articolo che ha qualità per diventare appello, punto di riferimento e raccolta per un movimento delle masse popolari che si organizza e avanza. Ha la qualità di chiamare vittoria quello che la propaganda di regime descrive come “spostamento a destra degli italiani”, e quindi “vittoria della destra”, arretramento verso il razzismo, il fascismo e quant’altro.

Non esiste alcun “spostamento a destra degli italiani”, e lo dicono i numeri esposti nell’articolo dell’Agenzia Stampa del P.CARC Basta diversione e analisi del voto farlocche: il 4 marzo hanno vinto le forze anti larghe intese.[3] La campagna elettorale mostra il contrario, con il suo carico di ripresa dell’iniziativa, della mobilitazione e dell’organizzazione delle masse popolari. Pensiamo all’ampia reazione popolare, con la grande manifestazione di Macerata e le decine e decine di manifestazioni nelle città italiane, alle provocazioni dei gruppi fascisti e delle Forze dell’Ordine, a come questa si è combinata con la crescita del movimento di resistenza delle masse popolari al procedere della crisi economica, politica e culturale in corso. Pensiamo alla lotta per un lavoro utile e dignitoso per tutti, come ad esempio gli scioperi a rovescio organizzati a Roma e a Napoli, a quella contro lo smantellamento della FCA e la morte lenta dei suoi stabilimenti (si veda il ruolo avuto a riguardo dall’irruzione degli ex licenziati e cassintegrati di Pomigliano al Festival di Sanremo), alla lotta per i diritti dei lavoratori a quella per la salute (ricordiamo a proposito la nascita e lo sviluppo dei comitati in difesa della salute in Campania e Toscana e i sommovimenti in corso in Lombardia), a quella contro il debito e le privatizzazioni (esemplari in questo senso la mobilitazione indetta da De Magistris contro il debito pubblico della città di Napoli e la nascita del comitato lavoratori ANM che con la sua mobilitazione ha spinto anche altri comitati della città di Napoli a mettersi alla testa del movimento contro le larghe intese e contro l’attacco ai diritti dei lavoratori e ai servizi pubblici). Pensiamo allo sciopero politico dei lavoratori del Goldoni di Livorno che appunto hanno scioperato in occasione del comizio del leghista-fascista Lorenzo Gasperini.[4]

Chi parla di “spostamento a destra degli italiani” lo fa per alimentare il pessimismo, per impedire che tra le masse popolari si estenda la coscienza della realtà e per diffondere tra di esse l’idea che la sconfitta è inevitabile e che quindi la lotta è inutile. È propaganda di guerra, perché la borghesia imperialista, che governa il nostro paese, fa guerra alle masse popolari, e contro di esse usa come arma l’ignoranza della realtà, che genera paura e lo sconforto, che genera passività e rassegnazione.

Una delle idee correnti che si presenta come di sinistra ma in effetti fa parte di questa propaganda è che ormai siamo in un regime di “moderno fascismo”. Si tratta di un’idea smentita in modo chiaro dal Partito.[5] La situazione presente è radicalmente diversa dal fascismo, dittatura terroristica della borghesia. Pensiamo alle elezioni politiche dell’aprile 1924, quando al partito che prendeva il 25 % dei voti era garantita la maggioranza assoluta, durante le quali un candidato socialista fu ucciso, diversi candidati di sinistra furono feriti, ovunque furono impediti i comizi, bruciati i giornali, fu impedita l’affissione dei manifesti, anche attaccando le stamperie, e ci furono brogli anche superiori alla media (alta) dell’Italia dell’epoca. Un mese dopo venne ucciso Matteotti, che aveva denunciato violenze e brogli. Un mese prima, a marzo, ricominciavano le pubblicazioni dell’Ordine nuovo, e Gramsci scriveva l’articolo Contro il pessimismo.[6]

Citiamo Gramsci perché è stato chiamato in causa anche in queste elezioni, in riferimento alla formula sull’ ottimismo della volontà e pessimismo della ragione (o dell’intelligenza).[7] Nell’editoriale pubblicato su L’Ordine Nuovo dell’aprile 1920, Gramsci usa la formula per la prima volta. Scrive: “La concezione socialista del processo rivoluzionario è caratterizzata da due note fondamentali, che Romain Rolland ha riassunto nel suo motto d’ordine: – Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà. Userà questa formula diverse volte, come segno della sua resistenza nelle condizioni oggettive più avverse, quelle della dittatura fascista e del carcere, tre volte nell’Ordine nuovo, tre volte nei Quaderni del carcere, due volte nelle Lettere dal carcere, ma in una, la lettera a Tatiana Schucht del 29 maggio 1933, riconoscerà che la volontà individuale ha un termine: “Fino a qualche tempo fa io ero, per così dire, pessimista con l’intelligenza e ottimista con la volontà. (…) Oggi non penso più così. Ciò non vuol dire che abbia deciso di arrendermi, per così dire. Ma significa che non vedo più nessuna uscita concreta e non posso più contare su nessuna riserva di forze da esplicare.”

Quasi cento anni sono passati da quell’editoriale dell’aprile 1920, e la volontà, la determinazione e l’eroismo della classe operaia sono stati impersonati da Gramsci con la sua resistenza contro la repressione, si sono espressi nell’occupazione delle fabbriche del Nord Italia del settembre 1929, nella Resistenza contro il nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale, nell’azione delle Organizzazioni Comuniste Combattenti e soprattutto delle Brigate Rosse negli anni Settanta. Tutto questo non è bastato, però, a vincere, cioè a fare dell’Italia un paese socialista, come era nel programma del Partito diretto da Gramsci e come era negli intenti di tutti quelli che hanno lottato e combattuto lungo il secolo scorso sotto la bandiera rossa. Tutto questo è però un patrimonio prezioso per il movimento comunista italiano del nostro tempo, per il Partito dei CARC che ne è espressione e per la Carovana del (nuovo)PCI che esplora e costruisce il percorso verso la vittoria, la Carovana di cui il P.CARC è componente. È un patrimonio che parte dalla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre, e che ha lasciato traccia indelebile nella coscienza delle masse popolari, e per la Carovana è materia di bilancio.

Risultato del bilancio è, usando la lingua di Gramsci, “ottimismo della ragione”, perché la realtà con le sue leggi oggettive conferma che la rivoluzione socialista è possibile e necessaria, e spinge verso quella direzione come un essere in grembo alla madre spinge per nascere. Risultato del bilancio è che la rivoluzione socialista era possibile già ai tempi di Gramsci, che ebbero ragione Lenin e Stalin nel costruire la rivoluzione e il socialismo in un paese arretrato, come era la Russia, confidando che la rivoluzione socialista sarebbe seguita a breve termine in Germania, in Italia o in qualche paese imperialista. Anche allora c’erano condizioni per un “ottimismo della ragione”, ma mancò, nei paesi imperialisti, un partito comunista capace di elaborare una scienza per fare la rivoluzione nel proprio paese, come invece accadde in Russia e in Cina.

Oggi questa scienza nelle sue linee generali è stata elaborata. Questo è fonte della certezza di vincere, dell’entusiasmo, della serenità, della combattività che accompagnano la nostra iniziativa soggettiva, e non è dunque espressione della tenacia cieca di chi si illude e a fronte di un presente triste si ostina a tenere accesa in sé la fiamma. Noi rendiamo quindi un servizio a Gramsci non ripetendo quello che ha detto, ma ridando vita alle sue parole in forma nuova, con la nuova formula “ottimismo della ragione e della volontà.”

È questo che ci consente di vedere le cose dietro l’apparenza, e di comprendere che l’esito delle elezioni politiche di questo mese di marzo per le masse popolari è una vittoria, e che se “grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è eccellente”, come diceva Mao. Guardando la realtà con l’”ottimismo della ragione e della volontà” comprendiamo che paura e sconforto stanno bene nel campo del nemico, di chi non sa come cavarsela in una situazione che per lui è sempre più ingovernabile.

È un’ottima cosa che questa comprensione della realtà animi intellettuali come Ugo Mattei e Alberto Lucarelli, che prenda forma nell’appello da loro redatto, che si concretizzi impersonando la mobilitazione delle masse popolari e la promuova, come è stato per il referendum sull’acqua e sulla Costituzione. È un’ottima cosa che raccolga le adesioni degli uomini e delle donne che hanno a cuore il futuro del paese, e che per la loro opera in campo culturale, scientifico, sociale, politico o sindacale hanno meritato la fiducia delle masse popolari italiane.

Commissione Gramsci del P.CARC

[1][1] Vedi Agenzia Stampa P.CARC, Basta diversione e analisi del voto farlocche: il 4 marzo hanno vinto le forze anti larghe intese, in http://www.carc.it/2018/03/14/italia-basta-diversione-e-analisi-del-voto-farlocche-il-4-marzo-hanno-vinto-le-forze-anti-larghe-intese/.

[2] Il Papato è sceso in campo direttamente e apertamente, contro le sue secolari abitudini ad agire dietro le quinte. Vedi I gesuiti stroncano M5S, Lega e Fdi. E votano per le larghe intese, di Luca Kocci, in Il Manifesto, 2 febbraio 2018.

[3] Vedi sopra, Nota 1.

[4] Vedi http://www.senzasoste.it/sciopero-lavoratori-goldoni-video-report-e-comunicato-sindacale/.

[5] Vedi in Resistenza n. 5, aprile 2017, A chi giova la tesi che siamo in un regime di moderno fascismo? In http://www.carc.it/2017/04/30/a-chi-giova-la-tesi-che-siamo-in-un-regime-di-moderno-fascismo/

[6] In http://www.resistenze.org/sito/ma/di/cg/mdcg7d23-001425.htm.

[7] Lo fa Sergio Cararo sulla rivista on line Contropiano (Il diavolo nell’urna, in https://sinistrainrete.info/articoli-brevi/11812-sergio-cararo-il-diavolo-nell-urna.html). Cararo dice che la partecipazione alle elezioni della lista Potere al Popolo è stata fatto con la determinazione di chi sa di stare dalla parte giusta, e quindi con l’ottimismo della volontà, e sapendo di andare a perdere, e cioè che la lista non avrebbe raggiunto il quorum per mandare qualcuno in Parlamento, e quindi con il pessimismo della ragione.

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