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La creazione di un fronte unico contro le larghe intese è un movimento oggettivo, spontaneo, come reazione all’opera dei vertici della Repubblica Pontificia che invece sono obbligati, malgrado le crescenti contraddizioni e la guerra per bande nel loro campo, a procedere verso una grande coalizione di partiti che diano copertura parlamentare all’attuazione del programma comune della borghesia imperialista. Tuttavia il fronte comune contro le larghe intese non si sviluppa spontaneamente oltre un certo, disordinato grado (quello della protesta), se i comunisti non rimuovono i limiti al suo sviluppo. Ciò significa promuovere una strada positiva e unitaria per contrastare e superare l’influenza sulle masse popolari delle concezioni e degli atteggiamenti della sinistra borghese, lo spirito e le condotte concorrenziali e la tendenza a non guardare oltre il proprio ombelico. La campagna elettorale ha dato ampie manifestazioni di ciò con l’aperta concorrenza fra i partiti di sinistra (PaP contro PC Rizzo, ad esempio) e con le comuni denigrazioni contro il M5S.

Passate le elezioni, passano anche le schermaglie elettorali, ma rimane diffusa una concezione sbagliata che ostacola lo sviluppo del fronte comune contro le Larghe intese: considerare ogni fenomeno e ogni organismo come un unico blocco monolitico, “buono” o “cattivo”. E’ una visione delle cose ristretta e unilaterale ed è compito di noi comunisti contrastarla in ogni ambito; dobbiamo promuovere una visione delle cose adeguata a. a cercare – e trovare – ogni crepa che inevitabilmente si apre nel campo nemico e farne appiglio per l’azione e l’iniziativa delle masse popolari organizzate; b. cercare – e trovare – ogni tendenza positiva nell’ampio, ma disordinato, sparso, contraddittorio, campo alternativo e antagonista ai vertici della Repubblica Pontificia in modo da favorire l’azione e l’iniziativa delle masse popolari organizzate.

In questo articolo, a titolo di esempio, “mettiamo il dito nella piaga”. Siamo consapevoli che molti compagni che hanno come punto di riferimento PaP (o uno dei partiti che lo compongono) o PC di Rizzo, continueranno a guardare con diffidenza e in certi casi disprezzo il M5S. In questo saranno aizzati dai dirigenti e portavoce dei loro organismi e partiti di riferimento che continueranno a fare, probabilmente, quello che hanno fatto durante la campagna elettorale: mettere al primo posto il loro ombelico anziché il futuro di riscossa delle masse popolari. A quei compagni e a quelle compagne indichiamo di fare quello che abbiamo fatto noi (per lo stesso motivo e con lo stesso obiettivo: contrastare anche al nostro interno la tendenza a vedere “blocchi monolitici”!): mettere le mani in pasta, cercare, sperimentare. Scopriranno quello che abbiamo scoperto noi: a livello nazionale, i vertici del M5S hanno fatto una campagna elettorale conforme alla linea di sottomettersi ai vertici della Repubblica Pontificia e rassicurarli circa la loro “responsabilità”. Anche se Di Maio ha “espulso” una portavoce di Torino che aveva contatti con la maestra antifascista finita sotto accusa per aver inveito contro la polizia che difendeva i fascisti, anche se Lombardi ha fatto campagna elettorale in Lazio dicendo “più turismo e meno immigrati”, il M5S non è stato risparmiato dal fuoco incrociato di scandali e attacchi per questioni (rimborsi dei parlamentari) di gran lunga meno importanti rispetto alle responsabilità politiche e penali di chi lo accusava (da Berlusconi a Salvini a De Luca), a dimostrazione che oggettivamente il M5S è considerato un pericolo dai vertici della Repubblica Pontificia. Infatti, sotto la superficie delle cose, le questioni emergono.

Se a livello nazionale il M5S ha sostanzialmente taciuto rispetto alla vera emergenza nazionale (l’ecatombe di posti di lavoro), la Segreteria Federale Toscana del P.CARC ha avviato a Piombino un confronto positivo (non vuol dire che siamo d’accordo su tutto) sulla questione ex – Lucchini e a Napoli i candidati e gli attivisti hanno partecipato agli scioperi al contrario promossi dai comitati dei disoccupati, oltre che propagandarli e farli entrare nella “loro” campagna elettorale.

Certamente non bastano le scuse per “l’errore di comunicazione” di Roberta Lombardi che, nei manifesti come candidata per la presidenza della Regione Lazio fa scrivere “più turismo e meno immigrati”, ma a Quarto (NA) è proprio dalla collaborazione fra la Sezione del P.CARC e il M5S che la questione dei rifugiati, degli immigrati, di un’accoglienza degna è stata oggetto di mobilitazione e iniziativa.

Di sicuro è diventato abbastanza noioso, alla lunga, il coro “non siamo né di destra né di sinistra”, un cavallo di battaglia di molti attivisti del M5S, ma a Milano il gruppo del Municipio 2 si riunisce stabilmente nella stessa sede della Sezione del P.CARC, la Casa del Popolo, e le discussioni, il confronto, la progettazione di iniziative comuni prosegue da mesi.

Il M5S è tutt’altro che un blocco monolitico da prendere per buono o per sbagliato a seconda di quello che dice Di Maio. Del resto, ogni movimento, aggregato, organismo che non è organicamente legato ai vertici della Repubblica Pontificia (cioè non ha uno specifico ruolo nella mobilitazione reazionaria delle masse popolari) o che non è strettamente legato al movimento comunista cosciente e organizzato (cioè non ha una concezione organica del mondo, non è coeso in ragione della concezione comunista del mondo) è sottoposto a oscillazioni, trasformazioni, ribaltamenti.

Chi vuole avere un ruolo positivo nella situazione politica post elezioni deve anzitutto superare il modo di ragionare “a blocchi” e andare al centro delle questioni. Che per quanto “complesse” e “contorte” possano essere, rispondono sempre a due criteri: a. quanto una tendenza è utile ad affermare gli interessi delle masse popolari, a promuovere la loro mobilitazione, organizzazione e iniziativa; b. quanto e come rafforza la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato.

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