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Su Resistenza n.2/2018 abbiamo descritto la battaglia degli operai della Ideal Standard di Roccasecca (FR), famosa azienda che produce sanitari a livello internazionale, contro la chiusura voluta dai padroni del fondo speculativo americano Bain Capital; un’azienda non in crisi di vendite o di mercato, ma che “semplicemente” non trovava più spazio nei piani di ricerca di profitto della multinazionale. Il 12 febbraio l’epilogo vincente con la sottoscrizione del passaggio alla Saxa Grass, azienda che produce sanpietrini da materiale residuale; la produzione verrà quindi riconvertita e la Regione contribuirà con la solita iniezione di finanziamenti pubblici (circa 30 milioni di euro), ma il dato di fatto è che i 300 posti di lavoro più i 200 dell’indotto sono salvi. Questo è il risultato della “campagna elettorale” di questi operai, che hanno costretto Calenda e Zingaretti a metter mano concretamente alla vertenza individuando un altro padrone che togliesse loro le castagne dal fuoco. Si conferma come il periodo elettorale sia un momento ottimo, per la classe operaia, per far pedalare istituzioni e sindacati dietro ai loro obiettivi e mantenere in mano l’iniziativa. E’ abbastanza chiaro che le manovre di Calenda e soci, che cercano di raccogliere altre “vittorie” alla Embraco di Torino e alle acciaierie di Piombino, sono dettate dalla necessità di raccogliere consensi, e la firma del rinnovo di diversi CCNL come quello della Sanità che erano bloccati da anni, va nella medesima direzione: questo gli operai avanzati lo sanno bene. Ma a Roccasecca rivendicano apertamente, e con tutta la ragione del mondo, che sono LORO i protagonisti della vittoria, la fabbrica non chiuderà perché senza la mobilitazione messa in campo, a partire dal blocco delle merci nei magazzini e il coinvolgimento capillare del territorio, le istituzioni si sarebbero guardati bene dall’intervenire.

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