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Il 5 e il 21 febbraio presso il Tribunale di Milano (giudice Paola Maria Braggion) si sono tenute le udienze del processo contro la nostra compagna Rosalba. La terza e ultima udienza si terrà il 30 marzo. La nostra compagna è accusata di “diffamazione” dall’ex agente del VII Reparto Mobile di Bologna, Vladimiro Rulli. Il pretesto utilizzato è il seguente: Rosalba era intestataria del sito “Vigilanza Democratica” su cui nel 2013 venne pubblicato un appello per lo scioglimento del VII Reparto Mobile in cui venivano documentati i numerosi casi di abusi e violenze commessi dal reparto, l’impunità di cui godono i suoi membri e veniva chiesto agli esponenti della società civile di presentare un esposto per il suo scioglimento. Rulli ha denunciato per “diffamazione” la nostra compagna chiamando in causa appunto questo appello.

I mandanti. Rulli è solo una pedina e questo processo è una ritorsione: dietro di lui c’è infatti il VII Reparto e, soprattutto, gli “alti papaveri” del blocco politico-poliziesco di Bologna e del governo centrale che dirigono e proteggono il VII Reparto, coloro che ne hanno voluto la creazione.
Gruppi speciali di picchiatori selezionati e appositamente addestrati e finanziati come il VII Reparto sono strutture create su mandato del Ministero dell’Interno e sono finalizzate a reprimere le masse popolari e quanti si oppongono al dominio della borghesia imperialista. Non sono “schegge impazzite”, “deviazioni dello Stato di diritto”, “mele marce”, ecc.: sono al contrario il frutto di un preciso progetto perseguito dalla classe dominante per difendere il proprio dominio. E’ per questo motivo che godono di ampie coperture, appoggi e impunità.
Uno dei principali mandati di Rulli è Gianni Tonelli, anche lui esponente del VII Reparto Mobile, dirigente del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP) e candidato come capolista con la Lega di Salvini a Bologna nelle scorse elezioni politiche.

Il VII Reparto Mobile e la Uno Bianca. Il (n)PCI con il suo Avviso ai naviganti n. 79 del 14 febbraio 2018 ha dato un importante contributo per analizzare cosa c’è dietro il VII Reparto Mobile, rafforzando così la lotta in corso sia in termini di denuncia, sia permettendo a noi del P.CARC di comprendere meglio il quadro d’insieme e combattere così con maggiore efficacia.

“Che cosa c’è dietro Tonelli e il VII Reparto Mobile? Qual è il ‘blocco di potere’ (bolognese ma non solo) di cui Tonelli è espressione? E inoltre, Uno Bianca e VII Reparto Mobile sono davvero storie avulse tra loro?
Per comprendere tutto questo non basta fermarsi agli abusi sistematici che il VII Reparto Mobile ha compiuto e compie e alle coperture che altrettanto sistematicamente riceve. Questa è solo la punta dell’iceberg. Ciò che rende ‘speciale’ il VII Reparto non è la sua abilità nei pestaggi di manifestanti e ultras, non sono le azioni criminali che gli sono consentite per ‘preservare la pace sociale’ e per ‘garantire la sicurezza’. Ciò che lo rende speciale, affidabile per un certo ‘blocco di potere’, sono le radici su cui poggia, il complesso di persone e strutture che nel tempo lo hanno manovrato e diretto (ovviamente ci riferiamo agli ‘alti papaveri’) e che sono usciti indenni, ‘puliti’, dai fatti della Uno Bianca come gran parte degli esponenti coinvolti in ‘stragi di Stato’, ‘omicidi eccellenti’ e in altri episodi di “strategia della tensione” e della ‘Trattativa Stato-Mafia’.

Andiamo un poco oltre la punta dell’iceberg. Anche Gianni Tonelli è coinvolto in una delle indagini sulla Uno Bianca e Marino Occhipinti, arrestato nel  1994 proprio per i fatti della Uno Bianca e condannato all’ergastolo per l’omicidio della guardia giurata Carlo Beccari, era all’epoca suo amico e collega sia nel VII Reparto Mobile di Bologna (dove al momento dell’arresto ricopriva il ruolo di sovrintendente della sezione narcotici) sia nel SAP, di cui entrambi erano dirigenti. Un interessante articolo comparso su il manifesto del 10 maggio 2014 a firma di una misteriosa Federica Dago dal titolo “Il SAP, più che un sindacato una macchina del consenso”, offre alcuni (reticenti e allusivi) indizi per ricostruire non solo il legame tra VII Reparto Mobile, SAP e Uno Bianca, tra Tonelli e Occhipinti, ma anche per arrivare a delineare in maniera più chiara il gruppo di potere, il blocco politico-poliziesco che sta loro dietro. Tonelli si candida, con le elezioni del 4 marzo, a diventare rappresentante politico di questo blocco.
Vi invitiamo a focalizzare l’attenzione anche su un altro nome che in questo articolo viene fatto, quello di Matteo Piantedosi, l’attuale prefetto di Bologna, campano di origine ma vissuto a Bologna per oltre venti anni, nominato a questa carica dal Consiglio dei Ministri su proposta di Minniti e strettamente legato ad Annamaria Cancellieri.
Ma facciamo un passo avanti. La rete eversiva che garantisce il SAP e il VII Reparto Mobile è la stessa che nel tempo ha favorito e sta favorendo i criminali condannati per i fatti della Uno Bianca (condannati perché alcuni capri espiatori bisogna pur fornirli). Qui emerge meglio anche il coinvolgimento di Comunione e Liberazione” e della Lega Nord.

La solidarietà è un’arma! In risposta all’attacco contro Rosalba, tutto il Partito si è mobilitato per promuovere la solidarietà. Hanno preso posizione anche esponenti della società civile come Luigi De Magistris, Sabina Guzzanti, Moni Ovadia, Lucia Uva, Viola Carofalo, il giurista Felice Besostri, l’avvocato Gianluca Vitale, il giornalista Adriano Chiarelli, la Banda Bassotti, Giorgio Cremaschi, Paolo Ferrero e  Maurizio Acerbo, l’eurodeputata Eleonora Forenza, il presidente della X Municipalità di Napoli Ivo Poggiani, gli operai della FCA di Pomigliano, Mirafiori e Cassino, della GKN, il Comitato Vele e il Cantiere 167 di Scampia, i GTA di Milano, la Casa Rossa Rossa di Sesto S. Giovanni, centinaia di compagni e compagne di Potere al Popolo, lavoratori, studenti e pensionati dal nord al sud del paese. Ogni presa di posizione contribuisce alla lotta per l’applicazione delle parti progressiste della Costituzione.

La lotta in aula e le manovre sporche dell’accusa. In entrambe le udienze abbiamo fatto presidi fuori dal Tribunale, con il sostegno in aula a Rosalba. La seconda udienza è stata quella in cui la lotta contro la ritorsione nei confronti della compagna è entrata nel vivo.
Il giudice Braggion ha aperto l’udienza dicendo che le decine e decine di fax in solidarietà con Rosalba che ha ricevuto e i comunicati prodotti dal P.CARC sul processo saranno trasmessi alla Procura, la quale deciderà se procedere o meno con l’apertura di altre inchieste. Il giudice ha parlato di “pressioni esercitate su di lei” tramite questi strumenti di solidarietà!

Il PM Valentina Pistone e l’Avvocato di parte civile Andrea Carella  nel corso dell’interrogatorio fatto ai due compagni del P.CARC e di Vigilanza Democratica, testimoni della difesa, in più di un’occasione hanno detto, a loro volta, che si sarebbero rivolti alla Procura per i comunicati emessi dal P.CARC su questo processo e che le dichiarazioni dei due compagni sarebbero state oggetto di attenzioni successive per l’apertura di nuovi procedimenti. Insomma: delle minacce belle e buone, tese a cercare di intimidire e di mandare in confusione i due testimoni della difesa!
Il PM Pistone e l’avvocato Carella hanno fatto inoltre del loro meglio per cercare di far cadere in contraddizione i due compagni, tirando per le lunghe gli interrogatori (30-40 minuti per ognuno) nella speranza di stancarli, ripetendo più volte le stesse domande e chiedendo chiarimenti su cose che con i fatti oggetto del processo non c’entrano nulla (i fatti sono risalenti al 2013 e le domande arrivavano ad attività dei giorni nostri!).

Davanti alle proteste dei due compagni, il giudice Braggion li ha più volte intimati di rispondere e di non “fare comizi” altrimenti li avrebbe sbattuti fuori dall’aula. A proposito di “pressioni”!
Ma i fatti sono fatti, per quanta confusione si cerchi di fare e per quante pressioni si esercitino: le testimonianze hanno infatti solo fornito ulteriori elementi per l’assoluzione di Rosalba.

Due importanti testimonianze contro abusi e le impunità. A seguire sono ascoltati gli altri due testimoni della difesa: il sociologo Salvatore Palidda e il magistrato della Procura di Genova Enrico Zucca, entrambe importanti per dimostrare che i temi trattati da Vigilanza Democratica suscitino interesse da parte di tutta la società civile e, ad esempio, la richiesta di un codice identificativo per le Forze dell’Ordine sia avanzata da più parti.

– Salvatore Palidda in particolare ha dichiarato che l’identificazione delle Forze dell’Ordine dovrebbe essere prassi normale di ogni Stato democratico; convegni in cui si tratta del tema si susseguono e vi partecipano organizzazioni come Amnesty International, Antigone, A buon Diritto e altre; petizioni su questo argomento le ha firmate lui, ma anche avvocati appartenenti all’Associazione nazionale di Giuristi Democratici o ex magistrati come Livio Pepino ex segretario e presidente di Magistratura Democratica.

– Enrico Zucca, che ha seguito diversi processi per reati di polizia nel G8 di Genova, in particolare quelli per la scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto, dichiara in aula senza mezzi termini che la difficoltà a pervenire l’identificazione dei responsabili di molti di quei crimini (anche laddove i poliziotti agivano a volto scoperto ed esistevano filmati che li riprendevano) è stato il problema principale di quelle indagini, a causa della “mancata collaborazione” delle Autorità competenti e della Polizia Giudiziaria che non hanno mai comunicato i nomi degli agenti coinvolti e neppure hanno fornito gli elenchi del personale di polizia in servizio nei luoghi indicati. Su richiesta dell’avvocato della difesa, Benedetto Ciccarone, Zucca dichiara altresì che tra i processi del G8 ha seguito anche l’Appello del processo per i fatti di piazza Manin conclusosi con la condanna per falsa testimonianza di Luca Cinti, ex dirigente del VII Reparto mobile di Bologna (l’avv. Ciccarone ha depositato agli atti la sentenza di Cassazione con cui Luca Cinti è stato condannato in via definitiva).

L’avvocato Ciccarone ha depositato altre due sentenze di condanna su abusi di polizia compiuti a Bologna, il dossier Copwatching per documentare l’attività svolta da Vigilanza Democratica, la dichiarazione di solidarietà con Rosalba dell’avvocato Gianluca Vitale e l’articolo de Il Manifesto del 10 maggio ’14 “Il SAP più che un sindacato una macchina del consenso” a firma di Federica Dago sui legami tra VII Reparto Mobile di Bologna e la Uno Bianca.

Applausi a Rosalba e corteo nel Tribunale. E’ seguita la dichiarazione spontanea della compagna Rosalba, dopo la quale i compagni presenti in aula (tutti con la maglietta “Io sto con chi applica la Costituzione!”) hanno applaudito. Il giudice Braggion in tutta risposta ha ordinato di sgombrare immediatamente l’aula.
A seguito dell’insistenza del PM, che ha chiesto tempo per leggere i documenti prodotti dalla difesa, il giudice ha fissato per il 30 marzo prossimo l’udienza conclusiva che sarà “democraticamente” a porte chiuse.
I compagni espulsi dall’aula hanno atteso la fine dell’udienza e poi in corteo hanno quindi raggiunto i compagni rimasti in presidio fuori dal Tribunale.

La lotta continua. Nei giorni successivi all’udienza abbiamo tenuto assemblee a Firenze, a Reggio Emilia e due cene sociali per le spese legali in Sardegna (Sassari e Alghero). Altre iniziative sono in costruzione nelle regioni dove siamo presenti. Stiamo producendo l’opuscolo “Copwatching 2.0” per dare seguito a quello prodotto nel 2013 da Vigilanza Democratica (“Copwatching”) e aggiornare sui crimini commessi  dal VII Reparto Mobile in questi 5 anni e sulla lotta in corso nel paese contro abusi, torture, omicidi di  Stato e impunità delle forze dell’ordine. Vorremmo riaprire il sito Vigilanza Democratica e a questo fine stiamo iniziando a raccogliere collaborazioni (chi è interessato scriva a carc@riseup.net). Il 17 marzo terremo a Bologna un presidio nazionale per lo scioglimento del VII Reparto Mobile, contro gli abusi e impunità delle forze dell’ordine, in solidarietà con Rosalba e il 30 marzo terremo il presidio davanti al Tribunale di Milano per l’assoluzione della nostra compagna!

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