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Un sano scossone alla melassa musical-elettorale. L’11 febbraio scorso sono stati fermati a Sanremo e trattenuti molte ore in Questura Mimmo Mignano e altri due operai della FCA di Pomigliano (NA), diventati “famosi” grazie al gruppo Stato Sociale che ha portato all’attenzione di milioni di telespettatori la loro lotta per tornare al lavoro, cosa che è loro impedita dai vertici aziendali nonostante una sentenza del Tribunale. L’accusa nei loro confronti è di aver violato la “zona rossa” del Festival, si sarebbero avvicinati troppo alla postazione di Radio 2 per chiedere di leggere un comunicato. La vera ragione del loro fermo, tuttavia, è che da due giorni “imperversavano” in città facendo comizi improvvisati e rilasciando interviste approfittando dei riflettori; denunciavano il sistema Marchionne e il futuro di  morte lenta degli stabilimenti FCA in Italia. La Questura ha concluso il fermo disponendo il foglio di via da Sanremo per tre anni ai compagni: una zelante applicazione dei DASPO urbani introdotti da Minniti “contro il degrado” delle città.

La repressione ha però da subito trovato una robusta resistenza. La notizia del fermo è rimbalzata da un capo all’altro del paese e si è sviluppato un ampio fronte di solidarietà, gli operai di tutti gli stabilimenti FCA hanno espresso la loro vicinanza ai fermati con un comunicato unitario, i musicisti dello Stato Sociale hanno ribadito il loro appoggio agli operai.

Trasformare la repressione in opportunità, superare il settarismo. Da tempo sono in corso i tentativi di coordinare gli operai FCA dei vari stabilimenti del paese per fare fronte alle conseguenze della scadenza degli ammortizzatori sociali a Pomigliano e Mirafiori (a rischio quasi 5mila licenziamenti) e più in generale alla crisi che colpisce ormai tutti gli stabilimenti con la cassa integrazione e i contratti di solidarietà, che dilagano anche nelle “produttive” Cassino e Melfi. Il 17 febbraio il Sindacato Operaio Autorganizzato della FCA di Termoli ha fatto un’iniziativa insieme a colleghi di Pomigliano, Melfi e Cassino proprio sul caso dei fermi di Sanremo e per costituire il Movimento Operai Autorganizzati (MOA): un primo embrione di coordinamento nazionale dei lavoratori del gruppo.

Tra i punti salienti del documento di presentazione ci sono la necessità di andare oltre le sigle sindacali e il porre la questione sul piano politico anziché su quello puramente sindacale. Il 25 febbraio a Pisa si è tenuta un’altra assemblea simile con operai FCA di Mirafiori e di Cassino con un collegamento telefonico dei colleghi di Pomigliano; il dibattito ha messo un altro pezzo alla costruzione del coordinamento. Lo storico stabilimento torinese esaurisce gli ammortizzatori sociali a luglio e la mobilitazione si impone per rispedire al mittente i paventati licenziamenti e la liquidazione della vecchia FIAT; è stato lanciato un primo appuntamento comune per l’8 marzo a Torino, dove le istituzioni e la FIOM incontreranno FCA per discutere della vertenza, in sostanza per perdere altro tempo e far scivolare il più dolcemente possibile il processo di morte lenta della fabbrica: un’ottima occasione di propaganda e agitazione per i lavoratori! Il dibattito di Pisa ha sottolineato la necessità di uscire dalle fabbriche per legarsi alle battaglie dei territori. L’incontro si è concluso con l’adesione dei presenti al documento prodotto a Termoli e con l’adesione all’iniziativa in simultanea, proposta per fine marzo, con cui gli operai cercheranno di bloccare uno stabilimento. I vertici FCA hanno già annunciato la serrata di tutti gli stabilimenti del Sud Italia proprio per quel periodo: ecco svelata la parte finale del piano Marchionne!

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