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Le intimidazioni non fermeranno la sua lotta contro gli abusi e l’impunità delle forze dell’ordine: il 17 marzo tutti a Bologna per il presidio nazionale per lo scioglimento del VII Reparto Mobile, in solidarietà con Rosalba!

 

Milano, 28.02.18

Il 21 febbraio presso il Tribunale di Milano (giudice Paola Maria Braggion) si è tenuta la seconda udienza del processo contro la compagna Rosalba intestataria del sito Vigilanza Democratica. Abbiamo già emesso un breve comunicato sull’udienza (vedi comunicato del 21.02.18). Con questo secondo comunicato vogliamo entrare più nel merito di quanto accaduto in aula. 

Il giudice Braggion ha aperto l’udienza dicendo che le decine e decine di fax in solidarietà con Rosalba che ha ricevuto e i comunicati prodotti dal P.CARC sul processo saranno trasmessi alla Procura, la quale deciderà se procedere o meno con l’apertura di altre inchieste. Stessa cosa farà per la pubblicazione degli atti della prima udienza (secondo la legge non è possibile renderli pubblici prima della conclusione del processo). Il giudice ha parlato di “pressioni esercitate su di lei” tramite questi strumenti.

Ma di che cosa stiamo parlando? Le prese di posizione in solidarietà con la nostra compagna da parte di Luigi De Magistris, Sabina Guzzanti, Moni Ovadia, Lucia Uva, Viola Carofalo, del giurista Felice Besostri, dell’avvocato Gianluca Vitale, del giornalista Adriano Chiarelli, della Banda Bassotti, di Giorgio Cremaschi, di Paolo Ferrero e di Maurizio Acerbo, dell’eurodeputata Eleonora Forenza, del presidente della X Municipalità di Napoli Ivo Poggiani, degli operai della FCA di Pomigliano, Mirafiori e Cassino, della GKN, del Comitato Vele e del Cantiere 167 di Scampia, di centinaia di compagni e compagne di Potere al Popolo, di lavoratori, di studenti e di pensionati dal Nord al Sud del paese sono lotta per l’applicazione delle parti progressiste della Costituzione, altro che “pressioni”!

Dopo questo inizio, è stata la volta del PM Valentina Pistone e dell’Avvocato di parte civile Andrea Carella (che, come abbiamo già evidenziato nel comunicato del 12 febbraio scorso, nella prima udienza guarda caso è subentrato al più noto Fausto Sergio Pacifico, difensore nel 1996 anche di Marino Occhipinti processato per i fatti della Uno Bianca, ex vice-sovrintendente della sezione narcotici del VII Reparto mobile di Bologna e anche responsabile provinciale del SAP).

Il PM Pistone e l’Avvocato Carella nel corso dell’interrogatorio fatto ai due compagni testimoni della difesa (i compagni del P.CARC e di Vigilanza Democratica Renzo Gemmi e Angelo D’Arcangeli) in più di un’occasione hanno detto, a loro volta, che si sarebbero rivolti alla Procura per i comunicati emessi dal P.CARC su questo processo e che le dichiarazioni dei due compagni sarebbero state oggetto di attenzioni successive per l’apertura di nuovi procedimenti. Insomma: delle minacce belle e buone, tese a cercare di intimidire e di mandare in confusione i due testimoni della difesa!

Il PM Pistone e l’avvocato Carella hanno fatto inoltre del loro meglio per cercare di far cadere in contraddizione i due compagni, tirando per le lunghe gli interrogatori (30-40 minuti per ognuno) nella speranza di stancarli, ripetendo più volte le stesse domande e chiedendo chiarimenti su cose che con i fatti oggetto del processo non c’entrano nulla (i fatti sono risalenti al 2013 e le domande arrivavano ad attività dei giorni nostri!).

Davanti alle proteste dei due compagni, il giudice Braggion li ha più volte intimati di rispondere e di non “fare comizi” altrimenti li avrebbe sbattuti fuori dall’aula. A proposito di “pressioni”!

Ma le manovre sporche del PM Pistone e dell’avvocato Carella non hanno sortito i risultati da loro sperati: i fatti hanno la testa dura e i fatti sono fatti, per quanta confusione si cerchi di fare. Le testimonianze hanno infatti solo fornito ulteriori elementi per l’assoluzione di Rosalba: entrambi i compagni hanno illustrato come l’attività di Vigilanza Democratica sia tesa alla lotta contro gli abusi della Forze dell’Ordine e l’impunità, l’introduzione del codice identificativo, di un reale reato di tortura e per lo scioglimento del VII Reparto Mobile di Bologna. Hanno inoltre dimostrato che non è stata la compagna Rosalba a stendere l’appello di Vigilanza Democratica contro cui l’agente Vladimiro Rulli (su mandato del VII Reparto Mobile di Bologna, Di Gianni Tonelli e della Lega di Salvini) ha sporto la querela: “Cosa deve ancora accadere perché il VII Reparto mobile di Bologna venga smantellato?”.

A seguire sono stati chiamati a testimoniare gli altri due testimoni della difesa: il sociologo Salvatore Palidda e il magistrato della Procura di Genova Enrico Zucca. Sono state testimonianze importanti che hanno permesso di appurare come i temi trattati da Vigilanza Democratica suscitino interesse da parte di tutta la società civile e come la richiesta ad esempio di un codice identificativo per le Forze dell’Ordine sia avanzata da più parti.

Salvatore Palidda, in particolare ha dichiarato che l’identificazione delle Forze dell’Ordine dovrebbe essere prassi normale di ogni Stato democratico; che convegni in cui si tratta del tema si susseguono e vi partecipano organizzazioni come Amnesty International (che oggi dovrebbe, secondo Tonelli o il COISP addirittura vergognarsi di prevenire abusi di polizia, filmando manifestazioni che sempre i sindacati di polizia additano come pericolose… per loro ovviamente), Antigone, A buon Diritto e altre; che petizioni su questo argomento le ha firmate lui, ma anche avvocati appartenenti all’Associazione nazionale di Giuristi Democratici o ex magistrati come Livio Pepino ex segretario e presidente di Magistratura Democratica.

Enrico Zucca, che ha seguito diversi processi per reati di polizia nel G8 di Genova, in particolare quelli per la scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto, dichiara in aula senza mezzi termini che la difficoltà a pervenire all’identificazione dei responsabili di molti di quei crimini (anche laddove i poliziotti agivano a volto scoperto e esistevano filmati che li riprendevano) è stato il problema principale di quelle indagini e che la causa del problema era da ricercarsi nella “mancata collaborazione” delle Autorità competenti e della Polizia Giudiziaria che non hanno mai comunicato i nomi degli agenti coinvolti e neppure hanno fornito gli elenchi del personale di polizia in servizio nei luoghi indicati. 

Su richiesta dell’avvocato della difesa, Benedetto Ciccarone, Zucca dichiara altresì che tra i processi del G8 ha seguito anche l’Appello del processo per i fatti di piazza Manin conclusosi con la condanna per falsa testimonianza di Luca Cinti ex dirigente del VII Reparto mobile di Bologna (l’avv. Ciccarone ha depositato agli atti la sentenza di Cassazione con cui Luca Cinti è stato condannato in via definitiva).

Il PM e l’avvocato Carella non hanno fatto nessuna domanda a Zucca e Palidda. Evidentemente le dichiarazioni da loro rese pesavano già come macigni… meglio farli uscire di scena il prima possibile!

L’avvocato Ciccarone ha depositato altre due sentenze di condanna su abusi di polizia compiuti a Bologna, il dossier Copwatching per documentare l’attività svolta da Vigilanza Democratica, la dichiarazione di solidarietà con Rosalba dell’avvocato Gianluca Vitale e l’articolo de Il Manifesto del 10 maggio ’14 “Il SAP più che un sindacato una macchina del consenso” a firma di Federica Dago sui legami tra VII Reparto Mobile di Bologna e la Uno Bianca.

E’ seguita la dichiarazione spontanea della compagna Rosalba, dopo la quale i compagni presenti in aula (tutti con la maglietta “Io sto con chi applica la Costituzione!”) hanno applaudito. Il giudice Braggion in tutta risposta ha ordinato di sgombrare immediatamente l’aula.

A seguito dell’insistenza del PM, che ha chiesto tempo per leggere i documenti prodotti dalla difesa, il giudice ha fissato per il 30 marzo prossimo, alle h.13, l’udienza conclusiva che sarà “democraticamente” a porte chiuse.

I compagni espulsi dall’aula hanno atteso la fine dell’udienza e poi in corteo hanno quindi raggiunto i compagni rimasti in presidio fuori del Tribunale.

Rafforziamo ed estendiamo la solidarietà in vista dell’udienza del 30 marzo!

Il 17 marzo tutti a Bologna per il presidio nazionale per lo scioglimento del VII Reparto Mobile, in solidarietà con Rosalba!

Mandiamo messaggi di solidarietà con Rosalba al giudice Paola Maria Braggion sez9penale.tribunale.milano@giustizia.it !

Difendiamo, praticandoli, quel che resta dei diritti politici conquistati con la Resistenza partigiana!

Avanti nella battaglia contro gli abusi e l’impunità delle Forze dell’Ordine, per l’introduzione del codice identificativo sulle divise e l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico di un reale reato di tortura!

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