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Pubblichiamo l’intervista che c’è stata rilasciata il 2 febbraio da Enrico, un compagno del TPO di Bologna, sugli ultimi episodi di violenza e abusi da parte del VII Reparto Mobile di Bologna, che si aggiungono a quelli documentati da Vigilanza Democratica nel dossier Copwatching controllare i controllori.

 

Intervista ad Enrico del TPO di Bologna

1) Enrico, tu sei di Bologna? Puoi dirci cosa rappresenta il Làbas per la città? Al corteo cittadino di settembre contro lo sgombero da via Orfeo (avvenuto ricordiamolo l’8 agosto 2017) c’erano migliaia di persone, studenti, attivisti, ma anche artisti, intellettuali, mamme con i bambini. Com’è la situazione oggi? Vi è stato assegnato un altro spazio?

No, sono originario di Padova ma ormai vivo e lavoro a Bologna da diversi anni e mi divido tra Làbas e TPO. In particolare, Làbas ha rappresentato per 5 anni, quando era all’ex Caserma Masini, quartiere Santo Stefano, un polmone sociale per la città: è diventato una vera e propria “piazza nuova” molto ben integrata con il quartiere grazie alla messa al centro di un’aggregazione sana (come il mercato e il mutualismo), della promozione di solidarietà e attività culturali gratuite, l’asilo autogestito e il dormitorio. Insomma, una “piazza” che erogava “servizi” al quartiere e per questo gli abitanti si sentivano a casa e al sicuro. Oggi, stiamo riaprendo, tramite bando comunale, in vicolo Bolognetti, 2 nel quartiere San Vitale in uno stabile che tra l’altro ospita una biblioteca comunale attraversata da molte scolaresche: quindi uno spazio nuovo, “diverso” ma molto interessante.

2) Tu sei rimasto ferito negli scontri al Baraccano con il VII Reparto Mobile di Bologna il 28 giugno 2017. Ci ricordi cosa c’era quel giorno e perché la polizia è intervenuta?

Sì, mi ricordo perfettamente che era un mercoledì perché, in contemporanea, c’era il mercato all’interno dell’ex Caserma Masini. A poche centinaia di metri da Làbas, al Baraccano appunto, veniva promossa la presentazione di un fumetto su Ramelli (uno studente di destra morto nel ‘75, ndr), iniziativa calamita per fascisti e simili e noi non potevamo permettere che ciò si verificasse. Il tutto è iniziato con l’arrivo del VII Reparto Mobile da Via Orfeo.

3) Tu sei stato colpito dalla manganellata di un agente del VII Reparto mobile che ti ha fratturato un braccio, ma il fascicolo per lesioni personali nei tuoi confronti è stato archiviato il 29 agosto scorso. Nel provvedimento il PM Giuseppe Amato «assolve» il comportamento dell’agente ritenendo applicabile la discriminante dell’uso legittimo delle armi «dovendosi apprezzare — recita la richiesta — l’assoluta necessità di ricorrere all’uso dello sfollagente per contrastare l’aggressione violenta e pericolosa posta in essere dagli appartenenti al centro sociale (alcuni in possesso di bastoni), la proporzione dell’azione contenitiva, l’impossibilità di altre più contenute azioni contenitive stante il numero dei manifestanti». Una ricostruzione completamente ribaltata contro cui i tuoi avvocati hanno presentato opposizione, giusto? Qual’è la vostra versione dei fatti? Vi sono prove che dimostrano che si è invece trattato di lesioni volontarie gravi? Il poliziotto che ti ha colpito è stato identificato? Ti risulta essere stato almeno sospeso dal servizio?

Vedendo arrivare la polizia da via Orfeo la nostra prima preoccupazione è stata la difesa del mercato, attraversato da famiglie, bambini e anziani: infatti, temevamo che la celere volesse dirigersi verso questo obiettivo. Così, abbiamo predisposto un cordone di sicurezza davanti al cancello e in una decina siamo andati a fronteggiare il VII che nel frattempo si era schierato poco più avanti. Sono poi partite, in totale, tre cariche e a freddo, tra la seconda e la terza, un graduato mi ha preso di mira, ha spostato una mia compagna con lo scudo e mi ha manganellato spezzandomi il braccio! Abbiamo le prove che si tratti di un atto deliberato: un video girato lo dimostra in pieno! Sappiamo che la DIGOS ha identificato il celerino ma il Procuratore Amato ha invece deciso di non procedere e ha fatto richiesta di archiviazione del caso, quindi ad oggi il poliziotto non è nemmeno stato sospeso! Che il Procuratore richieda l’archiviazione o si tratta di “disattenzione” o si tratta di “volontà” nel nascondere il reato, in quanto il nome la DIGOS l’ha fornito e quindi dovrebbe procede con le accuse nei confronti del poliziotto. In ogni caso questo rappresenta un “vizio di forma” su cui fare leva nel proseguo della battaglia legale.

4) A novembre scorso, sempre in relazione agli scontri del Baraccano, la Procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per altri tre attivisti di Làbas. I pm Antonello Gustapane e Antonella Scandellari e il procuratore capo Giuseppe Amato chiedono di processare i tre per “concorso in resistenza a pubblico ufficiale aggravata”. Anche secondo questa ricostruzione sarebbero stati loro a spintonare a più riprese “con forza e ingiustificatamente” il vicequestore Enrico Gardini, oltre a spingere lo scudo di uno dei poliziotti schierati e a colpire con un pugno al volto un agente. Una procura quella di Bologna che nel tempo si è contraddistinta per ricostruzioni dei fatti e sentenze che in qualche modo hanno sempre favorito il VII Reparto Mobile, non credi?

Una cosa è certa, Gustapane ha dichiarato che la sua priorità è intervenire sui movimenti sociali cittadini e i vari fascicoli nei nostri confronti (e non solo) dimostrano che a questa volontà è seguita una sua traduzione, dove il VII ne è protagonista, soprattutto contro noi di Làbas e del TPO. In realtà, Procura, Questura e Reparto Mobile sono sì uniti contro i movimenti sociali ma ci devono essere cambiamenti nei loro “rapporti di forza” interni: infatti, in città si assiste a una minor autorevolezza della DIGOS nella gestione delle piazze, sostituita direttamente da altri funzionari della Questura e/o del Reparto: non c’è più quel filtro di mediazione che la DIGOS è chiamata a svolgere, che viene di fatto esautorata.

5) A tuo giudizio si può parlare di coperture politiche ad alti livelli nei confronti di questo Reparto?

Non so, ma sicuramente c’è del marcio e dell’ipocrisia: una mela marcia non cade lontano dall’albero. O si ignora volutamente sugli abusi che compie, la disciplina che non rispetta (scritte “Danger” sui manganelli e questi usati al contrario), sui pestaggi, ecc. o non saprei.

6) Sai che un dirigente del SAP, appartenente al VII Reparto Mobile che si è sempre contraddistinto per gli attacchi mediatici portati ai familiari di vittime di abusi di polizia (vedi Ilaria Chucchi, Patrizia Moretti o Lucia Uva), Gianni Tonelli, è oggi candidato con Salvini. Che si dice a Bologna di questo personaggio e dei legami che ha con certa parte della politica?

Sì, è appena uscito un articolo che ufficializza la sua candidatura. Si sa chi è: la sua storia parla da sé e, in breve, è uno “intrallazzato”, legato con ambienti di destra della città. Siamo in campagna elettorale, se qualcuno usa Bologna per dire cose intollerabili non mancheremo di farci sentire!

7) Quali sono le iniziative che avete messo in campo e che state sviluppano per far fronte alla repressione?

La questione è costruire e allargare il fronte, conducendo battaglie di civiltà, non solo politiche. Andare oltre la sola contrapposizione, risvegliare attivismo e costruire “contro istituzioni”. Non basta (ma è importante!) fare cene e raccolte fondi, ma bisogna sviluppare attività quotidiane che aprano alla prospettiva di costruire un’autonomia rispetto a ciò che governa la città, esattamente come Làbas (sindacato, asilo, mercato, ecc.).

Esempio di ciò è come, dalle condanne ai domiciliari di 5 attivisti del TPO nel 2015, sia nata l’assemblea Bonalè, il cui scopo era quello di determinare, basso contro alto, il governo della città. Il tutto è poi confluito in Coalizione Civica.

8) A quando le udienze del tuo processo e di quello agli altri 3 attivisti di Làbas?

Non so precisamente, abbiamo un gruppo di compagni che si occupano specificamente del settore legale che ci avvisano via via.

9) Sai che una compagna di Milano, Rosalba della redazione di Vigilanza Democratica è stata accusata di “diffamazione” da un celerino del VII Reparto, V. Rulli, per l’appello allo scioglimento del VII Reparto Mobile e per aver promosso e sostenuto durante il processo “Caccia allo sbirro” l’uso del copwatching? Cosa pensi di questa pratica? Vuoi dire qualcosa a Rosalba?

Innanzitutto, piena solidarietà a Rosalba! Ha senso il ragionamento secondo cui dobbiamo passare da accusati ad accusatori, passando alla contro offensiva, denunciando questi personaggi e rompendo con la logica del “risolvere il conflitto per strada” anche perché loro cercano sempre di riaversi, di rifarsi (vedi le multe) e questi attacchi sono “fisiologici”: si può riuscire a far condannare una guardia, come nel caso di Martina Fabbri ma la cosa va valutata caso per caso per via delle inevitabili ritorsioni.

***

Il 21 febbraio tutti al tribunale di Milano per la seconda udienza!

 

Respingere l’attacco repressivo nei confronti di Rosalba e di Vigilanza Democratica e sviluppare la battaglia per la giustizia e per l’applicazione della Costituzione.

 

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