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Nella giornata internazionale delle donne, 23 febbraio (8 Marzo), in seguito ad un appello del Comitato bolscevico di Pietrogrado, le operaie scesero nelle strade a manifestare contro la fame, la guerra, lo zarismo. La dimostrazione delle operaie fu sostenuta dallo sciopero generale degli operai di Pietrogrado. Lo sciopero politico si trasformò in una manifestazione politica generale contro il regime zarista. Il 24 febbraio (9 marzo), la manifestazione raddoppiò di vigore. Questa volta circa 200 mila operai sono in sciopero. Il 25 febbraio (10 marzo), il movimento rivoluzionario si estende a tutti gli operai di Pietrogrado. Gli scioperi politici dei vari rioni si trasformano in uno sciopero politico generale dell’intera città. Ovunque, non si vedono che dimostrazioni e conflitti con la polizia. […] La mattina del 26 febbraio (11 marzo), lo sciopero politico e le manifestazioni cominciarono a trasformarsi in tentativi insurrezionali. Gli operai disarmano la polizia e la gendarmeria e si armano a loro volta. […] lo zar trasmette al generale Khabalov l’ordine che segue: «Comando di far cessare da domani i disordini nella capitale». Ma non era più possibile «far cessare» la rivoluzione! Nella giornata del 26 febbraio (11 marzo), la 4ª compagnia del battaglione di riserva del reggimento Pavlovski aprì il fuoco, non già sugli operai, ma sui distaccamenti di guardie a cavallo impegnati in un conflitto armato con gli operai. La lotta per la conquista dell’esercito si sviluppò energica e tenace, soprattutto ad opera delle donne, delle operaie, che si rivolgevano direttamente ai soldati, fraternizzando con loro e li esortavano ad aiutare il popolo nell’abbattere l’esecrata autocrazia zarista.

[Da Storia del PC(b), redatta da una commissione incaricata dal Comitato Centrale del PC(b) dell’U.R.S.S. presieduta da Stalin nel 1938 – Edizioni Rapporti Sociali].

Oggi, 8 marzo, in tutto il mondo si celebra la Giornata internazionale della donna. Questa data conosciuta in tutto il mondo e celebrata da tutte le donne di tutti i paesi è stata istituita dal movimento comunista per indicare una delle contraddizioni e delle forme di oppressione (quella di genere) che troveranno risoluzione con l’abbattimento del sistema capitalista e la vittoria della rivoluzione socialista quale transizione per l’umanità verso il comunismo.

Con il capitalismo le donne hanno superato parte dell’isolamento dalla vita sociale, dalla produzione e dalla politica che vivevano in altri modi di produzione (pensiamo al modo di produzione schiavista o a quello feudale). Oggi nella fase acuta e terminale della crisi generale del sistema capitalista, le contraddizioni secondarie che questo sistema genera (giovane-adulto, uomo-donna, città-campagna, lavoro intellettuale-lavoro manuale ecc.) si alimentano e il loro superamento finisce per essere sempre più legato alla rinascita del movimento comunista.

Per celebrare questa giornata, il suo portato storico e il ruolo che questa assume nella rinascita del movimento comunista, rilanciamo l’appello alle donne comuniste pubblicato l’otto marzo 2015 dal Comitato Centrale del (nuovo)PCI.

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Appello del CC del (n) PCI alle donne comuniste: 8 marzo – Giornata Internazionale della Donna

Il Comitato Centrale del (n)PCI saluta le donne comuniste e lancia loro un appello perché si impegnino senza riserve nella guerra popolare rivoluzionaria che farà dell’Italia un nuovo paese socialista!

Le donne comuniste sono una componente indispensabile del Partito comunista. Senza l’apporto delle compagne comuniste il Partito comunista non riuscirebbe a svolgere il suo ruolo di promotore della guerra popolare rivoluzionaria, non riuscirebbe a mobilitare le masse popolari e portarle alla vittoria contro la borghesia imperialista e il clero.

Le sette grandi contraddizioni nei paesi socialisti, una volta eliminata per l’essenziale la proprietà privata delle forze produttive, sulla via verso il comunismo:

tra dirigenti e diretti,

tra lavoro d’organizzazione e lavoro esecutivo,

tra lavoro intellettuale e lavoro manuale,

tra uomini e donne,

tra adulti e giovani,

tra città e campagna,

tra paesi, zone e settori avanzati e paesi, zone e settori arretrati.

Tutti noi comunisti siamo (dovremmo essere) consapevoli dello sforzo particolare, morale e intellettuale oltre che pratico, che ogni compagna fa per diventare e per essere comunista. Oggi nei paesi imperialisti gli uomini per diventare comunisti devono compiere individualmente un grande sforzo per sottrarsi al regime di controrivoluzione preventiva, per darsi le condizioni e imporsi la disciplina necessarie per apprendere e assimilare la concezione comunista del mondo che i fondatori del movimento comunista e i suoi migliori dirigenti hanno elaborato dall’esperienza della storia dell’umanità e in particolare dall’esperienza della lotta di classe e che hanno sviluppato nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria, per imparare ad applicarla applicandola e svilupparla ulteriormente sulla base dell’esperienza, per diventare promotori della guerra popolare rivoluzionaria che instaurerà il socialismo nei paesi imperialisti. Se per distaccarsi individualmente dalle condizioni di asservimento e di abbrutimento o dalle lusinghe e dai privilegi della borghesia imperialista e del clero gli uomini dei paesi imperialisti devono fare un grande sforzo individuale, uno sforzo ben maggiore deve fare ogni donna che si arruola e combatte nelle file del Partito. Tutti noi comunisti ne dobbiamo essere consapevoli e dobbiamo sostenere le nostre compagne e facilitare il cammino a ogni nuova compagna. Noi chiediamo quindi alle compagne del nostro Partito di mettere a frutto tutta la loro esperienza per fare in modo che il Partito sia accogliente per ogni donna che si vuole impegnare a diventare comunista.

D’altra parte oggi le donne si emancipano, nella misura massima in cui già in questa società è possibile emanciparsi, arruolandosi e combattendo nelle file del Partito comunista e impegnandosi nella lotta di classe, tanto più si emancipano quanto più partecipano alla lotta di classe. Parlare di emancipazione delle donne al di fuori di questi due contesti, è parlare a vanvera, eludere il problema, fare diversione, confusione e intossicazione. Quando la lotta di classe contro la borghesia e il clero è cresciuta, anche l’emancipazione delle donne è cresciuta. Quanto la lotta di classe è calata, anche l’emancipazione delle donne ha seguito a ruota la stessa sorte. Questo conferma che l’emancipazione delle donne è un aspetto imprescindibile della rivoluzione socialista: non c’è rivoluzione socialista senza emancipazione delle donne e non c’è emancipazione delle donne senza rivoluzione socialista. Le donne comuniste sono nel Partito la parte più in grado di far valere nell’azione pratica del Partito, come dirigenti del Partito, questa grande verità.

Istituendo la Giornata Internazionale della Donna (8 marzo) il movimento comunista ha concentrato l’attenzione dei suoi membri su una delle grandi trasformazioni in cui si concretizza la fine del capitalismo e delle società divise in classi e l’avvento del comunismo: la fine dell’oppressione delle donne.

Il capitalismo ha reso sociale il lavoro delle donne, le ha tolte all’isolamento domestico. Lo ha fatto al modo brutale con cui la società capitalista ha generato gli altri aspetti progressisti che sono i presupposti della società del futuro, del comunismo. Ma quello che resterà, è la partecipazione delle donne al lavoro con cui la società produce e riproduce le condizioni della propria esistenza. La fine dell’esclusione delle donne dalla vita sociale.

Certo, le donne delle classi oppresse e sfruttate lavoravano anche prima che la società capitalista le obbligasse ad andare a lavorare nelle fabbriche, negli uffici, nelle imprese commerciali. Ma la grande differenza sta nel carattere sociale del lavoro che esse svolgono nella società borghese. Un lavoro che mette ogni donna in relazione con altri lavoratori, sottraendola all’isolamento domestico dei lavori di casa e dell’impresa familiare.

L’arretramento che ha accompagnato l’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria e la riaffermazione del dominio della borghesia imperialista nel mondo ha comportato anche un grande regresso del movimento delle donne per la propria emancipazione. La rinascita del movimento comunista è anche rinascita del movimento delle donne per la loro reale emancipazione.

La borghesia e il clero stanno trascinando il nostro paese e il mondo in un disastro peggiore di quelli che l’umanità ha finora conosciuto. Possiamo evitarlo. Il nostro paese è un paese imperialista abbastanza importante per aprire la via e indicare la strada anche alle masse popolari degli altri paesi se esso rompe le catene della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, se fa fronte con coraggio ai vertici della Repubblica Pontificia e alle istituzioni dei gruppi imperialisti coalizzati nell’Unione Europea. Possiamo farlo. Fare la rivoluzione socialista nel nostro paese è del tutto possibile perché la classe operaia e le masse popolari italiane hanno alla loro testa un Partito comunista forte degli insegnamenti che Marx, Engels, Lenin, Stalin, Mao e Gramsci hanno tratto dall’esperienza, un Partito che ha una comprensione avanzata dei limiti che nel secolo scorso hanno impedito al movimento comunista, nonostante i grandi risultati che aveva raggiunto e i miracoli di eroismo dispiegati, di instaurare il socialismo nei paesi imperialisti durante la prima ondata della rivoluzione proletaria che infatti si è esaurita senza raggiungere questo obiettivo. Il nuovo Partito comunista sta imparando ad applicare quegli insegnamenti nella pratica concreta della rivoluzione socialista nel nostro paese mentre collabora al meglio delle sue forze con i comunisti che in ogni paese del mondo lavorano per la rinascita del movimento comunista.

È nelle file di questo Partito che il Comitato Centrale chiede alla donne più avanzate e coraggiose del nostro paese di dedicare la loro vita, di arruolarsi e combattere. Una grande impresa richiede grandi sforzi e molto ingegno. Anche nel nostro paese molte sono le donne che già lottano, che non si rassegnano a subire la doppia oppressione, di classe e di genere, a cui la borghesia e il clero le condannano. Ma perché il loro sforzi non si disperdano, perché i loro sforzi e sacrifici crescano e confluiscano in una forza possente che cambi il nostro paese e il mondo, occorre un Partito comunista che ha assimilato la concezione comunista del mondo e la applica con creatività e iniziativa nella lotta di classe. Voi compagne comuniste siete parte di questo Partito e siete chiamate a contribuire in modo particolare, con la particolare forza che vi dà la vostra esperienza dell’oppressione di classe e di genere, a mobilitare le larghe masse popolari e in primo luogo le donne. Il Partito ha tracciato una linea, la linea di creare le condizioni per costituire un Governo di Blocco Popolare, costituirlo e condurre le lotte necessarie per difenderne l’esistenza e svilupparne l’opera fino all’instaurazione del socialismo facendo fronte vittoriosamente al sabotaggio, al boicottaggio e all’aggressione immancabili della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti. Per questo già oggi il Partito combina il lavoro clandestino con il lavoro pubblico, nelle forme più convenienti per la nostra lotta. Per questo già oggi il Partito valorizza le mille iniziative di base che le masse popolari organizzate sviluppano. Le donne sono già oggi parte importante di questo grande fiume. Possiamo e dobbiamo trasformarlo in un fiume che travolga ogni ostacolo, valorizzando ogni iniziativa nel suo aspetto positivo. La concezione comunista del mondo ci dà le conoscenze necessarie per farlo. Proprio a voi compagne il Comitato Centrale del Partito si appella perché la assimiliate e la applichiate su scala sempre più larga, fino alla vittoria.

Trasformate l’esperienza delle doppia oppressione a cui la borghesia e il clero condannano le donne in forza propulsiva della rivoluzione socialista!

Viva le donne rivoluzionarie! Viva le donne comuniste!

Avanti nella guerra popolare rivoluzionaria fino alla vittoria!

Trasformare l’indignazione, l’odio, la protesta e la ribellione delle donne in organizzazione delle masse popolari fino alla costituzione del Governo di Blocco Popolare, il governo d’emergenza delle masse popolari organizzate, un passo verso l’instaurazione del socialismo!

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