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Napoli. ANM (Azienda Napoletana Mobilità) è la società dei trasporti di proprietà del Comune, nell’ultimo decennio è in forte crisi e ha recentemente sfiorato il fallimento: nel 2010 i bus in circolazione erano circa 1000, mentre oggi il parco mezzi tra autobus, tram e filobus è di circa 280 unità e i numerosi e continui guasti possono determinarne un’ulteriore e imprevedibile diminuzione, con sospensioni e riduzioni di alcune linee. Il servizio di trasporto pubblico è allo sbando e oltre al disagio dell’utenza, sono in gioco più di 180 posti di lavoro.
L’amministrazione De Magistris ha varato un “piano di risanamento” che si limita ad essere un intervento tappabuchi momentaneo che non dà alcuna prospettiva di soluzione al problema e anzi aggrava la situazione.
Le principali critiche mosse all’Amministrazione dai cittadini, dai sindacati (CGIL, CISL, UIL, USB, UGL, CISAL, CONFAIL e ORSA) e dai lavoratori dell’azienda riguardano la paralisi del servizio, ma non solo: in più occasioni durante gli scioperi, l’Amministrazione ha dato solidarietà agli utenti e li ha contrapposti ai lavoratori, facendo passare l’idea che abbiano qualche responsabilità nella situazione disastrosa in cui si trova il trasporto pubblico.

L’USB è l’organizzazione sindacale che in questa situazione si distingue. Ha rifiutato di firmare il Protocollo di risanamento proposto dalla giunta De Magistris nell’ottobre scorso, dichiarando che “il protocollo politico proposto dall’Amministrazione Comunale – in assenza di un reale piano economico – è un documento carico di belle parole e annunci di intenti, l’ennesimo libro delle favole dopo l’accordo del 13 marzo tra il Comune e la maggioranza delle Organizzazioni Sindacali (…) per salvare l’ANM bisognerebbe attuare quella disobbedienza civile verso i poteri forti ed il governo nazionale tante volte annunciata da questa Amministrazione Comunale – in primis dal Sindaco – e mai realizzata”; ha promosso mobilitazioni e scioperi e ha convocato varie assemblee alle quali hanno partecipato lavoratori (anche iscritti ad altri sindacati o non iscritti) e cittadini.
I lavoratori dell’azienda, in forma anonima per la paura di subire ritorsioni, hanno scritto una lettera aperta al Sindaco in cui denunciano l’incapacità dell’Amministrazione di gestire la crisi e i suoi tentativi di spiegarla con la “pigrizia” dei lavoratori.

La situazione dell’ANM dimostra, in piccolo ma efficacemente, che un conto sono le dichiarazioni, le promesse e i bei discorsi e un altro conto sono le soluzioni da prendere che necessitano di coraggio, volontà politica e poggiano sulla mobilitazione delle masse popolari (in questo caso dei dipendenti pubblici e degli utenti) per essere realizzate. La salvezza dell’ANM, la salvaguardia e lo sviluppo del trasporto pubblico a Napoli (ma il discorso è facilmente riproponibile per ogni città) non può dipendere solo o principalmente dalle decisioni di una Giunta sempre più schiacciata dai vincoli e dalle pretese del governo centrale a cui non sa, non può o non vuole fare fronte, ma dipende, deve dipendere, dal tessuto ampio di organizzazioni operaie e popolari presenti nel territorio.
A questo proposito, la mobilitazione promossa dall’USB è molto positiva, quei passi compiuti per unire, anziché dividere, i lavoratori fra di loro e i lavoratori con gli utenti, devono essere sviluppati e rafforzati, prendendo l’esempio e mettendosi in relazione con le organizzazioni popolari che stanno sperimentando la stessa strada (il Comitato Vele di Scampia, il Comitato San Gennaro, il Coordinamento per la sanità – vedi articoli a pag. 2 e 3).
L’esperienza dimostra chiaramente che chiedere, più o meno gentilmente, e delegare esclusivamente alla “buona amministrazione” non basta. Sono gli operai, i lavoratori, i precari, i disoccupati, gli studenti che, organizzandosi, possono e devono far valere la loro forza, sfruttando ogni mezzo a propria disposizione per imporre i propri interessi al di sopra degli interessi dei padroni.

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