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Il 6 marzo scorso si è svolta presso il Tribunale di Reggio Emilia un’ulteriore tappa (contro Mattia Cavatorti del Partito dei CARC e Gianmarco de Pieri del TPO di Bologna) del teorema inscenato dal PM Maria Rita Pantani contro gli antifascisti che il 25 aprile 2014, insieme a decine di compagni, lavoratori, giovani, donne, immigrati scesero in piazza e impedirono la provocazione razzista e reazionaria di Matteo Salvini (Lega Nord) che proprio in quella data aveva deciso di tenere una tappa del suo “Eurotour” (vedi comunicato per l’udienza).

Nella stessa mattinata si è tenuto a Reggio Emilia, in Piazza del Monte, un presidio di solidarietà e lotta dove è stata denunciata la persecuzione politica in atto nei confronti dei compagni che si sono mobilitati il 25 aprile 2014. Un presidio che ha raccolto la solidarietà di collettivi e singoli attraverso contributi quali una sottoscrizione economica, una firma o una fotografia solidale, evidenziando al contempo la persecuzione politica in corso, non solo contro gli antifascisti in questione, ma contro tutti coloro che oggi si organizzano e si mobilitano per attuare le parti progressiste della Costituzione cercando di sbarrare la strada ai promotori della mobilitazione reazionaria (guerra tra poveri) ed alle prove di fascismo.

All’udienza, tenuta dal giudice Simone Medioli Devoto, ha assistito una delegazione di compagni solidali che ha avuto modo di appurare non solo l’inconsistenza delle prove con cui il PM Pantani pretende di condurre il procedimento giudiziario, ma anche come questo sia un processo politico a tutti gli effetti, atto a colpire le avanguardie di lotta e chi oggi si mette alla testa dell’organizzazione e della mobilitazione delle masse popolari per far fronte agli effetti più gravi della crisi e più in generale chi con la propria azione applica, di fatto, quelle parti progressiste della Costituzione che sono state eluse quanto non coscientemente violate dal 1948 ad oggi, a prescindere dal “colore” del governo in carica.

Infatti, entrando nel merito del dibattimento, diverse sono le contraddizioni che emergono ascoltando gli interrogatori dei testimoni dell’accusa, tra questi figuravano:

– Maurizio Contino, ispettore capo del VII° Reparto mobile di Bologna (reparto mobile ben noto alle cronache per i suoi abusi e impunità – vedi l’opuscolo Copwatching, controllare i controllori), non si è risparmiato nel sostenere falsità in relazione ai fatti di quel 25 aprile 2014 parlando di un “lancio di oggetti” mai avvenuto, essendo tra l’altro smentito dal testimone successivo (Ugo Brugnone);

– Ugo Brugnone, sostituto commissario in forza alla DIGOS di Reggio Emilia, oltre a cercare di l’efferatezza dei manifestanti e contraddicendosi riguardo a “come è stato recuperato” uno dei video che colpevolizza i compagni (video recuperato da Youtube, la cui integrità e genuinità non possiamo darla per garantita), non ha spiegato come sia riuscito a camminare per 4 giorni (il referto medico è di 4 giorni dopo i fatti) con una tibia rotta e men che meno a dimostrare tramite i fotogrammi forniti agli atti come prove, la colpevolezza di Mattia Cavatorti in merito alla lesione in questione;

– sia Francesco Manna, assistente capo della questura di Reggio Emilia, che l’agente della DIGOS reggiana Ruggero Spallanzani  non sono stati in grado di “riferire rispetto al coinvolgimento degli imputati”.

Le contraddizioni che sono via via emerse  con queste testimonianze dimostrano che non esistono prove consistenti che possano supportare le accuse che il PM Maria Rita Pantani muove agli antifascisti che quel 25 aprile si mobilitarono contro le scorribande della Lega Nord: in realtà l’unica cosa di cui sono “colpevoli” è quello di essersi mobilitati per applicare dal basso i valori della Resistenza ed aver (di fatto) applicato la Costituzione contro la deriva reazionaria di cui la Lega Nord cerca di essere uno dei principali veicoli e promotori.

Un particolare interessante riguarda i legami tra VII Reparto Mobile di Bologna (di cui Maurizio Contino fa parte) e la Lega Nord, un rapporto speciale poiché quest’ultima si erge non solo a mandante politico di azioni xenofobe e razziste che fomentano camerati come Luca Traini (l’assassino di Macerata), ma anche a tutore degli agenti che commettono abusi (come il suddetto VII Reparto Mobile di Bologna) tanto da candidare come capolista alla Camera per le elezioni del 4 marzo, Gianni Tonelli, esponente di primo piano del Sindacato Autonomo Poliziotti (SAP), sindacato assurto alla cronaca per gli applausi agli assassini di Aldrovandi ed altre esternazioni simili sulle morti di Stato. Ma questa è solo la punta dell’iceberg!

Infatti, “Ciò che rende “speciale” il VII Reparto non è la sua abilità nei pestaggi di manifestanti e ultras, non sono le azioni criminali che gli sono consentite per “preservare la pace sociale” e per “garantire la sicurezza”. Ciò che lo rende speciale, affidabile per un certo “blocco di potere”, sono le radici su cui poggia, il complesso di persone e strutture che nel tempo lo hanno manovrato e diretto (ovviamente ci riferiamo agli “alti papaveri”) e che sono usciti indenni, “puliti”, dai fatti della Uno Bianca […]. Anche Gianni Tonelli è coinvolto in una delle indagini sulla Uno Bianca e Marino Occhipinti, arrestato nel 1994 proprio per i fatti della Uno Bianca e condannato all’ergastolo per l’omicidio della guardia giurata Carlo Beccari, era all’epoca suo amico e collega sia nel VII Reparto Mobile di Bologna (dove al momento dell’arresto ricopriva il ruolo di sovrintendente della sezione narcotici) sia nel SAP, di cui entrambi erano dirigenti” (dall’’Avviso ai Naviganti 79 del (nuovo) PCI).

A dimostrazione di questo filo nero, un agente legato al VII Reparto, Vladimiro Rulli, ha denunciato per diffamazione la compagna Rosalba del Partito dei CARC e intestataria del sito Vigilanza Democratica (prossima udienza il 30 marzo a Milano) per via della sua attività di denuncia degli abusi di polizia. Ma Rulli è solo una pedina usata per attaccare:“sono Gianni Tonelli e Matteo Salvini i mandanti della denuncia presentata dall’agente Rulli. L’intreccio tra il SAP e la Lega Nord è ormai del tutto palese” (da Avviso ai naviganti 79).

Chi deve andare sotto processo? Chi fomenta i Luca Traini, chi favorisce il clima di odio che ha portato all’uccisione di Idy Diene (l’ennesimo immigrato senegalese assassinato a Firenze), chi candida elementi di cupa fama come Gianni Tonelli oppure chi difende la Costituzione?

L’iniziativa per cui gli antifascisti sono scesi in piazza quel 25 aprile è stata legittima. E se chi dovrebbe applicare la Costituzione non solo non lo fa, ma tollera, sostiene quando non foraggia e protegge i fascisti, la loro propaganda xenofoba, le prove di fascismo e razzismo, allora ben vengano le mille iniziative di base volte a ostacolare e impedire derive reazionarie! Sostenere e sviluppare la lotta per l’agibilità di ogni individuo e associazione che si mobilita per attuare le parti progressiste della Costituzione è un dovere per quanti oggi aspirano a un cambiamento reale della società e al contempo alimento di una trasformazione in senso positivo.

Non ci faremo intimidire dalla repressione in corso. Risponderemo colpo su colpo alle provocazioni e agli attacchi repressivi!

La lotta alla repressione e lo sviluppo della solidarietà di classe sono occasioni decisive per alimentare la mobilitazione per impedire il rovesciamento dell’esito del voto del 4 marzo! Infatti, nelle prossime settimane e mesi i poteri forti nostrani, in combutta con la loro comunità internazionale, ricorreranno a colpi di mano, manovre economiche (crolli di borsa, allarme spread e simili) e giudiziarie (inchieste montate ad arte usando uno o l’altro degli “scheletri nell’armadio” di quanti bazzicano i salotti buoni e operano dietro le quinte del teatrino della politica), ricatti, guerre tra bande per tentare di ribaltare l’esito del voto e mettere in piedi una soluzione di governo che continui l’attuazione del programma comune della borghesia imperialista. È quello che hanno fatto all’indomani delle elezioni politiche del febbraio 2013, quando con il “golpe bianco” hanno installato il governo Letta. Non facciamoci prendere alla sprovvista e l’affidamento al M5S del mandato di formare un governo è l’unico modo per non farsi scippare la vittoria elettorale. Non “un governo di scopo che si occupi di fare una nuova legge elettorale per tornare alle elezioni al più presto”, ma un governo che attua le parti progressiste della Costituzione!

Per tutte le forze anti Larghe Intese è il modo per dare gambe ai programmi in nome dei quali hanno chiesto il voto.
Per gli operai e gli altri elementi avanzati delle masse popolari è la via per rafforzare le lotte in corso: dalla FCA all’Alitalia, all’Ilva e alle decine di piccole aziende, alla lotta per la sanità e scuola pubbliche, di qualità e gratuite, alle fabbriche autogestite e recuperate, alla mobilitazione contro il TAV e le altre grandi opere speculative e di devastazione dell’ambiente, alla difesa di quanto resta dei diritti democratici dentro e fuori i posti di lavoro, alla lotta contro la disoccupazione e la precarietà per un lavoro utile e dignitoso, alla mobilitazione contro i vecchi e nuovi fascisti.

Non è la borghesia ad essere forte, sono i lavoratori e le masse popolari che devono imparare a far valere la loro forza!

Invitiamo tutti i solidali con gli antifascisti che il 25 aprile 2014 impedirono le gazzarre della Lega ai prossimi appuntamenti:

GIOVEDÌ 15 MARZO – ore 18.30 – presso  Mutenye Pub – via del Pratello 44/a – Bologna

STORIA E SOLIDARIETÀ: PRESENTAZIONE DI “RIVOLUZIONARIA PROFESSIONALE” DI TERESA NOCE

con Buffet di solidarietà per le spese legali del processo contro gli antifascisti a Reggio E. e contro Vigilanza Democratica

SABATO 17 MARZO – ore 15.00 – Piazza del Nettuno – Bologna

PRESIDIO DI SOLIDARIETÀ CON ROSALBA E LA REDAZIONE DI VIGILANZA DEMOCRATICA – PER LO SCIOGLIMENTO DEL VII REPARTO MOBILE con ASSEMBLEA PUBBLICA contro la repressione.

Respingere l’attacco repressivo nei confronti di Rosalba e di Vigilanza Democratica e sviluppare la battaglia per la giustizia e per l’applicazione della Costituzione.

Manda le tue foto!

Invia un contributo per le spese legali!

Ogni contributo anche piccolo è importante: Postepay n. 5333 1710 0024 1535 – Carta intestata a Gemmi Renzo.

Informa, diffondi, sostieni!

No alla censura!

Basta abusi e impunità!

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