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Su Resistenza n. 2/2018 abbiamo affermato che “la mobilitazione delle masse popolari è più efficace di ogni programma elettorale” e, fra vari esempi, abbiamo messo in evidenza le attività del Comitato San Gennaro a difesa della sanità pubblica.

I banchetti per raccogliere le principali problematiche fra le masse popolari (lo strumento con cui il Comitato ha fatto la propria campagna elettorale) hanno confermato che molta gente rinuncia a curarsi (anche per patologie gravi) a causa dei costi troppo elevati di visite mediche, accertamenti e medicinali, i banchetti sono inoltre stati strumento per fare un primo vero e proprio “censimento degli ammalati” da parte del Comitato e per promuovere l’organizzazione popolare. Con la collaborazione di alcuni medici e tecnici sono state svolte visite gratuite ed elettrocardiogrammi, corsi su alimentazione ed esercizi di respirazione mirati a prevenire le patologie cardiologiche. Inchiesta, informazione, formazione e lotta: questi i pilastri della mobilitazione che il Comitato San Gennaro promuove e che ha contribuito in modo decisivo alla creazione di organismi popolari anche in altri presidi ospedalieri della Campania, che si relazionano reciprocamente nel Coordinamento Campano per la Salute.

Nelle ultime settimane, anche grazie al fermento generato dalle elezioni, sono nati il Comitato dell’ospedale Pellegrini e  il Comitato dell’Ospedale S. Giovanni Bosco. “Il comitato per la difesa dell’ospedale San Giovanni Bosco ha sviluppato nelle ultime settimane un lavoro metodico di Controllo Popolare di quello che accade all’interno della Presidio Ospedaliero (P.O.) individuando i limiti, le deficienze e le problematiche che impediscono ai lavoratori di continuare a prestare servizio in un ambiente dignitoso e professionale e agli utenti di ricevere un servizio sanitario che ne rispetti la dignità e il diritto alla salute. (…) Il Comitato per la difesa del San Giovanni Bosco chiama tutti i lavoratori, gli utenti e i cittadini del quartiere a trovare insieme le soluzioni per imporle a chi di dovere e costruire un’alternativa concreta per noi e per le future generazioni. Questo il lavoro che ci proponiamo di fare nel nostro ospedale, così come fanno tutti gli altri comitati che come noi aderiscono al Coordinamento Campano per la Salute”.

Passare dalla denuncia all’azione: la Commissione per la Salute Popolare. Sanità pubblica, gratuita, di qualità e per tutti: è l’obiettivo unitario del movimento che dal basso lotta per l’attuazione dell’articolo 32 della Costituzione. Per perseguirlo i comitati hanno imposto all’Amministrazione Comunale di Napoli la costituzione di una specifica Commissione Popolare (che dovrebbe essere istituita il 27 febbraio con una delibera di De Magistris). I comitati, riuniti nel Coordinamento Campano, specificano che la Consulta sarà istituita con il benestare dell’Amministrazione o anche senza. Spiegano in una nota:

“Dalle nostre esperienze di lotta nasce così la proposta di una Commissione Popolare per la Salute.. È un’esperienza che le realtà in lotta stanno già sperimentando da tempo sui territori, nei modi più vari e a seconda delle esigenze locali: blocco della cassa ticket per garantire la cura a tutti; banchetti in piazza per indagare sullo stato di salute degli abitanti; denuncia dei disservizi all’interno dei reparti ospedalieri; osservatori sulla salute mentale; proposta di piani ospedalieri alternativi elaborati con i lavoratori delle strutture ospedaliere in via di chiusura…

La proposta consiste nel costituire nel Comune di Napoli (e di qui in ogni altro comune) una Commissione che, con poteri conferiti dal sindaco, abbia una serie di funzioni effettive per intervenire in tema di salute sul territorio comunale:

  • diritto di accesso a dati e documentazioni delle strutture sanitarie locali (ASL ed AO) per l’elaborazione di dati epidemiologici sulla cui base elaborare i piani sanitari regionali; 
  • la possibilità di analisi, denuncia e rendicontazione delle attività e dei risultati delle ASL del territorio e dei distretti e dell’operato dei direttori generali; 
  • possibilità di proporre la decadenza degli stessi Direttori in caso di manifesta incapacità, corruzione o gestione non rispondente ai principi della Sanità Pubblica; 
  • diritto di accesso alle aree di degenza ospedaliera, ambulatoriali e di intervento sanitario territoriale per inchieste e confronti con pazienti, utenti e lavoratori; 
  • diritto di accesso ai siti produttivi a rischio nocività per la cittadinanza ed i lavoratori; 
  • diritto ad indire confronti pubblici in ospedali, distretti e territori dell’area metropolitana cui si dovrebbe consentire ai lavoratori di partecipare al di là dei permessi sindacali
  • diritto di elaborazione di proposte per la programmazione sanitaria e diritto di veto sui piani aziendali se non ritenuti corrispondenti ai principi della Sanità Pubblica.

Lo scorso 7 febbraio abbiamo avuto un incontro col sindaco di Napoli per rendere la Commissione Popolare per la Salute un’istituzione ufficiale, con sede e funzioni certe, ma di chiara composizione e destinazione popolare. Un’esperienza che sarà possibile diffondere in tutta la Campania e di qui in tutta Italia grazie alla presenza di un quadro giuridico comune. Il quadro giuridico entro cui poterla approvare, infatti, è la legge 833/1978 (art. 13, comma 2), secondo la quale il Sindaco è il garante della salute dei cittadini del comune che amministra e opera in qualità di “autorità sanitaria locale”, e il decreto 229/99 secondo cui il Sindaco ha facoltà di esprimere parere sul piano sanitario regionale e sulla programmazione delle AASSLL, proporre la revoca dei Direttori Generali delle AASSLL per motivazioni relative al rispetto degli impegni programmatici”.

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