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Ha perso il pelo, la Questura di Pistoia, dai tempi in cui imperversava il Questore Maurizio Manzo che si dedicava a promuovere montature giudiziarie contro gli antifascisti toscani, e in particolare contro i compagni del P.CARC. La persecuzione contro antifascisti e comunisti che ebbe il suo picco nel 2009 fece emergere i legami fra Polizia e Casa Pound e, grazie alla mobilitazione che all’epoca mettemmo in campo, la montatura giudiziaria, le indagini a senso unico, i tentativi di condizionare i processi si sono rivoltati contro chi li aveva orchestrati e il Questore Manzo è stato mandato a Viareggio a dirigere i vigili urbani.
Ma non ha perso il vizio, la Questura di Pistoia. In particolare quello di tenere sotto tiro i comunisti e ricorrere a metodi extralegali per colpirli, nel tentativo di intimidirli.

Il 3 marzo, rientrato da un’assemblea al CPA di Firenze, il compagno Cristian Boeri, Segretario della Sezione di Pistoia e Responsabile Federale del Settore Organizzazione del P.CARC ha trovato la casa a soqquadro. Ha subito pensato all’incursione di qualche topo d’appartamento, ma non mancava nulla, né oggetti né soldi. Si tratta dunque di animali più schifosi. Giustamente, il compagno ha denunciato subito la visita sgradita e infame sui social network, pubblicando una nota in cui ricostruisce le prodezze di cui la Questura di Pistoia è stata protagonista in passato e chiudendo con un messaggio chiaro: i comunisti non si fanno intimidire. Intimidire per cosa?

Anche senza il “genio tattico” di Manzo, che è a Viareggio e dirigere i vigili urbani e non a Pistoia a combattere contro i comunisti, la Questura non vuole sfigurare rispetto alla tradizione che vanta e continua a organizzare manovre sporche e operazioni per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo delle organizzazioni fasciste toscane. Il 26 agosto scorso un gruppo di fascisti (pistoiesi e lucchesi) che imperversava da tempo nel centro città ha ricevuto la giusta accoglienza che è valsa diversi contusi fra le sue fila. Indagini serrate della zelante Questura di Pistoia hanno indicato come responsabili un gruppo di giovani, fra cui tre operai della Hitachi. Al procedimento penale, nei loro confronti si è aggiunto il licenziamento (alla faccia del pronunciamento del Tribunale che lo ha riconosciuto illegittimo, disponendo il reintegro). La Sezione di Pistoia si è subito mobilitata in loro solidarietà, producendo un appello per il loro immediato reintegro e nel solco di quella mobilitazione ha stabilito con un gruppo di operai più avanzati un legame particolare, che si è sviluppato con iniziative comuni sulla Rivoluzione d’Ottobre, con il sostegno alle lotte di fabbrica, con l’intervento comune sulle problematiche della città.

Ecco perché la Questura di Pistoia deve intimidire Cristian: perché ha dimostrato, ancora una volta, che la repressione può ritorcersi contro chi la promuove, può diventare il contesto in cui sviluppare relazioni e legami, può alimentare la costruzione di un fronte comune. E in questo caso specifico unisce più strettamente i comunisti con la classe operaia.

“I comunisti non si fanno intimidire”, infatti a Pistoia inizia l’8 marzo e prosegue fino a fine maggio il “ciclo di letture operaie ad alta voce”: una serie di incontri in cui vengono letti e discussi collettivamente stralci di testi rappresentativi del legame fra comunisti e classe operaia e dell’esperienza del movimento operaio.
I maldestri tentativi delle forze repressive di impedire questo legame sono la principale manifestazione della loro debolezza e, contemporaneamente, la dimostrazione pratica che siamo sulla strada giusta.

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