Il Partito dei CARC organizza e promuove l’insegnamento scolastico, in linea con il movimento comunista in tutta la sua storia. Grazie alle lotte e all’impegno del movimento comunista, infatti, masse popolari in tutto il mondo hanno imparato a leggere e a scrivere, primo passo per poter capire la realtà in modo scientifico, e quindi per poterne trasmettere la conoscenza e porre così le basi per unirsi e trasformarla.

L’esperienza di insegnamento del Partito è all’inizio, e perciò chiamiamo a contribuire, sostenendola finanziariamente, mettendo a disposizione sedi, portando la competenza di chi ha insegnato nelle scuole dello Stato o di chi si è formato per insegnare, e in altri modi.

È all’inizio, ma è già ricca. Nell’ultima parte dello scorso anno, ad esempio, abbiamo promosso un corso di alfabetizzazione a Scampia e l’ 8 marzo iniziamo un ciclo di letture al circolo aziendale Breda di Pistoia. È in corso di svolgimento un corso di storia d’Italia dal 1848 al 1945 al centro Gratosoglio Autogestita di Milano, dove abbiamo condotto un corso su economia, politica, storia e filosofia nell’inverno, sulla base della sintesi data nel Manifesto Programma del (nuovo)PCI, e nello stesso periodo abbiamo condotto lo stesso corso a Piombino, coinvolgendo gli operai che lottano contro la chiusura dell’acciaierie. Altri corsi, in continuazione dei quasi cento che negli ultimi sette anni abbiamo fatto in più parti d’Italia, stiamo per fare a Napoli, dove nuove leve di giovani vogliono imparare, per potere lottare con coscienza e fiducia di vincere, e a Massa, dove arrivano nella scuola, tra gli altri, parecchi operai, sull’onda dell’esperienza di lotta condotta nella città contro la chiusura della Rational, fabbrica produttrice di lavatrici industriali.

Scampia

Scampia è un quartiere di Napoli reso famoso da Roberto Saviano, che lucra sui problemi che le masse popolari napoletane vivono dipingendole a fosche tinte. A Scampia, oggi, è attiva una organizzazione popolare che gestisce la vita del quartiere e impone le sue scelte all’amministrazione comunale.

A Scampia Romina Capone, di Avellino, ha tenuto il corso di alfabetizzazione di cui parliamo sopra (e anche un corso di giornalismo a Napoli). Ne parla in questo scritto.

Mi chiamo Romina, ho 30 anni e scrivo da un comune dell’Alta Irpinia, provincia di Avellino. A novembre 2017, ho accettato la proposta del P-Carc: essere docente di un corso di alfabetizzazione funzionale e uno di giornalismo; destinazione? Napoli, periferia Nord. Scampia. Le lezioni si sono svolte all’interno del Cantiere 167, un’ex asilo, occupato, i cui spazi da poco più di un anno sono gratuitamente a disposizione della popolazione per attività socio-politiche e culturali.

I corsi dalla durata di due ore si sono tenuti con regolarità. Due diversi programmi per due diversi target, da me curati nei minimi dettagli appositamente.

Dispense e materiale per entrambi i corsi, tale da svolgere in aula, oltre la teoria anche e soprattutto la pratica. A fine programma è stato consegnato un attestato di partecipazione per gli studenti delle scuole superiori (valido come Credito Formativo). L’istruzione è uno strumento fondamentale per lo sviluppo dell’essere umano. Nella vita sono una giornalista. Mi sono laureata in Lettere e Filosofia. Non ho un contratto e per sopravvivere il pomeriggio faccio doposcuola ai bambini. Sono autrice di un libro; si intitola “Il caso Alfredino Rampi attraverso i media” e per amore della cultura ogni venerdì mattina percorrevo in automobile oltre cento chilometri. Da casa fino a Napoli. Lì parcheggiata l’auto, prendevo la metro L1: direzione Piscinola-Scampia. All’uscita della stazione mi aspettavano, a rotazione, i miei alunni; mi davano un passaggio fino al Cantiere 167. Quattro ore di lezione, di gessetto, di lavagna, fogli, matite, quaderni e giornali. Tra un corso e l’altro soltanto un caffè, me lo offriva puntualmente qualche alunno del corso serale. 15:00 -17:00 e 17:00-19:00. E via il percorso al contrario; un passaggio fino alla stazione, poi la metro ed infine la macchina. In pieno inverno, da sola. Quando alle quattro del pomeriggio è già buio. Sembra la trama di un romanzo, o qualche sceneggiatura di un film. No. È la mia vita. Più bella di qualsiasi film. In molti mi hanno chiesto perché l’ho fatto e continuo a farlo. L’affetto e la gioia mostrata dagli abitanti di Scampia non ha eguali. Il mio cuore straborda di emozione. Vedere loro gioire di fronte a un verbo coniugato correttamente, sorridere quando leggiamo insieme il giornale o correre per prendere il posto a sedere migliore mi fa pensare che a Scampia abbiamo ridato speranza. Abbiamo vinto una lotta infinita e atavica.

La classe del corso di alfabetizzazione funzionale era composta prevalentemente da uomini dai 30 ai 50 anni con licenza elementare o media. Abbiamo iniziato a studiare le basi della grammatica italiana. Dagli articoli ai verbi. Ho fornito loro una dispensa rilegata su cui leggere la teoria e svolgere gli esercizi. Gli argomenti venivano letti in classe e spiegati. Successivamente gli esercizi venivano svolti individualmente per poi procedere alla correzione collettiva. Tutti i partecipanti si sono mostrati disponibili all’ascolto, volenterosi allo studio e invogliati all’apprendimento.

La classe del corso di giornalismo era più eterogenea. Composta da ragazzi e ragazze dai 17 ai 50 anni. Il livello di istruzione si è palesato superiore. Con una affluenza nettamente maggiore. Le lezioni trattavano gli strumenti base per riconoscere e scrivere un articolo di giornale, un saggio breve o un comunicato. A fine corso è stato consegnato loro un attestato di partecipazione. Tale attestato è valso come credito formativo per gli studenti delle scuole superiori in vista dell’esame di maturità. Tutti hanno superato una verifica scritta.

Quando porti speranza e questa speranza si concretizza nella vita quotidiana e si fa realtà: a fine di entrambi i corsi i componenti del Cantiere 167, tutti partecipanti alle lezioni, oggi (febbraio 2018) realizzano autonomamente relazioni delle attività a cui prendono parte. Realizzano comunicati stampa e resoconti delle manifestazioni a cui partecipano. Svolgono attività di propaganda mediatica secondo lo stile proprio del giornalismo ed infine hanno acquisito gli strumenti per interfacciarsi con le pubbliche istituzioni.

Questo è il mio report, la mia esperienza, sintetizzata in una pagina.

Romina Capone.

 

Romina Capone ha ragione di essere orgogliosa del suo lavoro, che è in continuità con quello intrapreso dal movimento comunista italiano fino dalle sue origini, il lavoro per diffondere la riforma intellettuale e morale necessaria per porre fine a una oppressione che la nostra terra subisce da secoli, la riforma su cui Antonio Gramsci insiste nei suoi scritti del carcere, e che è, come dice il (nuovo)PCI, “la riforma necessaria per uscire dal marasma in cui la dominazione della borghesia imperialista ha condotto anche il nostro paese, per costruire un’Italia comunista.”[1]

Letture operaie al Circolo Aziendale Breda di Pistoia

Iniziano l’8 marzo e durano fino a maggio. I partecipanti leggeranno e discuteranno della storia della classe operaia del nostro paese raccontata negli scritti di Teresa Noce e di Giovanni Germanetto, dirigenti del primo movimento comunista del nostro paese. Ne parla l’Agenzia Stampa del Partito dei CARC in http://www.carc.it/2018/03/05/pistoia-sulla-perquisizione-e-lintimidazione-a-cristian-boeri-fa-paura-il-legame-con-la-classe-operaia/. L’articolo spiega come lo sviluppo del legame tra partito e classe operaia preoccupa la classe dominante, e lo mostrano i suoi tentativi di intimidazione. Sono per noi un segno che siamo sulla strada giusta![2]

La scuola di Gramsci

In una delle letture al Circolo Aziendale di Breda si leggerà un brano sull’ Ordine Nuovo, il periodico fondato da Gramsci all’epoca dell’occupazione delle fabbriche a Torino. Proprio in questo periodo Gramsci fonda una prima scuola. Racconta che fu un successo per la qualità della partecipazione, ma nemmeno si concluse, dice, perché il movimento operaio che occupò le fabbriche, dice, richiedeva sì una scuola, ma di qualità tale che solo un partito poteva dare, un partito di livello superiore al partito in cui militava lo stesso Gramsci, in quegli anni, il Partito socialista italiano, diretto da elementi estremamente arretrati e asserviti al regime dominante.

Un secondo tentativo fu fatto dopo la costituzione del primo Partito comunista italiano, nel febbraio del 1925. Era una scuola del partito e per il partito, per insegnare agli uomini e alle donne la teoria rivoluzionaria che aveva portato la classe operaia alla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre, 8 anni prima. Questo tentativo non ebbe seguito, perché Gramsci fu arrestato e perché nessuno nel suo partito e nel resto del movimento comunista italiano si impegnò a farlo con il metodo scientifico da lui inaugurato.

Il Partito dei CARC riprende il percorso che il PCI di Gramsci aveva avviato con un metodo che nel corso di quasi un secolo si è arricchito dell’esperienza del movimento comunista italiano e internazionale. Questa esperienza ci mostra che la lotta per conquistare e diffondere una conoscenza della realtà giusta deve essere anche lotta contro la repressione: non a caso il pubblico ministero fascista al processo contro Gramsci disse che bisognava “impedire a quel cervello di funzionare per almeno vent’anni”. Oggi il Partito dei CARC dispone non solo di una teoria rivoluzionaria avanzata, ma ha anche sviluppato capacità di resistenza, lotta e solidarietà contro la repressione, grazie al lavoro intrapreso dalla Carovana del (nuovo)PCI con la solidarietà ai rivoluzionari prigionieri negli anni ’80 del secolo scorso e sviluppato nei decenni, capacità che si mostra oggi nei vari processi contro i membri del Partito, primo fra i quali quello contro la compagna Rosalba, responsabile di Vigilanza democratica,[3] organismo che denuncia gli abusi e i crimini polizieschi. Questo, e soprattutto il fatto che il (nuovo)Partito comunista italiano è clandestino, è garanzia che questa volta non riusciranno “a impedire ai nostri cervelli di pensare”, di studiare e insegnare. Questa è la libertà di pensiero vera, quella che ci costruiamo e che nessuno ci può togliere. Ciascuno può sperimentarlo, sostenendo e partecipando all’impresa.

Partito dei CARC – Commissione Gramsci

 

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[1] Manifesto Programma del (nuovo)PCI, ed. Rapporti Sociali, Milano, 2004, p. 113.

[3] In http://www.carc.it/2018/02/21/seconda-udienza-del-processo-contro-rosalba-di-vigilanza-democratica-gli-abusi-di-polizia-e-il-vii-reparto-mobile-portati-in-aula-dai-testimoni-e-dallimputata/

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