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Boicottare ogni tentativo di strumentalizzazione della manifestazione, far saltare i tentativi di vietarla, rompere il terrorismo mediatico! Mettere al centro della mobilitazione gli interessi delle masse popolari, favorire la più ampia e dispiegata partecipazione al corteo che parte alle ore 14.30 dalla stazione di Macerata!

Lo spauracchio del nuovo fascismo e dell’imperversare degli scimmiottatori del ventennio (come il fascista Traini che spara a 6 persone per farsi arrestare col braccio teso) è usato dai vertici della Repubblica Pontificia (i poteri forti che governano il nostro paese) e dai loro partiti delle Larghe Intese, in questa campagna elettorale, prima di tutto a creare condizioni favorevoli a imporre alle masse popolari un governo “responsabile”, “democratico” e appunto di Larghe Intese. E’ usato dalle forze reazionarie (dalla Lega a Forza Nuova-Casapound) per alimentare la guerra agli immigrati e tra gruppi di masse (pericolo immigrazione) per cercare di conquistare voti e rafforzare la loro posizione al servizio dei vertici della Repubblica Pontificia. Se partiamo da questo presupposto, capiamo il ruolo che ha tutta la campagna mediatica attorno all’omicidio di Pamela e alla sparatoria razzista di Traini in questa campagna elettorale. Del perché invece di parlare della tentata strage fascista si è passati a parlare del “pericolo invasione degli immigrati”, del “pericolo degli islamici”, ecc.

Sulla scorta del “pericolo fascista” lanciato da giornali e televisioni, politicanti vecchi e nuovi (gli artefici dell’attuale situazione di degrado e miseria) inneggiano a più sicurezza, più controlli, meno libertà per i fascisti. Pubblicamente i partiti delle Larghe Intese si dividono tra chi “comprende” l’atto di Traini e chi di fatto lo ha appoggiato e foraggiato, a prescindere dal fatto che di fronte ai microfoni si dicano antifascisti, antirazzisti ecc. Un teatrino già visto, un classico della politica borghese dei vertici della Repubblica Pontificia e del suo stuolo di politici, cardinali, giornalisti, lacchè. L’antifascismo padronale (alla Renzi, Gentiloni, D’Alema, Grasso, Boldrini) lancia l’allarme del “pericolo fascista” in pompa magna nel nome della democrazia e della libertà, e parte da chi per primo ha sdoganato i fascisti in ogni modo, dando loro spazi, sedi, riconoscimenti pubblici e addirittura offerto la copertura mediatica ed elettorale, mentre dall’altro lato ha represso in ogni modo il movimento antifascista in ogni città con cariche poliziesche, arresti, denunce, e chi più ne ha più ne metta. Visto in questo modo comprendiamo il motivo per cui il PD attraverso i suoi uomini di fiducia nell’ANPI, ARCI, CGIL ecc. ha prima indetto la manifestazione antifascista a Macerata per il 10 febbraio, per poi (tentare di) annullarla quando ha visto che la sua parata elettorale sarebbe stata l’occasione per dare adito al movimento popolare antifascista di essere protagonista. Ma il passo più lungo della gamba era stato oramai già fatto.

Allo stato attuale, la manifestazione è confermata a prescindere dagli umori del PD, del ministro della guerra agli immigrati Minniti o della questura in merito alla sua autorizzazione. La spinta della base di ANPI, ARCI, organizzazioni antifasciste, ha rotto la manovra di boicottaggio, una spinta che ora è stata sostenuta anche da una parte importante di quegli schieramenti elettorali che si pongono, con i loro programmi (o per tornaconto elettorale: Liberi e Uguali), contro le larghe intese (Potere al Popolo, PC Rizzo). Questo è principalmente positivo e dimostra che la svolta reazionaria nel nostro paese non è poi così vicina come i giornali borghesi la paventano, che il movimento popolare antifascista, grazie alla Resistenza antifascista diretta dal vecchio PCI e al movimento comunista che sta rinascendo, è ben radicato tra i lavoratori e i giovani del nostro Paese. Sono i vertici della Repubblica Pontificia che promuovono direttamente e “democraticamente” la mobilitazione reazionaria (guerra tra poveri, razzismo, fascismo, guerre di aggressione imperialiste). Per adesso non hanno bisogno di affidarsi a esponenti apertamente fascisti o reazionari, scimmiottatori del ventennio, anche se danno loro spazi e permettono loro pestaggi, aggressioni e violenze di ogni tipo. C’è solo un modo per sbarrare la strada alla mobilitazione reazionaria delle masse popolari promossa dai vertici della Repubblica Pontificia e togliere l’acqua in cui sguazzano gli scimmiottatori del fascismo e del nazismo: la mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari, diretta dal partito comunista, è il miglior antifascismo popolare e toglie ogni appiglio all’ipocrita antifascismo padronale. Più concretamente, vuol dire orientare e dirigere la mobilitazione popolare a eliminare le cause della guerra fra poveri e dell’attuale corso disastroso delle cose (il sistema capitalista e il suo ordinamento economico, politico e sociale), prendendo strade positive, agendo direttamente a fare fronte agli effetti più gravi della crisi. Ancora più in concreto, significa che devono essere le organizzazioni operaie e popolari a mobilitarsi per prendere direttamente in mano la questione del lavoro e della disoccupazione, quella dell’assegnazione delle case popolari, quella della pratica dei diritti e delle tutele che sono state conquistate nel 1945 e, a prezzo di dure lotte, sono diventate “per tutti”, quelle che i vertici della Repubblica Pontificia stanno eliminando e quelle, le stesse, che i gruppi e i partiti scimmiottatori del fascismo pretendono solo per alcuni (“prima gli italiani”), indicando alle masse popolari di accontentarsi di spartirsi la miseria.

Lottare per assegnare a ogni adulto (italiano e immigrato) un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato), è la forma dell’antifascismo di cui c’è bisogno in questo paese: la manifestazione del 10 febbraio a Macerata deve mettere al centro il protagonismo delle masse popolari (a partire dalle organizzazioni operaie e popolari che già si organizzano e si mobilitano), di quella parte sana che deve prendere in mano le “emergenze” che la crisi impone e gestirle negli interessi delle masse popolari, nell’ottica della costruzione di un Governo d’Emergenza Popolare e tenendo conto che l’unica soluzione definitiva e su ampia scala della crisi generale del capitalismo è l’instaurazione del socialismo, un nuovo sistema di relazioni sociali corrispondente alle esigenze delle masse popolari, democratico (non perchè periodicamente le masse popolari sono chiamate a votare, ma perché fondato sulla loro organizzazione e sulla loro crescente partecipazione alla gestione della società), ecocompatibile, adeguato alle forze produttive materiali e intellettuali oggi esistenti, corrispondente ai sentimenti e alle concezioni più avanzate che l’umanità ha finora concepito.

Rendiamo la manifestazione di Macerata del 10 febbraio (che partirà il pomeriggio alle 14 .30, davanti alla stazione) uno dei tanti rivoli in cui alimentare il protagonismo popolare e l’antifascismo popolare!

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