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Roccasecca (FR). L’Ideal Standard è la famosa azienda di arredamenti e accessori sanitari che tutti conoscono. Nel 2007 American Standard vende il gruppo a un fondo di investimenti americano, Bain Capital, per 1.76 miliardi di dollari; gran parte della somma è coperta da un prestito da varie banche e questo è garantito dalle stesse aziende acquistate, dai loro marchi e dalle loro reti commerciali. Bain Capital acquista imprese di ogni genere, le ristruttura tagliando i rami secchi e poi le rivende, speculando sulla differenza. Le sue politiche industriali e commerciali sono le medesime di ogni altra multinazionale come FCA e Whirlpool, per citarne due ben note per la speculazione sul tessuto produttivo del nostro paese che avviene dopo aver spremuto a fondo finanziamenti governativi e sovvenzioni statali.
Il processo di “ristrutturazione” del gruppo è partito nel 2009 con la chiusura dello stabilimento di Brescia, nel 2013 è toccato a quello di Orcenico (PN) e dopo lo stabilimento laziale toccherà alla Ceramica Dolomite di Trichiana (BL).

La battaglia per la difesa della fabbrica di Roccasecca, in una zona da poco colpita da più di 500 licenziamenti degli interinali FCA a Cassino, ha visto scendere in campo, oltre a tutte le sigle sindacali, anche i sindaci del comprensorio e prosegue ininterrottamente da novembre. I dirigenti della multinazionale hanno disertato per “impegni improcrastinabili” tutti i tavoli di trattativa: tirando per le lunghe provano a fiaccare la resistenza degli operai e a gettarli nella rassegnazione. Ma gli operai sembrano essere di un altro avviso: dopo gli scioperi e il blocco della vicina Autostrada hanno allestito un presidio permanente che blocca i cancelli della fabbrica e sono ben decisi a non mollare. Sembra un paradosso, ma lo stabilimento frusinate continua a produrre, dato che continuano ad arrivare gli ordini (non è affatto una crisi “di mercato”, ma finanziaria, per i debiti e intrallazzi del fondo di investimento) e gli operai stanno bloccando l’uscita dei prodotti finiti e li reclamano come di loro proprietà: è una mossa vincente per contrastare le manovre dei padroni e tenere in mano l’iniziativa, senza limitarsi ai tavoli di trattativa.

Il presidio permanente sta diventando un punto di riferimento non solo sindacale, ma anche politico per gli operai e le masse popolari della zona. Come P.CARC siamo andati a portare solidarietà e abbiamo promosso che altri operai facessero altrettanto per favorire il loro coordinamento.
Il presidio sta assumendo un ruolo anche nella campagna elettorale (nel Lazio si rinnova anche l’amministrazione regionale) e infatti sono arrivati politicanti di ogni genere, da Salvini a Grasso, ma anche Paola Taverna del M5S, dispensando pacche sulle spalle e promesse: “riporteremo la voce della rabbia operaia nelle istituzioni”, “troveremo una soluzione”…. Ma, naturalmente, tutto è rimandato a dopo il 4 marzo e, magari, a condizione che gli operai facciano uscire le merci dai magazzini…

Tocca quindi agli operai della Ideal Standard imporre la loro campagna elettorale, indicando a questi e a ogni altro che passerà a mendicare un voto le misure urgenti e immediate che si possono prendere, e senza arretrare di un millimetro dallo sblocco delle merci: il loro principale punto di forza, che tiene in scacco i nemici e i presunti amici. Gli operai Ideal Standard, come quelli delle acciaierie di Piombino, della Embraco e delle altre aziende a rischio chiusura, devono sfruttare il periodo elettorale per far fare da subito quanto tutti i candidati promettono che faranno se saranno eletti. Sta a loro prendere in mano il proprio destino insieme agli altri operai che non si arrendono al disastro fatto di zone industriali svuotate, ribaltando il teatrino della democrazia borghese e imporre alla discussione e alla pratica la lotta per un lavoro utile e dignitoso, difendendolo con ogni mezzo necessario e trascinando nella lotta le masse popolari.

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