Sono state pubblicate le elaborazioni sull’esito del voto realizzate dall’Osservatorio elettorale Demos-Lapolis (Univ. Urbino) sui dati Ministero degli Interni. L’analisi è un esempio di come si facciano analisi del voto farlocche: dalla tabella, infatti, risulta che il centro-destra nel 2018 avanza dappertutto rispetto al 2013 perché non tiene conto di un “piccolo” dato: i 3,5 milioni di voti (circa il 10%) presi dalla lista Monti-Scelta Civica nel 2013.

Nel 2008 gli elettori del centro-destra erano 12 milioni, nel 2013, 13 milioni e mezzo di voti (con lista Monti), mentre nel 2018 sono 12 milioni di voti. La realtà è che i consensi del Centro Destra sono calati. Forza Italia ha perso circa tre milioni di voti che sono passati alla Lega. Questo al di là dei proclami fa della Lega una forza anti Larghe Intese solo a chiacchiere.

Anche analizzando l’esito elettorale del PD vediamo come gli elettori nel 2008 fossero 13.6 milioni, 10 milioni nel 2013 (compresi 1,1 milioni di SEL), 7.5 milioni nel 2018 (compreso gli 1.1 milioni di LeU). In generale il PD + alleati ha quindi perso due milioni e mezzo di voti. Il M5S ne ha guadagnati 2 milioni di voti.

Il dato reale è che nell’elettorato c’è stato uno spostamento verso le forze anti Larghe Intese. La Lega ha raccolto consensi principalmente per il suo schieramento anti-Larghe Intese e sulla base dell’opposizione ad alcune delle misure simbolo delle Larghe Intese (legge Fornero, al Jobs Act, all’Europa delle banche); solo secondariamente ha raccolto voti facendo leva sul “prima gli italiani” e sulla guerra tra poveri (parole d’ordine con cui ha raccolto i consensi della parte reazionaria delle masse popolari che sono contro le Larghe Intese). Pensiamo che la coalizione PDL +Lega+Monti in Lombardia è passata dal 48% del 2013 al 40%. Fratelli d’Italia ha tenuto perché si è spostata su un programma più affine alla Lega. In alcune regioni la Lega ha addirittura perso voti a favore del M5S.

Nell’ambito della sinistra borghese i dati sono altrettanto eloquenti: il PRC e il PDC avevano nel 2006 più di 3 milioni di voti (l’8% dei voti), alle politiche del 2008 i voti sono scesi a 1 milione e mezzo. Nel 2013 gli elettori di queste forze sono stati 850.000, mentre nel 2018 sono stati circa 500.000 (ovvero l’1.2%) se comprendiamo i voti di PC Rizzo, Sinistra Rivoluzionaria e Potere al Popolo. Tali risultati mostrano che l’idea di costruire soggetti politici attraverso le elezioni o attraverso il coordinamento delle varie vertenze non porta da nessuna parte. È una semplice alchimia con cui la sinistra borghese si illude di fregare le masse popolari.

In definitiva un’analisi del voto oggettiva è un’analisi che mostri i seguenti aspetti:

  • nel paese c’è un forte movimento contro i vertici della Repubblica Pontificia, prova ne sono i voti presi dal Movimento 5 Stelle e lo spostamento di voti all’interno del centro-destra da Forza Italia alla Lega;
  • il M5S è il primo partito in 15 regioni su 20, nelle altre 5 è il secondo partito;
  • queste elezioni sono la migliore conferma che l’unica alternativa di governo credibile sia la costituzione di un governo che rompa con i vertici della Repubblica Pontificia.

La mobilitazione spontanea delle masse popolari contro il procedere della crisi trova dopo la tornata elettorale, le migliori condizioni possibili per lo sviluppo della propria azione: un’ingovernabilità generalizzata che apre allo sviluppo crescente della partecipazione e gestione popolare dei territori.

I partiti delle Larghe Intese, cercheranno in questi mesi di ridimensionare il risultato elettorale e lo schiaffone che hanno ricevuto dalle masse popolari fuori e dentro le urne, nella speranza di riuscire in questo tempo a costruire le alchimie necessarie a mettere su l’ennesimo governo delle Larghe Intese.

Nel frattempo la sinistra borghese ha passato gli ultimi giorni a piagnucolare sull’avvento del “moderno fascismo”, dello “spostamento a destra” dell’elettorato o anche il rammarico per la “campagna elettorale più brutta di sempre”. La verità è che questa campagna elettorale è stata ambito di grande mobilitazione delle masse popolari nel nostro paese: far ingoiare il corteo di Macerata a questura e Ministro degli Interni, le svariate mobilitazioni operaie (promosse sia da organizzazioni astensioniste ma anche da liste candidate come Potere al Popolo o il Movimento 5 Stelle), insieme a svariati scioperi alla rovescia, azioni popolari e mobilitazioni per l’attuazione della Costituzione, sono solo alcuni esempi.

Il distacco tra masse popolari e poteri forti è sempre più forte, la situazione per i poteri forti è decisamente ingovernabile. La situazione è eccellente per l’opera dei comunisti e delle masse popolari che si organizzano sui territori. Cambiare il corso disastroso delle cose è possibile solo attraverso la mobilitazione e la partecipazione sempre più cosciente e organizzata dei lavoratori e delle masse popolari alla gestione della società. Solo, cioè, se le organizzazioni operaie e popolari diventano nuove autorità pubbliche: prendono in mano e attuano dal basso le misure (peraltro previste dalla Costituzione vigente) per la salvaguardia delle aziende (nessuna azienda deve essere chiusa o delocalizzata), per assegnare a ogni adulto (italiano e immigrato) un lavoro socialmente utile e garantire a tutti, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato).

La lotta per un governo di emergenza popolare, come via per creare le condizioni pratiche per far avanzare la rivoluzione socialista, non solo è possibile e necessaria ma poggia oggi su basi più solide. I vertici della Repubblica Pontificia escono con le ossa rotte, dipende da noi assestare loro un colpo per scalzarli dal governo del paese. Non è la borghesia ad essere forte, sono la classe operaia e le masse popolari che devono organizzarsi per far valere la loro forza!

L’agenzia stampa del P.CARC

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