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A seguito del discorso del 31 dicembre di Kim Jong Un i media al servizio degli imperialisti (a cui si sono subito accodati quelli della sinistra borghese da Il Manifesto a Contropiano tirandosi dietro anche l’ex OPG – Je so pazzo, leggi La cantonata interclassista dell’ExOPG – Je so pazzo sulla RPDC) avevano gridato allo scandalo per il “bottone nucleare sulla scrivania di Kim”, stravolgendo il senso complessivo del suo discorso di pace (all’interno del quale l’armamento nucleare è concepito giustamente come unico strumento per dissuadere i criminali imperialisti USA dallo sferrare attacchi militari verso la Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) e quindi come strumento per difendere la pace) e tenendo nascosta l’apertura in esso fatta per la partecipazione di una delegazione della RPDC alle Olimpiadi di Pyeongchang, in Corea del Sud, per riprendere il dialogo tra nord e sud Corea.

 

Ma i fatti hanno la testa dura: oggi è sotto gli occhi di tutti (addirittura il Corriere della sera è costretto a riconoscerlo apertamente nei suoi articoli a tutta pagina sulle Olimpiadi!) che la RPDC con la partecipazione alle Olimpiadi ha messo in scacco l’amministrazione Trump, isolandola e favorendo la ripresa dei rapporti con la Corea del Sud e l’avvio di rapporti costruttivi con il presidente Moon Jae-in.

 

Una delegazione della RPDC di così alto livello (la delegazione era guidata dal presidente dell’Assemblea del Popolo Kim Yong Nam e da Kim Yo Jong, membro del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea oltre che sorella di Kim Jong Un) non si recava in Corea del Sud dall’agosto del 2009, ossia da quando alcuni alti funzionari del nord andarono a Seul per i funerali dell’ex presidente Kim Dae  Jung, che nel 2000 promosse il primo vertice inter-coreano (il secondo si tenne nel 2007) per cercare di riavvicinare le due coree (e per questo motivo venne poi “silurato” dagli USA).

Durante le Olimpiadi oltre alla sfilata sotto un’unica bandiera tra le delegazioni sportive delle due coree (cosa che avvenne anche nelle Olimpiadi invernali del 2006), c’è stato l’incontro tra la delegazione diplomatica della RPDC con il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in, nel corso del quale è stato presentato a quest’ultimo l’invito ufficiale di recarsi in RPDC per incontrare Kim Jong Un e fare così ulteriori passi per la distensione della situazione nella penisola coreana e la pace.

 

L’atteggiamento stizzito dell’amministrazione Trump rispetto al riavvicinamento in corso tra le due coree e la linea seguita dal vice presidente USA Mike Pence durante tutte le Olimpiadi (la minaccia di nuove, dure sanzioni verso la RPDC da attuare dopo le Olimpiadi e anche azioni plateali di critica verso il presidente Moon Jae-in come saltare la cena di rito offerta da quest’ultimo ai rappresentanti dei diversi paesi, per via appunto della presenza degli esponenti della RPDC) stanno lì a dimostrare l’efficacia della mossa fatta dal Partito del Lavoro di Corea e la difficoltà che essa crea all’amministrazione Trump e ai suoi piani di guerra.

 

Questi sono aspetti su cui tutti i compagni comunisti e anti-imperialisti nel nostro paese devono riflettere, senza lasciarsi confondere dalla propaganda di guerra portata avanti dai media al servizio degli imperialisti e dalla sinistra borghese. Altro che “pazzi” e “grotteschi”: i compagni del Partito del Lavoro di Corea (guidati da Kim Jong Un) ancora una volta danno a tutti i comunisti e anti-imperialisti una bella lezione che spazza via attendismo e disfattismo, mostrando che è possibile tener testa agli imperialisti pur essendo un piccolo paese (la RPDC ha circa 24 milioni di abitanti) e sottoposti ad embargo,che bisogna puntare innanzitutto sulle proprie forze e non attendere che siano altri a “portare la rivoluzione” nel proprio paese o a difenderlo dagli attacchi degli imperialisti, che bisogna combattere senza riserve e osare vincere. (A tal proposito leggi La lezione della Corea del Nord)

Vittorio V.

1 risposta

  1. Ciro

    Effettivamente mi sembra più corretto scrivere “piccolo paese” quando si parla della RPDC, anziché scrivere di “piccolo popolo” come erroneamente fatto in precedenza, non solo perché suona offensivo dire che un popolo è “piccolo”, ma principalmente perché il popolo coreano è uno, la Corea è una e grande (come dicono i compagni coreani); seppur momentaneamente divisa perché occupata dagli imperialisti nella sua parte meridionale; complessivamente la penisola coreana è popolata da oltre 70 milioni di abitanti, una popolazione quindi numericamente superiore a quella dell’Italia.

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