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Riportiamo stralci, arrangiati ai fini della scorrevolezza, dell’Avviso ai Naviganti n. 80 del (nuovo)PCI “Appello agli operai membri e seguaci di AsLO-Operai Contro” (18 febbraio) che riprende e sviluppa il dibattito fra il P.CARC e Operai Contro in corso da alcune settimane. I documenti antecedenti a questo Avviso ai Naviganti sono citati nel testo originale del (nuovo)PCI e a quello rimandiamo (www.nuovopci.it), gli stralci selezionati dalla Redazione di Resistenza esprimono concetti utili a contrastare le tesi di Operai Contro e ad estendere il dibattito a compagni, operai e lavoratori che perseguono, aderendo a Operai Contro o per altre vie, la linea del “Partito operaio”.

 

La polemica tra Partito dei CARC e Operai Contro mette in gioco due divergenti concezioni del mondo e della lotta di classe: una secondo la quale gli operai per liberarsi dal capitalismo devono mobilitare e guidare tutte le classi oppresse e l’altra secondo la quale gli operai dovrebbero rendersi indipendenti dalle masse popolari e pensare solo a se stessi.

“Voi sembrate a voi stessi “terribilmente rivoluzionari”, cari astensionisti e antiparlamentaristi, ma in realtà vi siete spaventati per le difficoltà relativamente piccole della lotta contro le influenze borghesi in seno al movimento operaio, mentre la vostra vittoria – cioè l’abbattimento della borghesia e la conquista del potere politico da parte del proletariato – creerà quelle stesse difficoltà in misura ancora maggiore, incommensurabilmente maggiore. Vi siete spaventati come bambini per una piccola difficoltà che oggi vi sta di fronte, e non capite che, domani o dopodomani, dovrete pure imparare, imparare a fondo, a vincere le stesse difficoltà, in proporzioni incommensurabilmente maggiori” (Lenin, Conclusioni sbagliate da giuste premesse, cap. 4 dell’Appendice di L’“estremismo”, malattia infantile del comunismo).

Con queste parole Lenin nel maggio 1920 si rivolgeva ai comunisti “di sinistra” italiani dell’epoca, in particolare ad Amadeo Bordiga, futuro primo segretario generale del Partito comunista italiano (che sarebbe nato otto mesi dopo, il 21 gennaio 1921 a Livorno) e caposcuola in Italia di molte “piccole chiese” a una delle quali facevano capo, quanto a concezione del mondo e della lotta di classe, coloro che quarant’anni fa fondarono Operai Contro e a cui fanno sostanzialmente capo ancora oggi i dirigenti di Operai Contro e dell’Associazione per la Liberazione degli Operai (AsLO), fautori di un “partito indipendente degli operai”, oltre che vari dirigenti di sindacati alternativi e di base. (…) Un’idea, quella del partito composto solo da operai, che già era invalsa in Italia ai primordi del movimento socialista ed era approdata tra il 1882 e il 1886 alla costituzione del Partito Operaio Italiano (POI). (…)
I promotori di Operai Contro [sostengono – ndr] che gli operai devono imporsi di diventare essi stessi degli intellettuali perché altrimenti finiscono sotto la direzione di intellettuali provenienti da altre classi e questi prima o poi tradiscono. Con ciò essi hanno dato una risposta sbagliata ma apparentemente semplice al problema dell’elevazione della coscienza e dell’organizzazione degli operai che è un aspetto essenziale della rivoluzione socialista e della transizione dell’umanità al comunismo: l’opera alle cui future difficoltà si riferisce Lenin nella citazione. (…)

L’esclusione della massa dei membri delle classi oppresse dalle attività umane superiori è un aspetto essenziale della divisione dell’umanità in classi sociali di oppressori e oppressi, di sfruttatori e sfruttati. Anche dopo che la lotta delle classi oppresse e sfruttate, che caratterizza gli ultimi millenni della storia dell’umanità, è entrata nella sua fase conclusiva (la fase della lotta del proletariato moderno contro la borghesia che approderà al comunismo e all’eliminazione della divisione dell’umanità in classi sociali) la massa della popolazione ha alle attività umane superiori un accesso ristretto e manipolato dalle classi dominanti. Ma oramai da più di 150 anni (il Manifesto del partito comunista scritto da Marx ed Engels è del 1848) si è formato e si sviluppa nel mondo il movimento comunista cosciente e organizzato. In esso i proletari più attivi e favoriti da circostanze fortuite (la cui diffusione cresce man mano che cresce il movimento comunista) diventano, grazie a un particolare impegno personale, membri dell’intellettuale collettivo, il Partito comunista, che promuove la mobilitazione e l’organizzazione dei proletari e li guida nella lotta per emanciparsi dalla borghesia eliminando il capitalismo e creando la società comunista di cui il socialismo è il primo stadio. Per la posizione particolare che occupano nella società borghese gli operai costituiscono, tra le classi oppresse, la sola che è in grado di porsi alla testa della rivoluzione socialista. I tratti oggettivi che rendono gli operai moderni capaci, più delle altre classi oppresse, di recepire e assimilare la concezione comunista del mondo che il Partito comunista (se è fondato solidamente sul marxismo) porta loro e di costruire la nuova società che questa concezione mostra dover succedere alla società borghese, perché soluzione delle sue contraddizioni antagoniste e fatta con i presupposti che la società borghese stessa già contiene, sono tre:

  1. la loro contrapposizione, anche se sulla base del senso comune borghese (la vendita della propria forza lavoro, il prezzo di questa e le condizioni della sua vendita), alla classe principale e portante della società capitalista, la borghesia;
  2. l’essere dalla borghesia stessa, per i suoi propri interessi, riuniti numerosi in un unico luogo (le aziende e le città), costretti a collaborare e ad associarsi tra loro superando la concorrenza tra operaio e operaio per la vendita ognuno della propria forza lavoro;
  3. l’essere abituato ognuno di loro a svolgere un suo ruolo in un meccanismo produttivo di un’unica merce, la quale in generale non entra (e comunque se entra vi entra solo come una componente tra tante altre) nel consumo diretto del  lavoratore stesso e che è il risultato del meccanismo produttivo a cui concorrono molti lavoratori con ruoli diversi e mai il risultato del lavoro del singolo lavoratore su elementi attinti direttamente in natura.

(…) I dirigenti di Operai Contro e dell’AsLO si illudono (e illudono quelli che li seguono) che gli operai possano porre fine alla loro esclusione dal patrimonio spirituale dell’umanità (alla loro relegazione ai margini delle attività intellettuali) e all’intossicazione sistematica delle idee e dei sentimenti che la borghesia ha dovuto aggiungere alle religioni di un tempo, perseguendo la creazione di un partito composto solo da operai, del partito degli operai indipendente (dal resto delle masse popolari), del partito “puro” degli operai. (…)

L’esperienza della prima ondata ha [invece – ndr] pienamente confermato la tesi di Lenin (Che fare? – 1902) che il partito comunista è il partito degli operai intesi come lavoratori impiegati nelle aziende capitaliste. Quindi degli operai intesi non nel senso sociologico (del comportamento, delle abitudini, del vestiario, delle idee: insomma per tratti fenomenici) e neppure nel senso della professione che esercitano (manuale o “cognitiva”), del mestiere, del contratto di lavoro, ecc., nel senso in cui lo è ad esempio un sindacato e neppure perché gli operai sarebbero “spontaneamente comunisti”, ecc. È il partito degli operai nel senso che, tra tutte le classi oppresse e sfruttate, gli operai, per la loro esperienza e le condizioni pratiche in cui la società borghese li confina, sono la classe che è più delle altre capace di assimilare in massa (ossia su larga scala) e applicare in massa la concezione comunista del mondo e trasformare la società borghese nella direzione che le acquisizioni e contraddizioni della stessa società borghese comportano: è la classe che può e deve trascinare nella rivoluzione socialista le altre classi sfruttate e i popoli oppressi.

Stante la natura della rivoluzione socialista e del socialismo, la classe operaia può e deve quindi svolgere un ruolo che la distingue da tutte le altre classi popolari. Da qui l’importanza decisiva del lavoro operaio del Partito, l’importanza che nelle aziende e nei reparti si costituiscano Comitati di Partito capaci di svolgere il ruolo di Stato Maggiore della rivoluzione socialista nell’azienda e di espandere la loro influenza sulle masse popolari della zona, l’importanza che il Partito comprenda nelle sue file tutti o almeno gran parte degli operai più avanzati. Il Partito comunista è in grado di fare la rivoluzione socialista, cioè di promuovere e guidare la guerra popolare rivoluzionaria che è la strategia della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti, solo se organizza nelle sue file gran parte degli operi avanzati. Il Partito comunista tuttavia non è il partito degli operai, ma il partito dei comunisti. Con la rivoluzione socialista la classe operaia non si limita a liberare se stessa dalla dipendenza dai capitalisti: essa riorganizza e deve riorganizzare l’intera società sulla base della concezione comunista del mondo e mobilita tutte le classi delle masse popolari a rompere con la sottomissione alle classi dominanti e a diventare protagoniste dirigenti della propria vita elevando la propria coscienza e organizzandosi. Il Partito comunista è l’avanguardia organizzata della classe operaia nel senso che è elaboratore della concezione comunista del mondo, adotta come base della sua unità e guida della sua azione la concezione comunista del mondo che è la concezione del mondo grazie alla quale la classe operaia emancipa se stessa.

Questa è una questione che distingue noi comunisti da organizzazioni che pure si dichiarano comuniste, come Operai Contro, Partito Operaio Informale, Partito Comunista dei Lavoratori, Falce Martello (ora Sinistra Classe Rivoluzione) e altre. Queste organizzazioni mettono l’accento sul fatto che i loro membri devono essere operai, ideologicamente sono ferme all’esperienza della prima Internazionale (1864-1874) e della seconda Internazionale (l’Internazionale Socialista 1889-1914), quando il principale compito storico era effettivamente quello che gli operai acquisissero in massa una coscienza di classe, quello di distinguere gli operai dalle altre classi delle masse popolari.

Noi comunisti invece poniamo l’accento sul fatto che gli operai membri del partito devono essere comunisti. La base dell’unità del Partito non è la classe, ma la concezione comunista del mondo. Quelle organizzazioni parlano di partito di  classe, noi di partito comunista. Parlano di governo operaio o di governo dei lavoratori, noi di dittatura del proletariato, uno Stato transitorio che si estingue man mano che viene eliminata la divisione in classi.

L’operaio comunista non è l’operaio che protesta, rivendica o comunque in qualche modo si ribella: milioni sono i lavoratori dipendenti o autonomi, i giovani e gli studenti, le casalinghe e gli immigrati che protestano, rivendicano o comunque in qualche modo si ribellano. Se non fosse così, la rivoluzione socialista sarebbe impossibile. Per protestare, rivendicare o comunque in qualche modo ribellarsi non occorre la concezione comunista del mondo: basta la concezione borghese del mondo. (…)

L’operaio comunista è l’operaio
– che ha un progetto di società da costruire;
– che da subito, già oggi, mobilita, organizza e dirige gli altri lavoratori dipendenti o autonomi, i giovani e gli studenti, le casalinghe e gli immigrati che protestano, rivendicano o comunque in qualche modo si ribellano; li dirige a rendere la loro azione più efficace fino a costituire una forza capace di dirigere la società, le sue attività produttive di beni e servizi (le agenzie pubbliche che prenderanno il posto delle aziende capitaliste) e tutte le sue attività e di spazzar via gli ostacoli che la borghesia e il clero frappongono a questo risultato;
– che da subito, già oggi, mobilita, organizza e dirige le centinaia di migliaia di persone di buona volontà (delle classi intermedie e della stessa borghesia) professionalmente preparate che di fronte allo sfascio della società attuale sono disposte a mettersi al servizio delle organizzazioni operaie e popolari e in generale della rivoluzione socialista.

Senza l’attività del Partito comunista, guidato quindi dalla concezione comunista del mondo e adeguato all’opera da compiere (cioè capace di assimilare la concezione comunista del mondo e di tradurla nel particolare e applicarla nel concreto) non si ha rivoluzione socialista e instaurazione del socialismo. (…)

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