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Editoriale

Ci poniamo l’obiettivo di usare le elezioni per sostenere e favorire lo sviluppo dell’unica forza realmente in grado di cambiare il corso delle cose e imporre nel paese un nuovo regime politico: la classe operaia organizzata e le masse popolari organizzate. Esse sono in grado di costituire un loro governo di emergenza e farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia. La linea con cui in questa campagna elettorale perseguiamo questo obiettivo l’abbiamo trattata per esteso su Resistenza n. 1/2018 (“I comunisti e le elezioni”). In vari articoli di questo numero è ripresa e illustrata in alcune delle sue traduzioni pratiche.

In questo articolo ci soffermiamo su tre aspetti utili a chi vuole approfondirne la comprensione e molto importanti anche per i nostri militanti e simpatizzanti, per applicarla. Non presentarsi alle elezioni con nostre liste, non sostenere una sola lista, ma sostenere le tendenze positive e avanzate presenti in tutte le liste “a sinistra delle Larghe Intese” in funzione della costituzione del Governo di Blocco Popolare (GBP) è una linea di difficile comprensione e difficile attuazione: molto più semplice dire “sosteniamo e votiamo x o y”). La nostra linea comporta di dare battaglia sia alle residue “sacche di fiducia” nella democrazia borghese, sia alle spinte estremiste e settarie che si traducono nell’astensione di principio. Usiamo la campagna elettorale ai fini della costituzione del GBP perchè da comunisti concepiamo ogni battaglia in funzione della guerra (e nel caso specifico la battaglia nel campo elettorale in funzione della guerra popolare rivoluzionaria), non siamo accecati dalla contingenza e guardiamo la realtà nel suo processo oggettivo, entro il quale operiamo e agiamo per far avanzare la rivoluzione socialista.

Il corso politico della Repubblica Pontificia
Dal 1992/1994 al 2008 i vertici della Repubblica Pontificia poggiavano il loro sistema politico sul programma comune del Centro-Destra e del Centro-Sinistra: due schieramenti si alternavano al governo del paese e cercavano di attuare il medesimo programma di fondo, il governo di uno schieramento apriva la strada all’azione dell’altro (in particolare il Circo Prodi apriva la strada all’opera della Banda Berlusconi).

La sinistra borghese era ancora forte (il PRC aggregava e reclutava molti settori di masse popolari in mobilitazione), la sua coesione ideologica era basata sull’antiberlusconismo e sulla ricerca della “terza via” contro la globalizzazione (green economy, tassazione delle rendite finanziarie, no global, ecc.). La sinistra borghese promuoveva la linea di conciliare gli interessi dei padroni con quelli delle masse popolari.

In quella fase i “Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo” sono intervenuti direttamente nelle campagne elettorali:
– nel periodo 2001-2004 (lista Fronte Popolare), per promuovere la coalizione di quanti si definivano comunisti intorno all’obiettivo della ricostruzione del partito comunista, oltre che per propagandare il socialismo come via d’uscita dalla crisi (nessuno o pochissimi riconoscevano l’esistenza della crisi generale e parlavano di socialismo) e su questa base accumulare forze rivoluzionarie;

– nel periodo 2005-2009 (lista CARC, Lista Comunista o Lista Comunista per il Blocco Popolare, Lista Blocco Popolare), per smascherare il programma comune della borghesia imperialista e affermare l’inconciliabilità di interessi fra borghesia imperialista e masse popolari e per “promuovere, dirigere e organizzare la mobilitazione delle masse popolari a intervenire nella lotta politica borghese (elezioni e referendum, assemblee elettive, istituzioni, campagne d’opinione, mobilitazioni e scioperi nazionali, ecc.): non con l’obiettivo di fare la “sponda politica” delle masse popolari nelle istituzioni della Repubblica Pontificia e farle funzionare un po’ meglio, ma con l’obiettivo di far saltare uno dei pilastri su cui si regge il potere della borghesia nel nostro paese (il terzo pilastro del regime di controrivoluzione preventiva: la partecipazione delle masse popolari alla lotta politica della borghesia però in posizione subordinata e al seguito di suoi uomini e partiti)” – dalla Dichiarazione Generale del IV Congresso.
Il secondo governo Prodi (2006 – 2008) e l’entrata della fase acuta e terminale della crisi (2007) hanno portato alla disfatta della sinistra borghese. Le elezioni del 2008 hanno determinato l’estromissione dal Parlamento e la crisi irreversibile dei partiti della “sinistra radicale” (la Sinistra Arcobaleno).

Le condizioni in cui approfittiamo oggi della campagna elettorale sono caratterizzate dai sommovimenti imposti dal decorso della fase acuta e terminale della crisi generale:

– il regime delle Larghe Intese fa acqua da tutte le parti (nel nostro paese come negli altri paesi imperialisti, vedi Resistenza n. 11-12/2017), ma i vertici della Repubblica Pontificia non hanno ancora un’alternativa (attenzione: la loro è un’unità relativa, limitata al palcoscenico del teatrino della politica borghese, risponde alla necessità di unire tutte le forze attorno al programma comune, per impedire con ogni mezzo che si rafforzino o addirittura vincano le forze anti Larghe Intese, ma è un’unità che va di pari passo con l’aggravamento della guerra per bande dietro il sipario del teatrino);

– una grave crisi dei partiti della sinistra borghese, ma più in generale una crisi della sinistra borghese (concezione del mondo, ruolo, prestigio e credibilità dei suoi esponenti che sognano il ritorno del capitalismo dal volto umano) che determina la sua divisione: una parte direttamente e sempre più apertamente al servizio della classe dominante e una parte al servizio del campo delle masse popolari.

Inoltre:

– “si sono formate organizzazioni operaie e popolari autonome dalle forze borghesi, dai sindacati e dalle altre organizzazioni di massa del regime ed è cresciuto il distacco delle masse popolari dai partiti delle Larghe Intese e dalle istituzioni della Repubblica Pontificia (di cui l’aumento delle astensioni è una manifestazione);

– spinti dall’aggravarsi dei conflitti al loro interno, i vertici della Repubblica Pontificia stanno abolendo anche le forme della democrazia borghese (stanno facendo saltare il teatrino della politica borghese): hanno aggravato l’opera di elusione, aggiramento e violazione dei principi e dei dettami costituzionali che il regime democristiano aveva condotto per decenni; con l’innalzamento degli sbarramenti elettorali, le liste bloccate e le altre misure cosiddette “pro governabilità”, hanno posto limitazioni crescenti alla partecipazione delle masse popolari con liste autonome alle elezioni (anche quando ancora le indicono); siccome nonostante ciò le elezioni diventano sempre più un’incognita, per installare i governi delle Larghe Intese succedutisi dal 2011 a oggi hanno dovuto fare a meno della convalida elettorale e hanno fatto sistematicamente ricorso a colpi di mano (come il golpe bianco con cui sono corsi ai ripari dopo il successo del M5S alle elezioni politiche del 2013); hanno portato più a fondo l’esautoramento del Parlamento (ridotto a una camera di ratifica delle decisioni del governo) e delle assemblee elettive locali; fanno ricorso su scala crescente alla repressione (cariche della polizia, inchieste giudiziarie, sanzioni pecuniarie, legislazione speciale, limitazioni o privazioni della libertà personale) contro i movimenti popolari” – dalla Dichiarazione generale del IV Congresso.

Questi cambiamenti nella situazione oggettiva rendono sorpassato dai fatti l’obiettivo di denunciare l’inconciliabilità di interessi fra borghesia imperialista e masse popolari, come anche è sorpassato l’obiettivo di irrompere nel teatrino per smascherarlo (oggi ampi settori delle masse non partecipano alle elezioni che la borghesia è costretta a indire periodicamente per dare una legittimazione formale al suo dominio): “dall’inizio del 2013 c’è stato un cambiamento che riguarda proprio il teatrino della politica borghese. Quello che dovevamo fare noi comunisti con l’irruzione nel teatrino, la borghesia l’ha compiuto incalzata dall’aggravarsi della crisi e dall’ingresso in Parlamento del M5S” (vedi Resistenza n. 3/2015 “Intervista al Segretario Nazionale del P.CARC”).

Dopo il 4 marzo. Cosa significa che “le elezioni politiche alimenteranno l’ingovernabilità del paese e aggraveranno la crisi politica”?

Con la ragionevole certezza che deriva dal bilancio dell’esperienza e dall’analisi della situazione, possiamo prevedere che:

  1. in caso di affermazione elettorale di una o dell’altra delle due coalizioni di partiti delle Larghe Intese, da subito dopo le elezioni si acuirebbero le contraddizioni all’interno di esse e tra di esse. Si presenterà una situazione tale per cui il governo del paese sarà composto, scomposto, cambiato a seconda delle esigenze dei vertici della Repubblica Pontificia e della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti (dare una certa stabilità al loro dominio); il Parlamento, che già oggi ha poco o nessun potere, sarà ulteriormente relegato a camera di ratifica di decisioni prese in altri ambiti (avere 2, 5, 10 parlamentari servirà solo a confermare l’impotenza che il M5S ha già mostrato con più di 100 eletti);
  2. se il tentativo del M5S impersonato da Di Maio di prendere il posto delle Larghe Intese di Renzi e Berlusconi (le aperture alle alleanze per governare e l’ammorbidimento della posizione sulla UE, vedi candidature come quelle di Emilio Carelli, longa manus degli interessi degli imperialisti USA in Italia) avrà un mezzo successo elettorale, i partiti delle Larghe Intese saranno spinti ad allearsi apertamente (a fare un nuovo governo delle vecchie Larghe Intese).

In entrambi i casi (governo delle Larghe Intese costituito a seguito dell’affermazione di una o l’altra delle due coalizioni delle Larghe Intese o costituito a seguito di un mezzo successo elettorale del M5S a guida Di Maio), sarebbe un governo alle prese con contrasti crescenti non solo tra i vertici della Repubblica Pontificia (tanto più che a livello internazionale la frattura tra i gruppi imperialisti USA e quelli europei si allarga e si allargherà), ma anche tra di essi e le masse popolari.

  1. Se il M5S a guida Di Maio otterrà pieno successo elettorale, tra i vertici della Repubblica Pontificia si aprirebbe un ulteriore scontro tra chi è per conferirgli il mandato a governare e chi è contrario. Nel caso prevalesse la linea di conferirgli il mandato, si tratterebbe di un governo M5S alle prese con la necessità di far passare le misure antipopolari del programma comune della borghesia imperialista, quindi in ogni caso destinato a “saltare”: o percorrerebbe, ma in tempi più rapidi, la parabola dei governi del circo Prodi oppure sarebbe travolto dalla mobilitazione popolare.

L’aspetto decisivo
L’aspetto decisivo del nostro intervento da comunisti nelle elezioni borghesi è “promuovere, sostenere e sviluppare la creazione di organizzazioni operaie e popolari, il rafforzamento di quelle esistenti e il loro coordinamento, per farle agire come le nuove autorità pubbliche che attuano le misure a favore delle masse popolari (lavoro, diritti, salute, istruzione, sanità) iniziando da quelle previste dalla Costituzione, da sempre violate o eluse” – da Resistenza n. 1/2018.

Il 4 marzo le elezioni saranno passate, rimarranno e si aggraveranno la disoccupazione, la precarietà, i morti sul lavoro, lo smantellamento dell’apparato produttivo, il degrado materiale e morale della società, la povertà. La sola prospettiva realistica per cambiare il corso delle cose è imporre ai vertici della Repubblica Pontificia il Governo di Blocco Popolare. E’ una via realistica perché non si basa sulle promesse elettorali e non dipende dalle manovre di politicanti, autorità e istituzioni borghesi. È una via possibile perché si basa sulla forza e sulla mobilitazione delle masse popolari.

Intervenire da comunisti nelle elezioni borghesi significa

 – intervenire con una bussola, che è la concezione comunista del mondo e la strategia della guerra popolare rivoluzionaria;

 – seguire una rotta, cioè promuovere l’organizzazione, la mobilitazione, il coordinamento e l’iniziativa in campo politico (quindi non solo mutualismo e solidarismo, non opera assistenziale) delle organizzazioni operaie e delle organizzazioni popolari;

perseguire una meta, costituire il Governo di Blocco Popolare e farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia.

Significa cioè usare le elezioni per avanzare nella rivoluzione socialista, l’unica soluzione al catastrofico corso delle cose prodotto dalla crisi del capitalismo. Questo è ciò su cui chiamiamo a confrontarsi, a mobilitarsi e a partecipare coscientemente tutti i compagni e le compagne che guardano avanti e vogliono instaurare il socialismo.

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