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Raccogliamo e rilanciamo l’appello di Ugo Mattei e di Alberto Lucarelli, pubblicato su Il Fatto Quotidiano di sabato 17 marzo. Con quest’appello i due esponenti di spicco della società civile indicano una strada giusta per affrontare la questione del governo del Paese (sono le priorità che definiscono la coalizione) e lanciano la proposta di costituire un governo costituzionale di Salute Pubblica che dia al Paese agibilità democratica, dopo 6 anni di sospensione della democrazia. Sostengono che si tratta di un governo che risponde alla volontà popolare che ha sancito il M5S come vincitore delle ultime elezioni. Al centro del programma di questo governo deve esserci il lavoro e indicano cinque precise misure di emergenza: 1. Lotta al lavoro precario, 2. Abolizione della legge Fornero, 3. Rinegoziazione radicale delle obbligazioni internazionali in primis quelle con Eurogruppo e per spese militari, 4. Ripristino di spazi di democrazia effettiva contro decisionismi verticali, cosa che va oltre la sola legge elettorale, 5. Grande piano di cura del territorio per generare lavoro, beni comuni e ambiente.

Raccogliamo e rilanciamo quest’appello perché si tratta di una spinta positiva che rafforza il fronte anti Larghe Intese nel nostro paese e va nella direzione della costituzione del Comitato di Salvezza (o di Liberazione) Nazionale. Come abbiamo già scritto su Resistenza 3-2018: La sintesi dell’esito delle elezioni è che i vertici della Repubblica Pontificia hanno preso una batosta senza precedenti. Dopo la campagna elettorale, anche l’esito delle elezioni conferma il crescente distacco della maggioranza della popolazione dai vertici della Repubblica Pontificia (il Vaticano, la Confindustria e le altre organizzazioni padronali, le organizzazioni criminali, gli imperialisti USA e UE: i cosiddetti poteri forti) e dai partiti con cui essi governano da decenni il nostro paese. Come per il referendum del 4 dicembre 2016 sulla riforma Renzi della Costituzione, anche in questa occasione le masse popolari sono andate a votare in massa (73% degli aventi diritto) principalmente contro le Larghe Intese e i loro padrini: contro la soluzione caldeggiata “dai mercati”, dalla Comunità Internazionale degli imperialisti e, per la prima volta si sono espressi così apertamente (vedi Civiltà cattolica), dai gesuiti di Papa Bergoglio. Il tracollo del PD di Renzi e del suo gruppo dirigente, il sorpasso della Lega su Forza Italia nel centro destra, il boom di voti del M5S, il fallimento dell’operazione lista Bonino e Insieme di Gentiloni & C. parlano chiaro! [vedi http://www.carc.it/2018/03/13/unampia-mobilitazione-contro-le-larghe-intese-per-impedire-il-ribaltamento-dellesito-del-voto/].

Bisogna chiarire che il governo a cui aspirano Mattei e Lucarelli non è quello che noi chiamiamo Governo di Blocco Popolare (GBP), ma il loro appello va in questa direzione. L’aspetto decisivo per far ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia il GBP, è la mobilitazione, l’organizzazione della classe operaia e delle masse popolari organizzate, in organizzazioni operaie e popolari diffuse nelle aziende e nel paese: il loro protagonismo può creare rapporti di forza tali da fare sì che un governo che voglia fare gli interessi delle masse popolari, può davvero farlo!

L’esito del voto del 4 marzo crea una situazione eccellente per rafforzare la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari e, in tal senso, indichiamo nell’appello di Mattei e Lucarelli l’ennesima spinta in questa direzione. Invitiamo Mattei, Lucarelli (e altri intellettuali, amministratori democratici e esponenti politici e sindacali) a sostenere la lotta dei lavoratori della FIAT/FCA contro il progetto di chiusura degli stabilimenti in Italia portato avanti da Marchionne che hanno indetto una giornata di lotta per il 23 marzo prossimo, con una manifestazione a Pomigliano.

Agenzia Stampa del P.CARC

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OGGI LE PRIORITÀ DEFINISCONO LA COALIZIONE

Il Fatto Quotidiano. 17 Mar 2018. UGO MATTEI E ALBERTO LUCARELLI

Spieghiamo qui le ragioni per cui promuoviamo la creazione di un Governo Costituzionale di Salute Pubblica che dia al Paese agibilità democratica, dopo oltre sei anni di sospensione della democrazia. È un governo fondato sulle condizioni materiali che hanno determinato l’esito del voto e che inverte la prospettiva: le priorità politiche emerse dal voto definiscono la coalizione, e non viceversa. Naturalmente, spetta al presidente della Repubblica indicarne la guida alla forza politica organizzata che rappresenta un terzo dell’elettorato del Paese, e conferirle l’incarico attuativo della volontà popolare. Infatti il Governo Costituzionale di Salute Pubblica non è uno strappo costituzionale, ma anzi ricompone il patto costitutivo della Repubblica, lacerato dalla reazione antidemocratica di Napolitano al referendum sui beni comuni del 2011, che indebolì Berlusconi, per cui fu rimosso e sostituito con tecnocrati, da Monti a Gentiloni. Questa applicazione italiana del neoliberismo viene sconfitta ora una terza volta, dopo la sua seconda débâcle nel referendum costituzionale del 4 dicembre. Il nemico è chiaro e altrettanto lo sono le emergenze di salute pubblica che il Governo Costituzionale affronterà. La forza politica che per tre volte ha sconfitto il neoliberismo è quella del popolo contro l’élite. I parlamen- tari che si schiereranno col popolo sovrano nel suo scontro mortale con il neoliberismo (si muore sul lavoro, per diseguaglianza, per indigenza) potranno contribuire a indicare le personalità più coerenti con l’implementazione del programma di Salute Pubblica. L’apparato di riferimento è nell’ Art. 1 (lavoro, democrazia e sovranità popolare) e nell’ Art. 3 della Costituzione: “È compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’ugua- glianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione… politica economica e sociale…”. Il Governo Costituzionale, e perciò antifascista, serve a chiudere la parentesi neoliberale e togliere le tracce dell’opera rifiutata a larga maggioranza dal popolo nei due referendum del 2011 e 2016 e infine in questo voto, con un’ azione di legislatura nei seguenti ambiti:

1. Lotta al lavoro precario

2. Abolizione della legge Fornero

3. Rinegoziazione radicale delle obbligazioni internazionali in primis quelle con Eurogruppo e per spese militari

4. Ripristino di spazi di democrazia effettiva contro decisionismi verticali, cosa che va oltre la sola legge elettorale

5. Grande piano di cura del territorio per generare lavoro, beni comuni e ambiente

Le risorse per questo programma vengono dalla piena attuazione del principio di progressività fiscale, dalla lotta contro rendita, sprechi, privilegio e corruzione, dalla tassazione giusta ed efficace di colossi internazionali come Google, Facebook e Amazon, che oggi dominano vita politica ed economica e sostanzialmente non pagano tasse. Sarà prioritario denunciare, in un’Italia che è in avanzo primario dal 92, un debito pubblico che continua a crescere, e riconoscere e denunciare le sue componenti più odiose. M5S è nato come critica radicale del neoliberismo, critica mutuata dai movimenti sociali e strutturata ai fini della rappresentanza politica: ambientalismo, decrescita, beni comuni, problemi della trasformazione tecnologica e della partecipazione diretta, lotta al privilegio. Fin dal 2011 questo è ciò che la maggioranza del popolo vuole. La prima forza politica del paese deve intraprendere il cammino di salute pubblica. La maggioranza del popolo italiano rifiuta il neoliberismo e sosterrà i parlamentari che si impegneranno per superarlo, indipendentemente dal colore politico. Noi, intellettuali critici, vogliamo e dobbiamo contribuire alla mobilitazione popolare per emanciparsi dal neoliberismo.

LA PROPOSTA

Un governo costituzionale di Salute Pubblica che dia al Paese agibilità democratica, dopo 6 anni di sospensione della democrazia

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